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Stephen Webb, Se l'Universo brulica di alieni... dove sono tutti quanti?, Sironi, Milano 2009 [2002].
 
Copertina di ''Se l'Universo brulica di alieni...'', di Stephen Webb.

[Saggio]

Recensione di Giovanni Dall'Orto


Come scrivere un saggio sul "Principio Antropico" senza farlo notare. Né pesare.

Il fatto che questo libro su un tema assolutamente astruso sia arrivato alla terza edizione, mostra come la divulgazione scientifica un suo pubblico ce l'abbia... se solo riesce a perdere la maledetta abitudine italiana di credere che ciò che non annoia il lettore non è vera cultura.
Questo libro non vi annoierà, e se è per questo non vi chiederà neppure d'essere adepti dei culti degli Ufo o raeliani, e nemmeno, onta suprema, d'essere appassionati di fantascienza (anche se, a dire il vero, qui esserlo aiuta).

Dietro la domanda sbarazzina del titolo (che però viene da uno scienziato del massimo calibro come Enrico Fermi) si cela infatti una riflessione rigorosissima sull'origine della Vita, e soprattutto sul cosiddetto Principio Antropico, che è il vero tema (occulto) del saggio: una di quelle robe che a metterle nel titolo avrebbero ammazzato le vendite prima ancora di uscire dalla tipografia. Invece, messa com'è messa, la cosa è perfettamente digeribile per tutti.


L'autore organizza il suo discorso attorno a 50 possibili risposte. Il numero tondo denuncia subito il carattere "artificiale" della costruzione, che serve fondamentalmente a dare ordine a una materia piuttosto vasta organizzandola in aree tematiche, o se preferite pillole di dimensioni abbastanza piccole per andare giù senza strozzare nessuno.
Ogni pillola sviscera un aspetto scientifico diverso, alcuni dei quali strettamente connessi al problema posto nel titolo ("Esistono e stanno comunicando, ma noi non siamo capaci di riconoscere il segnale come tale"; "Non abbiamo ascoltato abbastanza a lungo") oppure molto lontani, e più legati al discorso più ampio dell'origine della Vita (gli extraterrestri non esistono perché: "La transizione da procarioti e eucarioti non avviene spesso" - "La tettonica a zolle è un fenomeno raro" - "Le ecosfere continue sono troppo sottili" - "La Luna è un unicum"...).
E ovviamente, per ogni risposta è necessario spiegare i concetti sottesi, e così senza accorgercene ci si trova a discutere del ruolo della tettonica a zolle o della Luna sull'evoluzione della vita così come l'ha conosciuta la Terra.
Affascinante.

L'autore, che è palesemente un appassionato di fantascienza (il Senso del Cosmico ce l'ha!) alleggerisce la narrazione mescolando alle ipotesi più serie alcune ipotesi spiritose e perfino strampalate (ma trattate con impeccabile approccio scientifico) che sono di casa in questo genere letterario: "Gli alieni non esistono perché sono stati sterminati da berseker", cioè macchinari da guerra sfuggiti al controllo dei creatori, oppure: "Esistono e... siamo noi!".
Questa mescolanza tra serio e faceto riesce a impacchettare una quantità di nozioni scientifiche di tutto rispetto, che il lettore manda giù senza accorgersene, come i bimbi a cui si dice "guarda l'uccellino che vola!" per distrarli e approfittarne per far loro ingollare le pappine più disgustose che la razza umana sia mai riuscita a escogitare. E anche qui: "Guarda il berseker che vola!"... e béccati questa digressione sulla possibilità teorica della "intelligenza artificiale".


La conclusione che dà l'autore, dopo la sua cavalcata tra le ipotesi scientifiche, è che lui personalmente crede che gli alieni non ci hanno mai contattato perché non esistono. La vita autocosciente (che, si noti, non è la stessa cosa della "la vita in sé", che invece potrebbe essere comunissima, ma sotto forma di fanghiglie rosse abbarbicate alle rocce di millanta pianeti alieni) è un evento troppo raro, troppo straordinario, soggetto a casi troppo bizzarri per essere comune.
Tuttavia, la quantità degli elementi esaminati nel libro garantisce che le rispose apodittiche non siano possibili. Le probabilità che la sequenza di eventi necessari alla nascita non solo della vita, ma anche dell'intelligenza, è talmente improbabile da essere in pratica nulla.
Eppure abbiamo le prove del fatto che almeno una volta questa impossibilità è diventata realtà. Perché allora non due? Già, perché no?


Questo libro mi ha provocato spesso le vertigini, perché ragionare sulle grandezze cosmiche, e sulle scale temporali di miliardi di anni, fa sempre l'effetto di ricordare che razza di minuscole formiche noi siamo in questo smisurato Universo.
La concatenazione dei ragionamenti dell'autore fa anche nascere il dubbio che la risposta ai "perché" che ci poniamo sia fuori dalla portata delle nostre menti come lo sarebbe per una formica capire cosa sia un computer. Non è che sia impossibile spiegare cosa sia, è solo che in quel cervello lì la spiegazione non entrerà mai. Forse la risposta a "Chi ha creato Dio?" (incidentalmente: Dio è la spiegazione numero 8) esiste, solo che noi non siamo in grado di capirla. E a leggere questo volume, il dubbio torna con una frequenza decisamente fastidiosa.

Oltre a ciò, alcune delle speculazioni scientifiche del volume mi hanno convinto del fatto che a certi scienziati manchi non una, ma una serie completa di rotelle, tuttavia  altre sono di una tale selvaggia bellezza da far venire voglia che siano vere.
Andate a vedere da soli a pagina 85 cosa significhi che: "Un universo con parametri che permettano la formazione di buchi neri genera una prole capace di produrre a sua volta buchi neri".
Totalmente folle, ma il solo essere obbligato a ragionare sul cosa voglia dire mi fa friccicare il cervello, costringendomi a sprofondare in queste vertigini. E il naufragar m'è dolce in questo mare.


Il libro, scritto da un fisico, è accessibile a chiunque ami il pensiero scientifico persino nel caso che sia, come lo sono io, un negato totale per la matematica.
È un ottimo lavoro di divulgazione, che per essere apprezzato richiede soltanto un lettore che alzando la testa verso le stelle si sia chiesto almeno una volta non solo cosa siano, ma anche "perché" siano.
Certo, ammetto che resterebbe deluso chi lo leggesse perché crede negli Ufo e sta cercando la prova della loro esistenza (su cui il libro non ha nulla da dire, ne a favore né contro).
Questo perché si troverebbe di fronte a un libro che alla fin fine non è davvero interessato a rispondere alla domanda: "Perché mai gli Ufo non dovrebbero esistere?", ma solo a quella, che per me è infinitamente più intrigante, "Perché mai esistiamo noi?".

Se la domanda appassiona anche voi, questo libro non vi deluderà.


 
 
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