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Gulp!
Una bibliografia sull'omosessualità maschile e il lesbismo nel fumetto (gay comix, shonen ai / yaoi / boys' love, manga...).
Parte 2

Di: Giovanni Dall'Orto

Segue dalla prima parte (lettere A-L).



Copertina di ''Gokuraku cafè'' (1)

MAHAMARA, ELLIE,  Gokuraku cafè (1), Flashbook, Bologna 2004.

Fumetto giapponese [del 2001]; il senso di lettura è quello giapponese, invertito. Questo è il primo dei due volumi della serie Gokuraku cafè, nove episodi ambientati in una caffetteria (il cui nome significa in italiano: "Caffè Paradiso").

Yuto è, come tutti i giapponesi dei fumetti (o quasi), un orfanello, assolutamente solo al mondo (sniff sniff).
Ha diciott'anni, e quel tipo di bellezza e quel modo di fare che garantiscono che tutti gli omosessuali che lo incontrano stramazzino ai suoi piedi. Lui non sa perché, e non lo desidera, dato che omosessuale non è (anzi, è costretto a menare cazzotti per fare abbassare le mani a qualche spasimante troppo intraprendente). Probabilmente ha un atteggiamento inconsciamente seduttivo, motivato dalla sua ansia esagerata d'essere d'aiuto e fare del bene agli altri, che vengono facilmente scambiate per interesse amoroso. Sia come sia, è una vera calamita (e calamità) per i gay...
Yuto lavora come cameriere in una caffetteria, sotto l'occhio vigile ma benevolo e paterno del "capo"; un occidentale, Richard, trasferitosi in Giappone perché terra natale della moglie, morta prematuramente.
Il sogno del ragazzo è diventare un giorno animatore di cartoni animati, dato che il grande amore della sua vita è il pupazzetto Jacky, il porcospino protagonista di film animati per bambini fatto di plastilina. La conoscenza col "capo" è nata dal fatto che anche lui ne è un fan, e tiene un esemplare del pupazzetto in negozio.

Nel caffè, già animato di suo per il viavai di uomini innamorati di Yuto a volte un po' focosetti, arriva Esaka, asso del baseball (sport che pare molto seguito, in Giappone), vittima di un incidente che gli impedisce di giocare, a meno di sottoporsi a un'incerta operazione negli Usa.
Esaka è dichiaratamente gay, ed ovviamente incappa nell'incantesimo che Yuto lancia senza accorgersene. Da qui una serie di divertenti scenette fra Esaka, che cerca di sedurre Yuto, e Yuto, che un po' è scioccato e un po' è scocciato, ma che nel suo tipico modo prende a cuore il caso di Esaka, tanto che infine riesce a convincerlo a sottoporsi all'operazione.

A differenza che in altri fumetti dello stesso tipo, in questo manga (in due volumi) non si arriva mai alla consumazione di un atto sessuale. Al punto che l'editore italiano si chiede se possa essere definito o no uno shonen ai (intende dire un boys' love). Non credo che questo sia un punto importante: anzi, a me personalmente l'assenza di sesso pretestuoso e poco credibile (come è spesso quello di questo genere di fumetti) ha fatto solo piacere.
Resta il fatto che la storia si regge tutta, e bene, sul sottile gioco di seduzioni, avances e ripulse fra il giovane acchiappa-gay e i suoi spasimanti.

Nonostante la brevità dei nove episodi che compongono i due volumetti, l'autrice riesce anche a delineare bene il personaggio di Yuto e le radici della sua generosità e della sua ansia d'essere utile, di aiutare, di piacere, al punto di combinare spesso pasticci. Fare innamorare di sé le persone che vuole aiutare è in effetti proprio uno di questi "pasticci".
Yuto è di un'ingenuità sconvolgente, e gli manca la capacità di capire al primo sguardo cosa accada attorno a lui. Ma è proprio questa "imbranataggine" così tenera a renderlo irresistibile ai gay che lo incrociano.
Ben delineati e simpatici anche i personaggi di contorno.
Il tratto del disegno è un po' "mangoso", piuttosto essenziale e talora un poco goffo, ma è funzionale alla storia raccontata, sempre a metà strada fra ironia e dramma.

L'ho trovato un prodotto originale, che pur non avendo veri e propri colpi di genio ha trovato una sua dimensione e un suo tono tutto particolare, che lo fa spiccare nel mare magnum dei fumetti giapponesi per ragazze e con sottotono omosessuale.
Ingenuo (fino a un poco di schematicità), fresco, spigliato, Gokuraku cafè si legge con piacere e lascia una buona impressione.
Consigliato... a meno che le scene di sesso siano per voi assolutamente essenziali.




Copertina di ''Gokuraku cafè'' (2)

MAHAMARA, ELLIE,  Gokuraku cafè (2) , Flashbook, Bologna 2004.

Fumetto giapponese [del 2002]; il senso di lettura è quello giapponese, invertito. Questo è il secondo e ultimo volume della serie Gokuraku cafè, nove episodi ambientati in una caffetteria.

S'inizia con un flash-back, grazie al quale torniamo al momento in cui Yuto ha trovato lavoro nella caffetteria. Dopo aver salvato dal suicidio un assistente universitario mollato dalla sua ragazza, era stato ricompensato con un lavoretto in università. Ma presto il salvato s'era innamorato perdutamente di Yuto (business as usual...), al punto da sfiorare un finale tragico, in una scena drammatica nella caffetteria.
Fuggendo dal suo inseguitore, Yuto scopre per caso in cantina le prove del fatto che il "capo" altri non è che il creatore dei filmati del porcospino Jacky.
Superata la scena drammatica, Yuto saggiamente si licenzia dall'università e si autoimpone come garzone nel bar dell'occidentale (che ha abbandonato il cinema dopo la morte della moglie, autoaccusandosi di aver trascurato lei morente per il lavoro) nella speranza che gli dia lezioni per imparare il suo mestiere.

Il resto del volume è dedicato a episodi che vedono l'apparizione e le gesta d'un celebre regista americano di cartoni animati, che si scopre essere gay (ovviamente cade ai piedi di Yuto!), e si scopre essere pure figlio del "capo" di Yuto.
E soprattutto vedono le manovre di Yuto, piuttosto ingenue e buffe ma efficaci, per riconciliare i due, che non si parlano da anni.
Alle manovre partecipa anche Esaka, tornato dagli Usa guarito e in forma smagliante... e sempre incapricciato di Yuto.

Lieto fine per tutti i personaggi, ma nessuna scena di sesso. E per questa volta, va decisamente bene così.



Copertina di ''Babilonia comix''

MAZZELLI, VIRGINIO (pseud. Giovanni Dall'Orto) (a cura di), Babilonia comix, suppl. a "Babilonia" n. 124, luglio/agosto 1994.

La prima antologia italiana di fumetti a tematica lesbica e gay.
Contiene anche una breve presentazione dei fumettisti gay stranieri più importanti (non firmata, ma scritta da Graziano Origa).

Presenta tavole di Pentesilea (pseud. di Patrizia Mandanici), Luca Enoch, Caruso (pseud. di Sergio Perini), Capurro (pseud. di Luca Riggio), José Cuneo, Giuseppe Fadda, Paola (pseud.), Alison Bechdel, Alfiero Gemmi, Pat Carra (pseud.), Sergio Bon, Cimanera (pseud. Carlo Manera).



Copertina di ''Strangers in Paradise''

MOORE, TERRY, Strangers in Paradise 4, Macchia nera, Roma 1998.

Quarto volume di una serie a fumetti che ha per protagoniste due donne, amiche e coinquiline. Le due hanno con il mondo maschile una serie di rapporti decisamente complicati, e anche un tantino maneschi, per concludere che forse si vogliono bene, e forse vogliono stare insieme. E nel finale, forse, ci riescono...

Per chi ama le situazioni ambigue, e irrisolte tra bisessualità e lesbismo, nonché i finali aperti.

Su questa serie si veda la voce su "Wikipedia".



Copertina di ''Hai mai notato la forma delle mele?'' n. 1

MORRI, MABEL, Hai mai notato la forma delle mele?, n. 1, Studio monkey, Milano, marzo 2002, pp. 40.

Fanzine fotocopiata ed autoprodotta, disordinatissimo ma originale diario artistico d'una giovane fumettista.
L'autrice predilige momenti isolati, dettagli colti al volo e fissati sulla carta, a volte senza neppure lo sviluppo d'una narrazione in senso tradizionale.

Un libriccino poetico, introspettivo, forse un po' mesto e depressivo, ma di forte personalità. Originale il tratto dei disegni, un po' cupo ma dalla personalità spiccata.
Nonostante la veste grafica decisamente dimessa, uno fra i migliori prodotti italiani in questo campo.



Copertina di ''Hai mai notato la forma delle mele?'' n. 2

MORRI, MABEL, Hai mai notato la forma delle mele?, n. 2, Studio monkey, Milano, 2002, pp. 36.



Copertina di ''Hai mai notato la forma delle mele?'' n. 3

MORRI, MABEL, Hai mai notato la forma delle mele?, n. 3, Studio monkey, Milano, s.d. (ma 2003), pp. 48.

