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ALDO MIELI (1879-1950): un pioniere gay dimenticato.
 
di: Giovanni Dall'Orto  
[1].

Un giovanissimo (e ancora magro...) Aldo Mieli e due parenti (la madre e la sorella?) a una festa in costume, vestito da antico romano. (Cortesia famiglia Tabet, Milano). La foto è datata 1900.
 
[Nota para los historiadores argentinos que siguen escribiendome: lamentablemente yo no se casi nada de Mieli como historiador de la ciencia. Mi busqueda trató solo de Mieli como activista en la lucha de liberación sexual. Sorry].
1. Premessa

Nei primi due decenni del movimento gay italiano ebbe straordinaria diffusione tra i militanti gay italiani un libretto scritto da due americani, John Lauritsen e David Thorstad, intitolato: Per una storia del movimento dei diritti omosessuali (1864-1935).[2].

Per la gran maggioranza di noi la lettura di quest'opera fu una rivelazione. Davanti a noi si apriva la visione di una continuità storica fin lì ignorata; dal passato emergevano ignote figure di militanti che con il loro lavoro misconosciuto avevano spianato la strada ai nostri sforzi.

Purtroppo la diffusione del libro di Thorstad e Lauritsen ebbe anche un imprevisto effetto secondario: molti gay ne trassero l'inconscia convinzione secondo cui le "radici" del movimento di liberazione omosessuale italiano andassero cercate in Inghilterra, Usa o Germania. Anzi, l'esistenza di un libricino così accattivante ha in un certo senso scoraggiato la ripetizione di una ricerca del genere anche nel nostro Paese.

L'unico tentativo compiuto in Italia in quegli anni è stato quello di Enzo Cucco che nell'articolo: Alla ricerca di un movimento perduto.[3] sembrava voler impostare le basi di una ricerca "sul campo" nostrana. Dico "sembrava", perché in realtà non ebbe mai seguito.

È possibile che noi italiani siamo così pigri? Eppure le figure da studiare non mancano!

Per dimostrarlo ne ho scelta una, di particolare spicco e interesse, per l'articolo che segue. E poiché so che molti dubitano ancora del fatto che una ricerca storica nel campo omosessuale sia possibile, ho scritto l'articolo in forma di "itinerario", raccontando le tappe che mi hanno portato alla scoperta del personaggio che ho scelto.

In questo modo ho voluto mostrare i passi che, a poco a poco, portano ogni volta il ricercatore a mettere a fuoco un personaggio che al primo sguardo appariva sfuocato e sconosciuto.

Signore e signori ecco a voi: Aldo Mieli

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2. La "Rassegna di studi sessuali"

Le prime tracce del lavoro di Mieli in cui mi sono imbattuto sono quelle lasciate sulla "Rassegna di studi sessuali", da lui fondata e diretta dal 1921 al 1928 [4]

La "Rassegna" era una rivista nata per discutere in tono "scientifico" una serie di problemi scottanti: il divorzio, l'abolizione delle "case chiuse", l'aborto, l'educazione sessuale dei giovani, l'omosessualità...
 
Frontespizio della Rassegna di studi sessuali
Frontespizio della "Rassegna di studi sessuali" del 1923.

Fin dall'inizio Mieli aveva dato il massimo spazio, quasi con impazienza, all'attività del "Comitato scientifico-umanitario" (WHK) di Magnus Hirschfeld, all'epoca il paladino più noto (forse nel mondo intero) dei diritti degli omosessuali.
Basta dare una rapida scorsa agli articoli pubblicati dalla "Rassegna" per rendersi conto di quanto il tema dell'omosessualità stesse a cuore a chi la dirigeva. 
Già nella prima annata (1921) appariva la traduzione di un lungo discorso di Magnus Hirschfeld: fu la prima e la ultima volta, per quanto ne sappia io, che un intervento di questo grande militante fu apparve in italiano [5].

Nello stesso anno "Proteus" dedicò una lunga recensione (13 pagine!) a una delle sue opere più importanti di Hirschfeld, la Sexualpathologie [1917].

Nel 1922 fu poi pubblicato, in un articolo dedicato al movimento omosessuale tedesco, un vero e proprio proclama che incitava gli omosessuali italiani a unirsi per fare valere i propri diritti. Autore era Numa Praetorius (pseudonimo di Eugen Wilhelm), uno degli esponenti più quotati del WHK [7]. Ci sarebbe forse stato di che sfregarsi le mani dalla contentezza, se la seconda annata della "Rassegna" non fosse apparsa proprio in un anno più noto, nella storia italiana, per una certa marcia su Roma dalle conseguenze nefaste...

Non starò a fare l'elenco degli articoli sull'omosessualità apparsi sulla "rassegna" fino al 1928 (anno in cui Mieli fu costretto a gettare la spugna): in calce ad ogni annata esiste un buon indice per argomenti. 
Come curiosità mi permetterò solo di citare un giovinotto di belle speranze, un certo Filippo De Pisis, che nel 1923 pubblicò un articolo intitolato: Psicologia e l'arte narrativa in Italia, un'analisi dell'omoerotismo in letteratura. 
Lo stesso De Pisis citò almeno due volte il "prof. Mieli" nel suo Ver-Vert, il che dimostra, ammesso che ce ne fosse il bisogno, che i due si conoscevano, e che assieme "congiuravano" a Roma per la liberazione (omo?) sessuale.

