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Jasper Fforde, Il caso Jane Eyre, Marcos y Marcos, Milano 2006 [2001].
Jasper Fforde, Persi in un buon libro, Marcos y Marcos, Milano 2007 [2002].
Jasper Fforde, Il pozzo delle trame perdute, Marcos y Marcos, Milano 2007 [2003].
Jasper Fforde, C'è del marcio, Marcos y Marcos, Milano 2008 [2004].
Jasper Fforde, First among sequels, Hodder paperback, 2008 [2007].
Jasper Fforde, One of our Thursdays is missing, Hodder and Stoughton, 2011 [2010].
 
Copertina di: Jasper Fforde, ''Il caso Jane Eyre''.Copertina di Jasper Fforde, ''Persi in un buon libro''Copertina di Jasper Fforde, ''Il pozzo delle trame perdute''Copertina di ''C' del marcio'', di Jasper Fforde.
Copertina di Jasper Fforde, ''First among sequels''Copertina di Jasper Fforde, ''One of our Thursdays is missing''

[Romanzo di fantascienza]

Recensione di Giovanni Dall'Orto


A tutti gli orfani di Harry Potter: ecco un ciclo che sazierà la vostra fame!

Sì, lo so, una recensione unica per sei volumi fa di me il recensore più pigro della galassia. Però. Avreste forse preferito sei recensioni che dicessero tutte la stessa cosa, ossia che figata pazzesca (sto esprimendomi come mia innocente nipote di 12 anni, quindi non sono volgare...) sono questi volumi del ciclo di Thursday Next? No, vero? Quindi sono solo il recensore più carino della galassia. E magari anche due.

Mi sono imbattuto nel primo volume della serie per caso, nel corso della mia ricerca di fantascienza dalle qualità letterarie mainstream, dopo aver già incontrato opere stupende come L'anno dei dodici inverni di Tullio Avoledo o La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo di Audrey Niffenegger. E qui ho trovato quel che cercavo, ed anche di più.
Basti dire che io non sono solo il recensore più pigro della Galassia centrale, ma anche il lettore più pigro eccetera: se un'opera esiste in italiano, non vedo nessun motivo per leggermela in inglese. Specie poi se abbonda di giochi di parole come questa. E se esiste la speranza che venga tradotta, io aspetto che arrivi la traduzione.
In questo caso invece no, ho dovuto schizzare su Amazon.uk quando sono finite le "dosi" in italiano per rifornirmi im-me-dia-ta-men-te dei volumi non tradotti. L'idea di aspettare che l'editore traducesse mi era semplicemente in-tol-le-ra-bi-le.
(E a proposito, dopo avere avuto a che fare con il testo inglese - che per fortuna non è difficile, però zeppo di giochi di parole e doppi sensi, sì), i miei complimenti ai traduttori italiani, che hanno fatto un gran bel lavoro dopo aver sudato - immagino - non sette ma dodici camicie).



 
L'idea del ciclo è molto semplice e banale: metaletteratura, if you know what I mean.
L'eroina (e mentre scrivo questa parola inizio a capire perché i romanzi di Fforde provochino dipendenza fisica) vive in un universo parallelo, che è pienamente fantascientifico.
Ci sono i viaggi nel tempo e siamo in piena ucronia (all'inizio del ciclo l'Inghilterra della fine del XX secolo è impegnata negli strascichi secolari della... guerra di Crimea, dopo che non è mai apparso un Wellington in grado di sconfiggere Napoleone, che infatti ha trionfato; il Galles è una Repubblica sovietica; non esistono aeroplani ma solo aerostati) nonché distopica (un'insaziabile multinazionale, che esce pari pari da 1984, cerca di prendere il controllo dell'intero mondo "reale", e potendo anche di quello letterario).
Però al tempo stesso la fantascienza di Fforde è nettamente sbilanciata nella direzione della letteratura fantastica in senso lato, e per quanto io ami la fanta-scienza, gliene sono grato, perché la sua fantasia non riesce a stare confinata in un genere solo, e brucia un genere letterario via l'altro man mano che si va avanti con la serie.