In questo numero il progetto di questa fanzine è imploso, frantumandosi in schegge multicolori ma tutte diverse... e non sempre omogenee bene assortite.

Per leggere il resto dell'opuscolo (cioè metà della pagine) occorre a questo punto rovesciarlo. Si trova un originale diario fatto con un collage di scontrini di negozi, con poche note che lasciano intravedere la vita che sta dietro a quel momento in quel bar, o a un acquisto.

Completano il tutto alcuni disegni, e un torrenziale diario/dichiarazione d'amore per una donna, che ha tutti i pregi e tutti i difetti del diario. Trattandosi di un amore non corrisposto, lo scritto risulta un tantino deprimente...



Copertina di ''Hai mai notato la forma delle mele?'' n. 4

MORRI, MABEL, Hai mai notato la forma delle mele?, n. 4, Studio monkey, Milano, s.d. (ma 2003), pp. 40.

Tutti racconti a fumetti brevissimi, per l'ultimo numero di questa fanzine.

Sono presenti ulteriori storie a fumetti, ma non a tema gay o lesbico.



Copertina di ''Diario''

NEAUD FABRICE, Diario (1) (febbraio '92 - settembre '93), rasputin!libri, Milano 1998.

Un giovane disegnatore con il trip per i maschi molto virili incontra in un parco un bel maschiottomolto virile, Stéphane, che ha un rapporto con lui e lo fa innamorare.

Purtroppo Stéphane non corrisponde minimamente questo amore, e questo album è l'angosciaaaante narrazione dell'agonia vissuta dall'io narrante inseguendo Stéphane e un amore impossibile.

Tristissimo e a tratti claustrofobico, ma se non altro assai gradevolmente disegnato e molto esplicito.

L'edizione originale è proseguito con i volumi 2, 3 e 4 di questo "Diario"; un estratto dal n. 4 è stato edito in Happy boys.



Copertina di Voci

NITTA, YOUKA, Voci , Kappa edizioni, Bologna 2005 [Boku no koe, 2004].

Fumetto giapponese shonen ai (e il senso di lettura è quello giapponese, invertito).

Non c'è molto da scrivere su questo albo. La gran parte della vicenda è spesa per descrivere le speranze professionali, le delusioni, i cambiamenti di fortuna di un gruppo di giovani doppiatori di cartoni animati. Che, a quanto pare a leggere qui, in Giappone parrebbe essere una professione prestigiosissima.
Solo nelle ultime dieci pagine, all'improvviso, la rivalità lavorativa fra due colleghi, Jochi e Kazama, si trasforma in una dichiarazione d'amore in piena regola e conseguente rapporto sessuale.
Nonostante il tratto di questa autrice sia stato lodato dal fandom, a me i visi dei personaggi appaiono tutti assolutamente identici, e ciò mi ha reso difficile capire chi fosse chi e chi facesse cosa; l'abuso di suffissi vocativi giapponesi dopo i nomi (che cambiano di continuo a seconda della posizione sociale della persona che rivolge la parola, facendo cambiare il nome di vignetta in vignetta), non mi ha certo facilitato il compito.

In breve: non sono entusiasta di questa storia. Di shonen ai non c'è, per ora (perché purtroppo la storia continua, ahimè) nulla di rilevante, se si tolgono dieci pagine; per il resto, i patemi d'animo dei lavoratori precari del lontano Giappone non sono il tema che mi faccia vibrare maggiormente l'animo... Di precariato (pardon, "flessibilità") mi basta già il mio.



Copertina di ''La luna nelpozzo''

ORRÙ DANIELA e SERRI DANIELA (Dany & Dany), La luna nel pozzo, "Boy+Boy" n. 2, Echo, Milano Gennaio 2002.

Fumetto esemplato strettamente (e direi anche pedantemente) su modelli shonen ai giapponesi, in un fanatismo imitativo che arriva al punto da infliggere a chi legge il senso di lettura invertito alla giapponese (dalla fine all'inizio e da destra verso sinistra). La storia è lenta, prolissa e verbosa, i protagonisti sono tutti sfaccettature del medesimo ideale erotico, molto effeminati, pallidi ai limiti dell'albinismo, allungati quanto piante eziolate e dai capelli lunghi quanto quelli di un go-go dancer per sole donne (non a caso). Può piacere o meno (a me, come ai gay in genere, non piace per nulla) ma rispecchia un ideale e feticcio erotico del fandom di donne eterosessuali che ha prodotto questo genere di fumetti.

La vicenda ruota attorno alla scoperta e consumazione dell'amore fra due ragazzi, ambientata a Venezia e in un improbabile mondo del teatro in cui tutti sono geniali, dotati di talento e avviati a splendide carriere. Ma uno dei due giovani tradirà il suo amico con un altro ragazzo, attore anche lui, che a sua volta ha una relazione con un regista teatrale.
Ai due cornuti non resta che rosolarsi di gelosia prima e consolarsi a vicenda poi, cosa che fanno con un certo gusto.
Infine, catarsi finale, tragedia, anzi: melodramma, catastrofe, sangue, morte, e lieto fine "ex machina". Ze end...

A mio parere il fumetto non è riuscito (ma i criteri di valutazione di un uomo gay non sono gli stessi di una donna eterosessuale). Manca una narrazione fluida, la vicenda si muove (quando si muove...) a scatti, riempiendo gli intermezzi di dialoghi interminabili, i personaggi sono fatti tutti con lo stampino e si somigliano in tutto (salvo il colore dei capelli...) e si finisce per confonderli tutti.
Insomma, questo fumetto è, fra tutti quelli di questa serie, il più vicino alla motivazione che ha prodotto gli shonen ai: fornire un pretesto per ambientare scene di sesso fra uomini con una certa caratterizzazione fisica.
Il resto, la storia, è pura cornice.



Copertina di ''Eikon''

ORRÙ DANIELA e SERRI DANIELA (Dany & Dany), Eikon, "Boy+Boy" n. 6, Echo, Milano Maggio 2003.

Complimenti alle autrici per il miglioramento dimostrato rispetto alla prima opera da loro pubblicata in questa serie. Alle tavole gremite da dodici vignette e una trentina di fumetti, s'è sostituita una storia molto più ariosa (3-4 vignette in media) e più scattante e ritmata.

L'ispirazione allo shonen ai è comunque rimasta nel tipo fisico dei protagonisti (slungati, femminei e lungochiomati) ed anche nel senso di lettura (pure qui assurdamente invertito).

La storia ruota attorno a un pittore che s'innamora di un prostituto che gli fa da modello, e che cerca invano di catturare in un quadro (da qui il titolo: Eikon = immagine) l'emozione che il ragazzo gli provoca. Ma si rende conto d'essere a sua volta solo un'immagine sullo sfondo nella vita fin troppo affollata del prostituto, impossibilitato ad amare, e che tira avanti a forza di "Prozac".

Cerca perciò di dimenticalo, ma se lo ritrova inaspettatamente davanti in un rapporto a tre proposto da un ricco e affascinante cliente che sta cercando furbamente di sedurre. Il collezionista d'arte vuole imporre un rapporto sadomasochista e questo precipita la situazione: il pittore lo picchia, il collezionista tenta di ucciderlo investendolo con una macchina e mandandolo in coma, il prostituto vendicherà il gesto provocandogli un'overdose fatale.
Solo a questo punto, distrutto il mondo di cui facevano parte i due giovani, sarà possibile spezzare la routine e riuscire ad esprimere l'amore.

Se non tutto in questa storia è originale, la vicenda qui ha acquisito il ritmo che mancava alla prima opera, e il prodotto finale risulta di buona qualità.



Copertina di ''Ratman''

ORTOLANI LEO, Rat-man, I classici del fumetto di "Repubblica", n. 18, Editoriale l'Espresso, Roma 2003, pp. 271.

Supplemento al quotidiano "La Repubblica". Fumetto satirico che fa il verso ai fumetti di supereroi. L'umorismo demenziale, surreale, di Ortolani fa decisamente centro, e ama scherzare anche, e spesso, col tema gay.

Alle pp. 211-234, in "Cinzia la barbara" appare (nelle improbabili vesti d'una parodia di Conan) la transessuale platinata (e superdotata) Cinzia, follemente innamorata di Rat-Man, una presenza sempre più frequente (e sempre più esilarante ) negli albi di questo personaggio.



Un bacio rubato di Zetsuai

OZAKI MINAMI, Zetsuai 1989 1-5, Planet Manga / Panini, Modena 2002.

Per rendere più veloce lo scarico di questa pagina, ho trasferito qui, in una pagina a se stante, tutte le recensioni della serie di Zetsuai 1989.



Copertina di ''La semplice arte del derelitto''

PANEBARCO,  La semplice arte del derelitto. Fumetti gialli a fumetti, Savelli, Milano 1979.

Divertenti e raffinati parodie a fumetti dei "gialli", che fanno il verso un po' a tutto, da Philip Marlowe ai fumetti americani ai personaggi politici e alle icone culturali di quegli anni, specie del mondo della sinistra, a cui apparteneva Panebarco (e forse chi non ha vissuto quegli anni perderà qualche allusione).