Più importante è segnalare la presenza, nella prima annata della "Rassegna", di fotografie che ritraggono Aldo Mieli (un gigante un po' rotondetto dall'aria bonaria) fra i partecipanti al primo "Congresso internazionale per la riforma sessuale" organizzato nel 1921 da Magnus Hirschfeld. Mieli vi appare assieme allo stesso Hirschfeld, ed è il solo italiano presente all'incontro. È l'unica prova finora esistente di contatti fra italiani ed il WHK [8].

Infine non va passato sotto silenzio l'escalation degli articoli di "Proteus", che interviene sugli argomenti più scabrosi: ad esempio contro l'inserimento di leggi antiomosessuali nel nuovo Codice Rocco, o sul rapporto fra devianza sessuale e morale.

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3. Aldo Mieli, storico della scienza

Quando lessi gli articoli di Mieli e di "Proteus" fui subito assalito da un dubbio. Mieli e "Proteus" conoscevano troppo bene il mondo omosessuale, e lo avevano troppo a cuore. Anzi, a poco a poco iniziai a sospettare che "Proteus" non fosse altri che Mieli stesso [9].
La domanda si poneva ormai da sé: Mieli, chi era costui?

La risposta mi venne dall'annata 1983 del periodico "Belfagor". Qui apparve infatti, alle pagine 537-557, un meraviglioso saggio bio-bibliografico di Claudio Pogliano, intitolato "Aldo Mieli, storico della scienza[10]. È un "ritratto" denso di notizie e una stimoli, vera "pietra miliare".

Pogliano era interessato a un lato della personalità del Nostro che attraverso la "Rassegna" non avevo avuto modo di apprezzare: quello di storico della scienza. Apprendevo così che l'intera vita di Mieli era stata dedicata ad un monumentale progetto di storia complessiva del pensiero scientifico, iniziata innumerevoli volte, e mai portata a termine per varie traversie.

Grazie a questo articolo ebbi anche i primi dati indispensabili sulla sua vita. Eccoli.[11].

Aldo Mieli nacque a Livorno nel 1879 e morì a Florida (in Argentina, vicino a Buenos Aires) nel 1950. Proveniva da una ricca famiglia ebraica (e, per rispondere a una domanda rivoltami spesso, non so se fosse parente di Mario Mieli) e si era laureato in chimica a Pisa.
Dopo la laurea visse per qualche tempo a Lipsia; tornato in Italia iniziò a collaborare a riviste scientifiche e conseguì nel 1908 la libera docenza a Roma.

Di idee politiche socialiste e pacifiste, al socialismo era giunto, come molti altri borghesi dell'epoca, attraverso un positivismo "estremista", fiducioso in modo quasi commovente nel potere di Ragione e Scienza nel risolvere tutti i problemi della società.

Fu questo il pregio maggiore di Mieli, che ebbe davvero la stoffa del divulgatore scientifico e del libellista, e che fu per tutta la vita sorretto da un incrollabile entusiasmo, anche nei momenti più bui. Fu però al tempo stesso anche il suo limite principale, perché il suo eccesso di ottimismo a volte peccava di ingenuità.

Negli anni successivi al 1908 Mieli partecipò e addirittura diede vita (spesso finanziandole di tasca propria) a numerose riviste scientifiche e di storia della scienza: è per suo impulso che nacquero ad esempio (con altro nome) gli "Archives internationales d'histoire des sciences" oggi una fra le più autorevoli riviste internazionali di storia delle scienze.
Nonostante questo fervere di attività nel 1916 Mieli decide di affrontare anche il tema dell'amore, pubblicando una "prefazione" a Il libro dell'amore (opera che non pubblicò mai), sedici pagine di aforismi e riflessioni [12].

Del 1921 è, come sappiamo, la fondazione della "Rassegna", accompagnata dalla creazione di una "Società italiana per lo studio delle questioni sessuali", di cui la rivista di Mieli fu l'organo ufficiale. Era una Società contraddittoria sia come idee che come composizione (vi si trovano soci cattolici tradizionalisti e laici progressisti, vecchi rottami della scuola di Lombroso e giovani "teste calde") ma capace di prese di posizione per l'epoca audacissime, e meritevole di uno studio approfondito. (Una tesi di laurea?) [13].
Nel 1928 Mieli emigrò improvvisamente in Francia, portando con sé la propria biblioteca che donò, in cambio di un vitalizio, al Centre de Synthèse di Parigi (oggi Centre Alexandre Koyré), di cui divenne collaboratore, naturalmente nel campo della storia della scienza. Da questo momento in poi non ci sono più tracce di una sua militanza nel campo della liberazione sessuale, anche se quando morì Hirschfeld Mieli lo onorò con un bellissimo, ed esplicito, elogio funebre [14], senza oltre tutto tacerne la l'origine ebraica, cosa che nel 1935 richiedeva ormai un certo coraggio.

La morte lo colse in Argentina, dove aveva insegnato per qualche tempo, mentre stava ancora lavorando alla sua amatissima storia internazionale delle scienze, iniziata per l'ennesima volta e finalmente portata a termine... ma postuma, e dal suo fidato collaboratore José Babini(1897-1984). 

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Aldo Mieli nel 1926
Aldo Mieli nel 1926.

