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L'omosessualità nell'opera di 
Luciano di Samosata (120-dopo 180 d.C.): 
una bibliografia
 
a cura di: Giovanni Dall'Orto

Lo stile frizzante ed elegante ha valso a Luciano di Samosàta (che nella sua critica a tutto e tutti esprime più la crisi dei valori tradizionali che una proposta alternativa ad essi) il raro privilegio di far giungere fino a noi l'intero corpus degli scritti, con in sovrappiù alcune operette di imitatori.

Negli scritti di Luciano l'omosessualità appare spesso, trattata ora con il tono asciutto d'una descrizione di una realtà quotidiana delineata dal vero, ora con il tono paludato di chi condanna un fenomeno inaccettabile alla morale e alla filosofia dell'epoca, ora con la complicità ammiccante con cui si descrive una piacevolezza forse proibita dalla morale, ma innocua e praticata dai più.

Propongo qui due indici delle sue opere: uno latino-italiano (le opere di Luciano per consuetudine si citano col titolo latino) e uno bibliografico.
 

1 - indice latino-italiano dei titoli delle -opere di 
Luciano di Samosata

Adversus indoctus. Vedi: Contro un ignorante.
Alexander. Vedi: Alessandro.
Amores. Vedi: [Luciano apocrifo], Questioni d'amore.
Apologia pro mercede conductis. Vedi: Apologia di quelli che stanno coi signori.
Asinus. Vedi: Lucio, o l'asino.
Bis accusatus. Vedi: L'accusato di due accuse.
Calumniae non temere credendum. Vedi: Di non credere facilmente alla calunnia.
Cataplus. Vedi: Il tragitto, o il tiranno.
Charidemus. Vedi: [Luciano apocrifo], Caridemo.
Convivium. Vedi: Il banchetto o i lapiti.
Cynicus. Vedi: Il cinico.
De domo. Vedi: Di una sala.
De mercede conductis. Vedi: Di quelli che stanno coi signori.
De morte Peregrini. Vedi: Della morte di Peregrino.
De parasito. Vedi: Del parassito.
De saltatione. Vedi: Del ballo.
De Syria dea. Vedi: Della dea Siria.
Dearum iudicium. Vedi: Il giudizio delle dee.
Demonax. Vedi: Vita di Demonatte.
Deorum concilium. Vedi: Il parlamento degli dèi.
Dialogi deorum. Vedi: Dialoghi degli dèi.
Dialogi mortuorum. Vedi: Dialoghi dei morti.
Dialogi meretricii. Vedi: Dialoghi delle cortigiane.
Epistulae saturnales. Vedi: I saturnali.
Eunuchus. Vedi: L'eunuco.
Fugitivi. Vedi: I fuggitivi.
Gallus. Vedi: Il sogno, o il gallo.
Icaromenippus. Vedi: Icaromenippo.
Imagines. Vedi: Le immagini.
Iuppiter confutatus. Vedi: Giove confutato.
Iuppiter tragoedus. Vedi: Giove tragedo.
Lexiphanes. Vedi: Lessifane.
Lucius. Vedi: Lucio, o l'asino.
Meretrices. Vedi: Dialogi meretricii.
Navigium. Vedi: Il naviglio.
Nigrinus. Vedi: Nigrino.
Peregrinus. Vedi: Della morte di Peregrino.
Phalaris I. Vedi: Falaride.
Philopatris. Vedilo come: [Luciano apocrifo], L'amico della patria.
Piscator. Vedi: Il pescatore.
Pseudologista. Vedi: Il conto senza l'oste.
Quomodo historia conscribenda sit. Vedi: Del modo di scrivere la storia.
Revivescentes sive piscator. Vedi: Il pescatore.
Rhetorum praeceptor. Vedi: Il precettore dei rétori.
Saltatio. Vedi: Del ballo.
Saturnalia. Vedi: I saturnali.
Symposium. Vedi: Il banchetto o i lapiti.
Timon. Vedi: Timone.
Tyrannicida. Vedi: Il tirannicida.
Tyrannus sive cataplus. Vedi: Il tragitto, o il tiranno.
Verae historiae. Vedi: Una storia vera.
Vitarum auctio. Vedi: Vendita di vite all'incanto.


 
2 - indice dei passi a tema omosessuale -nell'opera
di Luciano di Samosata

L'accusato di due accuse, o i tribunali [Dìs kategoroùmenos; Bis accusatus] [ca. 163/165 d.C.], in: DE, pp. 653-670.
Vedi il par.:

  • 28 (pp. 667-668): accusato da Filosofia e Retorica per averle "tradite" entrambe, e portato davanti a un simbolico tribunale, Luciano è accusato in sovrappiù di essersi messo ad amoreggiare col Dialogo, che pure ha la barba ed è più vecchio di lui. È per costui che ha lasciato la Retorica, moglie legittima!

Alessandro o il falso profeta [Alexàndros è pseudòmantis; Alexander] [dopo 180 d.C.], in: DE, pp. 413-434. Anche come: -Alessandro o il falso profeta, Adelphi, Milano s.d. (ma ca. 1992).
Scritto per sbugiardare il "profeta" Alessandro abonotichita. Vedi i parr.: 

  • 5-6 (p. 415 dell'edizione DE): Alessandro da giovane si era prostituto;
  • 41-42 (p. 427): egli proibiva agli altri di andare a letto coi ragazzini, però lui lo faceva, e permetteva solo ai ragazzi di meno di diciotto anni di baciarlo sulla bocca;
  • 50 (p. 430): una volta aveva pronunciato un ridicolo oracolo secondo cui il servo "disonorato" da un presente, stava per vendetta "disonorando" la di lui moglie.