In due episodi, "Il caso Frankenstein" [1978] e "Vacanze vacanze" [1979], appaiono personaggi e situazioni omosessuali: nel primo un'intricata storia d'amore fra il mostro di Frankestein e Igor (l'assistente), oltre che fra Dracula e King Kong; nel secondo l'omosessualità entra in ballo all'improvviso per un finale a sorpresa.
 



Copertina di ''Pillole blu''

PEETERS FREDERICK, Pillole blu, Kappa edizioni, Bologna 2004.

Solo poche parole per questo fumetto assai poetico e toccante. Ma solo perché non tratta di omosessualità, essendo dedicato alla storia d'amore (eterosessuale) fra l'autore e la sua ragazza, sieropositiva e madre d'un bimbo anch'egli sieropositivo.

Tutte le emozioni e i problemi e le paure (dell'Aids, del contagio, della morte) del protagonista le conosciamo bene da vicino anche noi, perché i sentimenti umani sono gli stessi per tutti, indipendentemente dal fatto che noi siamo gay o eterosessuali.

Mi permetto perciò di consigliare questo libro delicato, mai patetico o strappalacrime, frutto palese d'una lunga riflessione sul problema, e segnato da un approccio positivo. La ragazza dell'autore e il suo bambino hanno l'Hiv, e dipendono per la vita dalle "pillole blu" del titolo. Ma l'autore è felice del suo amore, e non ha paura di affrontare in suo nome la paura. E non solo quella.



Copertina di ''Paraiso''

RODRIGUEZ JAVI, Paraiso punk rock bar, Kappa edizioni, Bologna 2000.

Nonostante quel che lascia intendere la copertina, questo fumetto spagnolo non racconta una storia lesbica (c'è una sola tavola sul tema). Si tratta di una serie di episodi, legati da un filo logico, su un gruppo di studenti d'arte di belle speranze che aprono un bar "alternativo": molta droga, molto sesso, e un po' di rock & roll.
Contro di loro si mobilitano i "cattivi" di destra, che faranno di tutto per farlo chiudere.
Uno dei personaggi, il bel Manolo, è gay, ha una relazione, ma è "confuso" e per un po' si titilla con l'idea di una storia etero con una delle protagoniste.
Il fumetto affronta anche il tema dell'Aids.
Un po' troppo "urlato" e con troppe situazioni "estreme" tutte assieme per i miei gusti, ma allietato da un bel tratto del disegnatore.



Copertina di ''Gocce''

SABUCCO VERUSKA (a cura di), Gocce. Antologia, "Boy+Boy" n. 4, Echo, Milano Settembre 2002.

Meno riuscito rispetto agli altri albi della stessa seria, questa antologia ha un po' l'aria del bidone degli avanzi, per il carattere eterogeneo e la qualità ineguale dei contributi. Che vanno dal professionale al dilettantesco (in particolare "Rock guys" che ha il sapore ma anche la qualità bassina bassina della "fanzine"), e dal racconto al fumetto alla tavola singola. Confusionario nelle attribuzioni (le trovate in quarta di copertina: mooolto originale e creativo!), l'albo ha come filo conduttore la passione omosessuale e soprattutto l'erotismo gay pensato principalmente per donne eterosessuali.

Purtroppo le vicende sono penalizzate dalla brevità dello spazio concesso.

Interessante il confronto, reso possibile dalla compresenza a fianco a fianco, di storie scritte da donne eterosessuali e da uomini gay: la tipologia fisica stessa è completamente diversa, dall'estremo del primo racconto (corpi e visi molto effeminati, occhioni enormi e languidi, in guazzetto) di Barbara Apostolico e Claudia Lombardi a quello delle ultime tavole (il delirio sadomaso ed ipermacho di Roy Klang).

Il contrasto è ben sintetizzato nel racconto di Massimo Basili, che attribuisce un aspetto "tradizionale" e maschile all'amante adulto, e a quello più giovane rifila un aspetto (chiaramente esemplato sui fumetti giapponesi) tanto femminile che si comprende che lei è in realtà un lui solo perché l'antologia presuppone storie gay maschili..



Copertina di ''Frammenti''

SABUCCO VERUSKA (a cura di), Frammenti. Boy+Boy antologia II, "Boy+Boy" n. 8, Echo, Milano Ottobre 2003, pp. 96.

Molto più coerente della prima e di qualità decisamente superiore, questa seconda antologia di fumetti erotici ispirati al mondo del fumetto erotico shonen ai /yaoi / boys' love giapponese, curata da Veruska Sabucco. Ma anche di tono e carattere diverso, dato che qui gli autori gay hanno preso il sopravvento sulle autrici eterosessuali, che avevano inaugurato la collana. Qui siamo al vero e proprio "fumetto gay", disegnato da gay per gay. Ed è tutt'altro genere e tutt'altro immaginario.

La sterzata verso l'immaginario erotico gay maschile si nota sia nei disegni che nella tipologia di storie. L'androgino dai capelli lunghi e gli occhioni da bambino cede il passo, in molte storie, al maschio dalle caratteristiche virili ben sottolineate, quando non esagerate a bella posta.

I contributi qui spaziano da una produzione chiaramente ispirata al Giappone, come Wow! di Marco Albiero e Annamaria Baglioni, a Lord of the springs di Valeriano Elfodiluce, che deriva semmai dal fumetto erotico gay americano, passando per Condanna, di Aru(k) e Adriano Barone, filiazione dei fumetti horror.

Completa il volume una raccolta di disegni "manga" di coppie di ragazzi, opera di Flavia Confaloni.



Copertina di ''Fango e ossigeno''

SCOZZARI FILIPPO, Fango e ossigeno, Primo Carnera, Roma 1988.

Raccolta di fumetti.
Alle pp. 66-79 la crudele e allucinata "Un buon impiego", del 1977, storia fantascientifica d'una coppia omosessuale sposata, nella totalitaria Bologna del futuro (si noti che nel 1977 il matrimonio omosessuale era, appunto, decisamente fantascienza, e la scelta d'una coppia gay aveva un significato straniante, che oggi non si percepisce più).

La storia è un documento del pesante scontro avvenuto nel 1977 fra l'ultrasinistra (a cui Scòzzari apparteneva) e il Pci, al governo a Bologna, giudicato (non sempre a torto) troppo corrivo verso la repressione del dissenso.
Scòzzari disegna qui la Bologna del futuro (costellata di allusioni a personaggi ed eventi del 1977: nei nomi delle vie, nei monumenti, nei marchi...) come una dittatura comunista in cui regna la legge del più forte. Presidente è nominato chi riesce a uccidere il suo predecessore. E l'ambizioso "moglio" della coppia omosessuale vuole che il marito tenti la sorte, per diventare "first lady". Finale (crudelissimo) a sorpresa.

Il modo in cui la coppia omosessuale è rappresentata è assolutamente stereotipato. Ed anche questo è un sintomo di quanto fosse facile in quegli anni (be', a dire il vero ancora oggi) non percepire o fraintendere deliberatamente la rilevanza e la novità delle rivendicazioni del movimento dei "froci", presente sulla scena politica da soli cinque anni.

L'accusa implicita nel ritratto fatto da Scozzari (che i lettori più giovani possono forse non percepire più, ma che era esplicita nell'ultrasinistra di quel periodo) è che gli omosessuali, invece di lottare per salvare la società che scivolava verso la dittatura, volevano solo diventare come tutti gli altri, integrarsi nel sistema, e costruire famiglie stereotipate e ridicole come quelle eterosessuali tradizionali. E questo senza alcun vantaggio, tant'è che l'omofobia, nella Bologna descritta da Scòzzari, non è affatto scomparsa: gran bel vantaggio, questa integrazione!

Sono passati gli anni, la dittatura non è arrivata (e se è arrivata, non era quella comunista), ma di "integrazione" nel sistema da parte degli omosessuali non s'è vista traccia. Ma grazie alle lotte fatte in barba agli Scòzzari di ieri e di oggi, l'omofobia oggi è meno virulenta che ieri.
Se avessimo dato retta, nel 1977, ai profeti come Scòzzari, abbandonando le nostre lotte per pensare solo alla rivoluzione, saremmo finiti... preferisco non pensarci e non dirlo.
Il 1977, con l'inizio del terrorismo e della lotta armata, ha infatti segnato per me la fine della convinzione (respirata dalla società in cui sono cresciuto) secondo cui la violenza, quando sia necessaria e "giusta", possa essere anche giustificabile. Sono felice di non avere ascoltato le sirene che volevano incantarmi allora: io sono ancora qui a "fare militanza". Gli scozzariani (quelli che non fan parte di Forza Italia e non sono morti di eroina, intendo) dove sono?

Fin qui il commento politico, necessario per un testo come questo, che è nato dichiaratamente come fumetto politico.
Per quanto riguarda invece l'aspetto artistico-letterario, Scòzzari sarà anche stato politicamente ottuso, ma come fumettista è semplicemente geniale. Oltre a un tratto personalissimo, riconoscibile anche da un solo disegno, ha prodotto storie di una dissennata crudeltà, di un cinismo assoluto, di un disincanto senza speranze, che anche quando possono non piacere lasciano sempre un segno nel lettore. E costringono a pensare se davvero il mondo in cui viviamo sia molto migliore di quello che lui descrive.