4. La galleria dei passi perduti

Dopo la lettura del saggio di Pogliano la prima cosa che mi restasse da fare era cercare la biblioteca di Mieli, per vedere se fossero rimaste tracce delle sue letture sessuologiche, o anche manoscritti e lettere private. Approfittando di un viaggio a Parigi nel maggio 1986 ho perciò bussato al portone del Centre international de Synthèse, ottenendo un'accoglienza cortese ma imbarazzata. 
Mieli? Sì, ci sono alcune casse di cose sue in solaio, ma devono essere ancora aperte e classificate. La sua biblioteca? Be', quando se ne andò in Argentina portò con sé la maggior parte delle sue carte... La sua collaborazione al Centre? Dal 1928 al 1939, ma non saprei dirle, non so, è passato tanto tempo...

Per fortuna riesco a trovare una giovane, cortese ed efficiente bibliotecaria. Fra le altre cose a lei chiedo se sa perché Mieli fuggì dall'Italia nel 1928. Forse per ragioni politiche? Essendo socialista, la vita non doveva essere facile per lui. "Il etaît pédéraste, aussi", ("era anche omosessuale") mi risponde senza alcun imbarazzo la bibliotecaria. Infine una conferma!

A parte questo, però, tutto quello che riesco a cavare dalla visita è che Mieli aveva effettivamente lavorato presso il Centre, portando con sé il suo "petit ami", autista-segretario-amante, un ragazzo italiano di una ventina d'anni o poco più [15]. Benché fosse attento a non creare scandali, tutti sapevano della sua omosessualità, di cui non faceva mistero.

Per consultare le casse di Mieli era necessario un permesso speciale; comunque fra i libri lasciati da lui al momento della partenza furono trovate anche opere "erotiche", come ad esempio... il Satyricon di Petronio.

La giovane bibliotecaria mi diede anche l'indirizzo di una sua ex collega, ora in pensione, che in gioventù aveva conosciuto Mieli. 

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5. Il mistero si infittisce

Ritorno in Italia con più domande di quante ne avessi alla partenza. Scrivo all'anziana mademoiselle, e le notizie che ricevo da lei su Mieli mi agghiacciano: ovvio che a Parigi mi abbiano parlato malvolentieri di costui, autore di una vera e propria truffa ai danni del Centre.
Tutti sapevano infatti (ma nessuno aveva osato accennarmene!) che durante le vacanze del 1939, mentre gli altri impiegati erano assenti, Mieli era fuggito in Argentina portandosi via gran parte della sua preziosa biblioteca
Il "petit ami" si chiamava forse Pisani, o forse era un ragazzo di Pisa [16]: la mia corrispondente non si ricordava bene. Quanto al conoscere Mieli di persona, l'anziana bibliotecaria si scusava: lo aveva solo ascoltato in occasione di un paio di conferenze.

E la ragione della fuga di Mieli dall'Italia? Be, dopo che fu scappato in Argentina si sparse la voce che si era trattato di un "affaire de moeurs" (uno scandalo sessuale), sebbene Mieli fosse fino ad allora passato ufficialmente per un rifugiato politico [17].

Da tutte queste informazioni, l'unica cosa che mi pareva certa era che Mieli nel 1939 era saggiamente fuggito, comprensibilmente, di fronte alle armate naziste. Le prospettive di ebreo omosessuale e socialista caduto nelle loro mani non erano decisamente rosee...

La notizia che la biblioteca di Mieli si trova oggi in Argentina era scoraggiante, ma non era ancora niente. Nonostante le mie insistenze, l'accesso alle carte di Mieli (quelle conservate in soffitta) mi fu negato dal Centre, con la motivazione che 

"effettivamente i nostri archivi non sono catalogati, e, per decisione del nostro consiglio di Amministrazione, non possono in nessun caso essere consultati dai ricercatori[18].
Mi erano state chiuse le porte in faccia.

A questo punto mi ha morso un dubbio: le carte di Mieli sono rimaste "in castigo" e in soffitta per mezzo secolo. Il suo stesso nome è causa di imbarazzo. E se la vicenda nascondesse qualche elemento "imbarazzante" per gli ex colleghi di Mieli? Forse gli esimi studiosi francesi avrebbero preferito un Mieli "martire di Auschwitz", con la sua brava stella rosa e gialla, eroe ma cadavere, ed oggi se ne vergognano?

La risposta a questo dubbio la si potrà avere solo quando saranno alfine catalogate le carte di Mieli attualmente "proibite".

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6. La pista romana

A questo punto, chiusa la "pista francese", mi restava solo la speranza di trovare qualcuno che avesse conosciuto Mieli da vivo in Italia. Scrissi perciò ad un mio conoscente ebreo di Roma per sapere se nella comunità israelitica della sua città qualcuno se ne ricordasse ancora.

E qui ho avuto finalmente un po' di fortuna: benché Mieli non fosse un ebreo praticante, e non avesse quindi frequentato la comunità di Roma, era... secondo cugino di un caro amico del mio corrispondente! 
È stato così che ho potuto rintracciare gli eredi di Mieli, che si sono dimostrati cortesissimi: è da loro che ho ottenuto le due fotografie inedite che illustrano questo articolo.

