Home page Giovanni Dall'Orto > Saggi di storia gay > Improvvisamente... l'amore > Testo delle tre lettere > Biografie di personaggi gay

IMPROVVISAMENTE... L'AMORE. 
Tre lettere d'amore omosessuale 
del 1594
 
di: Giovanni Dall'Orto

Alessandro Allori (1535-1607), Ritratto di giovane - Museo dell'Ermitage
Questo giovane che indica un incendio, di Alessandro Allori (1535-1607), avrebbe potuto servire da monito sull'incendio di Sodoma al protagonista della vicenda qui narrata...
Condizione che costringe alla "doppia vita" più di qualunque altra, l'omosessualità lascia raramente tracce di quello che succede dietro la facciata. Per la cronaca i gay sono e restano "bravi padri di famiglia", che lasciano una traccia nella storia in quanto gay solo se improvvisamente rivelano i tratti del "mostro", incappando in un processo o in uno scandalo.

La storia degli omosessuali appare così, a prima vista, come recitata solo da persone mostruose, perché tutti coloro che hanno una vita "normale" non sono omosessuali... ufficialmente. Dei nostri sentimenti, dei nostri amori, delle nostre speranze di persone qualsiasi, le cronache non si occupano né si vogliono occupare. 
Noi non esistiamo, se non in quanto mostri.

L'amore finisce così per essere, per chi si occupa di storia dell'omosessualità, un elemento volatile, che evapora troppo velocemente per lasciare tracce che possiamo studiare. 
Il sesso invece no, il sesso di tracce ne lascia fin troppe: nelle leggi che specificano minuziosamente cosa come quanto e quando è proibito, nei processi che sviscerano il chi dove come e quando del sesso "diverso", nella letteratura "oscena" e nella pornografia, nei trattati di Psychopathia sexualis o di Theologia moralis, nei soprannomi e negli insulti... chi più ne ha più ne metta.

Esiste però una falla in questa voluta soppressione di ogni traccia dell'amore omosessuale. Una falla derivante dal fatto che per criminalizzare l'omosessualità è necessario riconoscere che essa esiste con i suoi connotati autentici e non mostruosi. 
Infatti per raccogliere le prove che saranno usate per criminalizzare gli omosessuali, il Potere (i preti, i medici, gli psichiatri, i docenti universitari, i giudici...) deve cercare e catalogare, per sfruttarle, testimonianze di prima mano su un modo d'essere, su un modo di amare.

Succede così che proprio gli archivi dei carnefici conservino oggi frammenti di "vita vissuta", preservati solo perché catalogati e archiviati come esempi di "vita mostruosa", e che proprio per la loro "banalità" e "quotidianità" nessun altro si è preoccupato di trasmettere a noi "posteri".

Frugando negli archivi può così succedere di trovare autentiche lettere d'amore, sequestrate e conservate come "prove a carico" di un nostro antico e sfortunato "collega" incappato nelle maglie della giustizia.

Subiaco, in una foto degli anni Quaranta

Subiaco, in una foto degli anni Quaranta


Qui di seguito voglio presentare tre di queste lettere, conservate all'Archivio di Stato di Roma [2]. Le lettere (che sono più delle tre qui pubblicate) sono allegate al (voluminoso) verbale d'un processo per sodomia.

Si tratta di un tipo di documento raro, che ha finora pochissimi paralleli [3], e che permette uno sguardo un po' diverso alla realtà umana di quegli anni.

Naturalmente nell'usare questo genere di documenti è importante non dimenticare mai che una lettera appartiene ad un "genere letterario" allo stesso titolo di un sonetto o di una novella, e non rappresenta quindi una "descrizione oggettiva" della realtà, priva di intermediazioni letterarie e idealizzazioni.

I personaggi della tresca sono:

  • L'autore delle lettere, un prete, Domenico Pelliccia
  • Il giovane amato, Giovan Bernardino Contestabile, studia per diventare prete, a Subiàco, presso parenti. 
  • Uno zio burbero e stizzoso, Giovan Camillo Constestabile, che da Roma veglia su di lui, lo mantiene e gli scrive regolarmente.
Giovan Battista doveva essere molto bello, perché nelle sue lettere allo zio segnala d'essere oggetto delle attenzioni non solo del Pelliccia (insistente ma innocuo) ma anche dell'insegnante, "Messer Giovan Battista", che era compare (un vincolo simil-parentale molto sentito nell'antichità) di Giovan Camillo. 
Lo zio s'infuriò per le "insinuazioni", ma a giudicare da quanto scrive il giovane lo scandalo era ormai noto a tutta Subiaco: gli eventi avevano preso da soli un corso inarrestabile.
Tanto inarrestabile da finire in un processo.


Le lettere di Pelliccia (che con ingenua "prudenza" evita sempre di firmarsi) rivelano un autore di mediocre cultura, che per parlare del suo amore può ricorrere solo a luoghi comuni.