L'amico della patria, o l'iniziato [Filòpatris è didaskòmenos, Philopatris] [ca. 969 d.C.]. In: DE, pp. 991-1004.
Pastiche di temi lucianeschi, opera sicuramente apocrifa, di epoca medievale. Vedi il capitolo:

  • 4 (p. 994): c'è da vergognarsi anche solo a nominare certi aspetti di Giove, quali il suo amore per Ganimede e la sua gravidanza!

Gli amori. Vedi: Luciano di Samosata apocrifo, Questioni d'amore.


Apologia di quelli che stanno coi signori [Apologhìa; Apologia pro mercede conductis], in: DE, pp. 253- 259.
Vedi i parr.:


Il banchetto o i lapiti[Sumpòsion è Lapìthai, Symposium], in: DE pp. 917-930.
Filosofi a un banchetto: probabile, spassosa satira dei Deipnosofistai di Ateneo di Naucrati. Si vedano i  parr.:

  • 15 (p. 921): Cleodemo intreccia sorrisi con il coppiere (che ricambia), e quando gli rende la coppa assieme gli dà  anche una moneta, che però cade per sbaglio a terra, cosicché i vicini si accorgono del maneggio. L'ospite, intuìta la situazione, con presenza di spirito manda via alla chetichella il coppiere e mette discretamente un cameriere/sorvegliante dietro a Cleodemo, soffocando lo scandalo sul nascere;
  • 26-29 (pp. 924-25): Etimoclete, non invitato per un malinteso, si vendica mandando una lettera da leggere durante il banchetto, nella quale rivela che Dìfilo, il precettore del figlio dell'ospite, ha una relazione col ragazzo. I due, presenti, con la loro aria smarrita sembrano confermare l'accusa. Dopo un po', discretamente, anche il figlio viene allontanato dalla sala;
  • 32 (p. 925): Zenotemi accusa Cleodemo di avere subìto sodomia come punizione per essere stato scoperto in flagrante adulterio;
  • 39 (p. 928): Jone afferma che sarebbe meglio non sposarsi mai e amare i ragazzi, seguendo Platone e Socrate, perché solo così si può essere perfetti nella virtù. Tuttavia il matrimonio è... necessario.

Caridemo, o della bellezza, [Charìdemos è perì kàllous; Charidemus], in: DE, pp. 1005-1015.
Opera apocrifa, di secolo ignoto, in elogio della Bellezza. Vedi i parr.:

  • 4-5 (p. 1007): a un convito è presente il giovane e bellissimo Cleonimo, della cui bellezza tutti parlano incantati. Si decide allora di dedicarsi a una discussione sulla bellezza;
  • 7 (p. 1008): fu la bellezza del pastore Ganimede che spinse Giove a rapirlo; 
  • 9 (p. 1008): gli dèi condivisero la stessa passione di Giove: ad esempio Nettuno amò Pelope, Apollo Giacinto, Mercurio Cadmo;
  • 23 (pp. 1013-1014): tutti vorremmo compiacere i belli, e si preferisce obbedire a un bello che comandare ad uno non bello. Gli altri beni saziano, la bellezza mai;

  • 26-27 (p. 1014): solo i brutti noi li chiamiamo "turpi" (aischroùs). E solo coloro che  subiscono il dominio della bellezza noi ammiriamo, e li chiamiamo galanti.



Il cinico [Kunikòs, Cynicus] [secc. II/IV d.C.], in: DE, pp. 973-980.
Secondo alcuni commentatori, questo testo sarebbe apocrifo, opera di un filosofo Cinico intenzionato a difendere la sua scuola filosofica dalle accuse di Luciano e metterla in buona luce. Si vedano i parr.:

  • 10: quante cose gli uomini fanno e subiscono (poioùsi te kài pàschousin) per soddisfare la loro brama sessuale?;
  • 17 (pp. 978-979): un filosofo Cinico ha bisogno solo di un mantellaccio, mentre gli altri si vestono con vestiti simili a quelli dei cinedi [4], e si profumano come cinedi;

  • 19 (p. 979): i malakòi (effeminati)-[5], prosegue il filosofo, appena mi vedono cambiano strada.

Il conto senza l'oste, o del giorno infausto, contro Timarco[6], [Pseudologhistés, Pseudologista], in: DE, pp. 789-800.
Violenta invettiva contro un presuntuoso saccente. Vedi i parr.:

  • 17-19 (pp. 794-795): è infausto incontrare per strada un cinedo [4], e questo è quello che sei tu, che fosti già l'amante di un "tristo soldato";
  • 20-22 (pp. 795-796): la fama dei tuoi lavori di bocca è viva in tutta l'Asia Minore, ed anche ad Alessandria ti facesti cogliere sul fatto e cacciare. Superi in ciò le stesse femmine!
  • 25 (p. 797): la tua lingua è ridotta a fare "l'uso della mano";
  • 27-28 (pp. 797-798): in Siria fosti detto per le tue imprese "Rododafne", e altri soprannomi altrove alludono ai tuoi gusti di succhiatore di membri virili. Tra gli altri quello di "Ciclope", per il tuo stare a bocca aperta a farti infilzare da un palo. 

  • Una donna ha rifiutato di sposarti dicendo: "Non voglio un uomo che ha bisogno dell'uomo";
  • 31 (pp. 799-800): Luciano incita la sua vittima a desistere dai suoi vizi.

Contro un ignorante che comprava molti libri [Pròs tòn apàideuton kài pollà biblìa onoùmenon; Adversus indoctum] [ca. 170 d.C.], in: DE, pp. 767-778. Anche come: -Contro un bibliomane ignorante, Sellerio, Palermo 1995 (testo greco e traduzione italiana).
Vedi i parr.:

  • 2 (p. 768 edizione DE): a che servono i libri a un ignorante come te, che non puoi goderne più di quanto un cieco possa godere della bellezza di un amante? (paidikà);
  • 22-27 (pp. 775-777):  Credi che se anche un cinedo si vestisse come Ercole di una pelle di leone la gente non lo riconoscerebbe per quello che è dal modo di camminare, dalla voce, dal modo di vestirsi? 