Dalle carte di famiglia messe a mia disposizione ho avuto infine anche qualche notizia inedita sulle sue vicende private. Ad esempio ho finalmente appurato che la goccia fece traboccare il vaso per Mieli, spingendolo ad abbandonare l'Italia, fu il fallimento nel 1928 della casa editrice, che aveva fondato per pubblicare "a modo suo" le sue riviste. (Il nostro era infatti la disperazione degli editori per la sua abitudine di riscrivere pesantemente gli articoli sulle bozze di stampa).

Quando Mieli, dopo aver investito somme non indifferenti nelle sue imprese editoriali (in pura perdita e per il gusto di propagandare le idee che gli stavano a cuore) fece fallimento, come si suol dire "piantò tutto" e se ne andò.

Non si trattò però di una fuga per debiti, perché grazie alla vendita di un immobile Mieli riuscì a far chiudere la procedura di fallimento già nel dicembre 1928.

Comunque sia quando emigrò in Francia Mieli non era più ricco come all'inizio della sua avventura di ricercatore; trasferitosi in Argentina cedette nuovamente la sua biblioteca (questa volta alla Facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Buenos Aires), in cambio di un vitalizio di 500 pesos al mese, che gli fu prezioso negli ultimi anni di vita. Del resto questa famigerata e sballottata biblioteca aveva un valore economico non indifferente: al momento della morte si parlò di 15 o 20 milioni di lire di allora, come dire 150-200 milioni del 1988!

Dopo la morte di Mieli si fece vivo un certo Gino Chiappini, ex "convivente" del nostro ed ex amministratore dei suoi beni in Roma, che sosteneva di avere acquistato da Mieli (e in parte ricevuto in dono) un immobile di notevole valore economico (qualcosa come mezzo miliardo di lire attuali). Quando però si arrivò davanti al tribunale per dirimere la questione, non fu un grado di fornire le prove di quel che dichiarava: al procedimento non si presentò nemmeno e sparì nel nulla.

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Copertina dell'opuscolo ''L'amore omosessuale'', di Aldo Mieli
Copertina dell'opuscolo L'amore omosessuale, di Aldo Mieli. 
Collezione privata Enrico Oliari.

7. Mieli, chi era costui?

Nel leggere le carte che descrivono Chiappini devo confessare che mi ha preso una certa tristezza, in quanto pare che il "convivente" riuscisse a fare il bello e cattivo tempo con il nostro eroe.
Del resto anche fra i parenti di Mieli era rimasta memoria del fatto che egli era divenuto a un certo punto succube di uno dei suoi giovani segretari-amanti (quale, non è stato tramandato).

Da questo punto di vista il poco che sono riuscito a ricostruire da brandelli di ricordi dei parenti (che erano bambini quando Mieli espatriò e quindi non lo conobbero mai bene) e da quello che traspare dai suoi scritti, Mieli era molto tradizionale nel suo modo di fare
La sua è una figura "classica", molto vicina a quella del medico Fadigati nel romanzo Gli occhiali d'oro di Bassani: buono, pacioccone, generoso, attratto dai ragazzi giovani e un po' crudeli di cui diventava facile vittima e ostaggio.
È vero che l'unico Mieli omosessuale che conosciamo è per ora solo quello della maturità. Nel 1921, quando medita un certo coming out e si butta nel campo della sessualità, ha già 42 anni, e quindi sul "mercato della carne" del mondo gay le sue azioni sono già in declino. Ma da questo punto di vista il nostro personaggio non è altro che "uno dei tanti": la sua sorte si confonde a poco a poco con quella del "vecchio omosessuale" vittimizzato dai suoi giovani amanti, spesso mercenari, e lentamente destinato alla solitudine.

Questa umana debolezza di Mieli per i ragazzacci proletari, belli ma avidi, spiega in parte l'accoratissimo quanto buffissimo appello lanciato nella  "Rassegna" del 1926 a favore dei poveri... clienti dei prostituti (uno dei quali era appena stato assassinato), sottoposti 

ai loro ricatti e alle loro piccole prepotenze, che sono la preparazione a reati maggiori e spesse volte compiuti da ignoti
 Mieli si lamenta:
il prostituto maschio non è soggetto ad alcuna vigilanza... e per lui non si parla né di tessera, né di regolamentazione. Egli si sente anzi un essere superiore, che può avere dei diritti (!) e che anzi li vuol far valere. 
Per questo egli chiede quasi angosciato che la polizia sorvegli maggiormente i ragazzi che esercitano la prostituzione, 
"che spesso sono dei veri delinquenti" [19].
Non fatico a credere che questo articolo tanto accorato sia la conseguenza di un brutto quarto d'ora passato nelle mani di qualcuno di questi "veri delinquenti"... Personalmente ho avuto addirittura qualche sospetto sul fatto che la "fuga" dall'Italia del 1928 fosse motivata anche dal desiderio di stare alla larga da Chiappini. 
Purtroppo però non sono ancora riuscito a trovare nemmeno una lettera privata in cui Mieli parli di sé e dei suoi problemi.

Cosa possiamo allora dire del Mieli militante gay coraggioso e disposto a pagare in prima persona per le sue idee? Giusto qualche spunto, per adesso.

