Home page Giovanni Dall'OrtoSaggi di storia gay > Biografie di personaggi gay > Pacifico Massimo d'Ascoli
 

PACIFICO MASSIMO d'ASCOLI 
(1400- ca. 1500)
 
di: Giovanni Dall'Orto

Qui l'immagine manca
Cerco
un ritratto di Pacifico Massimo.
Ringrazio in anticipo chi potrà
spedirmene uno.

Pacifico Massimi o Massimo, detto Pacifico d'Ascoli o Pacifico Massimo d'Ascoli, fu poeta e letterato.

Invano si cercherebbe notizia di Pacifico Massimi nelle storie della letteratura italiana, e ciò non solo per l'ovvio fatto che scrisse in latino, ma soprattutto perché la sua opera più matura, l'Hecatelegium [1], edito nel 1489, è di una franchezza sessuale e soprattutto omosessuale che è poco definire rara: è unica

Quale altro poeta rinascimentale ha infatti osato, come Massimi, ammettere apertamente d'aver praticato la sodomia passiva?:
 

Al mondo non visse mai ragazzo peggiore di me.
Da che ho potuto, ho fatto in modo di servire la Venere nefanda:
fino a lei mi aveva condotto la mano degli inculatori.
Mille e grossi uccelli hanno rimestato i miei intestini
e il mio culo era pigiato giorno e notte.

Se prenderlo in culo fosse servito a farmi crescere il membro
in erezione mi toccherebbe la testa, floscio, i piedi. 
Non mi giovò affatto, non ingrossò per nulla, e forse
anzi fu consumato dall'uso eccessivo...

Ogni ragazzino spera una cosa sola, che l'uccello diventi grosso
e che riempia una grossa mano,
e corre spesso voce che giovi a ciò il farselo mettere:
questa sola è la causa principale di quel vizio.
Ognuno però ne avrà tanto quanto la Natura gliene avrà dato
costei lo farò lungo, se vorrà, o breve.

Non affidatevi alle natiche: sono tutte invenzioni.
Sono cose che diciamo solo per inculare i maschi.
Non fatevi mettere sotto, al modo delle bestie,
sia sufficiente l'aver lasciato usare la bocca [2].

Dopo aver letto queste righe è più facile capire perché Massimi abbia subìto l'ostracismo degli storici della letteratura.



Secondo lo studio del suo biografo Calì [3], Massimi nacque il 9 marzo 1400 ad Ascoli, da famiglia nobile e ricca, poi esiliata per ragioni politiche. 
La sua vita fu estremamente avventurosa, non riuscendo egli mai ad ottenere quel posto sicuro presso una Corte a cui aspirava. 

Ritornato dall'esilio nel 1426, Pacifico si sposò ad Ascoli ed ebbe tre figli.

Fu nuovamente esiliato nel 1445/48, e si arruolò nell'esercito del re di Napoli, Alfonso d'Aragona.

Nel 1452 poté tornare ad Ascoli e vi rimase fino al 1458, quando fu nuovamente esiliato per sedizione politica. In questa occasione gli fu confiscato il patrimonio.

Abbandonata la moglie, contro la quale scrisse versi latini violentissimi, lo troviamo nel 1459 a Perugia, studente di legge. Qui ottenne qualche riconoscimento come poeta latino, ma neppure in questa occasione riuscì ad ottenere una carica ufficiale.

Nel 1476 andò a Roma, chiamato da papa Sisto IV (che lo aveva conosciuto a Perugia).

Non ottenendo però alcun incarico neppure stavolta, si trasferì nel 1480 a Lucca, dove insegnò poesia, eloquenza e lingua greca e latina.

Nel 1489 passò a Firenze, dove uscì a stampa l'Hecatelegium e dove Pacifico fu insegnante privato; qualche anno dopo si trasferì a Fano, dove morì.
Da un epitaffio latino sappiamo che a Fano esercitò l'avvocatura e che morì vecchio di venti lustri, cioè centenario, quindi intorno all'anno 1500.



Pacifico Massimo d'Ascoli applicò nella poesia latina il gusto per il doppio senso a carattere erotico che si ritrova nella poesia giocosa italiana del Quattrocento: in ciò fu talmente abile che quando nel 1691 fu pubblicata a Parma una riedizione dell'Hecatelegium purgata da tutti i passi sessuali, numerosi doppi sensi sfuggirono all'attenzione dei censori. 

