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Videoclip gay.

L'omosessualità nei videoclip musicali -

Parte 4 - (2006-2014)

2012

A cura di Giovani Dall'Orto


Nota:
Non avendo il tempo per seguire l'enorme produzione di videoclip lgbt ho creato su facebook questo gruppo
nel quale almeno aggiornare sulle nuove uscite e scoperte.


2012


2012 - Dik - "Moya podruga, popa druga!" - Da: Youtube.

Ho faticato un poco a trovare notizie su questa canzone, dato che è cantata in russo e tutte le notizie disponibili in Rete sono scritte in quella dannata lingua glagolitica. Ma con un poco di aiuto di "Google translator" sono riuscito a mettere assieme quanto segue:

Il titolo del video significa: "La mia amica [fidanzata], è il popò del mio amico", e le parole esaltano la sodomia maschile.
Il video è stato prodotto con la deliberata intenzione di creare interesse "virale" in Rete, attraverso lo scandalo, su un cantante esordiente, Dik (o Diq, come si traslittera lui). A quanto leggo l'intento sarebbe stato raggiunto: infatti se "Google translator" non ha frainteso, dopo una settimana di diffusione virale il video è stato rimosso dai siti russi, salvo approdare sul più sicuro porto di Youtube. Ma intanto è riuscito a fare partire il buzz e la curiosità sul misterioso cantante.
Che non appare personalmente nel video, nel quale s'alternano quattro bodybuilders (i ballerini che Dik ha poi usato nei suoi spettacoli), che ballano e cantano in mutande. Uno di loro, inoltre, esibisce al nudo e in tutto il suo splendore le semisfere menzionate nel titolo, che campeggiano sullo schermo con insistenza.
A supremo sberleffo, forse dubitando di non averla ancora combinata abbastanza grossa, le chiappe al vento si contraggono e oscillano al ritmo del motivetto da ballo (orecchiabile!). E la chiappetta che tiene il ritmo e balla, nooo, è trooooooppo avanti!
Tanto avanti, che non credo che nessuno di noi riuscirebbe a immaginare di veder girare un video simile in Italia, il solo Paese europeo che in materia di omofobia riesca a dare lezioni alla Russia.

Insomma: un video bizzarro, assurdo, demenziale, assolutamente esilarante. Qualcuno non l'ha capito, e su un blog russo ho letto un commento acidissimo d'una chierichecca che diceva che sono i video come questo a dare una cattiva immagine dei gay in una società omofobica come quella russa, dove già la gente pensa di suo che i gay siano tutti sodomiti! Personalmente penso che questa posizione sia paradossale: se la battaglia politica gay in Russia fosse davvero non nelle mani, ma nelle chiappe di un videoclip, la situazione sarebbe davvero grave... talmente grave che il peso d'un video come questo sarebbe totalmente irrilevante.
Per fortuna così non è, e questo video può scandalizzare solo i bigotti, il che è del resto esattamente quanto intendeva fare, contando sui loro strilli oltraggiati come ottima pubblicità gratuita in Rete.
Il video ha inoltre azzeccato la perfetta mistura fra erotismo, malizia, leggerezza, provocazione, un minimo di eleganza formale e infine divertimento (compreso quello, palese, dei ballerini nel dire le parolacce zozze), che nella sua suprema semplicità è difficile da raggiungere. Tant'è che non è stata raggiunta nei videoclip successivi di Dik.

Conclusione: visione ultra-consigliata, salvo alle chierichecche purit-ane incapaci di sorridere.

P.S. Dite al ballerino con la barbetta che lo so che è timido e non osa dirmelo, ma sono cosciente del fatto che egli segretamente pensa che io sia l'uomo della sua vita e che dobbiamo fuggire assieme. Sono pronto. E per il popa druga, possiamo fare i turni, che diamine: noi gay siamo gente pratica!

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2012 - Gallavin, Steven - "My baby just cares for me". Dal Cd - Mad about the boy (2010).

Il Cd che la contiene risale al 2010, ma il clip è arrivato solo nel 2012, per questa cover d'una canzone del 1930 che ha già conosciuto legioni di reinterpretazioni.
Questa però è speciale, dato che Gallavin s'è divertito a costruire l'intero Cd in cui è contenuta proponendo versioni "da uomo a uomo" di celebri classici americani dell'ante- e dopoguerra (chi sa l'inglese si goda l'intervista su Youtube in cui il cantante ne parla).