Possiamo dire che la sua militanza fu sincera e generosa, ma sempre mantenuta nei limiti della "decenza" e della "rispettabilità", a cui teneva molto. Per esempio Mieli non riusciva a capire fino in fondo il clima di libertà e gayezza che si manifestava in quegli anni in certe città straniere. Descrivendo una sua visita alla Berlino "speciale" nel 1926, osservò che: 

"quello che altrove era gelosamente occultato, qui era manifestato alla luce del sole, in organizzazioni in gran parte promosse da un nobile scopo, fra le quali, però, ve ne era qualcuna che scivolava rapidamente verso manifestazioni un poco troppo ardite[20].
Fu infastidito dalla tesi del pure ammiratissimo Hirschfeld secondo cui l'omosessualità è uno "stadio sessuale intermedio": già nel 1921 protestava sulla "Rassegna" che: 
"si possono trovare omosessuali maschi completamente maschili (somaticamente e psichicamente)"[21].
Era convinto che l'omosessualità fosse biologicamente innata: essa 
"si fonda sull'esistenza di determinate condizioni biologiche che non è possibile alterare. Questo almeno finché sarà la natura che crea gli animali e le piante, e non arriveremo a preparare lhomunculus in vitro".[22].
Era anche fervente partigiano della spiegazione "ormonale" dell' omosessualità (allora nuova di zecca), che bene si adattava alle sue esigenze di meccanicismo positivista. Benché nei suoi scritti abbia citato più di una volta Freud, lo fece non perché le sue tesi lo convincessero, ma per dovere di cronaca. 
Infatti Mieli fu sempre molto severo, se non intransigente, verso i "colleghi" che non si tenevano aggiornatissimi sulle ultime teorie scientifiche. Le sue recensioni riassumono una quantità sbalorditiva di libri ed articoli, rivelando in lui una passione onnivora.

Altro si potrebbe aggiungere se fosse possibile dimostrare che "Proteus" era davvero Mieli. Gli indizi non mancano. E comunque se anche Proteus non fosse Mieli, ci sarebbe poco male: in questo caso avremmo due militanti anziché uno solo...
 

Foto segnaletica, 1928/1930
Foto segnaletica di Mieli, del 1926-1930, con l'ordine di arrestarlo, dal fasciscolo conservato all'Archivio di Stato. Fotocopia: cortesia Carola Susani.

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8. Si apre la pista argentina

Mentre il mio corrispondente romano mi permetteva di rintracciare gli eredi di Mieli, altri studiosi a cui avevo nel frattempo scritto mi segnalavano o inviavano documenti molto interessanti, che aggiungevano sempre nuovi dati a quelli già in mio possesso. Attraverso la rivista "Belfagor" ero infatti entrato in contatto col prof. Pogliano, che a sua volta mi aveva suggerito l'indirizzo di alcuni suoi colleghi e collaboratori. 
Tra questi il più paziente nel rispondere alle mie domande si è rivelato il prof. Ferdinando Abbri, dal quale ho avuto segnalazione di nuovo materiale, e indicazioni utili all'apertura di una nuova "pista argentina". 
Fra la documentazione inviatami da Abbri appariva infatti un inatteso abbozzo di autobiografia di Mieli scritto in spagnolo.[23], e un importante elogio funebre pubblicato in francese nel 1955 da Pierre Sergescu negli Actes du VI congres international d'histoire des sciences.[24].
Da quest'ultimo documento si apprendeva fra l'altro che il più fedele collaboratore di Mieli, José Babini, aveva ereditato molte carte private del nostro. 
Non basta ancora: Babini aveva curato prima della sua morte una monumentale bibliografia completa di tutti gli scritti di Mieli, in spagnolo, apparsa nel 1979 sulla rivista "Physis", e sulla stessa pubblicazione aveva segnalato nel 1981 l'esistenza di due scritti inediti, uno dei quali per me preziosissimo.[25]. Si tratta infatti nientemeno che di una autobiografia inedita, in lingua italiana, intitolata: Noterelle autobiografiche! [26].
L'ultimo atto che mancava all'apertura della "pista argentina" era rintracciare gli eredi di Babini. Ma anche qui la fortuna mi è stata d'aiuto. Dopo aver scritto alle principali biblioteche argentine alla ricerca di manoscritti di Mieli, ho ricevuto pochi giorni prima di stilare questo articolo una lettera di Nicolas Babini, figlio ed erede di José Babini. 
In essa mi si comunica che esiste un gruppo di studio che è al lavoro sulle carte di Babini, fra cui anche quelle di Mieli, e mi segnala alcuni archivi e biblioteche che probabilmente conservano carte di Mieli: fra gli altri anche il già citato Centre de recherches Alexandre Koyré di Parigi. 
Pochi giorni fa si è dunque riaperta per me la "pista francese", e si è definitivamente aperta quella argentina. Ovviamente non mi è possibile anticipare cosa mi sarà possibile cavarne. Forse riemergerà qualcuna delle lettere di Mieli a sessuologi e studiosi dell'epoca. Chissà.

La ricerca comunque non si interrompe qui. Tanto più che sto sempre cercando traccia di Pisani e di Chiappini, mentre il prof. Abbri mi ha segnalato la presenza di alcune lettere di Mieli (su questioni strettamente scientifiche) presso l'archivio dell'"Istituto e museo di storia della scienza" di Firenze. 
Inoltre mi è giunta voce che gli archivi della "Rassegna di studi sessuali" sarebbero conservati presso una biblioteca di Roma, forse la Alessandrina...[27].

