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Gulp!
Una bibliografia sull'omosessualità maschile e il lesbismo nel fumetto (gay comix, shonen ai / yaoi / boys' love, manga...).

Di: Giovanni Dall'Orto


Raggruppo in questa pagina le mie recensioni a fumetti di tema gay e lesbico che ho scritto per il sito Culturagay.it.
Per comodità ho diviso il testo (troppo "pesante" da scaricare tutto in una volta) in tre parti.
Questa è la prima (lettere A-L).
La seconda (lettere M-Z) è qui.
La terza (la serie Banana fish) è qui.

Per ulteriori informazioni sui fumetti a tematica gay e lesbica si possono vedere anche:
Le recensioni di fumetti scritte da altre persone per Culturagay.it.
I numerosi articoli che Gay.it ha dedicato ai fumetti a tematica gay e lesbica.
Un sito in italiano dedicato ai fumetti shonen ai / yaoi  / boys' love e al suo fandom.
Due siti specializzati, in inglese, sui fumetti gay statunitensi (fare clic qui e qui).

Infine, se cercate fumetti gay online, italiani e non, a contenuto sessuale (o erotico che dir si voglia), fate clic qui , qui e qui (e se non li cercate, non fate clic, prego).



Copertina di ''Happy boys''

AA. VV., Happy boys. Antologia di fumetti gay/lesbo, Coniglio editore, Roma 2004 (suppl. a "X comics" n. 39).

Antologia di fumetti per lo più in b/n, con qualche tavola a colori. (NB: La chiarezza d'idee dei compilatori non è suprema: l'antologia è "gay/lesbo" ma il titolo parla solo di Happy boys. E in copertina c'è un pin-up boy...).

Apre "Il secolo breve del fumetto gay" di Valeriano Elfodiluce (pp. 4-9), una dettagliata (e utilissima) storia della presenza omosessuale nei fumetti.

Seguono i fumetti veri e propri alle pp.



Copertina di ''Tinello italiano'' di Altan

ALTAN (pseud. di Francesco Tullio Altan), Tinello italiano, Milano libri, Milano 1980.

Altan è stato, ed è tuttora, uno dei migliori disegnatori politici di sinistra.

Questo esilarante volume è una raccolta delle sue migliori vignette di costume, che hanno risentito solo in minima parte del passare degli anni: fanno ridere anche se non si conosce il contesto politico per cui furono prodotte.

Cinque o sei vignette della sezione "pruriti" hanno tema omosessuale.

Vignetta di Altan



Copertina di ''Caim'' n. 1

APOSTOLICO BARBARA e LOMBARDI CLAUDIA ("Le peruggine"), Caim. Vol. 1, Cultur Club, Roma,. Ottobre 2000, pp. 96.

Primo volume di una serie a fumetti, ambientata in Centro Italia nel periodo medievale, questa puntata è fondamentalmente un'introduzione del protagonista, Cain/Caim (il nome oscilla per tutto il fumetto), bruno guerriero abilissimo (e immoralissimo), e di un ragazzetto, destinato a diventare il suo protetto.

Le autrici si ispirano dichiaratamente alla produzione "shonen ai / yaoi / boys' love" giapponese, ma hanno un tratto originale ed autonomo. Hanno anche creato un sito dedicato a questa serie.

[Un appunto: l'inquadramento storico è accurato, ma gli ecclesiastici, perfino gli stessi inquisitori, non comminavano mai sentenze di morte, tantomeno al rogo, come si vede fare all'inizio di questo albo: pretendevano che a farlo fossero le autorità civili, alle quali il condannato era "rilasciato" (relaxatus). Ciò per poter sostenere che la Chiesa non si macchia mai le mani di sangue].



Copertina di ''Caim'' n. 2

APOSTOLICO, BARBARA e LOMBARDI, CLAUDIA ("Le peruggine"), Caim. Vol. 2, Cultur Club, Roma 2001.

Secondo episodio (di quattro) della serie di Caim. Che in questo albo consuma anche fisicamente la sua storia col ragazzino, Vanquisher, che diviene suo scudiero e amante. E che da bravo "uke" (come da convenzioni degli shonen ai giapponesi, a cui questo fumetto s'ispira) subisce l'aspetto erotico della relazione "in bilico fra vergogna e la gioia più assoluta" (parole sue)... come colui che disvuol ciò che già volle (si veda soprattutto la scena finale).

Ma il trucco c'è, e si vede, perché le autrici ce lo mostrano. Caim/Cain è in realtà un diavolo, esiliato sulla Terra per una qualche colpa commessa, e il ragazzo è un'anima che si è data a lui. Già in passato i due erano stati amanti, prima d'essere uccisi entrambi. Ed ora, rinati, si sono infine ritrovati.

Avviso per i cuori deboli: l'atto sessuale pedofilo viene evitato con un originale slittamento cronologico che ci trasporta avanti nel tempo, ad una scena di sesso fra i due successiva al raggiungimento della piena virilità da parte del biondo scudiero. Ma i gusti pedofili del malvagio Caim gli vengono apertamente rinfacciati da un vescovo, quello stesso che aveva già arso vivo lo scudiero nella vita precedente e trafitto a morte Caim.

Si noti l'ambivalenza del protagonista: Caim è bellissimo e capace d'amore intenso e tenerissimo, ma gli altri lo descrivono e percepiscono nella sua natura demoniaca: macchina della morte (e per questo apprezzato soldato), sadico, crudele, assassino e pedofilo (e non solo con Vanquisher: lo scudiero che lo ha preceduto, in preda a un attacco di gelosia, glielo dice apertamente).

Bello il disegno, molto accurata la ricostruzione storica, originale la trama. Un buon prodotto.



Copertina di Caim n. 3

APOSTOLICO, BARBARA e LOMBARDI, CLAUDIA ("Le peruggine"), Caim. Vol. 3, Cultur Club, Roma 2002.
Questo volume della serie di Caim, il terzo, si apre con una lunga (e anche graziosa) sequenza di sesso fra il demoniaco guerriero Cain e il suo biondo scudiero, Vanquisher.
Si scoprirà poi che si tratta del flashback del momento in cui Caim ha chiesto l'anima al suo amato, perché in questo modo nessun destino e nessun essere avrebbe mai potuto dividerli. E Vanquisher, ritenendo di aver già perduto, per amore, la sua anima, ha accettato.
Il flashback si completa con il racconto della persecuzione del vescovo Federico, che brucia al rogo Vanquisher per sodomia, e riesce a uccidere Cain (a proposito, Cain è il nome umano, Caim è quello da demone). Come? Gli strappa il crocifisso che è obbligato a portare sempre addosso, pena la morte, come forma di umiliazione costante, per ordine di Lucifero.

Si torna al racconto principale. Il vescovo Federico (ora legato papale nel castello che ospita Cain) ha ricevuto dal rivale di Caim, il demone Astaroth, informazioni e suggerimenti. Così, quando Cain appare per vendicarsi del rogo di cinque lustri prima, Federico ha già istruito lo scudiero Daniel perché uccida Vanquisher in caso di pericolo. Ma l'amore di Daniel per Caim, e la paura di farlo soffrire, prevarranno, e Vanquisher non morrà.
A questo punto ad Astaroth rimane come ultima risorsa gettarsi personalmente nella mischia. Egli s'impadronisce di Vanquisher per ricattare Caim, ma Daniel, armato d'un pugnale, lo affronta, sempre per amore di Cain, e...