La finzione su cui si regge il ciclo è che la narrativa è un mondo parallelo, fisicamente esistente, nel quale ad ogni lettura da parte di un lettore del "mondo reale" corrisponde una messa in scena in cui i personaggi di quel mondo recitano i ruoli che lo scrittore ha assegnato loro, come su un palcoscenico.
Per funzionare questo mondo ha le sue istituzioni, i suoi archivi, i suoi tribunali, le sue scuole, la sua polizia, che veglia affinché non venga perpetrato il più grave di tutti i crimini immaginabili in questo mondo: cambiare la trama assegnata dal Creatore!

La protagonista Thursday Next ("Giovedì Prossimo") è un'agente speciale del "nostro" mondo "reale", il cui lavoro è impedire che vengano alterate le trame e le caratteristiche dei libri, dato che nell'universo parallelo in cui vive lei è possibile per le persone del mondo reale entrare nei romanzi, ed ai personaggi dei romanzi uscire nel mondo reale (e far danni). A un certo punto scopre di possedere anche lei il dono - inatteso - di poter entrare ed uscire nel e dal mondo della letteratura, diventando in breve un prezioso "braccio destro" dei suoi omologhi del mondo letterario.

Su questa base Fforde ha scritto prima quattro romanzi decidendo di fermarsi lì (e in effetti qui si ferma la traduzione italiana), poi, sfuggito per un pelo al linciaggio dei lettori, ha proseguito con First among sequels (che potremmo tradurre come Primus inter sequels), ed ora è al sesto volume... in prosecuzione.

Non si reggono sei volumi senza annoiare i gentili lettori se non si gode d'una fantasia straordinaria e della capacità di rinnovare di continuo le caratteristiche della narrazione. Fforde, per fortuna sua e nostra, queste caratteristiche le ha.


La sua formula è creare "romanzi sui romanzi", e questa non è che sia 'sta gran novità visto che esiste già perfino la parola "metaletteratura" per definire questo hobby, però Fforde gioca su tre piani: il nostro reale, il "reale" del romanzo (che per noi è il fantastico) e il "fantastico" del "reale" del romanzo. Prevedibilmente Fforde si diverte come un matto a mescolare continuamente i piani della narrazione, arrivando a introdurre, in uno dei volumi, una scena in cui la protagonista spiega a un personaggio letterario la differenza tra realtà e narrativa, dopo la caduta d'una cassaforte che per un pelo non l'ha uccisa. Se fossimo in un romanzo, spiega, nel capitolo venti scopriremmo che la caduta di questa cassaforte conteneva elementi e indizi necessari a fare proseguire la narrazione: invece nella realtà le cose succedono senza nessuna ragione, semplicemente perché accadono. E nel capitolo venti, immancabilmente, si scopre che la caduta della cassaforte conteneva elementi e indizi necessari a far proseguire la narrazione...
Oppure succede che nel "fantastico" del "mondo reale" del romanzo si trovino elementi che sono quelli del mondo reale in cui viviamo noi lettori... che ci troviamo quindi nella situazione di chi vive nella fantasia della fantasia... È il vecchio gioco dell'uomo che sogna di essere una farfalla che dormendo sogna di essere un uomo! Vecchio sì, però se lo si sa usare, è ancora come nuovo...

Fforde ha anche il dono dell'umorismo, e riesce a rendere leggero il suo gioco intellettualistico facendone una narrazione divertente per tutti, anche per coloro che non siano particolarmente versati nella letteratura inglese dell'Ottocento (cioè, in Italia, tutti), sui cui si basa buona parte della vicenda.
Le sue "trovate" a getto continuo sono esilaranti: ad esempio laddove la narrazione s'interrompe all'improvviso con l'inserimento di note a piè di pagina, che costituiscono una specie di "telefono" per messaggi urgenti da parte degli altri personaggi. O laddove il primo figlio di Next, nato all'interno d'un romanzo dove la protagonista s'è rifugiata alla ricerca di quiete, quando pronuncia le prime parole si esprime in "Lorem ipsum dolore", il linguaggio inventato che da secoli chi lavora nell'editoria usa come riempitivo quando deve mostrare quale aspetto grafico avrà un'impaginazione. Per chi lo abbia, come me, usato per banale lavoro, vederlo trasformato in materiale letterario (il materiale letterario più improbabile del mondo!) è semplicemente esilarante.