  • È più facile nascondere cinque elefanti sotto un'ascella che un cinedo! E tu credi di nascondere la tua vita notturna nascondendola dietro ai tuoi libri? Ma ti sveleranno comunque quei segni che voi cinedi avete, nel modo di fare.
    Vendi perciò i libri, e lìmitati a comprare schiavi, che a te piacciono ben cresciuti. È meglio che tu spenda in schiavi, piuttosto che essere costretto a chiamare per quel tuo vizio persone libere, che quando se ne vanno da casa tua, se non le paghi bene, raccontano ai quattro venti cosa avete fatto assieme. 
    Così successe ieri con un cinedo che usciva da casa tua, con il quale io mi sdegnai per le cose che raccontava di te.
    Del resto, avendo tanti libri, quali leggi? Quelli di Platone, Antistene, Archiloco, Ipponatte? O l'orazione di Eschine contro Timarco? O Aristofane ed Eupoli, specie il dramma I Bapti[7]Ma allora con che animo leggi libri come questi? 

Del ballo [Perì orchéseos; De saltatione] [ca. 162/165 d.C.], in: DE, pp. 435-454.
Vedi i parr.:

  • 2 (p. 436): Cratone giudica indegno lo spettacolo di un uomo effeminato che ballando in teatro rappresenta, con gesti e vesti lascive, una donnetta: è cosa da schiavi;
  • 28 (p. 443): il suo antagonista Licino gli risponde che allora anche gli attori comici e tragici si vestono da donna, e molto più che nella danza.

Del modo di scrivere la storia, [Pòs dèi istorìan suggràfein; Quomodo historia conscribenda sit] [ca. 165 d.C.], in: DE, pp. 327-347. Anche: Come si deve scrivere la storia, Liguori, Napoli 2001 (testo greco e traduzione italiana).
Vedi il par.:

  • 9 (p. 331 edizione DE): se la storia oltre che vera sarà bella, sarà meglio, perché attirerà più innamorati, ma deve essere in primo luogo utile.  Nello stesso modo il bell'atleta Alceo di Mileto, dopo aver lottato con il bruttissimo ma formidabile campione Nicostrato d'Isidoto ne divenne l'eromenos (amato), come raccontano.

Del parassito, ossia che la parassitica è un'arte [Perì parasìtou òti téchne e parasitikè, De parasito], in: DE, pp. 671-691.
Discorso buffo e paradossale che ha per tema la nobiltà del mestiere di... farsi mantenere dagli altri. Vedi i parr.:

  • 43: Socrate passava il tempo in palestra a chiacchierare coi ragazzi, cosa che gli pareva migliore del fare la guerra contro gli spartani;
  • 48: Aristogitone non era forse "parassito" di Armodio-[8]? Anzi non ne era anche amante? Infatti è ragionevole che i mantenuti siano anche amanti di chi li mantiene.

Della dea Siria [Perì tès Surìes theoù; De Syria dea], in: DE, pp. 931-948.
Relazione del tutto seria e perfino credulona, e quindi con ogni probabilità apocrifa, sul tempio e i miracoli della dea Atagartide a Ieropoli di Siria. È un documento importante sulla natura e il significato religioso dei galloi-[9], uno dei pochi documenti antichi che ne parlano senza intenti denigratori o derisori. Per una traduzione inglese fare clic qui
Si vedano i  parr.:

  • 15 (p. 936): parla dei galli che si castrano e fungono da sacerdoti della dea;
  • 22 (p. 939): le donne s'innamorano dei galli ed i galli impazziscono per le donne, e nessuno ne ha gelosia, ma tutti ritengono che sia una cosa sacra. 

  • Quest'annotazione di costume è preziosa smentita a fronte dell'assioma di quegli scrittori antichi, pagani e cristiani, che davano per scontato che al vestiario femminile dei galli corrispondesse automaticamente una tendenza omosessuale;
  • 26-27 (p. 941): dopo aver raccontato una storiella su un certo Combabo, che si era castrato da sé, dice che la sua statua è ancora nel tempio, con figura di donna e veste d'uomo [fare clic qui per una statuetta di Ur-Nanshé, assinnu, da Mari, del ca. 2500 a.C.]

  • La castrazione dei galli ebbe inizio quando i suoi amici lo imitarono perché non si sentisse solo nel suo gesto. E le vesti femminili si spiegano col fatto che una donna si era uccisa perché s'era innamorata di Combabo, vestito da uomo, e aveva saputo che era un eunuco
    Combabo, addolorato, iniziò allora a vestirsi da donna perché il fatto non si ripetesse, e come lui fecero i suoi successori;
  • 51-63 (pp. 946-47): racconta la cerimonia in cui i galli si castrano pubblicamente.
Sacerdote di Agatartis di epoca romana
Sacerdote romano di Agatartis / Agatartide. Roma, Musei capitolini.


Della morte di Peregrino [Perì tès Peregrìnou teleutès; De morte Peregrini] [ca. 167 d.C.], in: DE, pp. 875-887.
Pamphlet contro il fanatismo, scritto in occasione del plateale suicidio del filosofo Cinico-cristiano Peregrino. Vedi i parr.:

  • 9 (p. 877): da giovane a Peregrino fu ficcato un rapanello nell'ano come punizione di un adulterio, dopodiché stuprò un ragazzo;
  • 43 (pp. 886-887): quando viaggiava si teneva sempre con sé un bel ragazzino.