Se qualcuno ha voglia di rimboccarsi le maniche, di lavoro ce n'è per tutti!

Aldo Mieli negli anniTrenta
Questa è la foto più tarda di Mieli (risale agli anni Trenta) che abbia visto finora. Si trova anch'essa nel fascicolo politico dell'Archivio di Stato (cortesia Càrola Susani).

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9. Conclusione

Nella sua prefazione a Il libro dell'amore, Mieli scrisse nel 1916:

"In nome dell'amore, della sincerità e della conoscenza io affronto i problemi più profondi e più scabrosi, e, sicuro dei dettami della coscienza, sfido e metto in non cale leggi, costumi, usi e convenzioni. 
Perché ripudio ciò che è falso, ciò che non è frutto dell'Amore
E se leggi, costumi, usi e convenzioni serviranno l'odio e la falsità io li allontanerò da me"[28].
Nelle Digressions autobiographiques (che come detto sono la traduzione in spagnolo delle inedite Noterelle autobiografiche), al tramonto della sua esistenza, Mieli tenta un bilancio del programma delineato quasi trent'anni prima:
<Nella mia vita> "Ho partecipato con amore alle riunioni di carattere serio o di puro svago, di operai e contadini, considerandoli come miei veri fratelli, e li ho aiutati alcune volte nelle loro lotte contro il capitalismo. Credo che in alcuni momenti un buon numero di operai e contadini abbia avuto in me una sincera e cordiale confidenza.
Il fascismo ha distrutto in Italia ogni movimento di redenzione, instaurando un vero regno dell'odio. Però non c'è dubbio che in alcune anime svegliai il sentimento di solidarietà umana.
Ho lottato per anni, con la penna e con l'azione, a favore di una migliore comprensione della vita sessuale, per annullare false opinioni fortemente radicate, per proclamare il regno dell'amore, fisico e spirituale. Sono sicuro di aver ottenuto alcuni risultati, di aver convinto alcuni increduli e di aver consolato e irrobustito alcune anime disperate.
Però se non in realtà, almeno in apparenza, tutti i miei sforzi si sono conclusi in un fallimento quando un'altra morale, quella della forza, della prepotenza e della superstizione ha iniziato a dominare i popoli ridotti in schiavitù" [29].
Parole amare, di chi però almeno pochi anni dopo avrebbe avuto la consolazione di vedere la sconfitta di quelle forze dell'odio che tanto avevano contribuito a rendere vani i suoi sforzi, e il crescere della stima che circondava il lavoro della sua vita. 
Ma al tempo stesso parole fiere, come quelle di chi non ha nulla da rimpiangere per quel che ha fatto nella vita, ed anzi se possibile lo rifarebbe.

L'autore ringrazia fin d'ora chi vorrà aiutarlo a trovare immagini e ulteriori dati su persone, luoghi e fatti descritti in questa scheda biografica, e chi gli segnalerà eventuali errori contenuti in questa pagina.

Note
[1] Edito originariamente come: Giovanni Dall'Orto, Un pioniere gay. Aldo Mieli, "Babilonia" n. 57, giugno 1988, pp. 52-54.

Di fronte al dubbio su riscrivere il pezzo o ripubblicarlo com'era, ho optato per una vita di mezzo: ho aggiunto le note, tramite le quali ho anche chiarito punti su cui ho avuto maggiori notizie dopo la pubblicazione di questo pezzo, ho aggiunto la bibliografia (che nell'articolo originale, per motivi di spazio, mancava), ma ho mantenuto l'impostazione originale. 
Trovo infatti che la descrizione di come la documentazione storica possa riemergere pian piano, anche laddove sembrava che nulla si fosse salvato, sia utile anche oggi.

Fra le conseguenze della pubblicazione di questo articolo, una riscoperta minimale di questo personaggio, che ha portato a intitolare a suo nome un effimero premio per la miglior tesi di laurea.

[2].John Lauritsen e David Thorstad, Per una storia del movimento dei diritti omosessuali (1864-1935), Savelli, Roma 1979.

[3] Enzo Cucco, Alla ricerca di un movimento perduto, "Fuori!" n. 22, settembre 1979.

[4] Per per una bibliografia in breve dei suoi scritti sulla sessualità fare clic qui.

[5]Magnus Hirschfeld, La riforma sessuale su base scientifica, "Rassegna di studi sessuali", I 1921, pp. 229-238. (Estratto: Tinto, Roma 1929). Online sul sito "omofonie".

[6].Aldo Mieli, Patologia sessuale, "Rassegna di studi sessuali", I 1921, pp. 81-94. Online sul sito "Omofonie".

[7]Numa Praetorius (pseud. Eugen Wilhelm), La questione dell'omosessualità in Germania nell'ultimo cinquantennio, "Rassegna di studi sessuali", II 1922, pp. 148-157. Online sul sito "Omofonie".

[8].Già citato alla nota 5.

[9].Nella sua tesi di laurea su Aldo Mieli (su cui vedi la nota 13), Carola Susani avanza invece l'ipotesi che si trattasse dell'ancora giovane Nicola Pende, l'endocrinologo.