Il videoclip ha una struttura decisamente semplice, che alterna immagini di Gallavin mentre canta a quelle d'un vistoso travestito che, in un bar, è stato scaricato dal ragazzo, ma che riesce subito a farsi "rimorchiare" da un gran bel fusto.
Poco prima della fine del clip una carrellata mostra poi la clientela del bar intenta a baciarsi, alternando varie "fritture miste" di coppie: etero, gay, lesbica, intergenerazionale...

Il testo della canzone (che ha la curiosa caratteristica d'essere "attualizzato" ad ogni nuova interpretazione) qui non è quello reso celebre da Nina Simona in uno spot di Chanel, ma segue quello originario.
In esso il cantante spiega che il suo "baby" non si cura di vestiti, macchine o svaghi, s'interessa solo a lui. Concludendo: "mi chiedo cosa ci sia di sbagliato in lui: s'interessa solo a me!".
Gallavin propone una versione ritmata e allegra ma al tempo stesso composta ed elegante, e il video, per quanto visibilmente girato con pochissimi mezzi (un gruppo di amici in un bar, un po' di editing, ed eccolo pronto) si muove sulla stessa lunghezza d'onda, limitandosi all'essenziale senza strafare: una scelta corretta che evita sbavature e ridicoli vorrei-ma-non-posso.

A mio parere la cover di Gallavin si gusta meglio nel contesto originario del progetto di canzoni jazz (e dintorni) spensieratamente "gayzzate", tuttavia il cantante è bravo e simpatico di suo, e la visione del video si fa quindi apprezzare anche se presa da sola.
Da guardare, e da scoprire.

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2012 - Hidrogenesse - "El beso". Dal Cd - Un dígito binario dudoso. Recital para Alan Turing.

Confesso che pur di presentare questo bel video ho infranto una regola che ho seguito fin qui, ossia commentare solo veri e propri videoclip, e non esibizioni canore, o filmati con un'immagine fissa allietata da una musica di sottofondo.
Però una ragione per farlo ce l'ho: infatti l'immagine che vediamo in questo video, un oscilloscopio che si muove al ritmo della canzone, non è fissa, dato che le onde sonore si muovono... Inoltre, sullo sfondo delle onde sonore appare e scompare il volto di Alan Turing. Quindi, anche se non siamo di fronte a ciò che è considerato in senso stretto un videoclip, dato che il filmato ricorda semmai una "installazione video", non siamo neppure di fronte a un'immagine statica.

"El beso" è una composizione elettronica creata da una coppia gay catalana d'artisti (che s'esibiscono con il nome di Hidrogenesse), proveniente da un Cd in onore appunto di Alan Turing, il "padre del computer". Che si suicidò mordendo una mela intinta nel veleno (quella che oggi appare nel marchio della Apple) dopo essere stato condannato alla castrazione chimica dal governo britannico perché omosessuale.

Il testo, molto misurato, gioca sul richiamo alla favola di Biancaneve, avvelenata dalla mela e svegliata dal bacio d'amore del principe, e allude alla recente riabilitazione che il governo inglese ha infine concesso alla memoria di Turing:

Per il senso della misura dimostrato dagli autori, per l'efficacia della musica dalla scansione "matematica" allo scopo di farci pensare ai computer, per l'impostazione anti-retorica e ironicamente leggera, per il modo sbarazzino in cui la tematica omosessuale è stata richiamata (il bacio d'amore del principe), a mio parere questo video è un "omaggio" perfettamente riuscito, e quindi merita la visione.
Certo, chi a differenza di me odia la musica elettronica potrebbe faticare ad apprezzarlo, tuttavia l'insieme è talmente ben riuscito che il video almeno una visione, a mio parere, la merita.

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2012 - The magnetic fields - "Andrew in drag". Dal Cd - Love at the bottom of the sea.

Canzone straordinaria per il suo umorismo, assolutamente demenziale, che confonde l'ascoltatore con i suoi paradossi, "Andrew in drag" ("Andrea travestito") è l'ennesimo brano musicale che nel videoclip è tradito dal regista, che punta a smorzare l'aspetto "eccessivo" e "provocatorio" del testo:

Una boutade come questa è, da sola, un capolavoro universale del camp, ma il bello è che la canzone appartiene a un Cd in cui la band s'è sbizzarrita in doppi sensi e sberleffi di tutti i tipi e colori, con canzoni che hanno titoli come: "Andrei ovunque con Hugh", "Il pied-à-terre di mio marito", "Fuggirò per unirmi alle fatine", "L'unico ragazzo in città", fino all'inquietantissimo "La faccia della tua ragazza", che il cantante giura di voler fare gonfiare di botte da un picchiatore assoldato all'uopo, per strapparle il fidanzato.
Insomma, testi scritti dalla cugina statunitense di Alessandro Fullin (in acido), cantati su musica indie-minimalista-circense, con il tono serissimo d'un professore di musica. Esilarante.