In questo terzo volume le autrici hanno ormai raggiunto un buon ritmo, la narrazione è spigliata, e il lungo inserto amoroso restituisce quella dimensione erotico-sentimentale che è la ragion d'essere di questo tipo di fumetti. Ma anche il resto della vicenda non sfigura.
Questa mini-saga, molto ben costruita, ha insomma tutti i numeri per piacere anche a lettori gay, e non necessariamente solo alle donne del fandom degli shonen ai.

Unico neo: è un fumetto che si trova solo nelle librerie specializzate (o in Rete), e per trovarlo occorre cercarlo un po'.



Copertina di ''Caim'' n. 4

APOSTOLICO, BARBARA e LOMBARDI, CLAUDIA ("Le peruggine"), Caim. Vol. 4, Cultur Club, Roma 2004.

Episodio conclusivo della serie di Caim.

L'episodio in sé è breve, e monopolizzato dallo scenografico scontro finale tra Caim e il suo demoniaco nemico, Astaroth. Caim sta per soccombere, ma Vanquisher lo salva al momento opportuno, permettendogli di vincere. A parte questo, nulla di omoerotico, in questo episodio.

Tuttavia un buon quarto dell'albo è occupato da un episodio, "Cruel beauties" che vede Cain (con la "n"... e il crocifisso al collo!) e Lucifero (biondo, effeminato e coi capelli lunghissimi), novecento anni dopo (in abiti moderni). I due, che si danno del voi anche mentre si picchiano, sono protagonisti d'una fantasia sadica: Lucifero, stanco di astinenza, appare a Cain, lo soggioga, lo lega e lo violenta. Non che Caim non ci prenda gusto (e Vanquisher lo sfida a ripetere l'esperienza con lui... ma allora cosa han fatto, per novecento anni?), ma insomma, questo non è materiale per educande... o sì?



Copertina di ''Camelot 3000''

* BARR, MIKE, BRIAN BOLLAND, Camelot 3000, Magic Press, Roma 1999.

In questo spesso (a occhio, sulle trecento pagine) volume di fumetti a colori, la prima cosa che si nota sono proprio... i colori. Camelot 3000 fu creato nel 1988, quando non solo non esisteva la colorazione a computer, ma i fumetti erano stampati su carta non patinata, che faceva sbiadire molto le tinte. Quindi gli autori hanno caricato le tinte per tener conto di questo aspetto.
Stamparlo ora su carta patinata, che viceversa esalta i colori, ha dato per risultato una specie flash psichedelico, con colori "puri" (gialli, blu, magenta) violentissimi, che all'inizio (finché non ci si abitua) danno parecchio fastidio. Per fortuna ci si abitua.

Questo fumetto è l'ennesima dimostrazione dell'abilità della cultura di massa anglosassone di reinterpretare fino alla nausea i miti della sua storia. Cosa che noi italiani, privi d'autoironia e condannati a una visione "ingessata" della storia, non siamo altrettanto bravi a fare: ci prendiamo troppo sul serio...
Questo fumetto è infatti la rilettura fantascientifica della leggenda di re Artù, ambientata nell'anno 3000.

La Terra, a iniziare dall'Inghilterra, è attaccata da implacabili extraterrestri (che si scopriranno guidati dalla malvagia Fata Morgana, rediviva). Artù, come da leggenda, risorge per difendere l'Inghilterra da Morgana, e raccoglie nuovamente attorno a sé i cavalieri della Tavola Rotonda, reincarnati. Fra i quali si contano un negro, un giapponese (che "ovviamente" commetterà harakiri: io ho detto solo che la cultura anglosassone sa reinterpretare i suoi miti, mica che sia intelligente...) e una donna. Nella quale si è reincarnato, per errore, Tristano.
Costui non accetta minimamente il suo nuovo sesso, e farà un sacco di stupidaggini (compreso il tradimento dei suoi compagni -- o quasi...) per tornare ad essere un "vero" maschio. Eppure tutto ciò avviene nonostante la donna in cui si è reincarnata Isotta paia decisamente contenta del cambio di sesso. E tanto farà e tanto dirà che alla fine riuscirà a portarsi a letto la... donna amata.

La vicenda lesbica è trattata con un tono ironico-comico, che però è il medesimo con cui è massacrato allegramente l'intero mito (fra le altre cose, questa volta Ginevra e Lancillotto riusciranno a consumare il loro adulterio e a mettersi insieme, in barba ad Artù). Non scade nel morboso e nel voyeuristico, e ciò in prodotto di massa del 1988 non era scontato.

Per concludere, il disegno, che è quello standard per questo tipo di produzione di quegli anni: piuttosto bidimensionale e dal tratto rapido.

Insomma, Camelot 3000 è un divertissement, godibile, senza troppe pretese di cultura o poesia, ma è comunque un onesto prodotto d'intrattenimento.
Purtroppo il prezzo (20 euro) non è per tutte le tasche.



Copertina di ''Ken Parker''

BERARDI CARLO e MILAZZO IVO, Ken Parker, I classici del fumetto di Repubblica, n. 11,  2003.

Fumetti di ambientazione western, in b/n e (parzialmente) colore.

Alle pp. 43-140 è riedita la storia "Diritto e rovescio", nella quale è co-protagonista Junius Foy, un ballerino e coreografo che, travestito da donna, viaggia e balla nel West in un corpo da ballo femminile sperando di reincontrare il suo amante fuggito per allontanarsi dalla riprovazione sociale.

Oltre ad aiutare il protagonista a salvare la pelle e a scagionarsi da una falsa accusa d'omicidio, Junius arricchirà l'aitante protagonista con una serie di considerazioni sulla "diversità" e la condizione sociale dei "diversi"... E quando Parker, al termine della storia, gli farà intendere che loro due possono essere "solo amici", capirà.

Una storia che non perde mai il senso della misura, evitando i due rischi contrapposti di cadere nel patetico o nel grottesco.



Copertina di ''Paté d'homme''

BUSI ALDO, Pâté d’homme, Mondadori, Milano 1989.

Fumetti a colori volenterosamente disegnati da Dario Cioli su sconclusionata sceneggiatura di Aldo Busi.

Qualche battuta omosessuale qua e là. La perizia del fumettista non riesce a salvare la scombiccheratezza del testo.
Irrilevante.



Copertina di ''Al di qua dell'aldilà''

CAVEZZALI MASSIMO e STAINO SERGIO, Aldiqua dell'aldilà, L'isola trovata, Bologna 1982.

Due storie a fumetti.
Nella prima (pp. 7-25) un uomo soffre di dolori (psicosomatici?) legati a desideri omosessuali inconsci che vengono a galla nei sogni. Nei quali associa morte, bellezza ed omosessualità. E sogna / teme di fare la fine di Winckelmann...



Copertina de ''Il fantastico mondo dei gay''

COPI (pseud. Raúl Damonte-Taborda), Il fantastico mondo dei gay ... e delle loro mamme!, Mondadori, Milano 1979.
Questo libretto è uno dei primissimi esempi di fumetto gay pubblicati in Italia.
Raccoglie le tavole che Copi (che all'epoca era molto popolare anche in Italia, per lo meno fra i lettori "di sinistra"), aveva disegnato per la rivista gay francese "Le gai pied".