Una lettura consigliata.

(Una vignetta sola soletta di tema gay anche a p. 109).

NOTA BENE. Questa storia è ora disponibile online in formato .pdf. La si può scaricare qui.



Copertina di ''Primo Carnera''

SCOZZARI FILIPPO, Primo Carnera, Primo Carnera, Milano 1982.

Il protagonista di questa raccolta di storie a fumetti (che ha lo stesso nome dell'editore!) è uno stilista omosessuale, prestante ma effeminato, ma al tempo stesso geniale, creativo e soprattutto "squisito".
Le storie sono ambientate in un periodo inesistente che mescola personaggi e mode che vanno dal 1880 circa al 1930 circa.

Nella prima storia, "Amami, Primo! Storia di maschi e di damaschi", Carnera deve sgominare i tranelli e gli spionaggi d'uno stilista rivale per confermarsi fornitore della Real Casa. La lotta include la neutralizzazione di una spia, il mannequin Ciangalì, effeminatissimo - diciamo pure una mezza travestita - ma squisitissimo a sua volta. Il mezzo per conquistarlo? "Trenta centimetri d'amor (ben somministrati)".
Dopo varie peripezie Primo vince, ma abbandona tutto per andarsene in Oriente con la sua nuova fiamma, il giapponese Capitan Eguchi, vestito ovviamente con un chimono da donna. Questa è la storia più nettamente omosessuale.

La seconda storia, "Grande incontro tra due campioni", vira al fantascientifico: Carnera abbandona il suo amante orientale per portare la sua creatività verso altre sfide... la costruzione di una città con... Fritz Lang.

Nella terza, "Primo Carnera e la gara di squisitezza", vede il nostro in gara contro la pittrice lesbica Tamara de Lempicka (il cui lesbismo non è però mai evocato). Gli è accanto il suo amante e servitore, Amarildo, che apparirà anche nelle storie successive. Appare anche una caricatura di D'Annunzio che, di fronte alla "squisitezza" di Carnera, ha fantasie erotiche coprofile.

Nel resto delle storie, in bilico tra il fantastico-onirico e il fantascientifico, l'omosessualità di Carnera passa in secondo piano, mentre prevale il suo aspetto di "arbitro della squisitezza".

Tutte le storie sono demenziali ma esilaranti. Al solito, Scòzzari è maschilista e ottusamente omofobo, ma assolutamente geniale.



Copertina di Sekigushi

SEKIGUSHI, KINU (pseud.), Works, "Boy+Boy" n. 5, Echo, Milano Febbraio 2003, pp. 104.

Raccolta di tavole omoerotiche in uno stile che si ispira a quello dei "manga" giapponesi. Purtroppo sono in bianco e nero, mentre l'opera di "Sekigushi" (che nonostante lo pseudonimo è un disegnatore francesissimo) è a colori, e per essere apprezzata ha bisogno del colore.

Molti angeli, qualche sansebastiano, e un tocco di sadomasochismo. E tanti beaux mecs dai corpi clonati in palestra e dagli occhioni a mandorla.

In appendice, un'intervista all'autore, in francese e italiano.



Copertina di ''Recipe''

SHIMIZU, YUKI, Recipe, Kappa edizioni, Bologna 2005.
(Recensione ancora da fare).



Copertina di ''Il grande Lupo Alberto''

SILVER (pseud. Guido Silvestri), Il grande Lupo Alberto, Rizzoli, Milano 1992.

Le prime mille strisce del celebre fumetto di "Lupo Alberto". Le strisce 766-908 [del 1977], deliranti e surreali, vedono il personaggio di "Enrico la talpa" dichiarasi improvvisamente gay e coinvolgere Lupo Alberto, in nome dell'amicizia, in una spassosissima lotta di rivendicazione per i diritti gay. Suscitando lo sconforto della moglie di Enrico (e i suoi commentini piuttosto... tranchés), e i pettegolezzi di tutta la fattoria, che ovviamente coinvolgono anche Lupo Alberto. E coinvolgendo in un vero e proprio corteo del Gay Pride, per solidarietà politica, un gruppo di formiche comuniste disoccupate....
Il primo fumetto italiano a sorridere sul movimento gay degli anni Settanta senza offendere.
In anni in cui il tema era ancora assolutamente tabù, fu un piccolo "cult" per i gay italiani.
Silver arrivò al punto di disegnare anche un paio di tavole di fumetti per la rivista gay "Fuori!".
 



Copertina di ''I can't stop loving you''

TAKAKURA, ROW, I can't stop loving you, Kappa edizioni, Bologna 2004.

Fumetto giapponese shonen ai (e il senso di lettura è quello giapponese, invertito)
Kyoji Mogami e Yu Himuro sono due liceali, e sono una coppia. L'autrice li ha dotati di "superpoteri": il primo appartiene a una famiglia di religiosi (bonzi) e sta imparando ad esorcizzare i fantasmi. Ma senza molto talento. Il secondo invece ha un'abilità innata a percepire i fantasmi, che riesce a vedere, e in più ha braccia dalla forza sovrumana, che finiscono sempre per incrinare una costola o rompere qualche osso al suo amato. Un rapporto sessuale, un abbraccio, sono quindi una minaccia mortale.

Se questi straordinari superpoteri potevano servire a épater le lecteur per un episodio, la loro ripetizione per i diversi episodi di questo albo risulta stucchevole e scontata. Una volta dato il "la", ciò che possono fare i due amanti non è altro che vedere fantasmi, esorcizzarli (la loro pare la scuola con la massima concentrazione di poltergeist del mondo), farsi possedere o esorcizzare la possessione, nonché rompere o farsi rompere ossa durante il sesso (che, come è normale in questi fumetti, abbonda).

In compenso, la qualità non eccelsa di questo testo (dato aggravato dalla solita traduzione mediocre, surrealistica) rende in modo più diretto la fastidiosa ideologia di questi fumetti giapponesi rispetto all'omosessualità: il sesso per quanto sia bello è stupro, degradazione, e va incanalato attraverso una rigida divisione dei ruoli sessuali tra chi "fa l'uomo" e chi "fa la donna": "Se mi ami, perché non ti viene voglia di saltarmi addosso e violentarmi?". "Non sono mica una bestia. Io non ho problemi, perché faccio l'uomo. Ma la tua forza è un grosso peso per te, vero?". Si noti che questo sarebbe un dialogo romantico...

Il tratto del fumetto è abbastanza convenzionale e secco.



Copertina di ''I can't stop loving you 2''.

TAKAKURA, ROW, I can't stop loving you 2, Kappa edizioni, Bologna 2006.

(recensione ancora da scrivere)
 



Copertina di MW 1

TEZUKA, OSAMU, MW 1, Hazard edizioni, Milano 2005 [1976].

Primo volume di una serie di tre. Senso di lettura giapponese (dalla fine all'inizio e da destra verso sinistra).

Ci ha messo molti anni per arrivare in Italia questo manga del 1976, che fu pioniere nell'uso dell'omosessualità per dare una caratterizzazione ai personaggi. Alcuni aspetti appariranno quindi senz'altro insoliti (vista la loro veneranda età)... pur non avendo perso interesse con gli anni.
Questo ovviamente, vista la data, non è uno shonen ai, anche per il fatto è stato disegnato da un uomo, tuttavia l'omosessualità vi è descritta in modo infinitamente più esplicito (e simpatetico) che nei fumetti italiani degli stessi anni.

Il protagonista, Michio Yuki, è un anti-eroe a tutto tondo, tanto bello e intelligente quanto assolutamente malvagio. Fin dalle prime pagine lo vediamo strangolare un bambino per portare a termine la personale vendetta che l'ossessiona.
Infatti Yuki ancora bambino, quindici anni prima, era stato l'unico superstite, assieme a un balordo (Iwao Garai, che lo aveva rapito e lo custodiva in una grotta per chiedere un riscatto), alla fuga di un potentissimo gas bellico da una base statunitense. L'intera popolazione dell'isola era stata sterminata; le autorità giapponesi avevamo però messo a tacere ogni cosa, in cambio di un finanziamento da parte della "potenza occupante".
Incidentalmente, qui appare l'aspetto più curioso e interessante della serie dei tre volumi di MW: la critica politica e sociale del fumetto, del tutto assente dal filone shonen ai che recensisco di solito. La critica dell'occupazione americana, dell'arroganza e della stupidità dei militari, dei loro "bombardamenti umanitari" sul Vietnam (questo uso della parola "umanitario" suona familiare?), è esplicita, anche se espressa con molta prudenza e reticenza.

La vicenda di Mw non è comunque "politica": siamo di fronte a un uomo, il cui cervello è stato danneggiato dalla sia pur blanda esposizione al gas subita da bambino, che vuole vendicarsi a qualunque costo su tutte le persone che furono implicate nella "copertura" dell'evento, sia uomini politici che uomini d'affari. Per questo obiettivo non si ferma di fronte a nessun delitto, lasciandosi dietro una scia di assassinii, e sfruttando la sua notevole bellezza per sedurre donne ed uomini.