Una terza possibilità è che "Proteus" fosse uno pseudonimo collettivo, usato alternativamente da Mieli ed altre persone, come potrebbe essere appunto Nicola Pende. 
Questo perché i dati che emergono dai suoi scritti sono tre: si dice "medico" (mentre Mieli era chimico), crede alla causa "ormonale" dell'omosessualità (come entrambi fecero); ha toni da "militante" omosessuale (cosa che non mi risulta Pende sia mai stato), infine sparisce dalla "Rassegna" quando sparisce Mieli.
La questione, per essere districata, richiederebbe uno studio a sé.

[10].Claudio Pogliano, Aldo Mieli, storico della scienza, "Belfagor", XXXVIII 1983, pp. 537-557.

Esiste una grossa bibliografia su Aldo Mieli storico della scienza. Cito ad esempio:
Ferdinando Abbri, L'opera di Lavoisier nell'interpretazione di Aldo Mieli, "Annali dell'istituto e museo di storia della scienza di Firenze", VII 1982, pp. 71-82;
Massimo Bucciantini, George Sarton e Aldo Mieli: bibliografia e concezioni della scienza a confronto, "Nuncius", II 1987, pp. 229-239;
Antonio Di Meo, Aldo Mieli e la storia della scienza in Italia, "Archives internationales d'histoire des sciences", XXXVI 1986, pp. 337-361;
eccetera...

[11].Ecco gli ulteriori dati bibliografici che Carola Susani ha pubblicato nel suo saggio Una critica della norma nell'Italia del fascismo, alla nota 2:

"Ricavo, dal fascicolo personale dei Casellario Politico Centrale (da qui in poi citato come: CPC), qualche notizia biografica su Aldo Mieli:

  • nasce nel 1879 a Livorno da una famiglia di possidenti ebrei. 
  • Si trasferisce all'età di 10 anni con la famiglia a Chianciano
  • Nei primi anni dei Novecento fa parte dei Circolo Socialista. Alle amministrative parziali di Chianciano dei 1901 viene eletto consigliere con 87 voti su 156 votanti e 910 iscritti. 
  • Alla fine dei 1902 viene espulso dal Circolo Socialista e dalla Lega di Resistenza fra i contadini perché pederasta
  • Nel 1903 rassegna le sue dimissioni da consigliere comunale e smette di occuparsi di politica. 
  • Nel 1908 si trasferisce a Roma. Diventa assistente di Chimica con il prof. Paternò. 
  • Dal 1909 al 1929 si interrompe il controllo sui movimenti di Aldo Mieli: sono proprio gli anni della più intensa attività scientifica di Mieli in Italia, compresa la pubblicazione della "Rassegna di Studi sessuali". 
  • Nel 1929, mentre si discute di una sua eventuale radiazione dal C.P.C., viene scoperto il suo nome sull'agendina di un anarchico. Da quel momento fino al 1941 sarà seguito ininterrottamente. 
  • Nel 1929, mentre già da un anno Mieli è a Parigi, abitano, nella sua casa di via Casalmonferrato, Gino Chiappini e Angelo Pisani, i rapporti con i quali il funzionario mette in relazione con "il suo stato di anormalità sessuale". 
  • A Parigi è segretario permanente dei Comité International d'Histoire des Sciences. 
  • Negli anni dal 1931 fino al 1939 viaggia in Europa partecipando a innumerevoli iniziative che riguardano scienza e storia della scienza. 
  • Nel 1939 arriva a Buenos Aires con la sua biblioteca (quattro tonnellate di libri, scrive il funzionario). Gli viene assegnata una cattedra presso la "Universidad del litoral", dove viene incaricato di dirigere il primo Istituto di storia e scienza dell'America del Sud.
Il fascicolo si chiude nel 1941. Vedi: A<rchivio> C<entrale dello> S<tato>, CPC, busta 3271, fasc. 24106, Mieli Aldo".

Sull'espulsione di Mieli dal Psi di Chianciano si può consultare: Comune di Chianciano Terme, Chianciano Terme 1900-1945, Periccioli, Siena 1984, pp. 76-77 (Mieli è nominato anche alle pp. 34-35 e 55-56). 
Parlare di espulsione è impreciso: evidentemente trovatasi di fronte al rifiuto del caparbio Mieli di dimettersi, la sezione fu disciolta, e immediatamente ricostituita, riammettendovi tutti i precedenti soci, meno Mieli.
Nell'albero genealogico della famiglia Tabet - Mieli - Bellimbau - Lopez, gentilmente favoritomi dalla famiglia Tabet, sotto il nome di Aldo Mieli è annotato: "Regalò le terre ai contadini".

[12].Aldo Mieli, Il libro dell'amore. Prefazione, s.e., Firenze 1916.

[13].Che dopo la pubblicazione di questo articolo fu effettivamente discussa:

  • Carola Susani, La riflessione sull'omosessualità nel tardo positivismo italiano, Università "La sapienza", Roma, Facoltà di lettere e filosofia, anno accademico 1990-1991.
La tesi dedica uno spazio particolare proprio a Mieli e al suo background culturale e scientifico. Essendo semplicemente splendida è "ovviamente" inedita.
Solo un breve estratto, specificamente su Mieli, è stato edito come: 
  • Carola Susani, Una critica della Norma nell'Italia del fascismo, in: Enrico Venturelli (cur.), Le parole e la storia. Ricerche su omosessualità e cultura, Cassero, Bologna 1991, pp. 110-119.
[14].Aldo Mieli, Notitias, "Archeion", XVII 1935, pp. 111-113.

