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Genealogiae
deorum gentilium libri / Genealogia
degli dèi [1371-1374] [1]
Liber
IV, cap. 58.
De
aquilone seu Borea vento Astrei filio: et collaterali septentrionis qui
genuit Zethum Calaim et Arphalicem.
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[Libro
4, cap. 58].
AQUILONE
OVERO BOREA, figliuolo d'Astreo et congiunto di Settentrione, che generò
Cetho, Calai et Arphalice.
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Boreas seu
Aquilo ventus collateralis est Septentrionis, et natura sua habet nubes
dissipare et aquas ligare gelu (...). |
/p.
82r / BOREA overo Aquilone è vento congiunto di Settentrione [2],
et per sua natura può dissolvere le nubi et far gelar l'acque. (...) |
Ex
hoc plures dicuntur fabule.
Nam Servius
dicit eum amasse Yacintum puerum, qui etiam ab Apolline amabatur, et quoniam
cerneret amorem pueri in amorem Apollinis magis quam in se flecti, iratus
disco ludentem interemit. |
Di
costui si dicono molte favole, percioché [infatti]
Servio vuole ch'egli amasse il fanciullo
Hiacinto [nota: Giacinto], il quale
ancho era amato da Apollo; onde, perché vedeva il garzone
più inchinato ad [bendisposto verso] Apollo
che a sé, mosso ad ira lo amazzò [il
testo latino specifica che lo uccise mentre gareggiava con il disco (che
il vento di Borea deviò contro il ragazzo)]. |
(...)
A quibus
si corticem fabularum amoverimus, advertemus primo Boream Yacinthum,
qui flos est et ideo puer, quia nullus diu vivit flos, amare; |
(...)
Dalle quai
cose, se leveremo la corteccia delle favole, vedremo prima Borea haver
amato Hiacinto, qual [il quale] è un
fiore, et però [perciò] è
detto fanciullo perché nessun fiore lungamente non vive. |
| hac in forma,
quia forte flabat sepissime per prata plena yacintis, quasi visurus quos
diligebat, uti et nos crebro visuri vadimus quos amamus. |
L'amava poi
in questa forma, attento che forse spessissime fiate
[dato che moltissime volte] soffiava per prati pieni di Hiacinti,
come per veder quelli da lui amati [quasi per dimostrare
che li amava]; sì come ancho noi spesso andiamo a veder quelli
che amiamo. |
| Qui
Yacintus et ab Apolline, id est a sole, amabatur, nam et ipse productor
talium et spectator, amator etiam dicitur, et quia talium fotor est, et
ideo a Yacinto amari dicitur, |
Questo
Hiacinto era ancho amato da Apollo, cioè dal Sole, percioché
anch'egli, produttore et riguardatore di tai cose [chi
crea e protegge delle cose, ne...], è detto amatore; et perché
dà favore a quelli<,> fu detto esser amato da Hiacinto. |
| quia una
queque res id amare videtur, per quod ad esse deducitur et perseverat in
esse; nam flores et alia sole agente nascuntur et vivunt, quam diu vivunt. |
Attento [Dato]
che ancho ogni cosa pare che ami colui per lo quale è guidata all'essere
et continua nell'essere; onde i fiori et l'altre cose oprando il [grazie
all'azione del] Sole nascono et vivono quanto lungamente vivono. |
| A Borea
autem ideo occisus dicitur, quia Boreas horriditate sui flatus cuncta humore
privat atque desiccat. |
Viene poi detto
essere stato morto [ucciso] da Borea perché
Borea con la furia del suo soffiare priva tutte le cose d'humore, et le
disecca. |
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Frammento
di vaso del pittore greco Douris [480 a.C. circa]: il vento Zefiro,
nudo e in erezione, ha rapito in volo Giacinto e copula con lui fra le
gambe. Da Boardman, p.102.
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Liber
VI, cap. 4.
De Ganimede
Troy filio.
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[Libro
6, cap. 4].
GANIMEDE
FIGLIUOLO di Troio.
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Ganimedes
Troi regis fuit filius, speciosissimus adolescens, de quo sic Virgilius: |
/p.
107v/ GANIMEDE figliuolo di Troio [Troo]
fu bellissimo garzone, del quale così scrive
Virgilio: [Eneide, V 250-257]: |
Intextusque
puer frondosa regibus Yda
Veloces iaculo
cervos cursuque fatigat,
Acer, anelanti
similis; quem prepes ab Yda
Sublimen pedibus
rapuit Iovis armiger uncis;
Longevi palmas
nequicquam ad sydera tendunt
Custodes sevitque
canum latratus ad auras
etc. |
"Mentre
il fanciullo sopra il monte d'Ida
Cinto di
frondi il crin<,> coi dardi, e 'l corso
I cervi
turba; fu rapito in alto
Da l'armigero
uccel del sommo Giove,
Onde i vecchi
custodi del fanciullo
Alzano invan
le mani fino al cielo,
Et abbaiano
indarno in aria i cani"
[Nota:
traduzione moderna:
"Ganimede,
affannato e veloce, mentre di corsa
insegue
col giavellotto i cervi veloci
sull'Ida
frondoso, e dall'Ida, precipite
viene
ad artigliarlo e a rapirlo nell'alto del cielo
l'aquila,
alata ministra di Giove: i vecchi custodi
tendono
invano le mani disperate alle stelle,
s'accanisce
nell'aria il latrato dei cani",
ecc.
