Da: Diario fiorentino
dal 1450 al 1516 [1450-1516] [1]
.
|
14 dicembre 1494.
|
14 dicembre 1494.
|
/ p. 92 / E a dì detto, frate
Girolamo molto s'affaticava in pergamo, che Firenze pigliassi
una buona forma di governo, e predicava in
Santa Maria del Fiore ogni giorno; |
E nel giorno detto, fra'
Girolamo <Savonarola> s'affaticò molto a predicare,
perché
Firenze si desse una buona forma di governo, e predicava a
Santa Maria del Fiore ogni giorno, |
| e questa mattina, che
fu in domenica, predicò.[2],
e
non volle donne, ma uomini; e volle e Signori, che non rimase se none
el Gonfaloniere e uno de' Signori in Palagio;
e fuvi tutti gli Uficj di Firenze: |
e questa mattina, che era
domenica, predicò [2],
e non ammise donne alla predica, ma solo uomini, e volle le autorità,
al punto che al Palazzo della SIgnoria non rimase nessuno se non il Gonfaloniere
e uno dei Signori di Palagio, e furono presenti tutte le autorità
di Firenze. |
|
|
Il Savonarola mentre predica. Illustrazione dal suo Compendio di rivelazione [1495].
|
|
22 dicembre 1494.
|
22 dicembre 1494.
|
/ p. 94 / E in questo dì, vinsono in Palagio
molte cose: |
E in data odierna furono
approvate nel Palazzo <della Signoria>
molte cose: |
| Chi ammazzava non potessi
mai tornare a Firenze: |
che gli assassini <contumaci>
non potessero mai più tornare a Firenze, |
| e sopra el vizio inominabile,
una
leggie che chi
fussi trovato la prima volta, stessi in gogna; la seconda, fussi suggiellatoalla
colonna.[3];
la
terza, fussi arso; |
e, relativamente al vizio
innominabile, una
legge che diceva che chi
fosse scoperto la prima volta, fosse messo alla gogna; la seconda, fosse
bollato a fuoco presso la
colonna <di Mercato nuovo>.[3],
la terza, fosse bruciato, |
| e più altre leggi,
con ordine tutte del Frate. |
e altre leggi ancora, tutte
su disposizione del Frate <Girolamo Savonarola>. |

|
7 febbraio 1495
[more florentino] [4].
|
7 febbraio 1496.
|
/ pp. 123 - 124 / E a dì 7 di febraio 1495, e fanciugli
levorono di capo una veliera
a una fanciulla e fuvvi scandolo di sua giente, nella Via de' Martegli.
E questo fu perch'e fanciugli avevano avuto animo di frate Girolamo, che
dovessino correggiere le disoneste portature e' giucatori, per modochè
quando si diceva: Ecco e fanciugli del Frate, ogni giucatore, quantunche
bravo fussi, ogniuno si fuggiva, e le donne andavano con ogni onestà. |
E in data 7 febbraio 1496,
i ragazzi strapparono dalla testa a una ragazza l'acconciatura, in via
de' Martelli, e la sua famiglia ne fece uno scandalo. E questo avvenne
perché i ragazzi erano stati incoraggiati da frate Girolamo perché
correggessero i vestiti disonesti e i giocatori, di modo che quando si
diceva "Ecco i ragazzi del Frate", ogni giocatore, per quanto
coraggioso fosse, fuggiva, e le donne giravano vestite in modo assolutamente
onesto [5]. |
Erano venuti
in tanta reverenzia e fanciugli che ognuno si guardava delle cose disoneste
e massimamente
del vizio inominabile.
Non si sarebbe sentito
ragionare di tal cosa nè da' giovani nè da' vecchi in questo
santo tenpo; ma fu piccolo. |
I ragazzi erano diventati
talmente rispettati che ognuno si asteneva dalle cose disoneste, e in massimo
grado dal vizio innominabile.