L'umorismo già surreale di Copi può qui sfogare senza limitazioni la sua vena "camp", prendendo in giro bellamente il mondo omosessuale e le sue ipocrisie piccoloborghesi. La carica comica e corrosiva delle sue tavole deriva dal fatto che i suoi personaggi spesso aspirano ad un ruolo sessualmente e politicamente "trasgressivo", ma si dimostrano poi nei fatti ancora legati ai preconcetti piccoloborghesi: moralismo, razzismo, intolleranza, familismo spicciolo...

Esilarante, ma da evitare se per voi il "politicamente corretto" è irrinunciabile.

Tavola dal libro





Copertina di ''Storie puttanesche''

COPI (pseud. Raúl Damonte-Taborda), Storie puttanesche, Mondadori, Milano 1979.

Riuscite storie a fumetti, anche un po' fantascientifiche. A suo tempo Copi è stato celeberrimo, specie negli ambienti "di sinistra", e amatissimo nel mondo gay per il suo gusto camp ad oltranza.

Due delle storie introducono in modo surreale e delirante omosessualità maschile, travestitismo, lesbismo e vecchiaia: sono "Il sesso dei marziani", pp. 69-80 e "Amore crepuscolare" (pp. 97-100).



Copertina di ''Figlio di un preservativo bucato''

CRUSE, HOWARD, Figlio di un preservativo bucato, Magic Press, Roma 2001. Introduzione di Tony Kushner.

Howard Cruse è il più celebre esponente del fumetto gay "politicamente impegnato" degli Usa, di cui è considerato uno dei padri fondatori (celebre negli anni Novanta fu la sua serie Wendel). Ha un tratto originale, e storie che riescono a far pensare.
Ma allora perché questo libro, considerato il suo capolavoro, vincitore di numerosi premi per il fumetto, è così dannatamente deprimente?

Ambientata negli anni Sessanta, cioè nell'America ancora maccartista, e nell'ottusa, razzista, omofoba e sessista "provincia" americana, la vicenda narra il tortuoso e difficile coming out d'un omosessuale, figlio di un religioso protestante, coinvolto nelle lotte politiche di quegli anni (contro la segregazione razziale, per i diritti civili).

Violenza, repressione poliziesca, fatica di accettare la propria natura, paura della reazione degli altri... costellano il suo itinerario, che comprende anche uno scontro con il KKK (il quale provvede altresì a linciare, impiccandolo, un suo amico "frocio amico dei negri", con la connivenza della polizia che vuol spacciare l'accaduto per un suicidio).

L'intento di denunciare la violenza cieca della fascistissima "Provincia profonda" americana in epoca maccartista è lodevole. Ma forse ci sono troppe disgrazie, troppe sfighe a ripetizione (inclusa la gravidanza indesiderata dell'amante del protagonista) tutte assieme. Il lieto fine, più che una conquista ottenuta combattendo contro le circostanze precedenti, appare quindi più un miracolo catapultato dal cielo.

Che dire? Il fumetto è bello, coraggioso, e a tratti anche poetico. Fa riflettere, come da intenti dell'autore. E coinvolge emotivamente.
Ma tenete a portata di mano una confezione di antidepressivi: può venir utile.



Copertina di ''Pazzo di te''

DE GIOVANNI, MASSIMILIANO e ACCARDI ANDREA, Pazzo di te, Kappa edizioni, Bologna 2000.

OK, questo ragazzo ha un problema. Anzi, tutti e tre i protagonisti del fumetto ce l'hanno, ed è lo stesso: essere innamorati della persona sbagliata. Enrico ama Matteo, Veronica concupisce Enrico, però Matteo fa gli occhi dolci a Francesca, amica di Veronica.

Ad aggravare il caos, Enrico è stolidamente "velato" (anche se Matteo alla fine lo informa di averlo sempre "saputo"), e non gioca pulito neppure con i suoi amici (a iniziare da Veronica), risultando decisamente odioso nella sua doppiezza, che non giova né a lui né alle sue amicizie.

Ma tant'è: in questa storia di studenti universitari bolognesi il caos nei rapporti umani regna sovrano: la fa da padrone il capriccio emotivo del momento, senza regole né limiti. Tutto pare possibile ai protagonisti, che non pongono limiti ai propri egoistici desideri, senza mai chiedersi cosa possa provare l'altro. E le sole parole che trova Enrico di fronte all'ex che dichiara di amarlo ancora sono: "Se ti rivedo ti ammazzo".

Più che, come promette il risguardo, "un bisogno di amore generazionale che non guarda all'oggetto del desiderio", direi che qui è presentato un ritratto spietato (tanto più spietato in quanto inconsapevole di esserlo: l'autore infatti prova simpatia per l'atteggiamento narcisistico-infantile dei suoi personaggi, che spaccia per "nuove geometrie dell'attrazione") di una generazione con bisogni di affetto che non è capace di gestire, in primis perché non è capace di dare loro un nome e un volto.
Anche se Matteo, nell'ultima pagina, dopo un rapporto a tre tentato e fallito sempre per mancanza di chiarezza, il nome lo trova benissimo, rivolgendosi a Enrico: "Guarda che è a te che ha dato del frocio"...

La vicenda prosegue in Cuori in affitto.



Copertina di ''Gente di notte''

DE GIOVANNI, MASSIMILIANO e ACCARDI ANDREA, Gente di notte, Kappa edizioni, Bologna 1998.

Io non so cosa abbia combinato l'editore di questa serie di fumetti (iniziata con Pazzo di te e conclusa con Cuori in affitto), dato che quello che è uscito come primo volume risulta stampato dopo questo secondo volume. Non lo so, ma posso immaginarlo: il tratto della prima parte del presente albo è acerbo, aspro, approssimativo e quasi stridente, e la storia degli sballi serali e delle pippe amorose (etero) di Matteo assieme al suo amico Giovanni (che muore in un incidente) è totalmente priva d'interesse. Para mentali da studente in periodo "dark".

La seconda parte di questo volume ha invece un tratto che riporta a quello già visto nel primo albo, e allora diventa tutto chiaro: si tratta di riciclaggio (ma non dovrebbe essere un reato?) di un'opera prima per niente riuscita, per inserirla in una "serie" (tanto, la serialità è intrinseca al fumetto) di qualità migliore. Come dicevano le nostre nonne, "mai buttare via niente"... il che dimostra che a volte anche le nonne avevano torto.

E allora diciamocela giusta: questo è il vero "primo volume" dei tre, tanto più che metà della vicenda è destinata (o meglio, sprecata) a mostrarci come Matteo avesse, ancora distrutto affettivamente per la morte di Giovanni, conosciuto Enrico (cosa che ci interessava moltissimo sapere...).

Tuttavia ancora nulla lascia prefigurare qui la vicenda che si svilupperà negli altri due albi: solo una vignetta mostra Enrico, "fatto" di droga, che bacia un ragazzo a un rave party, e viene per questo giudicato da tre ragazze, nella penultima pagina: "Carino... peccato che fosse gay".

Se v'interessa questa trilogia, potete tranquillamente evitare di acquistare questo albo, che è solo un'acerba "zeppa".
In compenso, avendo letto l'intera serie, si nota col senno di poi quanto qui Matteo si fosse morbosamente attaccato a Giovanni, e come avesse poi chiamato per errore "Giovanni" il suo "carissimo amico" Enrico. Ma se il senno di poi servisse a qualcosa, io non avrei mai comprato questo volumetto...

