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Guiraut de Bornelh (1136 ca. - 1215 ca.)

Dormiente e cavaliere. Miniatura del 1250 ca.
Dormiente e cavaliere. Miniatura del 1250 ca.
Reis glorios, verais lums e clartatz / Re glorioso, vera luce e splendore [1].

 

Reis glorios, verais lums e clartatz,
Deus poderos, Senher, si a vos platz,
al meu companh sïatz fizels ajuda,
qu'eu non lo vi pos la nochs fo venguda,
Re glorioso, vera luce e splendore,
s’è a voi gradito, Dio potente e Signore,
del mio compagno siate un fedele aiuto:
io non l’ho visto da che il buio è venuto,
e ades sera l'alba.

ed or verrà l’alba.

Bel companho, si dormetz o veillatz?
Non dormatz plus, suau vos ressidatz,
qu'en orïent vei l'estela creguda
qu'amena.l jorn, qu'eu l'ai ben coneguda,
Bel compagno, dormite o vegliate?
Non più dormite, dolcemente vi destate,
poiché la stella vedo sorgere a oriente
che con sé porta il giorno, lo so certamente,
e ades sera l'alba.

ed or verrà l’alba.

Bel companho, en chantan vos apel:
non dormatz plus, qu'eu aug chantar l'auzel
que vai queren lo jorn per lo boscatge,
et ai paor que.l gilos vos assatge,
Bel compagno, questo è il mio appello:
non più dormite, già odo cantare l’augello,
canta nel bosco e cerca il nuovo giorno.
e un uomo geloso cerca voi all’intorno [2],
e ades sera l'alba.

ed or verrà l’alba.

Bel companho, eissetz al fenestrel,
et esgardatz las ensenhas del cel;
conoisseretz si.us sui fizels messatge:
si non o faitz, vostres n'er lo damnatge,
Bel compagno, se voi vi affacciate,
e i segni del cielo più attento guardate,
messaggi della mia fedeltà a voi giungeranno;
se poi non lo fate, solo a voi sarà il danno,
e ades sera l'alba.

ed or verrà l’alba.

Bel companho, pos mi parti de vos,
eu non dormi ni.m moc de ginolhos,
ans preguei Deu, lo filh Santa Maria,
que.us mi rendes per lejal companhia,
Bel compagno, poi che partii da voi, ier sera,
vegliando rimasi in umile preghiera,
e supplicai Dio, il figlio di Maria,
che mi rendesse voi qual leale compagnia,
e ades sera l'alba.

ed or verrà l’alba.

Bel companho, la foras als peiros.
me prejavatz qu'eu no fos dormilhos,
enans velhes tota noch tro al dia;
aras no.us platz mos chans ni ma paria,
Bel compagno, mi chiedeste, là sui gradini:
"Stanotte, non dormite, anche se siam vicini,
fino al giorno, vi prego, veglierete";
or dal mio canto e presenza conforto non avete,
e ades sera l'alba.

ed or verrà l’alba.

Bel dous companh, tan sui en ric sojorn
qu'eu no volgra mais fos alba ni jorn,
car la gensor que anc nasqués de maire
tenc et abras, per qu'eu non prezi gaire
Bel dolce compagno, né alba né giorno desidero adesso
finché posso godere di un piacevole amplesso:
questa donna è la più nobile che al mondo sia nata,
e così dalla mente ogni traccia è lavata
lo fol gilós ni l'alba.

del folle geloso… e anche dell’alba!

Due giovani cavalieri a caccia. Miniatura del 1250 ca.
Due giovani cavalieri a caccia. 
Miniatura del 1250 ca.

L'autore ringrazia fin d'ora chi vorrà aiutarlo a trovare immagini e ulteriori dati su persone, luoghi e fatti descritti in questa pagina, e chi gli segnalerà eventuali errori in essa contenuti.

Note

[1] Il testo è quello online sul sito di Craig Bertholet. La traduzione dal provenzale, inedita ("senza troppe pretese, in versi liberi (praticamente prosa!) ma rimati"), m'è stata offerta da don Marco, che ringrazio.

Questa è una canzone (di cui c'è arrivata anche la musica) che inizia come preghiera e finisce in risata. Si tratta d'una "albada", una "sveglia" cantata da chi ha fatto la guardia mentre un cavaliere o un nobile dormiva... o faceva altro (in questo caso, seduceva una donna).

Adorabile in questa canzone la perfetta ambiguità con cui negando si afferma. 
I versi finali riaffermano infatti la superiorità della scelta etero- su quella omosessuale, ma al tempo stesso una serpeggiante vena di gelosia percorre il testo, spingendo infine l'io narrante a vendicarsi del "bel e dolce compagno" che "non gradisce il suo canto e il far coppia assieme" e gli preferisce una donna. Come? Tradendolo, a sua volta, con una donna!

È innegabile che questo testo abbia una chiave di lettura perfettamente eterosessuale, ed è logico che così fosse, in quel contesto storico. Nessuno era così pazzo da cantare apertamente un amore proibito dalla legge e scandaloso anche solo da nominare: sarebbe stato come oggi comporre una canzone sulla pedofilia!
Ma questo testo è ancora più interessante proprio per il modo in  cui la relazione fra i due uomini (che non rinunciano a esibire l'un l'altro la prescritta "eterosessualità obbligatoria") è tratteggiato in controluce, nascosto ma visibile, a iniziare dall'insistenza, in ogni strofa, sulla bellezza del compagno...

[2] Letteralmente: "e ho paura che il geloso" (nella poesia trovadorica, tipicamente, il "cornuto") "vi aggredisca" (N.d.R.).
 


Ripubblicazione consentita previo permesso dell'autore: scrivere per accordi.

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