Non si sarebbe sentito discutere
di tale argomento né dai giovani né dai vecchi in questo
santo periodo, ma durò poco. |
| Ànno
potuto più e tristi ch' e buoni. Sia laldato Idio da poi ch' i'
vidi quel piccolo tenpo santo. Onde i' priego Iddio che ce lo renda quel
santo vivere e pudico. |
Hanno
potuto di più i cattivi che i buoni. Sia lodato Dio perché
mi permise di vedere quel breve periodo santo. Perciò prego Dio
che ce la ridia, quella vita santa e pudica. |
| E
che sia stato un tenpo benedetto, vedi e pensa bene le cose che si feciono
in tal tenpo. |
E
sul fatto che sia stato un periodo benedetto, vedi e considera bene le
cose che si fecero in quel periodo. |
 |
|
Un "falò delle vanità " (distruzione di oggetti di lusso) da parte dei seguaci del Savonarola, in un'incisione ottocentesca.
|
|
23 luglio 1497.
|
23 luglio 1497.
|
/ p. 155 / E a dì 23 di luglio 1497, fu preso un prete
ch'uficiava in Santa
Maria Maggiore, dagli
Otto,
el quale confessò avere tamburato [6]
frate Girolamo e frate Domenico e tutti Frati di San
Marco, com'erono
soddomiti, per certi isdegni e passioni. |
E il 23 luglio 1497 fu arrestato
dagli Otto
<di Guardia e Balia> un prete che officiava in Santa
Maria Maggiore, che confessò di avere denunciato anonimamente
fra' Girolamo e frate Domenico e tutti i frati di San
Marco, dicendo che erano sodomiti, a causa di certi suoi rancori
e passioni. |
| E
questa mattina fu mandato dagli Otto a rendere loro la fama. |
E
questa mattina fu mandato dagli Otto a ristabilire la loro reputazione. |
| E
andò in su 'n uno pergamo posto in sulle scalee di Santa
Maria del Fiore, in sulla Piazza, apoggiato al canpanile,
e in presenzia di tutto 'l popolo disse avere detto le bugie, e confessò
pubricamento avere errato. |
E
salì su un pulpito posto sulla scalinata di santa Maria del Fiore,
verso la piazza, appoggiato al campanile, e in presenza di tutto il popolo
disse di aver detto le bugie, e confessò pubblicamente di avere
errato. |
| E
di poi nondimeno gli Otto lo mandorono alle Stinche
e in gabbia. |
E
ciononostante gli Otto lo incarcerarono alle Stinche
e lo misero alla berlina. |

|
29 dicembre 1502.
|
29 dicembre 1502.
|
/ p. 251 / E a dì 29 di dicembre 1502, fu riformato
certe
sante
leggi
contro al vizio innominabile e contro alla bestemmia; e altre
buone leggi. |
E il 29 dicembre 1502 furono
riformate certe sante leggi
contro il vizio innominabile e contro la bestemmie, ed altre buone
leggi. |
| E
feciono che quando non fussino conosciute o punite dagli Otto o Conservadori,
in tal caso si debba andare innanzi e' Signori
e Collegi e Dodici.[7]. |
E
stabilirono che quando questi reati non fossero scoperti o puniti dagli
Otto o dai Conservadori, in tal caso si debba andare davanti
ai Signori e ai Collegi e ai Dodici [7]. |

|
17 marzo 1505 [more
florentino].[4].
|
17 marzo 1506.
|
/ p. ___/ E a dì 17 di marzo 1505, gli Otto dettono
bando della testa a uno ch' aveva fatto questa sceleranza, e furono più,
se non compariva, e quali ebbono animo a minacciare un padre se non dava
loro el figliuolo. |
E in data 17 di marzo 1506,
gli Otto condannarono a morte, se non si fosse costituito,
uno che aveva compiuto questo atto scellerato assieme a dei complici, cioè
che osarono minacciare un padre per farsi consegnare il figliolo. |
| Non
altrimenti feciono e giovani di Soddoma
a Lotto, che chiedevano gli angeli a Lotto. |
Non
si comportarono in modo diverso i giovani di Sodoma
con Lot, quando gli chiesero di consegnargli gli angeli. |
| E
anche a questo meriterebbono quel medesimo che seguitò loro [8]. |
Ed
anche costoro meriterebbero quello che avvenne agli abitanti di Sodoma. |
| Mal
volentieri n'ò fatto ricordo, perch' è 'l vizio innominabile.