Nella canzone in esame, l'io narrante dice di non sapere nemmeno perché mai fosse andato a vedere Andrew recitare travestito da donna: ma

Dopo aver specificato che, rinnegando l'eterosessualità, Andrew è l'unico ragazzo che scoperebbe (anzi, con cui farebbe di tutto), l'io narrante sconsolato conclude che ciononostante non avrebbe mai più rivisto quella ragazza, perché Andrew s'era travestito solo per scherzo...

Ora, da una canzone tanto demenzial-irriverente, resa ancora più delirante dal tono serissimo con cui è cantato il testo, cosa ha saputo trarre il regista?
Be', un uomo che si rade e rasa e inizia a vestirsi da donna, sì. Ma al suo fianco ha piazzato una donna, che nella canzone proprio non c'era, e che parallelamente si veste e traveste da uomo, e si appiccica incongrui baffi finti.

Ed alla fine, è più sulla (bella) donna travestita da uomo che su Andrew in quanto tale che il regista punta la sua attenzione. Anzi, per impersonare Andrew ha scelto un ragazzo bruttarello, e che come drag risulta piuttosto zombie, in modo da smentire completamente e contraddire quanto il testo va raccontando sulla fascinazione e l'attrazione che l'io narrante dice di aver provato per lui. C'è un vero e proprio accanimento omofobico nel rendere il travestito quanto più ributtante possibile, e per completare la misura viene anche esibito in modo del tutto gratuito il seno nudo della donna, un po' come per dire ansiosamente: "guardate voi se the real thing non sia molto meglio, vero, eh? vero, no? vero, neh?".
Insomma, il regista è andato in panico di fronte al compito di tradurre in immagini questo testo, e quindi non ne ha fatto una traduzione: ne ha fatto una vera e propria demolizione.

Ci si domanda: a che serve scrivere canzoni così incendiarie se poi l'unico risultato che si ottiene è che per girare il video la casa discografica chiama i pompieri?

La mia opinione conclusiva è che questo clip abbia mortificato una canzone assurdamente geniale, che non solo non ci guadagna dal fatto d'essere stata trasformata in un video, ma che si gusta decisamente meglio da sola.

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2012 - Undercover - "Your lovin' touch". Dall'Ep - Your lovin' touch.

Non possono esserci dubbi sul fatto che questo sia un videoclip gay, fin dalla prima apparizione delle due "pazze" ballerine, convintissimamente intente in improbabili arabesques in stile vogueing. Ma per coloro che fossero, ehm, diciamo "diversamente intelligenti", specificherò che il video ha quattro protagonisti, tutti di sesso maschile, pertanto l'invocazione rivolta (e rivolta, e rivolta, e ri-rivolta...) dal cantante per ottenere "il tuo tocco amorevole" da una persona dal sesso non specificato, difficilmente si rivolgerà a individui di sesso alternativo a quello maschile.

E "diversamente intelligente" pare del resto essere anche il regista del video, che per illustrare il concetto di "loving touch" non riesce a escogitare a nulla di meglio che un cellulare touch screen con cui traffica il cantante guardando foto del suo (perduto?) amore: capìta, no, l'allusione sottile? ..."loving touch" ..."touch screen", no, cioè, ...touch in tutti e due, no?, geniale, nooo?
Come? Dite di no? Va be': così come non tutti riescono a masticare chewing-gum e parlare allo stesso tempo (adesso sapete perché non avete mai visto un uomo politico masticare chewing-gum), non a tutti i registi è concesso girare un video e fare cose sensate allo stesso tempo...

Questa è palesemente un'autoproduzione d'un gruppo esordiente (anche se uno dei due componenti, Greg Scarnici, ha alle spalle una copiosa produzione cabarettistica e umoristica), con pochi mezzi promozionali.
Tuttavia il video è dignitoso, al livello di molte produzioni "professionali" italiane, e benché esibisca elementi di camp non sempre intenzionali, riesce nell'eroica impresa (difficile, viste le premesse) di non sbordare mai nel kitsch.