Fforde non si fossilizza mai su un'invenzione, ognuna delle quali dura per un romanzo o due per poi sparire ed essere sostituita da un'altra, a volte con un po' di dispiacere del lettore. Le trovate si susseguono quindi a getto continuo, e questo conta, ma conta ancora più il fatto che anziché mostrare un progressivo esaurimento della vena e l'impaccio di tenere a mente tutto quanto aveva creato fin lì, Fforde riparte ogni volta con nuove, robuste, potenti invenzioni, di modo che la sequenza di romanzi mantiene il medesimo livello quantitativo dall'uno all'altro, ed anzi semmai tende a migliorare man mano che i dettagli del suo mondo si vanno affinando.
Personalmente ho amato un po' meno l'ultimo della serie (per ora) ma solo perché si svolge in gran parte nel solo mondo della narrativa (la "vera" Next è stata ferita in un attentato, e così il personaggio letterario dei romanzi di Thursday Next (!!) deve arrabattarsi per capire che fine abbia fatto), mentre a me divertiva in particolare la continua interazione fra i livelli narrativi, però ho letto in Rete giudizi che dicono che il sesto è in assoluto il romanzo più bello della serie. E "De gustibus non est sputacchiandum", come direbbe dottamente Silvio Berlusconi.


Accennavo poco sopra al fatto che un'infarinatura sui "Classici" inglesi che si studiano (o per meglio dire subiscono) a scuola non è indispensabile, però certo aiuta a capire meglio la sottigliezza e l'ironia dei romanzi di Fforde. Per puro caso, poco prima d'imbattermi nel primo romanzo della serie, Il caso Jane Eyre, ero andato al cinema a vedere Jane Eyre, mosso dalla pura e semplice intenzione di sapere almeno la trama di un "classico" britannico che non ho la minima intenzione di sciropparmi in forma cartacea per migliorare la mia cultura. Gli amici che ho trascinato con me al cinema mi han maledetto, è vero, però gli dèi di Fforde m'hanno premiato perché, conoscendo la trama di Jane Eyre ho potuto notare meglio i cambiamenti e le variazioni sul tema che Fforde aveva introdotto (in pratica, nel mondo di Next, la trama che conosciamo noi è il risultato di una catastrofe causata da Next stessa combattendo contro il super-Cattivo: ha dato fuoco al palazzo e sconvolto la trama edificante (e banale) che nel "suo" mondo era quella "giusta". Per questo crimine Next verrà processata e passerà più d'un guaio, ma i lettori del mondo reale - noi! - sembrano gradire di più Jane Eyre nella versione da lei "sabotata").

Mi permetto perciò di suggerire di perdere tre minuti per andarsi a leggere la trama di Orgoglio e pregiudizio o di Cime tempestose su Wikipedia quando appaiono in questo ciclo: è sufficiente un'infarinatura generica sulla trama, giusto per sapere chi è chi, perché il godimento della vicenda aumenti considerevolmente.
Ciononostante, se anche voi siete pigri come me, il ciclo di Fforde funziona lo stesso anche senza conoscere una cippa di questi romanzi: Fforde ha la capacità di scrivere su più livelli contemporaneamente, in modo da poter essere gustato sia dal ragazzino che dal suo professore. Però ricordate che, se non conoscete gli oggetti della sua satira, leggerlo sarà come vedere in bianco e nero un film a colori: la trama funziona lo stesso, sì... però volete mettere la differenza?