Particolare significativo: alcuni di questi luoghi comuni ("voi siete tutto divino" eccetera) riecheggiano l'omoerotismo dell'Amor platonico rivisto attraverso la lettura datane da Marsilio Ficino, a quella data ormai completamente fuori moda.[4].

È un corteggiamento piuttosto rozzo, fatto di favori ai quali si aspetta un contraccambio tangibile. Ma al tempo stesso esprime un innamoramento vero, e non il tentativo di spingere il giovane a una "marchetta" non dichiarata. 

Insomma, per quanto nell'espressione dei suoi desideri abbia la grazia d'un bufalo, Pelliccia è sinceramente innamorato. 
Al punto da scrivere lettere compromettenti.


Con la lingua italiana il nostro prete non ha un buon rapporto: nonostante i latinismi che ostenta, ha scarsa familiarità con la sintassi, e semina le lettere d'una grandine di anacoluti. Dal "voi" passa al "lei" o al "tu" nel giro di due parole. I soggetti stessi delle sue frasi ondeggiano dall'"io" al "tu" al "lui" con tanta rapidità da far venire il mal di mare (si veda l'incredibile chiusura della prima lettera).

Il risultato complessivo ricorda molto da vicino quell'"italiano popolare" che si nota oggi fra chi è appena passato all'italiano senza aver compiuto il distacco dal dialetto. L'"abbannonato" all'inizio della seconda lettera e l'"adesse" in fondo alla stessa, rivelano oltre tutto abitudini dialettali a cavallo fra Lazio e Abruzzo, che corrispondono alla collocazione geografica di Subiaco.

Sopra questo marasma galleggiano come ciliegine le "parole chiave" che, avrà pensato Pelliccia, non possono mancare a una lettera galante: la fede, la constantia, il fidel servire, lo sviscerato core, il cor sincero: c'è davvero tutto!

La tortuosità di queste lettere rendeva necessaria una parafrasi in italiano moderno, che ho approntato per evitare di inciampare in tre note a piè di pagina per ogni riga.

La mia trascrizione è letterale ma in questo caso non "diplomatica", essendomi permesso d'intervenire sul testo originale spezzando le frasi troppo lunghe con un punto fermo, aggiungendo accenti e, fra parentesi uncinate, qualche piccola integrazione.
Non ho però operato correzioni ortografiche.

Ed ecco i testi.


TESTI E PARAFRASI

Prima lettera di Domenico Pelliccia a Giovan Bernardino Contestabile


Seconda lettera


Terza lettera


L'autore ringrazia fin d'ora chi vorrà aiutarlo a trovare immagini e ulteriori dati su persone, luoghi e fatti descritti in questa scheda biografica, e chi gli segnalerà eventuali errori contenuti in questa pagina.

Note

[1] Originariamente edito come: Improvvisamente... quattro secoli fa, su "Babilonia" n. 139, dicembre 1995, pp. 84-86.

[2] Archivio di Stato di Roma, "Tribunale criminale del Governatore", Processi 1505-1599, vol. 290, foll. 883r-898v. 
Questo processo del 1595 è molto corposo e preserva altre lettere, oltre a quelle che ho edito. Merita un ulteriore studio, se non altro per rintracciare la sentenza finale (non è conservata assieme al processo stesso).

[3] Sono state pubblicate cinque lettere portoghesi d'amore, del 1664, conservate esattamente per lo stesso motivo per cui si sono salvate quelle di Pelliccia: Luiz Mott e Aroldo Assunçâo, Love's labors lost: five letters from a seventeenth-century Portuguese sodomite. In: Kent Gerard e Gert Hekma (a cura di), The pursuit of sodomy: male homosexuality in Renaissance and Enlightenment Europe, Haworth press, New York 1989, pp. 91-104 (anche come: "Journal of homosexuality", XVI 1988, nn. 1/2, pp. 91-104).

Per chi comprende il portoghese, lo stesso studioso ha pubblicato anche: Meu menino lindo: cartas de amor de um frade sodomita, Lisboa, 1690.

Dopo l'apparizione di questo studio, Rictor Norton ha pubblicato una splendida raccolta di lettere d'amore di tutti i secoli: My dear boy, Gay love letters through the centuries, Leyland publications, San Francisco 1998.

[4] Ho tracciato la vicenda dell'amor platonico ficiniano in: Giovanni Dall'Orto, "Socratic love" as a disguise for same-sex love in the Italian Renaissance, in: Kent Gerard e Gert Hekma, The pursuit of sodomy, Op. cit., pp. 33-66. Ad essa rimando.
 
 





























Stemma di Subiaco

 

Originariamente edito come: Improvvisamente... quattro secoli fa,  "Babilonia" n. 139, dicembre 1995, pp. 84-86). Ripubblicazione consentita previo permesso dell'autore: scrivere per accordi.

[Torna all'indice dei saggi di storia gay]  [Vai all'indice delle biografie di personaggi gay]