Dio mi perdoni! |
L'ho
annotato malvolentieri, perché si tratta del vizio innominabile.
Dio me ne perdoni! |
|
|
Impiccagione e rogo del Savonarola in piazza della Signoria. Incisione ottocentesca.
|
|
4 giugno 1508.
|
4 giugno 1508.
|
/ p. 286 / E a dì 4 di giugno 1508, ci venne un Cardinale
legato
ch'andava a Bologna. |
E in data 4 giugno 1508 venne
un cardinale legato
che andava a Bologna. |
| E
in questi dì fu disposto el Podestà di Firenze, e toltogli
l'uficio, per certe cattività che gli aveva fatto. |
E
in questi giorni fu deposto il Podestà di Firenze, e gli fu tolta
la carica, per certe azioni malvage che aveva compiuto. |

|
28 ottobre 1509.
|
28 ottobre 1509.
|
/
pp. 298-299 / E a dì 28 di ottobre 1509, ci fu come
in Gostantinopoli era stati tremuoti sì grandi ch'avevano rovinato
quattromila case ed eravi morto settemila persone,
(...) |
E in data 28 ottobre 1509
si seppe che a Costantinopoli c'era stato un terremoto talmente grave che
aveva fatto crollare quattromila case ed aveva fatto morire settemila persone.
(...) |
| E
'l Turco si partì di quivi e andossene in Bursia:
la qual cosa non fu più sentita, e, secondo la buona giente, era
segno a' Cristiani e al Santo Padre di dovere muoversi a conquistare tutto
il Levante. |
Il
sultano se ne andò da lì e andò a Bursa,
la qual cosa non si era mai sentita prima e, secondo la buona gente, era
un segno mandato ai cristiani e al papa per muoversi e conquistare tutto
il Medio Oriente. |
| Ma
il nimico della umana natura aveva ordinato loro e ordito una altra tela
in Italia, per e nostri peccati, e perchè non è venuto ancora
la plenitudine del tenpo; perchè bisognia prima purgare la malizia
de' cattivi cristiani, de' tanti infedeli cristiani bestemmiatori, adulteri,
involti
nel vizio innominabile, micidiali sanza ignuno timore dello onnipotente
Iddio, che non si curano di guastare le creature sue nè penson mai
che si è fatti da lui. |
Ma
il diavolo, nemico della natura umana, aveva ordito un'altra tresca in
Italia, per causa dei nostri peccati, e perché la pienezza dei tempi
non è ancora arrivata, perché prima occorre che si purghi
la malvagità dei cattivi cristiani, dei tanti infedeli cristiani
bestemmiatori, adulteri, avvoltolati nel vizio innominabile, assassini
senza alcun timore dell'onnipotente Dio, che non si curano se fanno del
male alle sue creature né pensano mai al fatto che siamo stati creati
da lui. |
L'autore ringrazia fin d'ora chi vorrà aiutarlo a trovare immagini e ulteriori dati su persone, luoghi e fatti descritti in questa pagina, e chi gli segnalerà eventuali errori in essa contenuti. |
Note
[1] Il testo da: Luca Landucci, Diario fiorentino dal 1450 al 1516, Sansoni, Firenze 1883 (ristampa: Sansoni, Firenze 1985), così come digitalizzato e messo online dal sito "Biblioteca italiana".
L'autore è, come appare evidente dai suoi giudizi, un fervente cristiano, sostenitore del Savonarola.
Su questo periodo cfr. Michael Rocke, Forbidden friendships. Homosexuality and male culture in Renaissance Florence, Oxford University Press, Oxford e New York 1996.
(su cui l'articolata recensione online di Paul Varnell, Forbidden friendships in Florence, sull'Independent Gay Forum), e Romano Canosa, Storia di una grande paura
La sodomia a Firenze e a Venezia nel Quattrocento, Feltinelli, Milano 1991. Entrambi discutono degli avvenimenti descritti in questo diario, compresa la politica del Savonarola rispetto alla sodomia.