P.S. Nel risvolto di copertina si legge che in questo volume "Enrico non ha ancora fatto outing", cosa un po' difficile visto che l'outing lo subisci dagli altri a forza, mentre quello che fai tu volontariamente si chiama semmai coming out. Ma quand'è che per il mondo gay non varrà più la regola secondo cui, "chi non sa, insegna"?).



Copertina di ''Cuori in affitto''

DE GIOVANNI, MASSIMILIANO e ACCARDI ANDREA, Cuori in affitto, Kappa edizioni, Bologna 2003, pp. 96.

Terzo, e conclusivo, volume della serie iniziata con Pazzo di te e continuata con Gente di notte. Come già detto alla recensione di Gente di notte, la lettura può saltare direttamente dal primo volume al presente (il terzo) senza perdere nessun dettaglio.

Enrico, Matteo e Veronica, universitari di Bologna, vanno a vivere assieme in un appartamento di fronte a quello di Francesca (la ragazza di Matteo). Durante la festa d'inaugurazione Enrico conosce Jacopo, e inizia una relazione con lui. Anche Veronica trova un ragazzo che, per un equivoco, pensa che Enrico e Matteo stiano in coppia. Per vendicarsi, Matteo presenta Francesca e la sua coinquilina come una coppia lesbica.

Non voglio rivelare l'intera vicenda e la soluzione del gioco degli equivoci, fatto sta che il passar dei mesi, per esprimermi come il risvolto di copertina, "ridimensiona l'amore fra Enrico e Jacopo alla sola passione" (sic) e pone fine alla relazione tra Francesca e Matteo. Jacopo, che sembra più maturo e risolto di Enrico, ha capito la chiave del problema: "Matteo non è gay. Stai con me solo perché non hai lui".

immagine del bacioE Matteo, che ha dato dimostrazioni di gelosia verso Jacopo, che ha ammesso che il sesso no no e poi no, ma ecco... almeno l'amore da Enrico lo desidera, nel partire per le vacanze di natale bacia infine sulla bocca l'"amico". In strada, davanti a tutti. Finale aperto: crisi momentanea, o maturazione definitiva? Non lo sapremo mai... a meno che un successo di vendite di questo albo giustifichi un sequel, ovviamente. Diciamo che la copertina non fa pensare a un'"amicizia"...

I personaggi di questo episodio sono maturati rispetto a Pazzo di te, e si sente che percepiscono anche loro la fine di quel "tempo sospeso", alla fine dell'adolescenza, in cui non è ancora necessario fare scelte o assumersi responsabilità. Se non altro, i genitori di Matteo insistano perché termini una buona volta gli studi... la festa è quindi agli sgoccioli.

E se non altro Enrico ha fatto, alla buon'ora!, il suo coming out, frequenta amiche lesbiche e locali gay (divertente l'ambientazione di una scena al "Cassero di Porta Saragozza" di Bologna, la storica sede dell'Arcigay nazionale, che molti (ri)conosceranno) e, a parte la sua cotta mai risolta per Matteo, ha trovato un suo certo equilibrio. Nel congedarlo, gli auguriamo che cresca infine del tutto, e risolva la sua menata con Matteo: la vita è breve, ragazzi... non sprecatela.



Copertina di ''Lo salviamo noi il cinema!''

DISEGNI STEFANO e CAVIGLIA MASSIMO, Lo salviamo noi il cinema!, ACME, Milano 1989.

Fumetti satirici sul cinema.

Alle pp. 51-56 "Frocky I, II, II; IV"; una presa in giro in chiave frocia del film Rocky.
Il protagonista è un pugile effeminatissimo che però si scatena sul ring quando gli rovinano il trucco... e vince.



Copertina di ''Happy gays''

FADDA GIUSEPPE, Happy gays, Theoria, Roma-Napoli 1994.

Cento vignette sulla realtà gay maschile, su temi che vanno dalla sessualità alla coppia all'Aids al rapporto con la psicoanalisi alla pubblicità e i gay.

Spiritoso, ma spesso cinico e non privo d'ambiguità nel presentare il mondo omosessuale come nevrotico, interessato solo al sesso e privo di spiragli di speranza.



Copertina di ''Mistero celeste''

GAIMAN, NEIL e RUSSEL, P. CRAIG, Mistero celeste, Magic press, Roma 2002.

Un signor fumetto, tutto a colori, che mette in scena la ricerca d'un assassino... in Paradiso. Narrata da un uomo che non è quel che sembra, ad un uomo che non è quel che ricorda (e le tavole finali sono atroci, quando siamo noi a scoprirlo).

Movente: la scoperta dell'Amore (e quindi della delusione amorosa) fra gli angeli che stanno aiutando Dio a costruire l'Universo.

Disegno con due angeliGli angeli sono ritratti come esseri - nudi - senza genitali, ma indubbiamente maschili ed anche belli muscolosi, molto sexy. Quindi qui tu hai un bell'essere asessuato: le scene di bacio & c. appaiono comunque come scene fra due uomini...

Stupefacente la perizia della coloritura delle tavole, fluido ma dettagliato e quasi "fotografico" il tratto (che è tanto preciso che suppongo l'autore abbia usato fotografie come base di preparazione), amara ma visionaria la narrazione, stupefacente il finale, nel quale il lieto fino lascia intenzionalmente l'amaro in bocca... e forse peggio.

L'autore è uno dei pochi fumettisti celebri gay dichiarati.
Consigliato.



Copertina di ''Death''

GAIMAN, NEIL, CHRIS BACHALO, MARK BUCKINGHAM, MARK PENNINGTON, Death. Il grande momento della tua vita, Magic Press, Roma 2004, pp. 104 (edito sia rilegato sia in brossura).

Album di fumetti, a colori. Per chi non è ancora convinto che il fumetto possa essere (nelle debite forme) una forma d'arte.

La protagonista, Death, è quello che dice il nome: la Morte. Ma non è il tradizionale scheletro con la falce in mano: è una giovane e bella ragazza dark, sorridente, simpatica, che sa ascoltare... ma che deve svolgere il suo compito.
Death incrocia il cammino d'una coppia di donne lesbiche e del loro bambino... il cui respiro si ferma nel sonno. La madre allora le si offre al posto del bimbo... e qui abbiamo ormai tutti gli ingredienti per una pizza strappalacrime...

E invece no, per nulla.

Gaiman dipana la vicenda intrecciando tre storie:

Non voglio svelare la soluzione per non sciupare il gusto della lettura: mi basterà dire che tutto sembra semplice, naturale, quasi "ovvio". Eppure si sta parlando di temi terribili come la morte, la malattia, il sacrificio della vita.
Nessuno dei temi affrontati (il valore dell'amore, il senso della vita e della morte, il senso dell'altruismo, il significato del coming out per una persona lesbica) è di poco conto. Ognuno di essi, se affrontato male, avrebbe fatto precipitare questo fumetto nel pretenzioso, o nel melenso, o nel kitsch. Ma nessuno di essi è stato affrontato male, in un miracolo d'equilibrio: ognuno è stato trattato con delicatezza di tocco e al tempo stesso con chiarezza esplicita.

Ovviamente, un trucco c'è: una Morte che possiede un Regno, in cui ci porterà sorridendo, è solo una versione "New age" della promessa di Aldilà, di vita oltre la vita: ecco perché non ci spaventa affatto. Ma questa è una favola poetica, non un libro di filosofia: sognare con Gaiman su queste tavole non è quindi un reato.