Ma Osamu Tezuka non descrive nessuno dei suoi personaggi come assolutamente buono o assolutamente cattivo. Anche lo stesso Michio si trasfigura, quando riesce a vivere il suo amore per Iwao Garai, che nel frattempo s'è fatto prete cattolico per espiare la sua cattiva condotta passata. I due hanno una relazione sessuale (iniziata proprio nella grotta in cui si erano salvati, quindici anni prima) che riempie di delizia Michio e di sensi di colpa don Garai.
Don Garai è un personaggio "positivo", che cerca in tutti i modi di fermare Michio, ma non riesce a dominare la sua attrazione per lui, e per questo si macchia di molte colpe, dalla complicità passiva fino alla vera e propria partecipazione ad alcune delle malvagie imprese dell'uomo che ama. Quando però cercherà, per liberarsi da questa catena, di uccidere Michio, costui, sempre un passo avanti nel capire le mosse altrui, si farà beffe di lui e la scamperà.
Don Garai è un personaggio tormentato, da tragedia greca, lacerato senza possibile soluzione tra gli obblighi impostigli dal suo ruolo e il sentimento che come essere umano non può fare a meno di vivere.
L'autore ha saputo delineare la contraddittorietà di questo personaggio senza farne una macchietta né in un senso né nell'altro, al punto che l'omosessualità del sacerdote non serve affatto (come era normale in quegli anni) a caratterizzarlo come "malvagio", anzi, semmai è il "punto debole" che ne mostra l'umanità di fondo a fronte dei suoi ideali irrealisticamente superumani.

In questo primo volume è presentata la premessa della vicenda, e l'inizio delle attività criminali di Michio, solerte e rispettato impiegato bancario che però sta tramando la morte di alcuni personaggi legati alla banca, coinvolti nella vicenda che lo ossessiona.
Fra i dettagli di questa saga è da segnalare la scena d'amore fra Michio e don Garai (pp. 87-89), in cui i disegni a un certo punto si trasformano in personaggi di Aubrey Beardsley, con un effetto un po' straniante e un po' camp ma piuttosto divertente.

Pesantissima la critica dei personaggi politici giapponesi, tronfi e totalmente privi di morale, ma non è risparmiato nemmeno il personaggio del rivoluzionario che predica (come molti facevano in quegli anni) la necessità della lotta armata, ma solo a patto che le sue conseguenze non riguardino lui (p. 200).



Copertina di Mw 2

TEZUKA, OSAMU, MW 2, Hazard edizioni, Milano 2005 [1977].

Secondo volume della serie MW. Senso di lettura giapponese (dalla fine all'inizio e da destra verso sinistra)..

Un sagace ispettore indaga sulla scia di crimini che Michio Yuki si è lasciato dietro. Ma senza mai riuscire a stringere il cappio, anche per colpa di don Garai che, accecato dal suo amore, continua a proteggerlo col suo silenzio oltre ogni ragionevolezza.
A furia di delitti Michio riuscirà a scoprire dove sono stati sepolti, nell'isola, i contenitori di gas MW che hanno causato la tragedia.
Arrivato con don Garai (sempre più suo complice), e un uomo rapito, nell'isola in cui era iniziato tutto, Michio ripercorre estasiato l'inzio del loro amore (pp. 66-70).
Qualcosa però scatta in don Garai, che si decide infine a vuotare il sacco sulla vicenda con un giornalista di sinistra. Il quale farà un ottimo lavoro d'indagine, scoprendo e pubblicando molti dettagli, prima di essere ridotto al silenzio per sempre da Michio tramite una gang di delinquenti.
Michio nel frattempo si sposa con la figlia del politico che è il principale responsabile dell'insabbiamento della vicenda...



Copertina di Mw3

TEZUKA, OSAMU, MW 3, Hazard edizioni, Milano 2005 [1978].

Terzo ed ultimo volume della serie MW. Senso di lettura giapponese (dalla fine all'inizio e da destra verso sinistra).

Siamo all'epilogo della serie.
Michio, impazzito, dichiara che le crisi epilettiche causate dai postumi del gas gli rivelano che gli resta ormai poco da vivere.
Il motivo per cui cerca il gas non è la giustizia, ma la vendetta: vuole averne un campione da analizzare, per ricreare il gas e liberarne nell'atmosfera tonnellate, per sterminare la razza umana il giorno in cui morrà.
Don Garai è finalmente (era ora!) deciso a mettersi di traverso e di raccontare l'episodio in cui era stato coinvolto anni prima. Ragione per cui, per fermarlo, Michio lo attira (e lo fa fotografare in posizione compromettente) in un club gay, qui descritto in modo piuttosto stereotipato ed esotico (pp. 24-28).
Le foto vengono offerte a un giornale scandalistico, per rovinare la reputazione di Garai. Il giornale le compra. Ma la direttrice non pubblica le foto. Perché? "Oggi ho compiuto un atto di insensata benevolenza", annuncia alla sua donna, mentre torna a casa... (p. 49).

La vicenda assume un ritmo sempre più rapido, causando altri omicidi e coinvolgendo uomini politici, militari (Michio seduce un generale americano - pp. 66-68 - per avere accesso alla base in cui è tenuto il gas: a Tokio) e imprenditori.
Con una serie d'imprese rocambolesche Michio riuscirà infine ad avere il suo campione del gas, e a partire in aereo con alcuni ostaggi. Fra cui don Garai, a cui continua a fare le coccole...
Durante un trasbordo la polizia riesce a far salire sull'aereo rapito il fratello di Michio, che gli somiglia molto, ed è un celebre attore di teatro in ruoli femminili. I due si azzuffano, e nel mentre don Garai si getta dall'aereo con la sacca del gas. (Commento mio: non so se a un prete si addica l'etica del bushido - il codice dei samurai che prevede il suicidio per salvare l'onore - ma se gli si addice, allora don Garai non poteva accorgersene un paio di albi - e numerosi omicidi - prima?).
Michio viene ucciso, l'areo atterra, la vicenda è conclusa.
O forse no: l'ultima vignetta, agghiacciante, lo mette in dubbio...

Questa è un'ottima opera, ben costruita, con personaggi tutt'altro che monodimensionali (come purtroppo in molti altri manga).
L'autore ci propone personaggi capaci del male assoluto, come pure, al tempo stesso, di abbandono all'amore assoluto. L'essere umano, per lui, è capace di entrambi i comportamenti...
Se amate i fumetti, non sprecherete il vostro tempo e i vostri soldi acquistando questa serie, nonostante non si tratti, in senso stretto, di uno shonen ai / yaoi.



Copertina di Toffolo, ''Pasolini''

TOFFOLO DAVIDE, Intervista a Pasolini, Edizioni Biblioteca dell'immagine, Pordenone 2002.

Come parlare oggi di Pasolini in modo non scolastico?
Davide Toffolo un'idea simpatica l'ha avuta. Ha finto che un disegnatore di fumetti abbia incontrato su Internet un "signor Pasolini" (con tanto di sito, autentico) che lo ha sollecitato a intervistarlo, e a registrare e divulgare le sue parole.
Questo "signor Pasolini" (fantasma, reincarnazione o mitomane che sia) ha in effetti il viso di Pasolini, e le parole delle interviste sono tutte, rigorosamente, citazioni da scritti o interviste all'artista scomparso.
E per quanto ci riguarda no, non dimentica, scrupoloso, di riferire quanto Pasolini scrisse sulla propria omosessualità (pp. 102-105 e 117).

L'operazione è riuscita?
Ho qualche dubbio sul fatto che le lunghe citazioni risultino meno "pesanti" solo in virtù del corredo d'immagini (spesso oniriche, visionarie) che le accompagnano. Pasolini fu un intellettuale "difficile", e tale resta anche quando viene reso a fumetti.
Ciononostante, fra i tanti modi possibili d'introdurre Pasolini, e le sue riflessioni su se stesso e sull'arte, questo risulta probabilmente il più originale e simpatico.
L'autore è stato rigoroso, quasi "filologico", dimostrando un grande amore per ciò che stava facendo. Il suo tratto è elegante e mai lezioso. La mistura fra realtà e sogno (spesso tratto anch'esso da opere letterarie di Pasolini) non è mai eccessiva o fine a se stessa.
Se un pregio può reclamare quest'opera, in effetti, è quello di non perdere mai il senso della misura, di non essere mai "eccessiva"; scadendo nel grottesco o nel facile effetto superficiale.

Insomma, mi sentirei di dire che l'operazione è riuscita, e che questo è pertanto un libretto consigliabile: sia a chi già conosce ed ama Pasolini, sia a chi è in cerca di un modo per conoscerlo.

P.S. Le foto che appaiono sul sito del "signor Pasolini" sono quelle del grafico, illustratore e autore di fumetti gay Graziano Origa.



Copertina di ''Slot machine''

TRILLO CARLOS e ALTUNA HORACIO, Slot machine, Produzioni Cartoons, Roma 1986.

Storie a fumetti, satira dei luoghi comuni dei fumetti di supereroi, risalenti a un'epoca in cui la semplice evocazione dell'omosessualità era di per sé "trasgressiva" e "sorprendente". Oggi però dubito che riescano a far fare "ooooh!" a chicchesia...