Di non credere facilmente alla calunnia [Perì toù mè ra(i)dìos pistéuein diabolè(i); Calumniae non temere credendum], in: DE, pp. 779-788 .
Vedi i parr.:

  • 1 (p. 779): la calunnia mette il figlio contro il genitore, l'amante contro l'amato;
  • 17 (p. 785): aneddoti sugli onori esagerati tributati da Alessandro Magno dopo la morte dell'amato Efestione.

Di quelli che stanno coi signori [Perì tòn epì misthò(i) sunònton; De mercede conductis, Apologia de mercede conductis], in: DE, pp. 233-251.
Vedi i parr.:

  • 7 (p. 237): chi si mette al servizio di un potente è come l'innamorato di un ragazzetto scaltro, che promette e lo incoraggia per tenere viva la fiamma, ma non concede mai nulla, neppure un bacio, perché sa che "godimento spegne amore";
  • 12 (p. 239): chi si mette a servizio si espone all'invidia e alla maldicenza di molti, e di lui si dirà che è un adultero o un pederasta;
  • 15 (p. 240): il potente fa spiare dagli schiavi se tu per caso da lontano guardi spesso i suoi figli e sua moglie;
  • 27 (p. 246): avrà molti dispiaceri, specie quando vedrà che più di lui conta un bel ragazzetto, un ballerino o un cantante. E come competere con costoro, che nascondono su di sé lettere d'amore?
  • 29 (p. 246-247): e se il suo padrone ha bei figli, e lui non è alieno dall'amore, il pericolo che corre è grave;
  • 33 (p. 248): come esempio delle noie di chi serve i potenti Luciano presenta il caso di un amico, che aveva dovuto compiere un viaggio assieme alla padrona e un suo favorito effeminatissimo, che lei chiamava "rondinella", truccato, indecente, e per di più molesto, garrulo e chiassoso;
  • 39 (p. 250): ed ecco il rischio che piova addosso l'accusa di aver sedotto il ragazzo amato dal padrone, o la cameriera della padrona.

Di una sala [Perì toù òikou; De domo] , in: DE, pp. 801-809.
Vedi i parr.:

  • 4 (p. 802): Socrate già vecchio discuteva ancora sull'amore per i ragazzi;
  • 24 (p. 808): descrizione delle pitture di una sala, fra cui una che rappresenta Apollo accanto all'amato Branco che gioca col cane.

Dialoghi degli dèi [Theòn diàlogoi; Dialogi deorum] [ca. 162/166 d.C.]. -In: Dialoghi di dèi e di cortigiane, Rizzoli, Milano 1986 e 2000 (testo greco e traduzione italiana). Anche in: DE, pp. 63-95. 
In questi dialoghi dissacratori, gli dèi antichi vengono canzonati per gli attributi eccessivamente "umani" e assai poco dignitosi affibbiati loro dai miti greci e latini. Vedi i dialoghi:

  • II 1-2 ( = VI, 1-2 edizione Rizzoli): due accenni alla trasformazione di Giove in aquila per Ganimede, e all'amore fra Apollo e Branco e fra Apollo e Giacinto.
  • IV ( = X  Rizzoli): l'intero, gustosissimo dialogo mostra Giove mentre cerca di convincere Ganimede (descritto simpaticamente come un bambinetto troppo semplice e ingenuo per apprezzare "l'onore" capitatogli) a fare buon viso a cattivo gioco;
  • V (= VIII Rizzoli): Giunone protesta che da quando Giove si è preso Ganimede lei è trascurata. Il battibecco è molto vivace e godibile: Giunone contesta l'ultimo amore di Giove, il quale si stupisce perché credeva che Giunone fosse gelosa dei soli amoretti con donne, e difende Ganimede.

  • Da notare un'esclamazione di Giunone a Giove, che decanta la bellezza di Ganimede: "ma questi sono discorsi da pederasti!" (paiderastòn oùtoi lógoi);
  • IX 1 ( = XII 1 Rizzoli): a Poseidone viene detto che non può entrare nell'appartamento di Giove. "Capisco", ribatte, "c'è dentro Ganimede".
  • XIV ( = XVI Rizzoli): Apollo piange la morte dell'amato Giacinto;
  • XV 2 ( = XVII 2 Rizzoli): Apollo lamenta la sua sfortuna in amore, sia con Dafni che con Giacinto
  • XVI 1 ( = XVIII 1 Rizzoli): Giunone schernisce Apollo perché; lui, l'indovino, non è stato capace di prevedere che avrebbe ucciso Giacinto col disco;
  • XX: Vedilo a parte come: Il giudizio delle dee;
  • XXIII 2 ( = III 2 Rizzoli): Dioniso rivela che trovandosi a dormire a casa di Priapo, costui ha cercato di sedurlo. Apollo commenta che se non altro la bellezza di Dioniso è una scusa per l'accaduto. Ma anche tu sei bello, gli dice Dioniso. Sì, ma oltre alla bellezza ho anche l'arco (per tener lontani i pretendenti);
  • XXIV 1 (= IV 1 Rizzoli): accenno a Ganimede.

Dialoghi dei morti, [Nekrikòi diàlogoi, Dialogi mortuorum], in: DE, pp. 113-152. Anche in: Dialoghi degli dei. Dialoghi marini. Dialoghi dei morti, Rizzoli, Milano 2002.
Vedi i dialoghi:

  • IX (= XIX): il vecchio Polistrato, morto novantottenne,  negli ultimi trent'anni di vita ha avuto mille bellissimi ragazzi, e donne. I più bei ragazzi si davano a lui perché era vecchio e senza eredi. Morendo, però, ha lasciato tutto a un ragazzetto sui vent'anni, uno schiavo frigio, in cambio dei suoi servigi anche sessuali;
  • X 2 (= XX 2): sulle rive del fiume dell'Aldilà arriva, fra gli altri, Carmolao di Megara, il cui solo bacio costava carissimo. Per attraversare il fiume deve spogliarsi della sua bellezza;
  • XIV 4 (= XII 4): Filippo, padre di Alessandro Magno, gli rimprovera l'esagerata passione per Efestione
  • XX 2 (= VI 2): il filosofo Menippo definisce andrògunos il re Sardanapalo;
  • XX 6 (= VI 6): Socrate, nell'aldilà, ha accanto a sé Carmide, Fedro e Alcibiade. Menippo osserva che nemmeno lì aveva abbandonato la sua arte (téchne) coi bei ragazzi. "E cosa potrei fare di più piacevole?", ribatte lui.