[2] La predica ci è stata conservata: Girolamo Savonarola (1452-1498), Prediche sopra Aggeo, Belardetti, Roma 1965, predica XIII (terza domenica d'Avvento 1494, p. 220): Savonarola vi chiede alle autorità una legge per lapidare e bruciare "senza misericordia" i sodomiti.
Da qui l'esclusione delle donne.
[3] Uno dei luoghi tradizionali delle esecuzioni capitali a Firenze.
La colonna esiste ancora, su un lato di Piazza della Repubblica.
[4] L'anno fiorentino iniziava il primo d'aprile, data non a caso rimasta nella tradizione come "vagamente" festiva.
[5] Savonarola aveva organizzato alcune bande d'adolescenti teppistelli facendone dei santi adolescenti teppistelli cristiani, che giravano per la città a far rispettare le regole di quella che a suo parere costituiva la decenza. Landucci dice che tutti li rispettavano, ma da un punto di vista meno partigiano del suo si direbbe che tutti avessero semmai paura di tali santi attaccabrighe e della loro santa violenza teppistica.
[6] "Tamburare" indica specificamente l'azione d'imbucare una denuncia nell'apposita cassetta pubblica ("tamburo") per le denunce contro i sodomiti.
Per evitare calunnie, le denunce, per essere valide, potevano essere segrete, ma non anonime (questo è il reato del prete arrestato, che quindi anziché denunziatore risulta solo calunniatore).
Questo metodo permise la celebrazione di letteralmente migliaia di processi per sodomia a Firenze nel XV secolo, anche in virtù delle pene che fino al Savonarola furono decisamente miti (semplici multe), per cui chi denunciava lo faceva a cuor leggero sapendo di non stare infliggendo una condanna a morte a un conoscente o parente o collega, che magari voleva semplicemente "correggere".
[7] In realtà l'aspetto più rilevante della riforma, che qui non è neppure nominato, fu la soppressione della magistratura degli "Uffiziali di notte", che fin lì aveva avuto la competenza della repressione del reato di sodomia, ma la cui esistenza creava scandalo.
Il fatto che solo Firenze (e Lucca) avesse una magistratura apposta per giudicare i sodomiti, poteva infatti far pensare, come lamentano diversi documenti dell'epoca, che a Firenze la sodomia fosse un problema particolare, rispetto alle altre nazioni italiane.
In realtà Firenze aveva semplicemente adottato fin lì una strategia opposta rispetto agli altri stati, che si basavano su punizioni rarissime (qualche caso all'anno, talvolta una, o due, o tre) ma gravissime (pena di morte).
All'opposto, Firenze puntò su una punizione relativamente lieve, ma asfissiante e capillare: decine e decine di condanne all'anno: Rocke ha calcolato che in certi periodi il 10% della popolazione fiorentina fosse stata condannata per atti sessuali fra maschi almeno una volta nella vita. Se i dati di Kinsey valgono anche per quest'epoca, c'è da pensare che in quei periodi praticamente tutti gli omosessuali (oltre a un tot di ragazzi che "sperimentavano" o si prostituivano) saranno stati "pizzicati" almeno una volta.
Sarebbe interessante, a mio parere, discutere su quale delle due strategie fosse più efficace.
Resta il fatto che quella fiorentina aveva lo svantaggio di rendere evidente la presenza capillare del desiderio omosessuale nella società, che invece si preferiva fosse nascosta, invisibile e "innominabile", e fu pertanto abbandonata.
[8] Cioè il rogo.
[9] A quanto pare Landucci considera alla lettera "innominabile" la sodomia.
Il caso che tratta qui con tanta reticenza è infatti quello di Pierlodovico de' Saraceni, per l'appunto podestà di Firenze, condannato nel 1508 per aver sodomizzato un ragazzo e una donna, e per aver stuprato un'altra donna (su queste imputazioni cfr. Michael Rocke, Op. cit., pp. 293-294, nota 58).
|