Ripreso in bianco e nero per dargli un tocco raffiné de noantri, perfettamente intonato all'estetica del vogueing (il lusso dei poveracci), il video propone il cantante che canta, le pazze che impazzano, e un bel tenebroso barbuto (della serie "me te se faressi in piedi subito") che ovviamente fa il bel tenebroso barbuto ostentando il suo broncetto da "I'm too sexy for my shirt", e addirittura balla per alcuni secondi col cantante (ma senza nessun touch, perché uno bono così ha paura che gli si possa stazzonare la magliettina griffatissima, se lo si touccha).

Brano da discoteca gradevole (declinato, nell'Ep, in -anta, indispensabilissimi remix), non destinato a marcare la storia della musica ma perfetto per lo scopo ballereccio per cui è nato, "Your lovin' touch" è un buon esempio di quella musica commerciale diretta esplicitamente alla scena disco gay che negli Usa esiste e qui invece no, e si accompagna a un video più che dignitoso e ben curato.
Non è arte, non ha mai ambito ad essere tale, ma guardando il video non si può lo stesso fare a meno di sospirare: "Perché loro sì, e noi in Italia no?"...
E per chi trovasse gradevole questa musica, gli Undercover hanno messo online la loro produzione, gratuitamente, su Soundcloud.

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2012 ca. - Vysotskaya, Alena & Grey, Elvin - "Eto ljubov".
 
Ancora una canzone priva di qualsiasi riferimento gay nel testo, ma trasformata in uno splendido videoclip a tematica gay. E ancora una volta, fuori d'Italia. Ovviamente.

La canzone di cui parliamo è in russo, ed è cantata da un'artista su cui l'unica informazione scritta in una lingua a me comprensibile è confusa. Potrebbe darsi che siamo solo di fronte a un ufficio stampa che presume di avere competenze linguistiche estremamente superiori a quelle che possiede nella realtà, tuttavia in questa biografia Alena (Elena) nasce Alain, e il suo curriculum elenca tutti gli studi d'arte che egli ha compiuto.
A un certo punto però Alain di botto sparisce e senza spiegazioni si trasforma in Alena, e il curriculum conclude elencando i successi che ella ha ottenuto. Un mio amico che conosce il russo m'ha detto, ridendo, che "è un modo molto russo" d'affrontare l'argomento della transessualità; ad ogni modo chi mi legge prenda con molto scetticismo quanto sto scrivendo, visto che esiste la possibilità che si tratti solo d'una traduzione fatta da un incapace.
Se però non si tratta d'un errore, allora la riassegnazione di genere della cantante spiega la sensibilità assolutamente unica con cui questo videoclip affronta una questione scottante e su cui non riesco a ricordare altri esempi: una madre che scopre che il figlio adolescente è omosessuale ed ha pure un ragazzo più adulto di lui.

Il testo della canzone, secondo google translator, non ha nulla di gay. Il titolo è un'affermazione: "Questo è amore", oppure: "È amore!", e le parole si limitano ad affermare che quello appena consumato è stato vero amore, il primo amore, anche se il mazzo di fiori che era stato donato giace ormai dimenticato in auto, e "tu" mi hai già dimenticata.
Da questo spunto il regista ha tratto una storia molto bella perché ha l'aura insolita della verità, contenendo dettagli che conosciamo dalle nostre storie personali, o da quelle dei nostri amici. Per esempio la scoperta della madre, che osserva non vista dalla finestra di casa il dono del mazzo di fiori e il bacetto che il giovanotto dà a suo figlio sul portone di casa, comporta un autentico shock, con tanto di mancamento, reazione involontaria che purtroppo alcuni genitori hanno avuto per davvero alla scoperta dell'omosessualità del figlio o della figlia.

La madre reagisce, prevedibilmente, picchiando il figlio non appena egli, raggiante di felicità, mette piede in casa.
Il figlio allora esce piangendo, intrappolato nel conflitto fra i due affetti nel quale si trova, mentre la madre inizia con il copione, sperimentato da tutti i genitori di omosessuali, del "dove ho sbagliato?". Riesamina la separazione dal marito, andatosene quando il figlio era ancora bambino ("gli sarà mancata la figura paterna?"), e le viene in mente un episodio ("come ho fatto ad essere così cieca da non capirlo prima?") in cui il figlio, presente alla toeletta della madre, aveva cominciato a giocare con il rossetto, mettendoselo sulle labbra. Il regista ha deliziosamente sfruttato un "crescendo" della canzone per trasformarlo in un urlo da "cosa stai facendo!" della madre al bambino, che si affretta a pulirsi le labbra. Col solo risultato di impiastricciarsi ancora di più il rossetto su tutta la bocca, cosa che lo fa sorridere contento.