Dialoghi delle cortigiane [Etairikòi diàlogoi; Dialogi meretricii] [ca. 162/166 d.C.]. -In: Dialoghi di dèi e di cortigiane, Rizzoli, Milano 1986 e 2000 (testo greco e traduzione italiana). Anche in: DE, pp. 847-874. 
Dialoghi fra prostitute che si raccontano esperienze e si scambiano consigli. Vedi i dialoghi:

L'eunuco [Eunouchos, Eunuchus] [ca. 179 d.C.], in: DE, pp. 465-469. Anche come: -L'eunuco, Aquilegia, Desio 1999.
Ancora una presa in giro dei filosofi. Due di loro si contendono una cattedra, e il relativo stipendio. Per prevalere uno accusa l'altro di essere eunuco: probabilmente qui Luciano prende di mira Favorino di Arles (nato eunuco). Si vedano i capp.: 

  • 6 (p. 467 edizione DE): l'eunuco non è né uomo né donna, ma una cosa intermedia, "estranea alla natura umana" (éxo tès anthropéias fùseos);
  • 9 (p. 468): l'eunuco, ribatte l'avversario, è più adatto a educare i giovani, perché di lui non si sospetterà mai, come si fece con Socrate, che seduca i ragazzi.

Falaride [Fàlaris a; Phalaris I], in: DE, pp. 403-408.
Vedi par.:

  • 3 (p. 404): il tiranno Falaride si vanta di non avere mai "corrotto i giovani".

I fuggitivi [Drapétai, Fugitivi] [165/166 d.C.], in: DE, pp. 889-899.
Contro i filosofi, accusati di essere ipocriti, anzi peggio, marmaglia di schiavi fuggiti. Vedi i parr.:

  • 18 (p. 894): così severi esteriormente, i filosofi se trovano un bel ragazzo o una donna non si può dire cosa ne facciano;
  • 20 (p. 894): dopo avere guadagnato abbastanza comprano campi, e ragazzi coi capelli lunghi.

Giove confutato [Zéus elegchòmenos; Iuppiter confutatus], in: DE, pp. 589-596. 
Vedi il par.:

  • 16-17 (p. 595): se esiste giustizia divina, perché quel Carope di Egina, un uomo kìnaidos, poté far morire di fame impunemente la madre, e perché fu re Sardanapalo, che era effeminato (thélus)?

Giove tragedo [Zéus tragoidòs; Iuppiter tragoedus], in: DE, pp. 597-618. 
Vedi i parr.: 

  • 48 (p. 616): nella vita un kìnaidos o un assassino spesso ottengono dalla sorte più che un uomo giusto;
  • 52 (p. 617): il filosofo stoico Timocle insulta l'epicureo Damide e lo accusa di "corrompere i giovani".

Il giudizio delle dee [Theòn krìsis, Dearum iudicium], in: Dialoghi di dèi e di cortigiane, Rizzoli, Milano 1986, pp. 302-327 e in: DE, pp. 84-89. 
Questa operetta si trova anche inglobata come dialogo XX dei Dialoghi degli dèi. Si vedano i parr.:

  • 1 ( = p. 84 dell'edizione DE): nomina Ganimede;
  • 6 (= p. 86): Mercurio / Ermes dice di conoscere il monte Ida perché vi andava a spiare Ganimede per incarico di Zeus; era anche presente al rapimento, che avvenne su quel monte.

Icaromenippo, o il passanuvoli [Ikaroménippos è upernéfelos, Icaromenippus] [ca. 161 d.C.] in: DE, pp. 637-651.
Vedi i parr.:

  • 2 (p. 638): a Menippo che torna dal cielo, l'amico chiede come abbia fatto ad arrivarci, lui che non ha certo la bellezza di Ganimede per farsi rapire da un'aquila;
  • 27 (p. 649): in cielo Ganimede , il coppiere degli dèi, ha permesso a Menippo di assaggiare l'ambrosia.

Le immagini [Eikònes; Imagines] [ca. 163 d.C.] in: DE, pp. 513-523.
Vedi il par.:

  • 1 (pp. 513-14): a Licinio che dichiara di aver visto una donna bellissima, Polistrato ribatte che deve essere una bellezza suprema, se è riuscita a smuoverlo dalla passione per i ragazzi, vedendo i quali di solito rimane a bocca aperta...

Lessifane [Lexifànes; Lexiphanes], in: DE, pp. 435-454.
Vedi il par.:

  • 12 (p. 460): il figlio di Damasia, Dione, ha tentato il suicidio. È quel katapùgon ("culo allargato") che palpa in giro per vedere chi lo ha più grosso, che lo prende e lo succhia.

Lettere saturnali [Epistolài chronikài; Epistulae saturnales]. Sta in: I saturnali (vedi).


