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Warren Fahy, Fragment, Cairoeditore, Milano 2009 [2009].
 
Copertina di ''Fragment'', di Warren Fahy.

[Romanzo di fantascienza]

Recensione di Giovanni Dall'Orto


Dopo Jurassic Park, questo. Che non è niente male, niente male...

Ecco qui un diligente imitatore di Michael Crichton e del suo Jurassic Park.
Un imitatore che dal punto di vista narrativo è meno bravo (diciamocelo: i personaggi sono macchiette, totalmente prevedibili nei comportamenti e nelle reazioni, al 100% in linea con i personaggi dei film hollywodiani: non fanno mai la scelta più logica ma sempre quella di maggiore impatto drammatico, per quanto cretina sia).

In compenso Fahy risulta decisamente più arrapante di Crichton dal punto di vista dell'invenzione scientifica, che è più audace e molto più spinta verso gli estremi consentiti alla fantasia. Al punto da inventare una linea evolutiva completamente diversa da quella che ha dato origine alla vita sulla Terra come la conosciamo oggi (per fare un esempio banale, gli animali di questo romanzo usano il rame anziché il ferro per trasportare l'ossigeno nel sangue, quindi hanno sangue bluastro... esattamente come lo hanno nella nostra realtà le aragoste o le cicale di mare).


Fahy applica la "formula Crichton" per costruire il bestseller in modo molto diligente e fin troppo pedissequo.
C'è assolutamente tutto: dallo scienziato un po' filosofo ma brillante che fa lezioni di biologia alle masse, all'individuo losco e addirittura assassino che blatera di ecologismo di maniera ma non capisce il vero carattere della Natura ("rossa su zanne e artigli") e tanto peggio per lui, alle scene d'inseguimento o salvataggio già pensate visivamente per un blockbuster hollywoodiano.
Soprattutto quest'ultimo aspetto è fastidioso, dato che spesso sembra di leggere una sceneggiatura già bell'e pronta per la trasposizione sullo schermo.

Il finale, poi, più che da un libro sembra tratto da un videogame "sparatutto" incrociato con un libro di favole, ed oltrepassa il confine tra il "molto inverosimile" e il "francamente puerile".
Ciliegina sulla torta, non manca neppure la catastrofe finale che inghiotte la pericolosa isola dopo centinaia di milioni di anni: roba da Jules Verne o Salgàri. Uff!


E fin qui i limiti.
Sull'altro piatto della bilancia, però, il libro è riscattato da questa invenzione narrativa d'una fauna evolutasi in modo totalmente separato per centinaia di milioni d'anni. E qui, signori, è fascino puro, degno della migliore fantascienza quando racconta la scoperta di forme di vita su pianeti alieni.

Certo, l'autore deve fare qualche strappo alla scienza, per rendere più interessante il racconto. Le piccole isole (e quella qui immaginata è larga appena tre chilometri) sono infatti pessimi habitat per specie troppo aggressivamente predatrici (come quelle qui descritte, tutte quante macchine assassine degne d'un romanzo horror), per il semplice motivo che portano all'estinzione le loro prede.
La limitatezza delle risorse incoraggia poi al nanismo (come nei celebri elefanti nani di Malta), e non certo al gigantismo. Insomma, da un punto di vista ecologico quest'isola non sta in piedi.
Ma chissenefrega. Questa è fanta-trattino-scienza, e non un trattato di Stephen Jay Gould.

Fahy immagina un'ecologia nella quale o la "fauna di Ediacara" o più probabilmente "di Burgess" (a cui il testè citato Gould ha dedicato La vita meravigliosa, libro d'interesse strabiliante) abbia avuto il modo d'evolversi al riparo dagli sconvolgimenti che la portarono alla quasi totale estinzione nel resto del mondo.

E qui sta il problema. Se v'interessate di biologia ed evoluzionismo, i fantastici e a tratti geniali balzi della fantasia di Fahy risulteranno assolutamente irresistibili.
Le sue specie animali sono fortemente aliene (e letterariamente discendono proprio da Alien), eppure sono i frutti possibili di svolte evolutive che avrebbero potuto essere, ma che eventi spesso casuali hanno impedito.
Il gusto sta nei dettagli minuziosi immaginati dall'autore, che ha creato un vero e proprio regno animale e un'ecologia fin qui inesistenti.

Se però le vostre conoscenze d'evoluzionismo si fermano ai dinosauri che inseguono le jeep in Jurassic Park, inevitabilmente una parte del gusto del libro andrà perduta.
Ma non scoraggiatevi. Dopo tutto, questa è fantascienza, e i lettori di fantascienza godono nel conoscere forme di vita aliena, anche quando non conoscono le teorie scientifiche a partire dalle quali l'autore le ha create.


Nonostante il prezzo non popolarissimo ( 18,5) penso che se avete amato il romanzo di Crichton amerete anche questo, e non penserete di avere sprecato i vostri soldi.
A una condizione, però: non chiedere al libro altro che sano intrattenimento, condito al più da una vena di divulgazione scientifica che a mio parere non guasta mai.
Quest'opera risulta infatti un buon prodotto d'intrattenimento, anche se secondo me non "spacca" come Jurassic Park, forse perché Crichton era riuscito a rendere potabile la sua ennesima isola popolata da dinosauri con l'introduzione del tema della clonazione, mentre Fahy per ravvivare il cliché letterario frusto punta sul concetto di "evoluzione alternativa"... che non è che sia proprio fra i dieci temi più dibattuti sulle chat, diciamo...


Concludo con una nota sulla traduzione. Anche qui gli editori strozzini che prendono per la gola i traduttori generano mostri, che poi nessun redattore rivedrà, pieni di rese italiane balenghe: a volte semplicemente bizzarre (come la "pirite" che per una traduzione pedissequa del suo nome popolare americano diventa "l'oro degli stupidi"), ma a volte francamente da morir dal ridere, come quando parlando della monogamia fra gli animali lo struzzo (ostrich) diventa un'"ostrica monogama" (p. 179).
Certo, mamma struzzo non avrebbe voluto che da grande suo figlio facesse l'ostrica ma, avrà pensato il traduttore, in questi tempi di precariato occorre sapersi adattare a fare di tutto... Anche l'ostrica... visto che a fare lo struzzo ci pensa già l'editore.


 
 
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