Si veda: "Gente sola", dove l'epica lotta del maschione per la bella femmina discinta si conclude con una sorpresa.
Anche in: "Rischi" il biondo supereroe salvatore di femmina ignuda subirà dai nemici un trattamento non previsto.



Copertina di ''Ayakura''

VILLA, EVA, Ayakura. Next generation, Cultura Club, s.l. ma Roma 2000.

Una storia a fumetti, ambientata a Roma ma ispirata al genere dei fumetti shonen ai giapponesi, l'erotismo omosessuale creato da donne eterosessuali per donne eterosessuali.

Questo fumetto è stato profondamente "italianizzato" nel carattere (ed anche, in parte, nel tratto del disegno), conservando della formula giapponese solo l'aspetto meno adatto: il senso di lettura rovesciato (dal fondo all'inizio e da destra a sinistra). Un vezzo inutile, che complica inutilmente la lettura perché poi tanto l'italiano si legge comunque da sinistra verso destra...

La vicenda racconta di un giovane romano, moro e alquanto "borgataro", che incontra in palestra un muscoloso svedese biondo (ma vissuto in Giappone). L'attrazione è immediata, però  l'italiano non è affatto pronto ad accettarla, e dovrà percorrere un tortuoso slalom emotivo per coronare (e poi coronare ancora, e ri-coronare, e...) il suo desiderio sessuale.
In questo fumetto l'aspetto erotico ha un ruolo rilevante, con molte tavole dedicate a ritrarre la bellezza fisica dei protagonisti, e le loro prodezze erotiche.

L'autrice ha però sfuggito gli stereotipi tipici del genere: in primo luogo il moro, condannato nei fumetti giapponesi al ruolo di "uke" (passivo) qui rifiuta i rapporti anali, in qualunque ruolo: non è pronto ad accettarne l'idea. In secondo luogo, come mostra già questo tocco psicologico, i personaggi sono stati italianizzati, e il giovanottone romano, come ogni bravo gay italiano, vive in famiglia con la nonna, non ha mai fatto il coming out (anzi, a dire il vero non si è neppure accettato come gay), non ha nessuno con cui parlare dei suoi desideri... business as usual, insomma. Tutto il contrario del biondo svedese, che sa quel che vuole, e non si fa tante menate...

Un giorno dovremo ringraziare gli shonen ai italiani per averci ritratto la realtà meno glamourous del frocio medio italiano, fatta di velataggine e bugie a sé e agli altri, per il quale l'omosessualità è solo un Desiderio che irrompe come forza destabilizzatrice, e che pone domande a cui il protagonista non ha - di solito - voglia di trovare risposte, magari con la scusa di non volersi "definire"...

Il fumetto si conclude lasciando in sospeso la vicenda e promettendo un seguito, che però non mi risulta essere mai stato edito: l'autrice ha abbandonato la serie. Peccato.

Utile e intelligente, nelle pagine conclusive, lo scritto d'analisi dei ruoli e degli stereotipi (seme x uke) nei fumetti shonen ai giapponesi.



Copertina di ''Il fantasma della fiera''

* WAGNER, MATT, STEVEN T. SEAGLE, GUY DAVIS, Sandman Mystery Theatre: il fantasma della fiera, Magic Press, Roma 2003, pp. 108 (edito sia rilegato sia in brossura).

Fumetto poliziesco, a colori.

New York, 1939: la grande Esposizione universale è una grande attrazione turistica. È quindi comprensibile che gli organizzatori (che oltre tutto non sono stinchi di santo) non vogliano che si risappia dei cadaveri orribilmente torturati che un serial killer vi abbandona nottetempo.
Ma Wesley Dodds, investigatore, coadiuvato dalla sua fidanzata, intelligente quanto pepatina, indaga sul caso. Scoprendo che tutte le vittime hanno una cosa in comune: sono omosessuali.
Eccolo quindi indagare nei locali "gay" d'anteguerra, scoprendovi a sorpresa anche un collega.
Che sarà la vittima successiva del mostro.
Il quale è uno psicopatico omosessuale traumatizzato dalla punizione inumana (a quanto pare, la castrazione) inflittagli da bambino da un padre fascistoide che lo aveva scoperto e letto con un cuginetto.
Dodds scoprirà l'identità del mostro e lo sconfiggerà... ovviamente.

L'aspetto positivo di questo fumetto è la cura con cui è realizzata la sceneggiatura, meticolosa nel ricostruire quel momento storico (anche per quanto riguarda la condizione umana degli omosessuali) e si diverte anche a ricreare gli scenari effimeri dell'esposizione del 1939.
Gli aspetti negativi sono però più numerosi di quelli positivi: la banalità della caratterizzazione psicologica del serial killer (uno Psycho da strapaese, che pare uscito da una rivistina psicanalitica del 1950, irrancidito per il tempo trascorso nel frattempo), l'ordinarietà del disegno, e il pessimo lettering dei fumetti, sbiadito in modo indecente (al limite dell'illeggibilità).

Nonostante la professionalità con cui è confezionato, quindi, questo è tutto sommato un prodotto per cui difficilmente ci si strapperanno i vestiti per l'entusiasmo.



Copertina di ''The authority''

* WARREN, ELLIS e BRYAN HITCH, The Authority. Implacabili, Magic Press, Roma 2003, s.i.p.

Questo volume a colori raccoglie i primi otto numeri d'una serie di fumetti di fantascienza di "supereroi".

La serie, splendidamente disegnata e colorata, non vede una presenza omosessuale molto esplicita, ma è comunque importante perché fu la prima serie che presentò, sia pure con estrema discrezione, una coppia di supereroi gay.

Per un genere letterario parafascista e maschilista come quello dei "supereroi" si trattò di un'apertura notevole, anche se a distanza di appena qualche anno [la serie è del 1999] ormai difficilmente si fremerà per i prudenti cenni che lasciano intuire il legame affettivo tra Apollo e Midnighter (si veda in particolare l'ultima tavola, in cui i compagni ironizzano davanti ai due, abbracciati dopo avercela fatta per un pelo: "Volete restare soli, voi due?").

L'importanza per così dire "storica" e l'ottimo confezionamento del prodotto non tolgono comunque il carattere parafascista del testo. Che vedrà la nostra squadra (il cui nome deriva dal fatto che, avendo la Forza dei superpoteri, può porsi come la "più alta Autorità morale" mondiale... la dottrina Bush!) lottare contro un "Impero del Male" di terroristi cinesi, ovviamente tutti cloni, che sono terroristi per pura malvagità razziale: "Non ho nessuna politica da portare avanti attraverso il terrore, nessun ideale da trasmettere. Il terrore per il terrore", dichiara il loro capo.
Che oltre tutto governa un'isola dal significativo nome di Gamorra... Alla faccia dell'"apertura" verso il tema gay...

Da questi dettagli si vede qui una volta di più come questa tipologia di fumetti sostanzialmente illustri e amplifichi le parole d'ordine della destra americana, che in effetti prima dell'11 settembre era occupatissima a demonizzare la Cina come Impero del Male di turno... salvo decidere che aveva sbagliato Impero, e da allora si dedica a demonizzare l'Islam.

A noi italiani può poi far piacere sapere che verso la fine del fumetto, per spezzare un'alleanza tra la mafia e una "perfida Albione" alternativa, i supereroi cancellano con un cataclisma l'intera penisola italiana dalla faccia della Terra (però non le altrettanto colpevoli isole britanniche!). Questo è quel che si chiama "avere il senso dell'Alta Autorità Morale", no? Del resto questo è il principio che è stato applicato in Afganistan o in Iraq... e l'ammonimento è chiaro.

Concludendo: l'opera è disegnata in modo molto professionale (e l'editore, la Magic Press, cura sempre assai bene i suoi prodotti editoriali) e mostra begli squarci grafici su "altri mondi" futuri, nonché scene di battaglia dal forte impatto pienamente "cinematografico", che sono molto godibili.
Ma il tema gay è piuttosto nascosto, e l'ideologia di fondo va dall'irritante (se siete di destra e l'idea che l'Italia debba essere spazzata via dalla faccia della Terra vi genera un pochino di fastidio) all'insopportabile (se siete di sinistra e un fumetto fascista vi fa l'effetto che fa un fumetto... be', fascista!).

Decida chi legge queste righe se questa mescolanza di buono e cattivo valga i 15 euro di costo del libro.



Copertina di ''Fred Fallo''

WILLEM, Fred Fallo e gli altri, Edizioni della Vetra, Milano 1972.

Deliranti storie a fumetti dell'epoca "psichedelica", una delle quali, "Jack lo sventratore in vacanza", vede Fred Fallo aggredire una sposa prima delle nozze, lottare con il futuro marito di lei, e innamorarsene... ricambiato. I due fuggono assieme col biglietto del viaggio di nozze....




Copertina di ''Il sesso forte''

WOLINSKI, GEORGES, Il sesso forte, Glénat, Milano 1988.

Wolinski veniva dalla scuola della rivista francese "brutta, sporca e cattiva", "Hara Kiri".
Prevedibilmente, quindi, questa raccolta di vignette sul sesso è veramente "sporca e cattiva": fallocratica, cinica, di cattivo gusto, pornocrate... (continuate voi), ma anche molto divertente!
Alcune tavole sfottono la crisi dell'Aids e l'omosessualità... ma ce n'è davvero per tutti.