Lucio, o l'asino, [Loùkios, è ònos; Asinus] [sec. II d.C.], in: DE, pp. 563-588. Anche in: -Il sogno - Lucio e l'asino - Il gallo, Mondadori, Milano 1994.
Romanzo considerato apocrifo da molti studiosi, è la rielaborazione / riassunto di un omonimo romanzo di un certo Lucio di Patre. Vedine i parr.:

  • 36-38 (pp. 578-581, edizione DE): Lucio, trasformato per incantesimo in asino, è comprato da sacerdoti effeminati della dea Siria. Costoro parlano l'un l'altro al femminile e Luciano li definisce a più riprese kinaidoi

  • Giunti in un villaggio i sacerdoti acchiappano un ragazzotto del luogo  e si fanno fare "quella cosa che piace ai cinedi". 
    Lucio, di fronte a questo scempio, cerca di invocare Zeus, ma dalla sua bocca esce solo un raglio, che attira gente. Così i sacerdoti sono scoperti "mentre si fanno lavorare" (ergazoménoi), e persa la reputazione sono costretti a fuggire di notte dal paese.

Il naviglio, o i castelli in aria [Plòion è euchài; Navigium] [165 d.C.] in: DE, pp. 831-846.
Buffe fantasticherie di un gruppo di amici. Vedi i parr.:

  • 2 (p. 832): dopo la visita ad una nave enorme e bellissima, gli amici non trovano più Adimanto. Lo avranno perso quando è uscito dalla nave un ragazzetto: di sicuro è andato a fargli la corte.  Già, però quel ragazzo egiziano, così scuro di pelle, non era certo molto più bello di quelli che Adimanto può trovare ad Atene...;
  • 18-19 (p. 837): ritrovato Adimanto, questi inserisce nelle sue fantasticherie, fatte per passare il tempo del viaggio di ritorno, anche il possesso di quel ragazzo, e la trasformazione in oro del carico della nave. Ma la nave affonderebbe per il peso, e con essa anche il ragazzo! Poco male: i delfini, colpiti dalla sua bellezza, lo salverebbero; 
  • 22 (p. 838): ancora fantasticherie: Adimanto vorrebbe più di duemila schiavi bellissimi e tutti giovani;
  • 27 (p. 839): ma, obietta Licino, la ricchezza porta con sé effeminatezza, come nel caso del ricco Fanomaco che subisce cose da femmina;
  • 43 (p. 844): Timolao desidera un anello magico che faccia cedere a lui tutte le donne e tutti i ragazzi belli;
  • 44 (p. 845): Timolao vorrebbe fare addormentare a suo piacere la gente, in modo da avere rapporti sessuali con i ragazzi mentre dormono tutti, eccetto l'amato (paidikòis).

Nigrino, o dei costumi di un filosofo [Nigrìnou filosofìa; Nigrinus] [ca. 159], in: DE, pp. 13-24.
Vedi i parr.:

  • 7 (p. 16): gli amanti, lontani dall'amato, si beano del suo ricordo;
  • 31 (p. 22): biasima coloro che si danno a piaceri sozzi, ed "entrano da ogni parte, eccetto che dalla porta".

Il parlamento degli dèi [Theòn ekklesìa;  Deorum concilium] , in: DE, pp. 967-972.
Si veda il  par.:

  • 8 (p. 970): Momo svela le contraddizioni degli dèi pagani. Giove lo blocca in tempo prima che inizi a parlare di Ganimede.

Il pescatore, o i risuscitati [Anabioùntes è aliéus; Reviviscentes sive piscator], in: DE, pp. 197- 217.
Vedi il par.:

  • 31 (p. 209): Luciano paragona i falsi filosofi a un attore "molle ed effeminato", che certo susciterebbe l'ira degli eroi che impersona, se non addirittura delle eroine!

Il precettore dei rétori [Retòron didàskalos, Rhetorum praeceptor] [forse dopo 179 d.C.], in: DE, pp. 717-727.
Satira dei maestri di retorica. Vedi i parr.:

  • 15 (p. 721): il tipico rétore alla moda è effeminatissimo;
  • 23 (p. 725): il rétore alla moda deve sapersi prostituire agli uomini e succhiare membri maschili. 

  • Tutti sanno infatti che le donne hanno la lingua più pronta degli uomini, quindi è necessario fare esattamente come loro per acquisire la stessa qualità;
  • 24 (p. 726): gli inizi della carriera del rétore che parla furono quando, da ragazzo, si mise con un amante povero ed avaro che gli dava solo da mangiare; visto però che la via era giusta, proseguì con altri sulla stessa strada e presto arrivò in cima.

Pseudologista. Vedi: Il conto senza l'oste.



-Questioni d'amore, [Erotes; Amores] [sec. III d.C.], Marsilio, Venezia 1991 e 1998 (testo greco e traduzione italiana). Anche come: Gli amori, in: DE, pp. 487-511.
Questo testo, sicuramente non di Luciano, è interamente dedicato al confronto fra gli aspetti positivi dell'amore fra uomo e donna e quello fra uomo e ragazzo. Contiene una delle più complete e dettagliate sintesi degli argomenti escogitati (anche da varie scuole filosofiche) nel mondo antico pro e contro l'omosessualità.


I saturnali [Tà pròs Krònon, Saturnalia], in: DE, pp. 901-916.
A Saturno erano dedicati i "saturnali", equivalenti al nostro carnevale: questo è dunque un testo carnevalesco, dal tono goliardico. Contiene anche quattro "lettere saturnali". Si vedano i parr. e le lettere:

  • 3 (p. 902): spesso la ricchezza arriva non agli onesti, ma agli androgùnoi e ai delinquenti;
  • 24 = lettera I 24 (p. 911): dopo aver esecrato che solo i ricchi abbiano tutto, l'autore della lettera chiede a Saturno che essi condividano con tutti le ricchezze, altrimenti accadano loro sventure di ogni tipo, fra cui che i loro ragazzini, i loro "Giacinti" e "Narcisi" belli e dai capelli lunghi, mentre porgono loro da bere, diventino calvi di colpo, e che spunti loro la barba ispida;
  • 28-29 = lettera II 28-29 (pp. 912-913): Saturno risponde ai poveri a proposito dei ricchi, dicendo che a torto li invidiano: fra le tante magagne della loro vita è la lussuria, a cui si abbandonano con donne e ragazzini, e che provoca loro un'infinità di malattie. E  sempre hanno preoccupazioni: il figlio corrotto, il ragazzino amato che sta con loro per necessità anziché per amore...
  • 35 = lettera III 35 (p. 915): Saturno raccomanda ai ricchi di essere generosi, se no rischiano le maledizioni dei poveri, fra le quali per l'appunto quella che i bellissimi coppieri diventino calvi; 
  • 38 = lettera IV 38 (p. 916): i ricchi rispondono a Saturno di essere anche disposti ad invitare a banchetto i poveri, ma a patto che tengano giù le mani dai loro coppieri e dalle loro mogli.