Si veda quale esempio particolarmente esplicito la conclusione di "De puero": ad un ragazzo Massimi promette di insegnare la poesia, e di mostragli in che modo 
 

"la sillaba che è breve diventerà per te lunga
in che modo la si sollevi, in che modo la si abbassi
e spesso per te tenderò le corde e muoverò il plettro
e spesso ti lascerò tenere in mano la mia lira[4].

Eppure la produzione omosessuale di Massimi non si esaurisce nel pur esplicitissimo Hecatelegium: ad esempio secondo Calì [5] una ventina fra epigrammi e lettere in versi (in buona parte a tematica omosessuale) giace inedita nel Codice Marciano Latino XII 152 della Biblioteca nazionale di Venezia...

Del resto non fu la pubblicazione dell'Hecatelegium a dare a Massimi la fama di sodomita: egli stesso testimonia che quando passava per strada i ragazzi si sfioravano l'orecchio nel gesto che è in uso ancor oggi per dare del "finocchio" a qualcuno:
 

"Mi vedete, ragazzini, e mi indicate col dito, e vi sfiorate
le orecchie, e credete che io sia maschio a metà?[6].

E in una lettera del 1501 a Machiavelli, Pacifico è elencato (curiosamente, come se fosse ancora vivo e presente a Roma) fra i poeti che evitano d'essere bruciati come sodomiti solo per la protezione accordata loro da potenti cardinali [7]

Non è insomma eccessivo parlare di ostracismo nei confronti di questo poeta: divenuto rarissimo l'incunabolo dell'Hecatelegium, non si provvide mai più a ristamparlo se non scegliendone qua e là le poesie meno "compromettenti", oppure castrandolo
L'unica edizione integrale moderna, pubblicata a Parigi nel 1885, si limitò ad appena 150 copie!

Solo la recente riedizione a cura di Juliette Desjardins [8] e la traduzione parziale in inglese di Wilhelm [9] permettono infine di iniziare a conoscere un poeta la cui opera è straordinariamente esplicita e straordinariamente ricca di dati, informazioni e idee relative alla vita privata e sociale di un sodomita del XV secolo.

L'autore ringrazia fin d'ora chi vorrà aiutarlo a trovare immagini e ulteriori dati su persone, luoghi e fatti descritti in questa scheda biografica, e chi gli segnalerà eventuali errori contenuti in questa pagina.

Note

[1] Pacifico Massimo d'Ascoli, Hecatelegium, Florentiae 1489; riedito come: Hecatelegium, ou les cent élegies satiriques et gaillardes de Pacifico Massimi, poète d'Ascoli (XVe siècle), Liseux, Paris 1885; infine come Les cent élégies, Université des langues et lettres de Grenoble, Grenoble 1986.
La sola traduzione italiana esistente è costituita dalle poche poesie antologizzate in calce a: Antonio Beccadelli "il Panormita", L'ermafrodito, Corbaccio, Milano 1922.

[2] Pacifico Massimo d'Ascoli, Op. cit., "De matrona", IX 10. (La traduzioni sono mie).

[3] Carmelo Calì, Pacifico Massimi e l'Hecatelegium, Giannotta, Catania 1896.

[4] Pacifico Massimo d'Ascoli, Op. cit., "De puero", VII 3.

[5] Carmelo Calì, Op. Cit. pp. 17-19.

[6] Pacifico Massimo d'Ascoli, Op. cit., "Ad Crispinum", V 7.

[7] Niccolò Machiavelli, Lettere, Feltrinelli, Milano 1981, p. 63. Palesemente qui potremmo essere di fronte a un omonimo: ma quale?

[8] Vedi nota 1
La curatrice ha pubblicato anche: Juliette Desjardins, Un document sur la crise morale du Quattrocento: l'Hecatelegum [sic] de Pacifico Massimi d'Ascoli. [Non vidi].

[9]James Wilhelm (a cura di), Gay and lesbian poetry. An anthology from Sappho to Michelangelo, Garland, New York & London 1995, alle pp. 290-302.



Originariamente edito in traduzione inglese parziale sul Who's who in gay and lesbian history (a cura di Robert Aldrich e Garry Wotherspoon), vol. 1,ad vocem. Ripubblicazione consentita previo permesso dell'autore: scrivere per accordi.

[Torna all'indice delle biografie di personaggi gay]