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Massimo Mongai e Alberto Panicucci (a cura di), Guida galattica dei gourmet, Robin, Roma 2008.
 
Copertina di ''Il terminale uomo''.
 

 [Antologia di fantascienza]

Recensione di Giovanni Dall'Orto


Una maionese né riuscita né impazzita.

Invitare un gruppo di amici a condividere il personaggio che s'è creato, come ha fatto Massimo Mongai col suo Rudy Turturro, cuoco d'astronavi, è molto carino ed altruista e a volte (come in una memorabile antologia su personaggi creati ad hoc da Isaac Asimov) dà risultati eccellenti.

Occorre però che l'autore originale non sia stato troppo vulcanico nei volumi precedenti, perché fare di meglio con limiti narrativi non scelti da sé può dare risultati frustranti... E questo è purtroppo il caso del presente volume.

Queste nuove avventure di Turturro sono un esperimento riuscito a metà.
In parte gli autori si dimostrano all'altezza della sfida (anche se il racconto meglio riuscito è a mio parere "Uova di bazzone al ristorante Slofud", scritto - ma guarda tu il caso!, da Massimo Mongai!).
In parte invece fanno "impazzire" la maionese, in particolare laddove utilizzano gli aspetti "goliardici" del personaggio, che in certi trattamenti diventa semplicemente pecoreccio, rivelando quanto incredibile maschilismo alligni ancora nella testa dei maschi italiani. Lasciata libera la loro fantasia, le situazioni che ne risultano sono francamente ripugnanti. Per esempio laddove Turturro rinuncia a denunciare un assassinio ricattando le due criminali affinché gli facciano da schiave sessuali per tutto il resto del viaggio. Se doveva essere una spiritosaggine, m'è sfuggita la parte che faceva ridere.
E tralascio qui gli stereotipi omofobi di Leo Sorge e i suoi "ricchioni maledetti" (p. 123), di cui parlerò in altra sede. Sconsolante.

Chi ha amato i precedenti volumi di Mongai saprà insomma apprezzare anche questo, a patto però di accettare un certo scadimento della qualità pur di vedere ancora all'opera Rudy (che peraltro in un racconto viene ucciso e mangiato: Riposi In Pace).

A tratti alcune invenzioni (come la trascrizione fonetica inglese dei nomi italiani o romaneschi di pianeti e persone) di Mongai sono riprese con troppo zelo, al punto da risultare stucchevoli, ma in fondo sono stato io a volere che mi fosse servita un'ulteriore porzione di Turturro, quindi non posso certo lamentarmi se poi il sapore si ripete...
È solo, diciamola così, che alla terza porzione la pasta rimasta s'è ormai raffreddata, e occorre riscaldarla.
E la pasta, si sa, è come l'amore: "se si raffredda si può riscaldare... ma non è più la stessa cosa".

Insomma, questo è un libro che si lascia leggere con ragionevole piacere: non vincerà il Nobel per la letteratura, però in compenso, complessivamente, non annoia (quasi).

Certo che se Mongai si decidesse a scriverne un altro lui....


 
 
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