Il sogno, o il gallo, [Oneiros, è alektruòn, Gallus], in: DE, pp. 619-636. Anche in: -Il sogno - Lucio e l'asino - Il gallo, Mondadori, Milano 1994.
Il protagonista discute con Pitagora che, secondo la sua teoria sulla reincarnazione, si è (beffardamente) reincarnato in un gallo. Vedi i parr.:

  • 19 (p. 630, edizione DE): Pitagora da giovane "faceva da Aspasia" col tiranno (Policrate) di Samo;
  • 27 (p. 634): fra gli animali non esistono i "cinedi";
  • 32 (p. 636): Eucrate sarà forse ricco, ma la ricchezza deboscia, ed egli si fa sodomizzare da uno schiavo.

Una storia vera [Alethòn dieghemàton, oppure: Alethoùs istorìas; Verae historiae] [ca. 177/178], in: -Racconti fantastici, Garzanti, Milano 1977 e 1995. Anche in: DE, pp. 349-379.
Spumeggiante satira dei romanzi d'avventura antichi. Per una traduzione italiana online fare clic qui. Vedi:

  • I 22 (p. 148 della traduzione Garzanti = DE p. 357): gli abitanti della Luna non conoscono donne, ma si riproducono copulando fra maschi: fino ai venticinque anni sono passivi, dopo, attivi. Tuttavia non hanno ano, per cui i ragazzi porgono agli amanti la piega del ginocchio;
  • II 17-19 (pp. 170-172 Garzanti = DE 369): Socrate nell'aldilà ha una relazione amorosa con Giacinto e Narciso

  • Lui nega, ma i due ragazzi confermano la cosa, e gli altri lo accusano di spergiuro;
  • II 28 (p. 178 Garzanti = DE 372): Radamante, giudice deimorti, nell'isola Beata dei morti, offre tre precetti filosofici di condotta (ridicoli) il terzo dei quali è "non avere rapporti con ragazzi di più di diciotto anni".

Timone, o il misantropo [Tìmon] [ca. 165], in: DE, pp. 31-49.
Dialoghetto che si fa beffe dei cacciatori di eredità. Vedi il par.:

  • 22 (p. 38): quando si apre il testamento, si scopre che i beni sono andati a uno schiavetto che, benché già adulto, soddisfaceva ancora le voglie del padrone;

Il tirannicida [Turannoktònos, Tyrannicida], in: DE, pp. 381-388.
Vedi i parr.:

  • 5 (p. 383-4): il figlio del tiranno rapiva ragazzi (efeboùs) e vergini. Dopo la sua morte i ragazzi non devono più temere.

Il tragitto, o il tiranno [Kataplous è turannos; Tyrannus sive cataplus], in: DE, pp. 219-232.
Dialogo ambientato nell'aldilà. Vedi i parr.:

  • 10 (p. 224): purché lo si lasci tornare sulla Terra, il tiranno Megapente propone di lasciare in ostaggio il suo amato (agapetòn, ma Settembrini traduce "figliuolo diletto"). Sarà presto anche lui qui, gli risponde Cloto, ucciso dal nuovo tiranno;
  • 1_ (p. 226): Megapente si lamenta di aver perduto cavalli, banchetti, ragazzi e belle donne;
  • 22 (p. 229): dov'è ora il bel Megillo, e Simiche più bella di Frine?;
  • 26 (p. 230): Megapente, salito al potere, disonorava i ragazzi e stuprava le vergini. E fece morire chi non voleva prostituirgli i figli.

Vendita di vite all'incanto [Bìon pràsis; Vitarum auctio], in: DE, pp. 183-196.
Buffa vendita all'asta delle vite di alcuni filosofi. Vedi il par.:

  • 15 (pp. 189-190): Socrate si vanta di essere "pederasta e dotto nelle cose d'amore". Ma specifica che il suo è un amore casto e assolutamente virtuoso. 

  • Il "compratore" però è scettico sul fatto che si possa essere "pederasta" e al tempo stesso casto amatore di giovani.

Vita di Demonatte, [Demònaktos bìos; Demonax], in: DE, pp. 477-486.
Vedi parr.:

  • 15 (p. 480): due battute di senso omosessuale del "filosofo" Demonatte contro un giovanotto importuno;
  • 17 (p. 480-481): un ragazzo (meirakìskos) reclamò un anello che Demonatte aveva trovato, ma non fu capace di descriverglielo. Demonatte lo congedò dicendo di aver cura del suo "anello", ché quell'altro non era suo;
  • 24 (p. 481-82): Erode Attico piangeva la morte del liberto che aveva amato, Polluce. Demonatte andò da lui annunciando di avere un messaggio da Polluce: egli si lamentava che Erode non lo avesse ancora raggiunto;
  • 49 (p. 484): vedendo alcuni atleti battersi scorrettamente anche con i morsi, disse che a ragione gli atleti erano detti "leoni" dai loro innamorati (paromartoùntes);
  • 50 (p. 484): aneddoto contro un proconsole romano che si faceva depilare, accusato di kinaidìa da un filosofo Cinico.