A mio parere il legame con i "classici" britannici è in effetti il vero limite per cui il ciclo di Fforde (che non ha assolutamente nulla da invidiare a quello di Harry Potter, anzi semmai è più ricco, narrativamente parlando, e più stimolante) ha avuto un enorme successo nei paesi anglosassoni, mentre da noi è una conoscenza un po' esoterica per cerchie limitate. Io stesso, se non fosse stato per la mia ricerca del Santo Graal della fantascienza letteraria, non ci sarei mai inciampato.

Purtroppo questo limite non è interamente voluto. Da un lato, effettivamente, se Fforde fosse stato italiano, la Next si muoverebbe all'interno dei Promessi Sposi o dei Sei personaggi in cerca d'autore, o dei Malavoglia, e ciò in effetti lo renderebbe molto più gustoso per noi lettori italiani.
Dall'altro lato però, come ha scritto chiaramente Fforde sul suo sito/blog, il romanziere incontra seri ostacoli nell'ottenere i permessi per utilizzare (il che vuol dire: maltrattare!) i personaggi creati da autori che non siano morti da almeno settanta anni (cioè quelli che probabilmente conosciamo anche noi, come Harry Potter, per esempio) per via delle leggi sulla proprietà intellettuale. Così, desideroso di usare i Morlock de La macchina del tempo di H. G. Wells, ha scoperto che Wells è morto da meno di settant'anni, e siccome gli eredi hanno detto di no, ha dovuto farne a meno.
Se queste sono le premesse, il resto si capisce da sé.
Però Fforde, da umorista qual è, si diverte perfino su questo e gioca sugli aspetti assurdi della situazione: per esempio a più riprese viene annunciato che Harry Potter apparirà a un incontro, o parteciperà a una riunione, ma ogni volta non riesce a intervenire per "problemi contrattuali" e di esclusiva con la sua casa editrice... tanto che finisce per sembrare più un carcerato che una star...

Poco male però, perché Fforde ha sufficiente fantasia per creare "letterature parallele" per conto suo. Magari non può usare i personaggi di Asimov, ma il suo "imperatore Zhark", il cattivissimo tiranno che per hobby stermina le popolazioni di interi pianeti per ridurre in schiavitù i superstiti, è una divertente satira degli eccessi della fantascienza più "andante", che esagera in stereotipi e in trame scontate e ripetitive.
E siccome siamo in un metaromanzo, quando perfino l'autore del ciclo di romanzi di Zhark si stufa della routine di questo ciclo e decide di farlo morire, sarà ridotto a più miti consigli con  le minacce partite dal mondo della narrativa...
Ed alla fine il cattivissimo imperatore-macchietta finisce per risultarci simpatico! In fondo non è cattivo: lo disegnano così!


Anche le situazioni in cui Fforde sbatte i suoi personaggi sono esilaranti. Per esempio la protagonista si vedrà punire dalla multinazionale a cui ha assestato un bel colpo, e che per vendicarsi userà il viaggio nel tempo per impedire che sia salvato da un incidente il bambino che da adulto sarebbe diventato suo marito. Che così non risulterà essere mai esistito in quanto adulto, e soprattutto in quanto suo marito. Ma per via dei paradossi temporali, non solo a Next rimane la memoria del marito, nonostante per il resto del mondo egli non sia mai esistito, ma risulta pure incinta di lui, che non esiste. Per cui Next dovrà lottare, ed a lungo, prima di riuscire a fare cancellare la cancellazione del marito...
Medesima sorte aveva avuto suo padre, che ribellandosi alla pattuglia temporale era stato "cancellato" dalla realtà (nemmeno lui risulta mai nato), ma che essendosi rifugiato per tempo fuori dal tempo, continua ad apparire nei momenti più impensati e spesso fuori sequenza (si presenta oggi per sapere il risultato di qualcosa che avrebbe chiesto alla figlia solo l'indomani).
Nella famiglia sono altrettanto assurdi ed esilaranti la nonna - che sembra onnisciente (e in effetti lo è, perché...) - con il suo ridicolo vestito (che ha una ragione d'essere molto inattesa), lo zio inventore, palese caricatura delle caricature dello "scienziato pazzo" dei romanzi di fantascienza e dei fumetti (una specie di Archimede Pitagorico al cubo), il fratello gay ministro d'un culto sincretistico folle quanto tutto il resto, la madre totalmente negata per la cucina...