Ora, secondo me questa storia del rossetto ce la potevamo anche risparmiare, però forse un poco capisco perché sia stata messa. In primis perché forse qui il regista e la cantante potrebbero aver voluto alludere all'infanzia d'una transessuale più che d'un gay, ipotesi che però m'è impossibile verificare. E poi perché se si sta cercando d'introdurre un argomento a un pubblico retrogrado come quello dell'ex "blocco sovietico" e si desidera essere capiti, è necessario dire qualcosa che rientri fra le cose che quel pubblico sia in grado di capire, tipo che se uno è gay allora si mette il rossetto. Perfino un mio amico italiano mi ha detto che forse io ho capito male, perché la donna sta solo punendo un ragazzo, che non è suo figlio, in quanto si presta sfacciatamente a fare da messaggero amoroso per un corteggiatore molesto di cui lei non vuole neppure sentir parlare. Alla faccia del Rasoio di Occam (principio che tradotto in soldoni dice che la spiegazione meno tortuosa e contorta ha le maggiori possibilità di essere quella vera). Se fosse come dice il mio amico, perché allora il corteggiatore bacia il "messaggero"? E l'episodio del rossetto, per l'appunto, che c'entra? E poi, si vede chiaramente che il ragazzo, entrato in casa e trovata la donna abbattuta, pronuncia distintamente la parola "Mama?", un dettaglio che il regista ha inserito intenzionalmente... Mah!

Piuttosto, il problema vero per me è un altro, ossia la scelta del "figlio", Elvin Grey. Che per il pubblico russo sarà magari un personaggio noto (su Youtube ha un canale con un sacco di incisioni al suo attivo), e che certo sarà stato scelto in quanto "giovane talento", ma che ha una faccia da bambino, totalmente imberbe, che porta a dargli 14 anni, massimo 15 (il che evita di far sembrare troppo vecchia mammà...), introducendo così il tema della "corruzione dei minori" da parte degli adulti.
Ora, Grey è molto più adulto di quanto il faccino imberbe non induca a pensare: nel video si nota chiaramente a un certo punto che è più alto della "madre", che pure indossa scarpe con tacchi a spillo, e in un "making of" su Youtube appare mentre... fuma sulla balconata della casa in cui avvengono le riprese. E vedendolo agire e parlare nel making of ci si rende conto del fatto che di anni ne avrà, in questo filmato, almeno 16. Però, chi osservi il clip senza conoscere il personaggio e senza capire le parole, come avviene a noi  italiani, ha l'impressione che qui si siano voluti trattare troppi temi scottanti tutti assieme (condizione gay in Russia, genitori e figli gay, rapporti intergenerazionali...), mentre probabilmente ciò non era nelle intenzioni del regista.

Tutto ciò premesso, il video tratta il suo argomento con una delicatezza che non ha paralleli nel pur affollato mondo dei clip. Il fatto stesso di avere accoppiato questa storia a una canzone che ha per titolo "Questo è amore", costituisce un chiaro messaggio di rispetto, altrettanto rivoluzionario nella bigotta Russia putiniana che nella bigottissima Italia berlusconiana. E il fatto che nella conclusione del film si vede che la madre, pur soffrendone, è incline a cercare di capire, offre un messaggio senz'altro positivo.

Si aggiunga che la musica, dal ritmo dance, è molto accattivante, e che la cantante (indipendentemente dal fatto che sia nata XX o XY) è absolutely fabulous: la conclusione può essere solo che questo video è assolutamente da non perdere.

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2012 - Will, K. - "Please don't..." - da - Third album, part 1.

Il fatto di avere trovato questa recensione in questa pagina elimina fin dal principio l'"effetto-sorpresa" attorno cui è costruito l'intero clip. Eppure, la presenza su Youtube di un'infinità di filmati di "reazioni alla visione" implica che per l'ingenuo pubblico eterosessuale il finale di questo clip costituisce una sbalorditiva e inattesa sorpresa.
Sorpresa che peraltro io non ho sperimentato, probabilmente perché, guardando il video con occhio gay, ho fatto attenzione sin dal principio agli evidenti indizi che un eterosessuale sceglie di non vedere, in quanto non appartengono all'universo delle cose che ha deciso a priori essere "possibili". (Non è che gli etero siano troppo stupidi per capire cosa sia l'omofobia, è che hanno deciso che non vogliono capirlo, proprio perché la trovano "logica").