Zeus confutato. Vedi: Giove confutato


Zeus tragedo. Vedi: Giove tragedo.


L'autore ringrazia fin d'ora chi vorrà aiutarlo a trovare immagini e ulteriori dati su persone, luoghi e fatti descritti in questa scheda biografica, e chi gli segnalerà eventuali errori contenuti in questa pagina.
 

Note

[1]
Su questo autore, finora insufficientemente studiato  per quel che riguarda il nostro tema, si vedano:

Marc Daniel, Singuliers philosophes, "Arcadie" n. 38, Fevrier 1957, pp. 50-53,

Hans Licht (pseud. Paul Brandt), Die Homoerotik in der griechisches Literatur: Lukianos von Samosata, Marcus & Weber, Bonn 1921,

Luigi Settembrini: Discorso intorno alla vita e le opere di Luciano. In: DE, vol. 2, pp. 1065-1197.
Datata 1858, questa dissertazione è interessante per capire lo scrupolo con cui Settembrini (autore dello sconcertante romanzo omosessuale di ambientazione greca I neoplatonici, scritto anch'esso nel 1858/59) tradusse senza censure anche tutte le parti omosessuali dell'opera di Luciano di Samosata.
In particolare si vedano le pp. 1079-1080 (cap. XI) dove Settembrini spiega che tale vizio non fu più comune in Grecia antica che altrove, ma che i greci più di altri ne parlarono. Aggiungendo: "E se taluni uomini d'intelletto e di cuore nobilissimo non seppero forbirsi della scabbia del mal costume, non però noi dobbiamo biasimarli, perché quel che ora è mal costume allora non era. E chiunque si fa a leggere i greci scrittori, non deve scandalizzarsi di quel loro parlare non libero ma sbarbazzato, considerando che era senza ipocrisia, e che anche dalle lordure essi dispiccan luce e bellezza".
Molti altri accenni più brevi sono sparsi qua e là nella dissertazione (per esempio, Gli amori sono trattati a p. 1185).

[2]-DE = Luciano di Samosata, I dialoghi e gli epigrammi, Casini, Roma 1962. Ristampa anastatica: Fratelli Melita, Genova 1988, 2 volumi.

[3]-Timarco è il bersaglio d'una celeberrima orazione (Contro Timarco) di Eschine, che accusandolo d'essersi prostituito riuscì a fargli perdere i diritti civili, insabbiando così un processo che Timarco gli aveva intentato. -Questa orazione è oggi una delle fonti più interessanti e studiate sull'omosessualità nell'Atene classica.

[4]-"Cinedo" o "kìnaidos" è letteralmente il "ballerino", ma in genere è l'effeminato nonché appassionato di passività sessuale coi maschi. È un termine comunissimo nel greco antico.

[5]-Malakòs o malthakòs è, in greco antico, l'uomo "molle", effeminato e, secondo il pregiudizio diffuso, appassionato della sodomia passiva.

[6] Il titolo cita quello della già menzionata orazione di Eschine contro Timarco.

[7] Questa è una lista di autori che hanno scritto contro l'omosessualità. 

[8]-Armodio e Aristogitone, detti "i tirannicidi". Coppia di amanti, celebrati come "salvatori della Patria" ad Atene per avere cercato di uccidere il tiranno Ipparco, perdendo entrambi la vita nel tentativo. Luciano degrada beffardamente l'episodio a una questione di "parassitismo" e prostituzione.

[9]-Galli (greco: "gàlloi") sono detti a Roma i sacerdoti di divinità orientali della fertilità (Inanna, Ishtar/Ashera, Agatartide eccetera), che all'entrata piena nel Ministero si castravano pubblicamente. Hanno un analogo negli hijra indiani odierni.
La cultura mesopotamica li conosce sin dal III millennio a.C. e sono così pervasivi che la  Bibbia ne registra la presenza perfino nel tempio di Yahweh, sia pure liquidandoli come "prostituti" (qedeshim) e "cani" (qelebim) (per un commento fare clic qui). 

Non è chiaro il motivo della castrazione per servire una dea della fertilità: il significato sarà comunque stato di tipo magico, per non indebolire un qualche tipo di mana, di forza fecondativa di tipo femminile.

Il pregiudizio antiomosessuale ha fatto sì che i tratti di questa tipologia di sacerdoti siano molto oscuri, perché gli antichi assimilavano volentieri eunuchi e sodomiti passivi nella stessa categoria degli "effeminati".  Da qui la tesi diffusissima secondo cui questi sacerdoti sarebbero stati "prostituti sacri"; seguendo supinamente l'accusa delle traduzioni moderne della Bibbia. Ma mentre la prostituzione sacra femminile seguiva senza scandalo le consuetudini "laiche" antiche, quella maschile era talmente inconcepibile per la mentalità antica (e moderna) da essere probabilmente solo una fantasia erotica di noi moderni, nata prendendo alla lettera la polemica degli apologisti cristiani, tesi a screditare il morente paganesimo.

Personalmente concordo col punto di vista (minoritario fra gli studiosi) secondo cui la prostituzione sacra maschile organizzata nei templi non è mai esistita, e che il gallo o assinnu sia in origine un sacerdote o ierodulo (schiavo sacro) castrato (non un prostituto) e che successivamente il nome fosse passato a indicare semplicemente anche una carica sacerdotale, essendo sopravvissuti documenti che parlano di (altrimenti inspiegabili) figli di assinnu.

Sul tema dell'omosessualità nell'antica Mesopotamia si veda (malgrado il titolo idiota) l'illuminante -Abolire le nascite di Claudio Saporetti.

Testo inedito. Ripubblicazione consentita previo permesso dell'autore: scrivere per accordi.

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