Le situazioni reggono il confronto con il tasso medio d'improbabilità del ciclo - che è deliberatamente molto alto. La Next si troverà a un certo punto a dover combattere contro il personaggio che la interpreta nel... ciclo dei romanzi di Thursday Next, che è stato "abbellito" per "romanzare" la realtà, facendo di lei una tipa affamata di sesso e dalla pistola facile (e che cercherà di prendere il suo posto nel mondo reale!).
Thursday riesce ad ottenere che il romanzo successivo la metta in luce diversa. Ma la seconda Thursday è un disastro totale: tutta "pace e amore", abbraccia gli alberi per sentirne le vibrazioni vitali, e durante i tentativi di assassinio della vera Next riesce solo ad invitare gli assassini alla pace e all'amore. Col risultato che il romanzo di cui è protagonista non viene letto da nessuno e farà una fine... che scoprirete leggendovi il ciclo.
O ancora: una fra i cattivi del ciclo, capace di manipolare la memoria, si vendicherà della sconfitta inflittale da Next convincendola di avere una figlia che non ha, e facendo sì che lo dimentichi nel giro di pochi minuti ogni volta che marito e figli veri riescono a farglielo capire. Anche questo "tormentone" accumula gag esilaranti.
E poi, appunto, ci sono le gag. Molto British, per carità: a volte talmente sottili da essere evanescenti (nel primo romanzo il padre della Next la tormenta con domande su un personaggio certamente ignoto a tutti, un certo Arthur Wellesley, che lui sospetta essere un personaggio-chiave, ucciso in passato dei Servizi temporali  francesi, e che in effetti a noi è noto solo con il titolo conferitogli dopo che ebbe sconfitto Napoleone: duca di Wellington). Però le gag ci sono, e sono azzeccatissime. Per dirne una, io ho riso per un bel po' quando, alla descrizione della mostra d'arte organizzata dal fratello di Next per beneficenza, appare un modellino di fiammifero costruito con schegge della cattedrale di Westminster... O uno strumento musicale preso a martellate fino ad appiattirlo: chi lo compra lascia detto che se non lo trovassero in casa al momento della consegna, lo facciano scivolare sotto la porta...
Ok, è un po' Monty Python, o piace o non piace... però a me piace.

So però - e il solo pensiero mi scandalizza - che a qualcuno potrebbe addirittura non piacere. Per questo, caro Stefano, se stai leggendo queste righe, sappi che col cavolo ti lascerò in eredità la mia biblioteca di fantascienza, dopo che ti ho fatto leggere il primo volume di questo ciclo e mi hai detto che non ti faceva ridere. Per la testa quadrata e pedestre che hai dimostrato di avere, al massimo potrai avere i dizionari e i libri di cucina. E se insisti, solo il ricettario tascabile di Lisa Biondi per cucinare in 15' con la pentola a pressione, che oltrettutto è l'unico che io abbia mai usato in vita mia, e quindi è pure tutto macchiato.
Mi spiace, ma te la sei voluta tu.


Quanto a voi che mi state leggendo, cosa cavolo state ancora perdendo tempo a leggere queste righe! Sciò, sciò, filate a comprarvi il primo volume! Perché qui, altro che Harry Potter! Qui c'è tutto un mondo da scoprire! Anzi, tre!

(O meglio, tre, se ammettiamo che io e voi non siamo solo personaggi di un altro Romanzo che qualcun altro sta leggendo mentre noi recitiamo le nostre parti... naturalmente).


 
 
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