Il clip, coreano, è costruito attorno alla plurimillenaria formula di "lui + lei + l'altro = gelosia". Grazie a un qualche fan italiano del Korean pop, su Youtube appare una versione con traslitterazione del testo e traduzione italiana nei sottotitoli, il che permette d'apprezzare il fatto che il regista ha seguito per quanto possibile le indicazioni del testo della canzone. Che parla d'un ragazzo che ha riaccompagnato a casa in macchina [dettaglio questo che ha permesso un colossale product-placement con ampie e insistite inquadrature d'un macchinone extralucido, roba da non far capire più se questo sia un clip o uno spot: uff!] la ragazza, dopo che costei ha deciso di lasciarlo, e la prega di tornare sui suoi passi: nel sedile vuoto dell'auto aleggia ancora il suo profumo, e il suo posto è lì, accanto a lui. Amen.

Nel clip, abbiamo due "migliori amici" che vivono nella stessa casa, e una ragazza che flirta con uno dei due, suscitando la rabbiosa gelosia dell'altro. L'io narrante della canzone è il personaggio del "geloso". Attraverso l'insistita presentazione della ragazza, e l'apparizione del secondo ragazzo solo in secondo piano, il regista ci spinge intenzionalmente a  credere che la storia s'imperni sul "geloso" e sulla ragazza, laddove il bell'attore che interpreta il geloso comunica fin dall'inizio, attraverso la mimica facciale, un'assoluta ostilità verso la ragazza. Il pubblico eterosessuale è portato a interpretare questo fatto come rancore per il fatto d'essersi visto preferire un altro, quello gay, be'... si limita a vedere giusto. Anche perché ogni volta che si rivolge al "migliore amico", il "geloso" è tutto zucchero, miele e sorrisi smaglianti: un atteggiamento ben strano verso colui che t'ha portato via la ragazza amata... Tant'è che la supplica del titolo, "per favore, non farlo", non significa: "non portarmi via la ragazza amata" bensì: "non sposarti"...

"Il diavolo sta nei dettagli", insomma, e la cecità dimostrata dagli spettatori eterosessuali è la stessa che ostentano nel clip anche i due personaggi eterosessuali, che si fidanzeranno, e sposeranno, non solo in barba al "geloso", ma addirittura aspettandosi che anch'egli condivida la loro gioia, come ci si attende che facciano i nostri amici. Tant'è che lo sposo arriverà al colmo dell'insensibilità chiamando il "geloso", che partecipa alla festa di nozze con una faccia da funerale, per scattare (beffa suprema) una foto ricordo tutti e tre assieme.
Quella foto riapparirà alla fine del filmato, quando verrà strappata in due dal "geloso" che, oh sorpresa inattesa!, ricongiungerà le due metà in modo da fare apparire uno a fianco all'altro i due ragazzi. E trovo che qui il regista sia stato geniale, spiegando in un fotogramma tutto ciò che era accaduto, e che gli spettatori eterosessuali o "diversamente attenti" non erano riusciti a capire.

Il regista inserisce nel racconto anche un elemento surreale (che era poi il solo modo d'infilarci l'automobile, ineliminabile per motivi di product-placement) presentandoci il "geloso" che torna a casa in auto avendo accanto la sposa. In conclusione del film capiremo che questo episodio (che invece appare in apertura) si colloca in realtà a conclusione di tutto,  dopo il matrimonio, visto che il guidatore ha per le mani (e continua a guardare) un pezzo di carta che si rivelerà nient'altro che la fotografia delle nozze. Infatti, quando il guidatore allunga una mano verso la ragazza, essa svanisce, svelando d'essere un fantasma, un'allucinazione, che oltre tutto nell'inquadratura finale è sostituita dall'immagine del ragazzo amato, che ci è lecito presumere altrettanto allucinatoria.

Ci sono tre interpretazioni possibili per la situazione raccontata. Il risultato complessivo è un clip splendidamente realizzato, con gran cura registica, per una canzone molto gradevole, che finalmente mi spiega - molto meglio di certe gnam-gnam boiatepazzesche - l'altrimenti incomprensibile passione nascente che vedo nutrire attorno a me per il Korean pop.

Splendida e, come si diceva una volta, "flautata" anche la voce di "K. Will", che peraltro non appare in prima persona nel clip, affidato a tre attori di (più che) "bella presenza".

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2012 - Promo, parodie e fan-art
 

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