Quanto al disegno, qui si opta per un tratto "classico" e pulito, dai colori tenui, che aiuta la storia a scorrere liscia, gradevole e senza intoppi.

Consigliato.



Copertina di ''June pride''

GOTOH, SHINOBU e OHYA, KAZUMI, June pride, Kappa edizioni, Bologna 2005.

Finalmente si cambia aria.
Dopo aver letto la traduzione di tante storielline boy's love (o shonen ai che dir si voglia) magari ben disegnate ma del tutto sconnesse, e talora proprio stupidine stupidine, June pride racconta una vicenda che ha un capo ed una coda, e personaggi che hanno un loro spessore. (Certo, lo spessore a questi personaggi serve soprattutto per mostrarsi mentre si tormentano senza posa, ma questo fa parte della convenzioni del genere, e del gusto delle lettrici per cui questo tipo di fumetti viene disegnato).
Su questa svolta non può non avere avuto influenza il fatto che a monte di questo fumetto c'è un vero e proprio romanzo, dunque la sceneggiatura è partita da una vicenda già ben strutturata di suo. Sia come sia, la differenza si nota.

La vicenda qui narrata è quella di due liceali, Takumi Hayama e Gie, che si ritrovano in un collegio giapponese.
Takumi (disegnato con i tratti infantili e gli occhioni enormi dei cuccioli) ha un segreto, e un problema che ne deriva: da bambino il suo fratello maggiore ha abusato di lui e non solo: scoperto dalla madre, ha riversato l'intera colpa dell'accaduto sul fratello minore. Che da quel giorno non riesce più a sopportare il contatto fisico con altre persone.
La situazione di Takumi non migliora neppure quando il fratello muore di malattia.

Il fumetto non ha una trama raccontabile, perché si basa tutto sui "petit riens" della paziente e progressiva apertura, piccolo episodio dopo piccolo episodio, dell'armatura di Takumi, grazie alla perseveranza e all'amore incrollabile di Gie. Che infine riuscirà a superare il suo blocco e a far l'amore con lui.

Rispetto ad altri prodotti di questo genere, il gioco dei sentimenti qui ha un'importanza fondamentale, mentre la scena di sesso è toccata con pudore - anche nei disegni - come coronamento logico della vicenda e non come avvenimento gratuito e improvviso.
Il superamento del trauma significherà per Takumi anche la capacità di fare la pace con la memoria del fratello, e quindi con la famiglia che aveva creduto al fratello e non a Takumi.
Un buon prodotto.

A renderlo perfetto per i miei gusti avrebbe contribuito un'insistenza minore nel maceramento delle sofferenze, ma siccome mi rendo conto del fatto che una parte delle lettrici di questi prodotti vi cerca proprio questo, e tutti i gusti son gusti, se qualcuno lo trovasse un fumetto perfetto, non me ne stupirei...



Copertina di ''Oasis'' di Kazumi Ohya

OHYA, KAZUMI, Oasis project, Kappa edizioni, Bologna 2005.

Seconda proposta editoriale di fila per Kazumu Ohya, disegnatrice gradevole e narratrice decisamente romantica.

Anche questo fumetto presenta una vicenda dai toni più sfumati rispetto alla media proposta in commercio fin qui, e con in più il tentativo di dare uno piccolo sviluppo logico agli avvenimenti dei singoli episodi.

La trama è molto semplice. Un sedicenne, Naoyuki, è talmente bello da suscitare l'attenzione di tutte le coetanee (che però non lo interessano molto) e da suscitare infine persino l'accusa (falsa) d'aver messo incinta una ragazza. Lo scandalo e il disonore per la famiglia è tale che il giovane è spedito in un'altra città e in un'altra scuola, presso un giovane zio scrittore nonché "pecora nera" della famiglia (è gay dichiarato) che gestisce una sorta di pensione, la "Oasis" (che nel fumetto è definita "condominio", così come lo zio è definito "amministratore"). Nella pensione abita un altro studente dello stesso liceo di Naoyuki, nonché un giovane e bellissimo poliziotto, separato di fresco dalla moglie.

Il caso, o l'opportunità narrativa, fa sì che Cupido scocchi frecce a gragnuola verso questo e quello; alla fine (non racconto qui la vicenda - molto semplice e lineare - per non togliere il gusto di scoprirla) ci saranno due coppie felicemente appaiate. E dopo il lieto fine per tutti, il nome della pensione assume un significato allusivo: una piccola oasi di pace e amore per quattro persone che in un modo o nell'altro hanno tutte avuto i loro problemi nel mondo esterno.

Ohya è un'autrice ad alto tasso di romanticismo, e il suo modo di trattare gli avvenimenti (nonché di disegnare le scene di sesso), è più pudico della media, accontentandosi di alludere senza necessariamente mostrare.
L'interesse dell'autrice va piuttosto alla descrizione della crescita dell'attrazione amorosa, al lento processo d'avvicinamento di due persone che faticano a gestire la loro omosessualità o perché ancora troppo giovani, o perché condizionate dalla società e dalle sue pretese (il matrimonio in primis, la famiglia, la rispettabilità sociale; e da questo punto di vista la società giapponese si rivela qui molto simile a quella italiana...).

Poiché è escluso a priori che in un fumetto boy's love due uomini si conoscano in un ambiente gay, che renderebbe esplicite da subito le loro tendenze, metà del gusto di questi fumetti sta nel dubbio tormentoso del fatto che la persona desiderata possa mai reciprocare il desiderio. Ovviamente si tratta d'una finzione narrativa (tutti sappiamo dalla prima pagina che i due protagonisti finiranno a letto prima della fine dell'albo), ma la bravura di un'autrice sta nella sua capacità di rendere plausibile una simile situazione senza chiederci di ricorrere alla "sospensione d'incredulità" in dosi eccessive. Da questo punto di vista la Ohya mi pare particolarmente brava (nonostante l'improbabilità statistica d'una situazione come quella da lei immaginata) a rendere credibili gli sviluppi emotivi dei suoi personaggi, che non sono mai forzati. Dopo tutto, potrebbe essere stata proprio l'omosessualità dichiarata dell'"amministratore" ad aver fatto scegliere (consciamente o non) agli inquilini quella pensione piuttosto che altre...

Nonostante la vicenda non abbia colpi di scena particolari, né dosi generose di sesso (Ohya lavora sotto l'insegna del Romanticismo: è un dato, e o lo si accetta e apprezza, o tanto vale evitarla), questo fumetto è un buon prodotto di genere, professionale, curato, e con una fisionomia sufficientemente particolare da distinguerlo dalla media dei prodotti simili messi in commercio in Italia fin qui.
L'unico difetto, a voler essere pignoli, sta proprio nel fatto che una narrazione tanto ben oliata e costruita lascia poche sorprese al lettore. Ma se si pensa alle trame scombinate e piene di salti narrativi di alcune colleghe della Ohya, la sua coerenza narrativa è solo la benvenuta.



Copertina di ''Kizuna'' vol. 1

KAZUMA, KODAKA, Kizuna 1-9, Kappa edizioni, Bologna 2001-2005.

Per rendere più veloce lo scarico di questa pagina, ho trasferito qui, in una pagina a se stante, tutte le recensioni della serie di Kizuna.



Copertina de ''L'equazione del professore''

KAZUMA, KODAKA, L'equazione del professore, Kappa edizioni, Bologna 2006.

(Recensione da scrivere).



