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Francesco KoSSiga:
il fascista che sui gay era più avanti di Bersani e Rutelli.

[Da Facebook  - 19 agosto 2010]

di: Giovanni Dall'Orto.
 

Manifestino radicale contro Cossiga dei tempi in cui era ministro dell'Interno (1977). 
 


Caro Paolo Patanè,

torno dalle vacanze e leggo solo ora della polemica sul tuo comunicato stampa su Cossiga.
Permettimi allora di dire la mia, visto che ho vissuto in prima persona la vicenda del ricevimento della delegazione gay da parte di Cossiga durante la sua presidenza, nel 1990.

Innanzi tutto non fa male ricordare che si trattava di una delegazione Arcigay. Anche se in realtà nell'iniziativa ebbe un peso anche "Babilonia" (Marco Melissari, che fu ricevuto, era parte della nostra redazione), per il banale motivo che all'epoca praticamente tutti coloro che lavoravano a "Babilonia" erano attivisti di Cig/Arcigay. Incluso me.
La foto dell'incontro è ancora lì, su "Babilonia", a testimonianza del fatto che l'incontro avvenne.
Il fatto che una certa parlamentare del Pd abbia voluto battezzare un recentissimo incontro con Napolitano come "La prima volta che un presidente riceveva i gay, grazie allo sforzo determinante di una certa parlamentare del Pd", non implica affatto che ciò che una certa parlamentare del Pd proclama al mondo sia vero.

In effetti, è falso: prima di Napolitano ci fu Cossiga.
E questo ci mostra e insegna quante occasioni abbia sprecato la politica italiana, rendendo vane aperture che oggi sembrano impossibili, surreali.
E invece ci furono, e furono deliberatamente distrutte per inseguire il linguainbocca con la Chiesa cattolica, sulla strada del quale il movimento gay era solo un ostacolo. Che fu quindi rimosso: i successori di Cossiga (il baciapile Oscar Luigi Scalfaro prima, l'ingessato Carlo Azeglio Ciampi poi) i gay, in effetti, a quanto ricordi io, non li ricevettero mai.


All'epoca noi di "Babilonia" discutemmo molto sull'opportunità di andare o meno all'incontro con KoSSiga (tant'è che, per dire, io rifiutai di far parte della delegazione, temendo che la tentazione di sputargli in faccia avrebbe prevalso...).
Cossiga era, è stato ed è morto da fascista.
Ma il punto è che noi non andammo a un incontro con Francesco Cossiga, bensì con il Presidente della Repubblica italiana. Non era colpa nostra se il Pci dava i suoi voti - come diede - per eleggere alla presidenza della Repubblica un porco fascista... (Hei! Qualcuno se lo ricorda che il Pci lo votò compatto, a ringraziamento del massacro che aveva fatto come Ministro dell'Interno di tutti i militanti di estrema sinistra, fastidiosamente critici del Pci? Qualcuno ricorda che proprio grazie ai voti del Pci, l'SS KoSSiga fu eletto al primo scrutinio?).

Quello era, piacesse o no, il presidente di tutti gli italiani.
Quindi anche il nostro.
Quindi andammo.

Era un modo per ribadire che di questo Paese facevamo parte anche noi omosessuali e lesbiche.
Ed il fatto che Cossiga ci ricevesse, era un modo per riconoscere che effettivamente ne facevano parte.
 

Marco Melissari stringe la mano a Francesco Cossiga. 
Foto tratta da "Babilonia" n. 86 (gennaio 1991), p. 6.
Fare clic per una versione a maggiore definizione.
 

Cossiga era un porco fascista, ma un porco fascista disposto ad ammettere che anche i gay fossero cittadini da lui rappresentati. Nel giudizio da dare su di lui va quindi tenuto conto di questa dicotomia.
E bene ha fatto Paolo Patanè a ricordarla. Era anzi il suo puro e semplice dovere di presidente di una associazione gay.
È proprio qui che si vede la differenza fra un presidente che fa gli interessi dell'associazione che presiede, e uno che fa invece gli interessi del partito in cui intende candidarsi alle prossime elezioni, e tace tutto ciò che a tale partito risulta scomodo e/o imbarazzante... anche se per farlo deve danneggiare gli interessi dell'associazione che presiede.

Perché resta vero il fatto, inquietante, che un personaggio a dir poco ambiguo come Cossiga abbia avuto il coraggio di compiere un gesto che invece mancò ai suoi "democratici" successori.
E sottolineo come proprio il gesto di Cossiga avesse reso evidente come il mondo politico italiano fosse, già una ventina d'anni fa, più aperto e disponibile di quanto lo sia diventato poi.
Ricordare quell'episodio ci rammenta insomma come l'Italia abbia sprecato due decenni aspettando la costruzione di quel partito di sinistra post-Pci che da 19 anni è "in corso" e non si realizza mai ("Dovete avere pazienza, siamo un partito nuovo, in costruzione"; ha frignato Bersani al congresso nazionale Arcigay a Perugia, quest'anno. Da 19 anni "in costruzione"!).

In questo periodo la questione gay è stata vissuta con fastidio e imbarazzo da un Pci/Pds/Pd che ha fatto la scelta di andare per forza d'amore e d'accordo con le frange clericali che nella storia con le sinistre non sono mai andate d'accordo, e mai potranno farlo.
Due decenni sprecati, grazie al partito che qualche Quisling del movimento gay, oggi, vuol farci credere essere il baluardo dei nostri diritti.
E che non lo è, come dimostra l'elenco delle cose che noi gay abbiamo ottenuto dai politici dopo Cossiga, senza Cossiga, e/o contro Cossiga: nulla.

Quindi mi unisco a Paolo Patanè, ed anzi vado più in là di lui ed estremizzo: l'Italia è un paese in cui sulla questione omosessuale persino i porci fascisti cattolici dimostrano di essere migliori e più moderni del "grandi leader democratici" offertici a ripetizione dal Pd e dai suoi predecessori.
Di certo, sulla questione gay, KoSSiga l'SS era più avanti e più moderno e più aperto di Francesco Rutelli, candidato come leader sinistro in elezioni non a caso catastroficamente perse.

Basta quindi con la mania di voler creare una verginità politica - solo perché le elezioni si avvicinano e il Pd sa che il nulla che ha combinato lo condanna alla sconfitta - a chi, in 19 anni, non è stato capace di gesti, fossero pure simbolici, di cui nel XX secolo perfino un fascista golpista era capace!

E con questo ho detto tutto.

Giovanni Dall'Orto

Post scriptum. Nella polemica in Rete ho trovato scritto che Cossiga non andava commemorato perché si era detto favorevole alle unioni civili per i gay, ma contrario ai matrimoni. Questo avveniva nel 1990.
Ebbene, Pier Luigi Bersani ha espresso questa posizione nel 2010. Con venti anni di ritardo. Per non citare gli esponenti del Pd che sono tuttora contrari ANCHE alle Unioni civili!

Mi spiace, ma credo che proprio questa osservazione confermi che Paolo Patanè ha visto giusto.
Chi ce l'ha tanto con quella presa di posizione, che 20 anni fa era coraggiosa ed oggi invece è reazionaria, se la prenda col Pd, grazie.


Tratto da: Facebook
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