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Antonio Aniante (1900-1983)

Ritratto giovanile di Antonio Aniante
Antonio Aniante.

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Da: Venere ciprigna  [1929] [1]. 
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Gloeden

Signori stranieri - che tra poco prenderete d'assalto i serpenti infuocati, ovverosia i direttissimi della Magna Grecia, per gettarvi a capo fitto sulle nevose montagne nordiche - ascoltate, prima di far le numerose valigie, questo mio discorso su Gloeden, che tutto solo qui rimane a inebriarsi di mare tiepido e di fumo d'asfalto. 
Gloeden in tarda età
Gloeden in età matura. Questa è la foto usata per la sua tomba (vedi sotto). Collezione Malcom Gain.
Questo Fidia dei tempi nostri, che in luogo del marmo lavora mirabilmente la lastra fotografica, ama Taormina in particolar modo d'autunno. Io non comprendo perché non si debba trascorrere ottobre tra le rovine incandescenti del teatro greco-romano. C'è un contrasto veramente epico tra le folate calde del vulcano e i venticelli benigni del mare Jonio. Se da un canto si maledice l'arsura, si sciolgono inni nel frattempo ai sorsi gelati della marina. 

Qui la vena lirica di Gabriele d'Annunzio erompe in magiche strofe. Nuda stabat Aestas, canta il poeta, e la bellissima Està, formosa e gigantesca ragazzona, dalle mani leggermente lucenti di sudore, sorge, in pieno autunno, come un giglio favoloso annaffiato dagli Dei, e si conduce neghittosamente tra Messina e Catania, pranzando e cenando nel suo regno di Taormina. 

I fanciulli mulattieri, quelli dagli occhi  tristi, grandi, a mandorla, e neri, che d'inverno ballano la tarantella in costume nei dancings taorminesi o se ne stanno sdraiati sui tappeti degli ateliers dei pittori americani, passeggiano con passo malandrino nella strada principale della città o sonnecchiano sotto lo zampillo della fontana pagana; eccoli ritornati gli splendidi efebi dell'Ellade, ecco i giuocatori olimpici e gli statici contemplatori delle nuvole, correre ignudi tra le rupi di ginestre e fichi d'India in cerca della loro Regina. 

Perché, dunque, o signori stranieri, voi fate le valigie proprio quando la immortale Grecia dalle forme impeccabili rivive su quest'altura di fuoco? [2]. Il vecchio e grande Gloeden, penetrato nella leggenda, rimane e felicemente suda, come Semidio che ama, non visto amare, con la febbre dello sguardo tanta bellezza; egli si nasconde fra i cespugli e sorprende col suo obbiettivo i figli dell'estate, che, dopo una corsa folle sulle tracce della Ninfa, in gruppi stanchi, si abbattono nelle oasi dell'ombra, così interpretando, inconsapevolmente nella tregua, il sogno degli scultori e dei pittori divini. 

*** 
Foto di Gloeden in tarda età
Una delle ultima foto di Gloeden, in tarda età. [Da: Nicolosi, I baroni di Taormina].
Grazie alla geniale passione artistica di Gloeden una eterna vita terrena vive il mondo pagano di questa terra. Il mito ellenico è tramontato per sempre, i suoi ruderi sono così scarsi da far pena; soltanto i fanciulli statuari rimangono e si rinnovano per una continua glorificazione dell'êra di Atene e di Sparta; e noi non ci saremmo accorti di loro, così goffi e deformi dentro la giubba di pesante velluto, se l'audace tedesco Gloeden non li avesse portati nella loro stupenda nudità in primo piano nella sua concezione arcaica della Sicilia. 

Ecco il motivo per cui egli si distingue tra gli artisti di Taormina, ecco il privilegio della sua estetica, che ci induce a parlare oggi di lui dinnanzi ad un così scelto pubblico che conosceva e ammirava un Gloeden ben diverso da quello che oggi io ho avuto il piacere di presentare, cioè a dire un semplice raccoglitore di nudi più o meno perfetti. 

*** 

Sono trascorsi parecchi anni da quando Gloeden, che era allora il più ricco signore di Taormina, dopo Guglielmo II, accoglieva nella sua villa principesca artisti celebri, e, perché il loro soggiorno alla riva del mare incantato fosse un sogno paradisiaco, non si preoccupava delle ingenti spese cui andava incontro ogni qualvolta un poeta insigne approdava nell'esiguo porto di Ulisse. 

Di questo passo andando, il tempo è trascorso e il denaro del magnanimo s'è fatto crescere le ali e ha preso il volo, come un sontuoso arcangelo bardato in oro zecchino. 

Ora Gloeden non è più ricco; parlando di lui, potremmo dirlo il povero Gloeden; i pranzi abbondanti e principeschi non si fanno più; egli vive da solitario e parco; coloro che vengono a dormire e a riposarsi qualche giorno sotto il suo tetto sono i fedeli, gli ammiratori, che non schivano il fumante piatto di lenticchie e la grandezza francescana. 

Non c'è tristezza in queste mie parole; ripeto ancora una volta che non m'interessa tutto quanto in Gloeden è stato materialismo, altro è il privilegio dell'arte del maestro tedesco ed io ve l'ho già detto in mezzo al mio discorso. 

L'arte gloedeniana è un mito stupendo che ha la sua origine in Teocrito; egli è Fidia, egli è Teocrito, egli è l'eterna bellezza ellenica che come aurora appare e tramonta allor che un genio s'annuncia e declina. 

Tomba di von Gloeden nel 2002 
La tomba di Wilhelm von Gloeden a Taormina,
fotografata nel 2002 da Malcom Gain.
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L'autore ringrazia fin d'ora chi vorrà aiutarlo a trovare immagini e ulteriori dati su persone, luoghi e fatti descritti in questa pagina, e chi gli segnalerà eventuali errori in essa contenuti.

 
Note 

[1] Da: Antonio Aniante [pseud. di Antonio Rapisarda], Venere ciprigna. Novelle, Roma, S. A. "Edizioni Tiber", 1929, pp. 23-29. 

Ringrazio Raimondo Biffi per la segnalazione, la scansione e l'invio del testo e dell'immagine del frontespizio. 

I neretti sono stati aggiunti da me. 

Questo malinconica testimonianza esalta Gloeden per avere saputo trarre un'immagina astratta, ideale, da una realtà che l'autore giudica ben poco poetica. 

Della fama di Gloeden parla al passato: nel 1929 egli era ormai passato di moda, ed anche il successo economico lo aveva abbandonato.  
Anche se va aggiunto, a smentita del quadretto di Aniante, che la ricchezza di Gloeden era crollata ben prima che egli iniziasse a fotografare, quando i beni di suo padre erano stati confiscati per motivi politici dal kaiser. Gloeden trasformò in mestiere un hobby (la fotografia) proprio per avere una fonte di reddito per mantenersi a Taormina. 

Comunque sia, è un dato di fatto che nel 1929 la fotografia di nudo maschile propendeva per un ideale di maschio iper-virile e guerresco, lontanissimo dal ragazzo rustico e sognante che era la creazione più riuscita di Gloeden. Il benessere che poteva garantirgli il suo lavoro non era ormai più lo stesso. 

[2] Anche se oggi parrà strano, prima degli anni Cinquanta le località turistiche mediterranee erano luoghi in cui i ricchi venivano a svernare. L'alta stagione era l'inverno, mentre l'estate, considerata troppa calda, era "bassa stagione". Solo con il turismo di massa del dopogierra la situzione s'inverte.  
Per questo Aniante presenta i turisti mentre fanno le valigie per andarsene da Taormina perché è arrivata l'estate.


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