Copertina di ''Un cuccioloo in amore''

KAZUSA, TAKASHIMA, Un cucciolo in amore, Kappa edizioni, Bologna 2005.

Kazusa Takashima ha un punto forte e un punto debole.

Il punto forte è che sa disegnare bene, decisamente meglio della media delle sue colleghe. Il suo tratto è sempre molto curato e molto gradevole, e i suoi ragazzi sono meno angolosi e bidimensionali di quelli prevalenti in questo filone. Inoltre, sapendo disegnare, può permettersi virtuosismi come inquadrature di scorcio e di tre quarti, dall'alto e dal basso, che sarebbero pura fantascienza per le sue colleghe che producono figure stortignaccole ogni volta che s'avventurano appena in là dell'inquadratura rigorosamente frontale. Da questo punto di vista, questa disegnatrice è fra le migliori del genere.

Quello che le abbassa la media dei voti è il tipo di storie che escogita. E nel presente albo, rispetto alla serie cavernicolo-dinosaurica di Wild rock (soprannominato ironicamente "Sasso selvaggio") che si fermava giusto al margine dell'abisso del kitsch, Madame Kazusa ha fatto un passo avanti. Qui siamo nel cattivo gusto sparato. Punto.
Perché il "cucciolo in amore" è, nel caso in esame, un cagnone randagio innamorato d'un ragazzo, che quando riceve le sue carezze si eccita (sessualmente, intendo), e con l'eccitazione si trasforma in ragazzone (ma non del tutto: conserva coda e orecchie da cane), e in tali vesti copula con l'oggetto del suo amore. Madame si diverte a mostrare la convivenza fra uomo e animale, che è prevedibilmente difficile, ma non per i motivi che potremmo immaginare, quanto per l'imbarazzante cambio improvviso di forma corporea della bestia a seconda dello stato del suo pene...
Personalmente trovo disgustosa l'idea di partenza, che per fortuna impesta solo le prime due delle cinque storie riunite in questo albo. A Madame, che dichiara di amare molto i cani, e di aver disegnato la storia come conseguenza di tale amore, va ricordato di quando la onorata nonna-san le spiegava perché non potesse condividere il suo biberon-san con il cane di casa-san, pur amandolo. Quella spiegazione è ancora valida, e di certo Madame la conosce... solo, ha bisogno di un poco di ripasso... tutto qui.

Delle altre storie, la successive due, "Ed è già estate" e "Pintpoint lovers", sono il racconto di un amore che sboccia in età adolescenziale fra due amici che si reincontrano dopo essere stati divisi nell'infanzia. La qualità del racconto è nella media del genere, ma i disegni, anche qui, riescono a dare una grazia particolare al racconto, anche nelle scene di sesso, che sono molto belle, né troppo esplicite né troppo reticenti. Gli ingredienti sono quelli soliti: difficoltà ad accettare il fatto di essere coinvolti in una storia omosessuale, vergogna, poi passione, gelosia.. felicità. Queste due sono, dal mio punto di vista personale, le migliori storie di questa autrice che io abbia letto.

Infine, "La principessa pesce rosso" è una breve storia, col sapore delle fiabe tradizionali, che racconta di un pesciolino rosso, salvato da un bel ragazzo, che per ringraziarlo diventa una ragazza e fa l'amore con lui.



Copertina di ''Wild rock''

KAZUSA, TAKASHIMA, Wild rock, Kappa edizioni, Bologna 2004.

Alla ricerca di variazioni su un tema sfruttato ormai troppe volte (il biondo ragazzino che s'innamora riamato dal bruno maschiaccio) questo fumetto giapponese shonen ai ci trasloca in un'improbabile preistoria, popolata da improbabili animali che avrebbero dovuto essere estinti all'apparire della razza umana... Ma in fin dei conti questo è un fumetto, non un libro di storia. Anche se l'aspirazione dell'autrice al raggiungimento di un livello d'ironico camp non ha successo, e il fumetto è sempre in bilico sull'orlo del precipizio del kitsch puro e semplice.

Yuen, figlio di un capotribù, adolescente impubere, androgino e imbranato, è incaricato dal padre di sedurre il figlio del capotribù rivale, il virile Enba, travestendosi da donna (!), per contribuire a porre fine alla rivalità fra le due tribù. L'operazione ha successo, fra i due scocca l'amore (ed ovviamente il sesso, ragion d'essere di questo genere di fumetti), e trionfa la pace fra le tribù. Evviva.

Alla festa che sanziona la pace, i due capitribù commentano cripticamente, vedendo i due piccioncini: "Avremmo dovuto farlo prima". "Sì, ma noi siamo troppo vecchi per queste cose".

In effetti dall'episodio successivo, "Innocent lies", che è una ripetizione del cliché appena esposto (il ragazzino impubere e biondino che si mette nei guai e viene salvato da un maschione moro, con inevitabile copula finale -- e lascia stupita la tolleranza nipponica verso il tema della pedofilia) si apprende che anche fra i padri dei due ragazzi c'era stata una storia simile, sabotata dall'impossibilità di amarsi fra membri di tribù nemiche.

Nulla di eccelso, ma comunque un buon prodotto di consumo, confezionato con professionalità.

Il senso di lettura è quello giapponese, invertito; il tratto è gradevole e a volte (la qualità del disegno non è uniforme) anche molto curato.



Copertina di ''Che carino!''

KEIKO, KONNO, Che carino!, Kappa edizioni, Bologna 2004.

Fumetto giapponese shonen ai (e il senso di lettura è quello giapponese, invertito) che racconta di una coppia di liceali (al primo e secondo anno di studi) che s'innamorano e approfittano d'ogni occasione per fare sano sesso.
Pensato palesemente per un pubblico di adolescenti (il mondo degli adulti è totalmente impercettibile, ridotto a mero sfondo), presenta tutte le "menate" mentali, le timidezze, le titubanze, le insicurezze, le paure, le contraddizioni dell'adolescente di fronte all'esperienza amorosa.

Il biondo Shinoda prende una cotta per il bruno (e più giovane, ma  a quanto pare più scafato, e dominante) Ikeuchi, che però sta con una ragazza. Riesce a sedurlo, in modo goffo e impacciato...ma efficace. Al punto che Ikeuchi lascia la sua ragazza e si mette con lui.

La cosa, nella scuola frequentata da entrambi, si viene a risapere, al punto che Shinoda deve respingere le avances del gay dichiarato Minagawa, che ha un debole per lui. E subire uno "scherzo" per nulla privo di morbosità organizzato dall'allenatore Shin (che sta con Minagawa), che lo veste con una divisa femminile da collegiale, suscitando l'ammirato stupore di Ikeuchi.

L'ambiguo Shin rifornisce poi Ikeuchi di vibratori, che costui si affretta ad usare su Shinoda, in una scena di rara volgarità (è palese che il concetto di "poetico" è ben diverso in Giappone e da noi).
Comunque, la relazione fra i due adolescenti proseguirà di qui in poi senza ulteriori intoppi, fra tanti bacini coccole e miao-miao, a parte la difficoltà di trovare luoghi in cui "farlo" e la loro clandestinità.

Completano l'albo una storia di seduzione sul posto di lavoro fra colleghi, e una "side story" in cui l'allenatore Shin ha un rapporto sessuale con Haruiko (altro nome di Minagawa, ma al solito questo gli altezzosi redattori della Kappa edizioni non si abbassano a spiegarcelo), che passa di ragazzo in ragazzo (e che "lo prende" solo da lui, non essendo "passivo"... ohmmyggod, che palle!) e di delusione amorosa in delusione amorosa. Haruiko parla con invidia e rimpianto dell'amore di Shinoda e Ikeuchi.
E si vede proporre l'amore da Shin.

