
Poeta petrarchista rinascimentale.
Nato a Perugia da nobile famiglia, partecipò alla politica della sua città, ricoprendo cariche pubbliche. La sua vita [1] fu quella, priva di eventi di rilievo, del letterato di provincia, vissuta in gran parte fra le mura della città natale, dove morì (e dove fu sepolto, nella chiesa di san Francesco al Prato). L'interesse della sua produzione poetica, che non si discosta dai moduli petrarchisti o al più berneschi dell'epoca, non risiede tanto nella (pur pregevole) qualità formale, quanto in quella dei contenuti. Coppetta approfittò infatti dell'enorme tolleranza verso l'omosessualità esistente, in Italia, poco prima dell'inizio della Controriforma, per discutere dei propri amori omosessuali con una schiettezza che pochi decenni dopo sarebbe divenuta impensabile.
Dalla lettura delle sue poesie emerge, di fatto, l'"outing" di un'intera generazione d'omosessuali delle classi alte di Perugia in quegli anni: anche se i nomi sono travestiti, il fatto che la vera identità delle persone di cui parla ci sia stata tramandata implica che anche al tempo di Beccuti non fosse un mistero. Così, ad esempio, la composizione edita[2] col titolo (non originale) "Contro la pederastia" [1547/1553] è indirizzata a Francesco Colombo (o Colombi) detto "Platone" (1515?-1553), che insegnava allo Studio (Università) di Perugia, per convincerlo ad abbandonare i rapporti sessuali con uomini (ma senza gran convizione, a giudicare dai due versi conclusivi: "e 'l mio dir è narrar favole al sordo/ e mi butto l'inchiostro e questo foglio"). La composizione
edita col titolo "In lode della pederastia" (titolo che all'epoca
voleva dire "In lode della sodomia") si rivolge invece a un messer
Bino (uomo d'arme che Chiòrboli, identifica [3]
col capitano B<ald>ìno Baldineschi): Beccuti intende far "rinsavire"
da un amore che, contro la sua "natura", lo lega a una donna.
Due sonetti indirizzati al Baldineschi lo ammoniscono poi a non innamorarsi troppo di un Pietro, bello ma dal cuore duro come diamante; un sonetto burlesco prende anche in giro un Bernardo Giusti per la sua smisurata "gentilezza" (che nel gergo burlesco dell'epoca significa "preferenza per la sodomia passiva"). Comunque, benché tre sonetti del 1553 circa lodino le virtù e la bellezza (più la bellezza che le virtù) di un Berardìno Alfani [forse il Bernardino Alfani che insegnò Diritto dal 1530 ca. al 1560], la massima parte delle poesie omosessuali del Beccuti è dedicata all'amore per Francesco Bigazzini (cantato col nome di "Alessi"), che durò dal 1547 al 1553.
L'estremo interesse di questo "canzoniere" petrarchista (per comprendere il quale Chiorboli [4] e Salza [5] hanno scritto pagine utilissime) è dato dal fatto che Beccuti volle riassumerne tutte le fasi: dall'inizio, alle ripulse (Bigazzini è eterosessuale e non gradisce le dichiarazioni di "casto" amore del Coppetta) alle rivalità con altri omosessuali (Agnolo Felice Mansueti, Pellino Pellini e Fabio Stratta), alla fine; il tutto vissuto, si direbbe, in modo esplicito (nonostante Beccuti fosse sposato). In conclusione, il canzoniere del Coppetta è un documento sociale, umano e perfino antropologico, oltre che letterario, praticamente unico nel suo genere: meriterebbe quindi uno studio approfondito dal punto di vista della storia dell'omosessualità [6]. L'autore ringrazia fin d'ora chi vorrà aiutarlo a trovare immagini e ulteriori dati su persone, luoghi e fatti descritti in questa scheda biografica, e chi gli segnalerà eventuali errori contenuti in questa pagina. |
Note
[1] Sulla vicenda biografica vedi: C. Mutini, voce: "Beccuti, Francesco, detto il Coppetta", Dizionario biografico degli italiani, vol. 7, Istituto della Enciclopedia Italiana - Treccani, Roma 1965, pp. 498-503. [2] Giovanni Guidiccioni e Francesco Coppetta Beccuti, Rime, Laterza, Bari 1912, pp. 287-291. [3] Enzo Chiòrboli, Di alcune questioni intorno alle rime del Coppetta, "Giornale storico della letteratura italiana", LXXV 1920, pp. 234-247, a p. 237. [4] Op. cit. alla nota precedente. [5] Abd-El-Kader Salza, Francesco Coppetta de' Beccuti, poeta perugino del secolo XVI, supplemento n. 3 (1900) del "Giornale storico della letteratura italiana", (specie alle pp. 30-31 e 113-116). [6] Unica, timida iniziativa in questo senso è la traduzione di alcune sue poesie da parte di James Wilhelm (cur.), Gay and lesbian poetry. An anthology from Sappho to Michelangelo, Garland, New York & London 1995, alle pp. 315-317. |