Copertina di ''Strade''

XEL (pseud. Anna Carboni), Strade, "Boy+Boy" n. 3, Echo, Milano Aprile 2002, pp. 104.

Pubblicato in una collana dedicata all'erotismo gay visto e prodotto da donne eterosessuali (e magari un poco fag-hag), questo fumetto racconta la storia, non proprio nuovissima, del fan innamorato del cantante rock bello e irraggiungibile, perché perde il suo tempo con storie eterosessuali che poi, alla fine, non gli danno nulla, mentre la "persona giusta" per lui è sotto i suoi occhi, ma lui è incapace di vederla, o volerla, perché è un ragazzo.

In realtà la presenza dell'eros in questa vicenda è minimale (una scena sola, e molto discreta), e il fumetto ne guadagna, perché la storia vera ruota intorno alla "fotografia" di un coming out complicato e tortuoso, risolto per il meglio quando alla fine i protagonisti, due teneri post-adolescenti più "imbranati" di quanto pensino di essere, si decidono ad accettare se stessi e i loro sentimenti per quello che sono.

L'autrice ha saputo catturare tutta l'ambiguità e contraddizione di una generazione di giovani gay italiani, che non avendo risolto il problema fondamentale dell'auto-accettazione dondolano in un mare di identità non risolte, di scelte non concluse, di strade tortuose e di solito a vicolo cieco.

Correttamente l'autrice individua nella scelta della "strada giusta" (l'accettazione di sé) la via per il lieto fine.
Efficace il tratto "minimale", che si risolve in uno sfrondamento utile a concentrarsi sulla storia, nella sua semplicità ed anche bellezza poetica. Si finisce per tifare per questi due "impiastri" tanto incasinati.



Copertina di ''Love my life''

YAMAJI, EBINE, Love my life, Kappa edizioni, Bologna 2005.

Manga giapponese (e il senso di lettura è quello giapponese, invertito).
Il mondo dei fumetti giapponesi non cessa di stupire per la gamma di toni e tipologie che riesce a proporre. Dopo il tono da "poche ciance, passiamo al sodo" dei fumetti "boy's love" (o "shoonen ai" che dir di voglia), la traduzione di questo manga interamente a tema lesbico lasciava temere, o almeno presagire, una versione al femminile della stessa logica.
E invece no. Qui siamo in un universo completamente differente. Non necessariamente "migliore" o peggiore" (dato che si tratta di prodotti pensati e creati per soddisfare esigenze diverse di pubblici diversi, e quel che appare "buono" per uno apparirà magari "cattivo" all'altro), ma certamente diverso.
Si tratta d'una serie di puntate autoconclusive (e da qui nasce la necessità d'iniziare, almeno nelle prime, con un riassuntino delle puntate precedenti) che ha per protagonista una "matricola" universitaria diciottenne, Ikiko Izumiya, un po' timidina e spaurita, che ha una storia d'amore con una ragazza poco più grande di lei, la ventunenne Eri Jojima, anche lei studentessa, di carattere più deciso.
La vicenda, che non voglio rivelare per non togliere del tutto il piacere della sorpresa, ha inizio dalla decisione di Ikiko di rivelare al padre, con il quale vive da sola dopo la morte della madre, d'essere lesbica.
Lungi dallo scioccare il padre con questa rivelazione, però, la sorpresa tocca a lei, perché il padre le rivela a sua volta d'essere gay e che per sovrapprezzo sua madre era stata lesbica, e che loro due s'erano sposati pur sapendo d'essere omosessuali per avere un figlio, lei, e per finire che gli amici e le amiche che ha visto in casa fin da bambina non erano, e non sono, semplici "amici".
Da queste premesse nasce e si sviluppa tutto il mondo di questo splendido fumetto, ambientato in una famiglia molto aperta alle esperienze "diverse" (il padre vive traducendo dall'inglese) e culturalmente all'avanguardia (il padre traduce testi dell'avanguardia letteraria, e in Italia sarebbe il tipico "intellettuale di sinistra"). Ciò fa sì che tutto sia un poco idilliaco, civile, educato e privo di angolosità. Ma si tratta solo del fatto di aver scelto una famiglia "riuscita" per motivi suoi: già i genitori Eri Jojima si rivelano di tempra esattamente opposta, e il padre è dipinto come autoritario, maschilista, totalmente tradizionalista: non il genere di persona con cui chiunque farebbe volentieri coming out.
Attorno alla protagonista ruota un piccolo mondo di amici (fra i quali un gay "velato", che non osa fare coming out), molto essenziale per non distrarre dalla vicenda principale, ma sufficientemente variegato da mostrare le diverse faccette della realtà di vita omosessuale.
La vicenda è narrata con estrema poesia e tatto. La "misura" perfettamente azzeccate sembra infatti essere la cifra di tutto questo fumetto. Le scene di sesso ci sono, sono esplicite, ma non sono invadenti o titillatorie, e soprattutto non sono mai volgari, anzi sono spesso molto poetiche. Il disegno, piuttosto fluido e di taglio "cinematografico" nella costruzione delle inquadrature, è estremamente arioso, estraneo all'horror vacui di altri fumetti giapponesi, e di grande eleganza.
Le vicende narrate sono "vere" e il mondo descritto non è affatto un mondo ideale o idealizzato, tanto che la giovane coppia di ragazze dovrà affrontare il "problema" dell'incapricciamento di Ikiko per un'altra ragazza, come accade a qualsiasi coppia della realtà.
Ma soprattutto, è il modo in cui l'autrice affronta i problemi che pone sul tavolo a rendere splendido questo fumetto: mai superficiale, mai troppo semplificato, sempre poetico e sempre preoccupato di mostrare come uno stesso fenomeno possa avere aspetti diversi, talora a noi sconosciuti ma non per questo meno "veri". Non esito quindi a dire che questo è per me uno di quei casi in cui il fumetto riesce a farsi opera d'arte, sia letteraria sia (vista la bellezza delle tavole) anche grafica.
Se mi è consentito un consiglio, io raccomanderei questo testo ai gruppi gay affinché lo usino come "prima lettura" da consigliare alle ed anche agli adolescenti alle prese con i patemi d'animo del coming out. Contiene infatti le loro domande, e contiene anche molte risposte, o almeno proposte di risposta, espresse con un linguaggio semplicissimo ed immediato, comprensibile subito a tutti, come è quello del fumetto.
L'unico ostacolo potrebbe essere la lettura alla giapponese, che va dall'ultima pagina alla prima e da destra verso sinistra, ma parlando della generazione più giovane, che è cresciuta avendo a disposizione molti manga giapponesi, questo potrebbe essere un problema relativamente meno comune che per quelle precedenti. E in ogni caso, la bellezza di questo fumetto vale lo sforzo d'abituarsi a questa stranezza.



Copertina di ''You are my love prize''

YAMANE, AYANO, You're my love prize in viewfinder, Kappa edizioni, Bologna 2005, pp. 192.

Fumetto giapponese shonen ai (e il senso di lettura è quello giapponese, invertito).

Questo volumetto contiene la parte iniziale di alcune storie della medesima autrice, nessuna delle quali è conclusa.

In questo modo l'albo somiglia maggiormente alle riviste per cui questi fumetti sono stati concepiti, ma risulta anche molto più farraginoso dei volumi editi normalmente in questa collana.
Il titolo, nell'inglese-fai-da-te delle autrici giapponesi di fumetti, vuol dire qualcosa del tipo: "Sei tu la preda d'amore nel mirino della mia macchina fotografica", una traduzione che funziona solo a patto di stuprare un tantino la lingua inglese.
Ma del resto lo stupro è il piatto forte della vicenda principale, quella che dà il titolo alla raccolta, nella quale l'adolescente fotografo Akihito si mette nei guai con un reportage sui loschi maneggi di un giovane e bellissimo mafioso, Riuichi Asami.
L'esito è scontato: catturato, Akihito viene legato e stuprato in tutti i modi dal mafioso. Ma, sorpresa!, Akihito ci prende gusto, anzi la cosa lo eccita davvero...

Mi lascia perplesso l'ideologia che sta alla base di questo fumetto. A quanto pare, da qualche parte nel mondo vive ancora la vecchia idea che sentivo da piccino sulla bocca degli esponenti più medievali dei paesini del centro della Sicilia, vale a dire quella secondo cui la vittima di uno stupro è comunque "guastata", perché una volta gustato l'ineffabile fallo maschile non avrebbe più potuto farne a meno, trasformandosi in una "fimmina svergugnata".
A quanto pare, il principio vale ancora per i ragazzi: violentatene uno, e non potrà più fare a meno di essere legato, sodomizzato a forza, riempito di vibratori, di cannule e quant'altro.
Mi interesserebbe molto una conversazione, sulla libertà sessuale, con l'autrice di simile fumetto... (anche se visti i titoli dei suoi lavori temo che non potremmo decisamente usare l'inglese per conversare...).
Comunque, se gli stupri a voi piacciono, sappiate che Akihito è catturato e stuprato anche da un mafioso cinese effeminato coi capelli lunghissimi (da Banana fish in poi, tutti i cinesi sono mafiosi ed effeminati e tutti i cinesi hanno i capelli lunghissimi... uff!). Riuichi lo salva, ma per "ripulirlo" da quel che ha fatto il cinese, lo stupra daccapo per imprimere il suo marchio di possesso nel corpo del ragazzo.
Eccetera: credo che a questo punto abbiamo tutti capito di cosa parli il fumetto, no?