Un fumetto a tratti molto delicato e poetico, a tratti invece (specie nelle scene di sesso) grossolano.
Probabilmente nella trasposizione dal contesto culturale giapponese al nostro è andata persa (anche per via di una traduzione molto sciatta e priva della minima nota esplicativa) la trama dei sottintesi ideologici dati per scontati dalle lettrici a cui è diretto il prodotto. Per questo motivo alcuni tratti dei personaggi suonano decisamente bizzarri, dalla loro rigida ruolizzazione attivo/passivo (che a dire il vero è standard in questo filone di fumetti), al fatto che il biondo "uke" (passivo) si scusa ripetutamente con il suo partner per il fatto di essere un maschio, al fatto che la relazione debba essere ri-contrattata ogni volta prima di ogni rapporto sessuale.
Alla lunga, la visione dell'omosessualità che ne esce è snervante: è sottinteso che ciò che stanno facendo i due ragazzi è in-naturale e perfino degradante. Da qui un profluvio di "scusami", "posso?", "perdonami", "per amor tuo farei tutto" (...incluso il sesso! Che abnegazione!).

Non aiuta il fatto che i dialoghi risultano surreali, per la traduzione non sempre all'altezza, o forse per il fatto che la conversazione sottintende concetti a me del tutto opachi:  "Ikeuchi, a te piace vedermi vestito da donna?". "Ti ho già detto che non c'entra, no?". "Sì, è perché ho paura di montarmi la testa": chi capisce che logica ci sia dietro questo scambio di battute è bravo).

Davvero bello in compenso il tratto dell'autrice, che riesce a catturare in modo raro l'aspetto tenero e un po' smarrito dei due giovani protagonisti.



Copertina di ''Che carino! '' n. 2

KEIKO, KONNO, Che carino! 2, Kappa edizioni, Bologna 2004.

Keiko Konno ha saputo ritagliarsi, nella produzione noiosamente stereotipata dello shonen ai / yaoi / boys' love, uno spazietto suo. Pur rispettando gli stereotipi del genere, i suoi personaggi si sforzano infatti di uscire da quei limiti troppo angusti, per ricalcare per quanto possibile la realtà d'un adolescente omosessuale giapponese dei nostri giorni. Da questo punto di vista sembrano quasi pensati per piacere maggiormente ai lettori gay che alle lettrici eterosessuali...

In questo secondo volume ritornano i due adolescenti imbranati ma arrapati di Che carino! (vol. 1).

Giuro che non avrei retto a un altro volume di pippe mentali (e non solo mentali) di un sedicenne isterico... che non mancano neanche stavolta, ma che se non altro hanno almeno un contorno interessante.

Le storie raccolte in questo volume vedono infatti personaggi un po' "cresciuti" rispetto al primo, nonché un maggiore spazio per l'altra coppia, quella formata da Haruiko e Shinoda. Una specie di versione più matura e risolta dello stesso schema.

Mi è piaciuta l'autoironia con cui nell'episodio "Splendidi adolescenti" l'autrice prende in giro i suoi personaggi, che cercano d'ottenere un minimo d'informazioni per l'"educazione sessuale" usando i fumetti... shonen ai. Che però alla prova dei fatti si rivelano assolutamente inadeguati, anzi fuorvianti, rispetto alla realtà.

Per il resto, l'albo ruota attorno alle piccole cose quotidiane (gelosie, bisticci, coccole, desiderio...) di due adolescenti insicuri (e c'è da dire che l'insicurezza di Shinoda è da consulenza psicologica...).

Anche qui, la solita dose moderata di sesso, al solito con Ikeuki che lo "dà" soltanto e Shinoda che lo "prende" soltanto. Nell'erotismo c'è però in questo numero meno volgarità che nel numero precedente, e maggiore ironia (molto buffa la situazione creata da Shinoda, che vuole a tutti i costi farlo almeno una volta in una classe, per avere un domani un ricordo più romantico della sua scuola...).
Alla fin fine, un buon prodotto.

Da segnalare il miglioramento della traduzione, che questa volta fa meno un effetto beckettiano da "teatro dell'assurdo".



Copertina di ''Dick master''

KLANG, ROY (pseud.), Dick Master. Attacco a Leatherland, Echo communication, Milano 2003.

Fumetto erotico (in b/n) di ispirazione leather e s/m.

La parte migliore di questo fumetto di fantascienza è data dal bel tratto del disegnatore (milanesissimo nonostante lo pseudonimo) e dalla riuscita parodia, in chiave "a luci rosse", dei cartoni animati giapponesi di fantascienza anni Ottanta, tipo Goldrake o Ufo robot, nei quali immensi robot teleguidati si scontravano per la salvezza della Terra. Qui al posto dell'"Alabarda spaziale" abbiamo il "fallo di sfondamento", ma l'idea è quella...

Cattivi alieni falliformi attaccano la Terra, che viene salvata da Dick Master alla guida del solito robot (ovviamente in piena divisa leather), e dal suo alleato Jim Magnum, dalla fattezze e dai gusti sessuali ursini. Il cattivo di turno, invece, ha i tratti di un travestito. "Ovvio", no?

La parte meno riuscita consiste invece nell'ossessione fallica decisamente eccessiva, che vorrebbe essere umoristica ma finisce per essere solo goliardica e da caserma: animaletti alieni a forma di fallo, il cattivo di turno con la testa, letteralmente, nella suddetta forma, e sempre con la debita gocciolina o bava che fuoriesce in abbondanza dal punto anatomicamente corretto. Parlare di "maschilismo", in questo universo fantastico in cui letteralmente non appare una sola, unica donna, è decisamente appropriato.

Peccato, perché la mini-saga di questo eroe spaziale dal muscoloso corpo da dio (severissimo master conteso da innumerevoli slaves sempre nudi e sempre pronti a farsi praticare una qualsiasi pratica sadomaso del suo repertorio, decisamente assai vasto) se condotta con mano più leggera avrebbe dato un risultato più godibile, evitando che la satira sbavasse nel grottesco. Il ritmo è quello giusto, la mistura fra scene di sesso e scene di azione è equilibrata, le gag sono spesso riuscite. C'era allora davvero bisogno di fare il verso ai fumetti da caserma degli anni Settanta piazzando ghirlande di falli dappertutto? Misteri della psiche gay...

Ovviamente il fumetto non è per le anime candide che fremono alla vista di un disegno erotico. Per quelle c'è già Heidi.



Copertina di ''Il condom assassino''

KÖNIG, RALF, Il condom assassino, Mare nero, Roma 2000.

Esilarante fumetto in b/n, che ha segnalato, finalmente, la scoperta anche in Italia di questo fumettista "gay and proud" celeberrimo in Germania, e in molti altri Paesi.
La vicenda, che fa costantemente il verso ai film polizieschi americani, è satirica e grottesca, con tocchi di crudeltà un tantino splatter.

Un ispettore di polizia frocio è chiamato a risolvere il caso di un albergo ad ore in cui per una causa misteriosa gli uomini vengono mutilati del loro membro. Verrà fuori che si tratta di un inquietante preservativo vivente, dotato di denti, che si nutre di membri maschili...
Per indagare, l'ispettore va in albergo in compagnia di un prostituto, che finirà per innamorarsi di lui... be', non proprio di lui, semmai delle dimensioni del suo uccello.