La traduzione moderna, è quella, anonima, online
su Biblio.net] |
| Ovidius
autem post Maronem dicit: |
<tutta
la parte che segue manca nel testo antico E dopo Virgilio, Ovidio disse: |
Rex
superum Frigii quondam Ganimedis amores
Arsit;
et inventum est aliquid, quod Iuppiter esse,
Quam
quod erat, mallet. Nulla tam alite verti
Dignatur,
nisi que poterat sua fulmina ferre.
Nec
mora, percusso mendacibus aere pennis
Accipit
Yliadem, qui nunc quoque pocula miscet,
Invitaque
Iovi nectar Iunone ministrat
etc. |
"Ci
fu una volta che il re degli dei, invaghito di Ganimede,
scovò
un essere, diverso da quel che lui era,
in
cui preferì mutarsi: un uccello. Ma fra tutti
accettò
d'essere solo quello in grado di reggere i suoi fulmini.
Detto
fatto, battendo l'aria con penne non sue, rapì
il
giovinetto della stirpe d'Ilo, che ancora gli riempie i calici
e
gli serve il nèttare, malgrado la stizza di Giunone",
etc.
[Ovidio,
Le
metamorfosi, X 1550-1560. La traduzione, è quella, anonima,
online
su Biblio.net]
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| Fabula
que de Ganimede narratur, satis bene percipi potest ex carminibus dictis,
hoc addito quod Aquarii signum factus sit. |
Dice
Ovidio che costui fu rapito in cielo et fatto coppier di Giove, et essere
il segno di Acquario. |
| Huius intentum
paucis iudicio suo Fulgentius explicat dicens: Iovis pugnantis navali certamine,
existentisque in navi, cuius aquila erat insigne, bellicam predam fuisse
Ganimedem. |
L'intento della
qual fittione con poche parole secondo il suo giudicio dichiara /p.
108r/ Fulgentio, dicendo che
Ganimede fu preda di guerra di Giove che guerreggiava in una battaglia
di mare, et si ritrovava in una nave la cui insegna era l'Aquila. |
| Eusebius
autem, in libro Temporum, non a Iove raptum, sed a Tantalo Frigie rege
dicit, quod scriptum asserit a Phandro poeta, et ob hoc ortum bellum inter
Troium et Tantalum; et hinc videtur frustrari superior fabula. |
Ma Eusebio
nel libro dei Tempi dice che non fu rapito da Giove, ma da Tantalo
Re di Phrigia; il che afferma essere stato scritto da Phandro poeta, et
che perciò nacque guerra tra Troio et Tantalo. Et di qui pare che
rendi vano il detto d'Ovidio [e ciò sembra
smentire completamente la narrazione di Ovidio]. |
Sane secundum
Leontium non frustratur.
Dicit enim
Tantalum ad Iovis Cretensis gratiam promerendam, quem impudicissimum cognoscebat,
sub signis aquile venantem, adolescentulum rapuisse, eumque Iovi dono dedisse. |
Nondimeno secondo
Leontio non è vano.
Dice egli Tantalo,
per acquistar la gratia di Giove Cretese, da lui conosciuto per impudicissimo,
sotto i segni [stemma, insegna] dell'aquila
haver rapito Ganimede che cacciava et haverlo donato a Giove; |
| Quod autem
deorum pincerna factus sit, ideo dictum est, quia inter celi ymagines figuratus
forsan ad suorum solatium eam esse dicunt, quam vocamus Aquarium, in quo
existente sole, terra maximis ymbribus irrigatur, quarum humidis vaporibus
sydera pasci non nulli voluere, et sic deorum pincerna factus est. |
che poi fosse
fatto pincerna degli dei ciò fu detto
perché, figurato tra l'imagini del cielo [inserito
fra le Costellazioni], forse per contento de' suoi dicono che è
quella da noi chiamata Acquario. Nel quale fermandosi il Sole, la Terra
viene bagnata da grandissime pioggie, dagli humidi vapori delle quali alcuni
hanno voluto le stelle nodrirsi [nutrirsi];
et così è fatto [stato immaginato]
coppieri <sic> degli dei. |
| Fuit autem
regnante Argivis Prito. |
Questi fu nel
tempo che Prito regnò in Argo. |
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Il ratto
di Ganimede dal celebre capitello della chiesa del La Madeleine a Vézelay
(sec. XII).
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Liber
XIII, cap. 17.
De
Cyparisso Thelephi filio.
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[Libro
13, cap. 17].