Del resto anche nella seconda storia, "Love lesson", un ragazzino al primo anno di liceo viene molestato in autobus da uno sconosciuto. Lo salva un allievo della sua stessa scuola, che però voleva solo abusare di lui, e che lo sodomizza in cortile. Bella "lezione d'amore", davvero.

"Due arbusti innamorati" presenta invece due compagni di liceo che scoprono che i loro rispettivi padri hanno probabilmente una relazione omosessuale. Scandalizzati e comprensibilmente traumatizzati, prendono una stanza d'albergo accanto alla loro per spiarli, ma senza successo. Si fermano quindi a dormire per la notte (ormai la stanza è pagata...), e quel che deve accadere accade. Se non altro, almeno questo episodio non prevede stupri. Anzi, la vicenda del turbamento e della seduzione fra i due ragazzi è piuttosto delicata. Vedremo se nel prosieguo riuscirà ad uscire dallo scontato: fra tutte le storie di questo albo, a me pare la più promettente. Tutti i gusti son gusti...

"Risky society - Glod bless my justice" ci fa piombare al centro di una squadra di persone con superpoteri manovrata da un misterioso gruppo di personaggi di pochi scrupoli. C'è anche un poco di sesso fra due dei personaggi, ma è marginale rispetto alla vicenda. Che è piuttosto di routine, se non risibile.

Infine in "Abbracciando la notte con passione" Akihito ritrova il suo bel mafioso e ci fa l'amore. Questa volta senza bondage. Alla fine del rapporto, si sorprende di se stesso chiedendogli di passare la notte da lui... Il fanciullo, a quanto pare, s'è innamorato... Cresce bene, il piccino...

La caratteristica delle storie raccolte in questo volume è la crudezza del sesso praticato dai protagonisti.
Se vi piace, l'albo fa per voi. In caso contrario, le vicende in sé sono abbastanza stereotipate, così come i personaggi, tanto che l'impressione del déja vu la fa da padrona, fin dalla scelta dei personaggi (lo yakuza sexy, il cinese effeminato e coi capelli lunghi, il...).
Solo per appassionati del genere.


Bacio di Ash

YOSHIDA, AKIMI, Banana fish 1-17, Planet Manga / Panini comics, Modena 2002-2005.

Per rendere più veloce lo scarico di questa pagina, ho trasferito qui, in una pagina a se stante, tutte le recensioni della serie di Banana fish.



Copertina de ''Il ragazzo della porta accanto''

YUKI, KAORI, Il ragazzo della porta accanto, Planet Manga / Panini comix, Parma 2005. Senso di lettura occidentale.

"Immagine postuma di ragazzo" è la traduzione letterale del titolo giapponese di questo volumetto, del 1998, macabro e inquietante quanto il titolo.

La vicenda inizia con l'arresto di un maestro elementare modello, che ha ucciso diversi ragazzini, tutti molto giovani e tutti prostituti.
Un flash-back ci porta poi indietro, al suo incontro con un giovane prostituto, che ha appena assisituto al suo penultimo delitto, ed ha trovato una targhetta con il nome dell'iguana e il numero di telefono del maestro. Di che permetterne l'arresto.
Ma il ragazzo non intende denunciare l'assassino. Vuole essere aiutato da lui a liberarsi dalla schiavitù in cui lo tiene il suo protettore. E dopo aver sedotto il criminale, passerà un periodo di sesso (non mostrato nei disegni -- questo tecnicamente è uno shoujo manga, un "fumetto per ragazze", non uno "shonen ai") e amore con lui, prima di essere riacchiappato dallo sfruttatore.

Nel frattempo abbiamo appreso che il serial killer uccide i prostituti perché vede nei loro occhi lo sguardo della madre, prostituta anch'essa, uccisa a coltellate da un cliente sotto gli occhi di lui bambino. Che ne è uscito comprensibilmente traumatizzato.
Il giovane prostituto riappare infine, drogato e sofferente, con una pistola in mano e l'ordine di uccidere il maestro, colpevole di aver privato lo sfruttatore dei redditi dei ragazzi assassinati.
Il maestro vede infine nello sguardo del ragazzo "quello sguardo" e uccide anche lui.
Salvo scoprire che la pistola era scarica.
Ma ora il ragazzo è stato finalmente liberato.

Condannato all'ergastolo, il serial killer avrà un tracollo psichico.
Quando le sue condizioni migliorano un poico, viene portato sul tetto di una specie di ospedale, dal quale si lancerà nel vuoto verso l'immagine del ragazzo che gli appare e gli propone di raggiungerlo.

C'è in questa vicenda un costante intreccio fra sesso e morte, sottolineata dal disegno spesso volutamente "sporco". Nessuno spiraglio di speranza per i personaggi, tutti schiavi del loro destino, tutti destinati ad essere liberi solo nella morte.
Non conosco la signora Kaori Yuki, ma con una mentalità di questo tipo immagino che lei sia in guai seri...

Questa è un'opera che senza dubbio un depresso cronico con rimuginazioni suicidali potrà indubbiamente trovare molto bella.
Non essendo io (momentaneamente) in tale stato d'animo, però, l'ho trovata inutilmente compiaciuta della morte e del dolore, nichilisticamente incapace di vederne il vero aspetto negativo, ostentatamente in posa decadente.
Corteggiare la morte e la sofferenza poteva in effetti essere una posa estetica. Ma nel 1890... Da allora, la cultura ne ha fatta di strada...
O sono io che mi sbaglio?

[N.B. Il fumetto in questione occupa solo metà dell'albo, che è completato da due confuse storie, una di vampiri e una poliziesca, che però non toccano il tema gay].



Copertina di ''Like U''

ZEL (pseud. Laura Carboni), Like U, "Boy+Boy" n. 1, Echo, Milano Dicembre 2001, pp. 104.

Prima uscita di una collana di fumetti dedicata all'erotismo gay visto e prodotto da donne eterosessuali (e un po' fag-hag). Protagonisti due giovani universitari baresi: uno muscoloso, "piacione", circondato da uomini e donne che stravedono per lui, l'altro "imbranato", introverso... e di conseguenza vergine. Il primo si offre di aiutare il secondo a conquistare la ragazza a cui aspira senza osare avvicinarla, gli cambia il look e riesce nell'intento... salvo precipitare la scoperta che non era quello ciò che davvero voleva... l'uno, e l'altro.

La storia, in sé abbastanza ingenua, è sorretta da un buon tratto (forse un poco cincischiato, al punto che gli inserti comici, dal tratto più spartano, risultano quasi più efficaci) che cerca di comunicare il fascino erotico dei due giovani uomini. Che sono stati creati come al tempo stesso soggetti e oggetti di desiderio.

Interessante la vicenda, ennesima fotografia di un'Italia che insiste a non voler cambiare, e di cui è un documento ahimè fin troppo reale. Li conosciamo questi ragazzoni che non riescono a dare un nome ai loro desideri, che s'impegnano cocciuti in storie eterosessuali fino a che l'esplodere di passioni non previste e non volute li obbligano ad affrontare la realtà. E al di fuori dei fumetti il lieto fine non è così scontato: li conosciamo, conosciamo le loro nevrosi, la loro paranoia (in senso psichiatrico), la loro incapacità di scegliere, la loro capacità di fare del male a coloro che hanno il torto di amarle...

L'autrice sembra avere ben presente - probabilmente per osservazione "sul campo" - questo modello, dato che i suoi personaggi suonano "veri" anche a un orecchio gay. Ai fini della sua favola ha solo un po' smussato gli angoli sgradevolissimi di questi ricchioni di Provincia, ostinati nel negare la realtà, concedendo loro quel lieto fine che, a leggere le lettere ai giornali gay, non è così scontato e così comune. (E non è certo colpa solo della società se i coming out italiani sono tanto tortuosi, contraddittori e irrisolti).

Infine, al solito mi risultano stucchevoli le scene che dovrebbero essere "erotiche", e che sono la parte che di solito salto a piè pari nei fumetti "shonen ai". Ma la cosa è irrilevante: questo è un erotismo pensato da donne per donne, non da gay per gay. E poi questa storia regge benissimo anche senza il contributo erotico, tutto sommato irrilevante ai fini della vicenda.


<--- La prima parte (lettere A-L) è qui.

Vedi anche:

Gulp! Una bibliografia sull'omosessualità maschile e il lesbismo nel fumetto. Parte 3: Kizuna

Gulp! Una bibliografia sull'omosessualità maschile e il lesbismo nel fumetto. Parte 4: Zetsuai 1989

Gulp! Una bibliografia sull'omosessualità maschile e il lesbismo nel fumetto. Parte 5: Banana fish


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