[15] Le carte ritrovate da Susani nel fascicolo all'Archivio di Stato di Roma hanno confermato che Mieli ebbe con sé a Parigi, sia pure non in pianta stabile, il proprio amante / autista / segretario, Angelo Pisani, che le carte fasciste specificano essere nato nel 1899: era dunque quasi trentenne, e non ventenne.

[16] L'informazione era esatta. Si veda la nota precedente.

Sulla collaborazione di Mieli al "Centre de synthèse" esiste oggi: 
Lucia Tosi, La trayectoria de Aldo Mieli en el Centre International de Synthèse, "Saber y tiempo"; I 1997, no. 4, pp. 449-462 (che non ho letto).

[17].E tale era davvero: nel già citato fascicolo trovato da Carola Susani presso l'Archivio di Stato di Roma, Mieli, oltre ad essere definito "pederasta passivo" era anche classificato come "pericoloso socialista, da arrestare" immediatamente, nel caso fosse rientrato in Italia!

[18].Quando scrissi questo articolo ignoravo ancora che la parte davvero interessante della biblioteca di Mieli, comprensiva dei manoscritti e dattiloscritti, è quella che si trova in Argentina.

Quando fu rintracciata, negli anni Novanta, grazie alla cortesia e pazienza di mio padre (che durante un viaggio di lavoro a Buenos Aires contattò il prof. Nicolas Babini) si trovava fra le carte che attendevano di essere catalogate e rese disponibili attraverso il progetto d'una biblioteca nazionale pubblica.

La biblioteca di Mieli non era molto facilmente consultabile (anzi...), ma era intatta, e tenuta in alta considerazione.
Grazie alla disponibilità dei curatori, mio padre riuscì persino a procurarmi la fotocopia delle inedite Noterelle autobiografiche, che scoprii così non essere completamente inedite, visto che sono state usate per il testo  tradotto in spagnolo come Digressions autobiographiques.
Aggiungo che ogni anno ricevo, attraverso questa pagina web, almeno una mail dall'Argentina, dove Mieli è considerato fondamentale come storico della scienza.
Non omnis moriar...

[19].Aldo Mieli, Per la lotta contro la delinquenza collegata a manifestazioni sessuali, "Rassegna di studi sessuali", VI 1926, pp. 256-261, a p. 259.

[20].Aldo Mieli, Un viaggio in Germania, "Archivio di storia della scienza", VII 1926, pp. 342-381, p. 345.

[21].Aldo Mieli, Patologia sessuale, "Rassegna di studi sessuali", I 1921, pp. 81-94, a p. 92.

[22].Aldo Mieli, Per la lotta contro la delinquenza collegata a manifestazioni sessuali, "Rassegna di studi sessuali", VI 1926, pp. 256-261, p. 260.

[23] Aldo Mieli, Digressions autobiographiques, "Archives internationales d'histoire des sciences", XXVII 1948, pp. 494-505.

Al materiale che elencavo nel mio articolo va aggiunto ora il suo studio originale sulla "scienza sessuale" di Mieli: 
Ferdinando Abbri: Un nuovo ordine di discorso: Aldo Mieli e la Sexualwissenschaft, "Bollettino filosofico", XIV 1998, pp. ___ (non vidi).

[24].Pierre Sergescu, Aldo Mieli, "Actes du VIe congrès international d'histoire des sciences" (1950), Paris 1955, pp. 79-95.

Sugli ultimi anni di Mieli in Argentina si veda ora anche: Miguel de Asua, Morir en Buenos Aires. Los últimos años de Aldo Mieli, "Saber y tiempo", I 1997, n. 3, pp. 275-292 (che non ho letto).

Fra i necrologi segnalo quello (su "Petrus Nonius" VII 1951, pp. 183-193, che non ho letto) di Arlindo Camilo Monteiro, autore di una storia dell'omosessualità in portoghese (Amor safico e socratico, Lisboa 1922: ne ha una copia la biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna) nonché collaboratore della "Rassegna di studi sessuali".
Per altri necrologi, si veda qui.

[25].José Babini, Aldo Mieli y la historia de la ciencia en la Argentina, "Physis", IV 1962, pp. 64-84;
José Babini, Para una bibliografía de Aldo Mieli, "Physis", XXI 1979, pp. 357-424;
José Babini, Sobre dos escritos ineditos de Aldo Mieli, "Physis", XXIII 1981, pp. 297-300.

[26].Come già detto alla nota 18 questo testo è tradotto in spagnolo col titolo (francese): Digressions autobiographiques.

[27].Per ora non è stata trovata conferma di tale voce.

[28].Aldo Mieli, Il libro dell'amore. Prefazione, s.e., Firenze 1916, p. 15.

[29].Aldo Mieli, Digressions autobiographiques, sous forme de préface à un panorama général d'Histoire des sciences, "Archives internationales d'histoire des sciences", XXVII 1948, pp. 494-505, p. 504. Traduzione dallo spagnolo mia.



Originariamente edito in "Babilonia" n. 57, giugno 1988, pp. 52-54. Ripubblicazione consentita previo permesso dell'autore: scrivere per accordi.

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