CIPARISSO
FIGLIUOLO di Thelepho.
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Cyparissus,
ut ait Lactantius, filius fuit Thelephi. |
/p.
231v/ Ciparisso secondo Lattantio
fu figlio di Thelepho. |
| Hunc,
dicit Servius, Silvanus silvarum deus amavit. |
Dice
Servio
che Silvano<,> Dio delle selve<,> amò costui; |
| Qui
cum haberet mansuetissimam cervam eamque summe diligeret, illam Silvanus
inadvertenter occidit, quam ob rem Cyparissus summe dolens mortuus est. |
il
quale havendo una mansuetissima Cerva da lui tenuta molto cara, quella
da Silvano inavertentemente li fu morta [gli fu uccisa],
di che Ciparisso per dolore se ne morì. |
| Silvanus
autem illum in arborem sui nominis vertit. |
Ma
Silvano poi il converse [convertì]
in un albero dell'istesso nome. |
| Huic fictioni
convenientia nominis, et quia continue gemat, dedere causam. |
A questa fittione
la conformità del nome, et perché di continuo geme, ha dato
materia [Il nome e la ragion d'essere di questa favola
è stata data dal fatto che il cipresso lacrima continuamente resina].
[Anche
Ciparisso è una divinità pre-ellenica (come rivela anche
qui il nome, che non è greco), di solito sincretisticamente messa
in relazione, anche d'amore, con Apollo. Boccaccio ha qui scelto la versione
romana, che lo mette invece in relazione con Silvano, il corrispondente
dio italico della vegetazione e dei boschi. |
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|
Giulio
Romano, Apollo e Ciparisso (dettaglio) [1530], disegno oggi a Stoccolma.
[fare link a commons]
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[3].
[4].
[5].
[6].
[7].
[8].
[9].
[10].
[11].
[12].
L'autore ringrazia
fin d'ora chi vorrà aiutarlo a trovare immagini e ulteriori dati
su persone, luoghi e fatti descritti in questa pagina, e chi gli segnalerà
eventuali errori in essa contenuti. |
Note
[1]
Il testo copiato da: Giovanni Boccaccio, Genealogie
(sic) deorum gentilium libri, Laterza, Bari 1951, 2 voll, vol.
1, p. 292. Online in formato
.pdf sul sito: Nachleben des antiken Mythos, ma visibile anche come
html attraverso
Google.
La traduzione
italiana è quella di: Geneologia degli Dei. I quindeci libri
di M. Giovanni Boccaccio ... tradotti et adornati per Messer Giuseppe
Betussi
da Bassano, Comino da Trino, Venezia 1547, online
su sito "Bivio".
Ho
usato la traduzione antica per il fascino di presentare accanto
due testi antichi, nonostante la fatica d'annotare l'italiano del
Betussi fosse pari a quella di tradurre ex novo il testo.
Quest'opera
è una sorta d'enciclopedia della mitologia grecoromana, compilata
scrupolosamente dal Boccaccio sulla base dei mitografi antichi, e
corredata da una sua interpretazione allegorica in genere evemeristica
(cioè che riduceva il dato divino del mito religioso pagano ad avvenimenti
umani). L'opera ebbe un enorme successo di pubblico ed una un'influenza
duratura.
[2]
Borea o Aquilone o Tramontana è detto il vento
freddo che viene dal nord. Era anche divinità pagana, e come tale
è discusso qui.
L'interpretazione
di Boccaccio, paradossalmente, ha un fondo di verità: Giacinto
è una divinità pre-ellenica (lo rivela il nome, che non è
greco) della vegetazione, che muore e rinasce. Dai greci fu sincretisticamente
sottomessa, nei loro miti, ad Apollo, che è sia il Sole, sia il
dio dell'iniziazione adulta che guida la morte del bambino e la sua rinascita
come maschio adulto. Sul tema si veda Bernard Sérgent, ____ ______
[3].
[4].
[5].
[6].
[7].
[8].
[9].
[10].
[11].
[12].
VI
4: Rapito in cielo, Ganimede fu trasformato nel segno zodiacale dell'Acquario
(cfr IGINO).
Fulgenzio
ed Eusebio però spiegano evemeristicamente il suo rapimento come
opera di una legione o una nave la cui insegna era un'aquila. Eusebio poi
lo dice rapito non da Giove ma da Tantalo, e ciò pare smentire la
storia narrata fin qui.
Ma
Leonzio [ignoro chi sia] dice che Tantalo, la cui insegna era un'aquila,
rapì l'adolescente e lo donò Giove che ne fece il suo
coppiere e lo trasformò nell'Acquario.
Non
sono riuscito a trovare la fonte delle tre ultime affermazioni; la prima
è secondo Boccaccio tratta dal Liber temporum [che sia il
Chronicon eusebianum?] ma è anche nell'apologia di _________, la
terza è presa da Paolo Orosio, che riprende da Fanocle ("Phandria"
per Bocaccio).
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