L'autore si prende gioco di tutto e tutti (si veda l'esilarante tavola finale, con l'ispettore alla ricerca di rassicurazioni sulla sincerità dell'amore del ragazzo nel momento meno adatto: lui vuole essere amato per quel che è, non per le dimensioni del suo attrezzo... ma König, facendo sberleffi, non pare molto convinto del fatto che ce la farà...).

Divertente e ben costruito, con la giusta mistura fra grottesco, delirio, satira e parodia, è sconsigliato - per le scene di sesso e quelle splatter - a minorenni e a puritani, caldamente consigliato a tutti gli altri.
Un classico, da leggere e da regalare.

Da questo fumetto è stato addirittura tratto un film.



Copertina di ''Konrad & Paul''

KÖNIG, RALF, Konrad & Paul, Blue, Roma 1994.

Koenig è uno dei migliori fumettisti gay al mondo, e le sue produzioni sono esilaranti.
Cosa si può fare se non ridere, quando in un fumetto gay si riconosce quasi in ogni tavola ed in ogni battuta qualche nostro amico, e spesso anche noi stessi?

Konrad & Paul sono una coppia molto "assortita" (un insegnante di musica e pianista ed esteta, e un proletario tutto pepe, sessualmente privo d'inibizioni, con un penchant per il leather ed l'sm, e decisamente più coscientizzato del suo partner) ma si amano davvero e vivono assieme da dieci anni. La loro relazione ha quindi avuto il tempo di sviluppare come ogni coppia di lunga durata isterie, tic, e soprattutto la conoscenza reciproca che impedisce di mentire senza essere scoperti.

L'autore sa alternare poesia e sarcasmo, satira e delirio camp, per affrontare temi impegnativo come l'Aids, i rapporti con la famiglia, il tradimento, la violenza contro i gay, o semplicemente per farsi beffe dei luoghi comuni e delle manie della sottocultura gay (soprattutto quella leather, a cui appartiene lui stesso).

Impagabile.



Copertina di ''Palle di toro''

KÖNIG, RALF, Palle di toro, Kappa edizioni, Bologna 2005, pp. 132.

Un capolavoro tira l'altro.
La coppia formata da Conrad e Paul è di nuovo in crisi. Come ormai avviene abitualmente da dieci anni, del resto...
Questa volta però la situazione è seria. Il piccolo, pepato, disinibito Paul, dai gusti orientati al leather e all'SM (un autoritratto dello stesso Koenig), prende una sbandata tremenda per un muratore spagnolo, una virile montagna di muscoli e pelo, un po' esibizionista e un po' bisessuale. Il sensibile, artistico Conrad s'invaghisce invece del suo allievo di pianoforte, un languido diciassettenne cattolico (che peraltro si rivelerà meno ingenuo di quanto sembrasse).

Da questo momento in poi, è il delirio. Nella casa e nella vita dei due succede praticamente di tutto.
Koenig si dimostra una vera carogna per il modo in cui scortica senza nessuna pietà i tic, le manie, le contraddizioni e le piccole e grandi ipocrisie del mondo gay.
Con lo sguardo di chi osserva un'interessante specie d'insetti esotici, l'autore ritrae con cura le assurdità e gli aspetti francamente ridicoli di un mondo di cui egli fa parte a pieno titolo e che pure ama.
Magistrali, ad esempio (due soli esempi fra mille) la scena in cui una coppia gay discute con gli amici dei filmini porno con fistfucking che si auto-gira con la nuova cinepresa digitale, mentre il loro cagnetto vomita e i due s'interrompono giusto per battibeccare come qualsiasi coppia di questo mondo su chi dei due debba pulire il disastro. Surreale... ma terribilmente corrispondente a ciò che conosciamo dalla nostra vita reale.
O la scena in un luogo di "battuage" in cui un momento di sesso selvaggio fra Paul e il suo muratore è interrotto al momento cruciale dall'arrivo di due ciarlieri e ignari leathermen che cicalano delle più scontate checcate immaginabili. Devastante.
Si direbbe che Koenig si diverta a mettere in imbarazzo i suoi personaggi, ma c'è di buono il fatto che egli ha concesso loro inventiva, intelligenza e soprattutto orgoglio di sé sufficienti a uscire sempre in piedi dalle tempeste a cui li sottopone. Perfino la relazione tra Conrad e Paul sopravviverà (magari un poco ciancicata, ma integra) al ciclone del doppio innamoramento.

Questo libro è sconsigliato a: permalosi che si offendono se si riconoscono in uno dei personaggi del fumetto (ed è praticamente impossibile che il lettore non riconosca se stesso o qualcuno dei suoi amici in questo o quell'aspetto della vicenda, "troppovera!"); sessuofobi che non sopportano le scene di sesso disegnate con sarcasmo ma anche in modo esplicito; gay repressi che vorrebbero che di noi fosse dato sempre un'immagine sterilizzata, possibilmente asessuata, rassicurante e innocua; la zia Petronilla (97 anni) che potrebbe trovare alquanto eccessive le scene di sesso; gli omofobi in genere.
È invece consigliato, e caldamente, al resto dell'universo. Questo è un capolavoro. D'ora in poi la vostra vita ha davanti a sé solo due vie percorribili: leggere Koenig, oppure vivere un'esistenza triste e spenta. Scegliete voi... ma poi non dite che non vi avevo avvisati.

(P.S. Per uno dei misteri arcani dell'editoria a cui ci hanno ormai abituati gli editori italiani di fumetti, questo volume, scritto prima (il copyright è del 1992) di Super Paradise (del 1999), in Italia è stato pubblicato solo dopo. Saperlo è utile per capire alcune incongruenze, a iniziare dal fatto che Paul qui non è ancora sieropositivo e non si comporta ancora come tale).



Copertina di ''Roy & Al''

KÖNIG, RALF, Roy & Al, Kappa edizioni, Bologna 2006, pp. 62.

Questo libretto, più smilzo rispetto agli altri di Koenig (ma in compenso tutto a colori), cerca di prendere di mira il solito mondo gay da una prospettiva un po' particolare: quella dell'isterico cagnolino "Al", eterosessuale e dalle pretese aristocratiche, disgustato dalle perversioni sessuali del suo padrone ("il tizio con l'apriscatole" o "la checca"). Il quale tiene Al solo perché è un ricordo della madre (peraltro cattolica e omofoba), che è morta.

Nella vita del padrone di Al arriva infine un amore, il quale porta con sé Roy, cagnone senza pedigree, tontolone e bonario, che invece non s'è mai posto il problema dell'immoralità dell'omosessualità vive e lascia vivere e se la gode.

Koenig si diverte a mettere in conflitto Al con Roy e con le persone che frequentano il padrone (amanti, amici gay, amiche frociarole innamorate del padrone, checche fanatiche di Cher o parrucchiere), ma questa volta purtroppo non scatta il "clic". L'umorismo di Koenig è già di per sé paradossale, ed avere aggiunto qui il paradosso ulteriore di questo animale che giudica, commenta, parla e ragiona da perfetto piccoloborghese alla fine stiracchia eccessivamente la vicenda. Che funziona nonostante tutto grazie al mestiere ormai collaudatissimo di Koenig, ma che non "decolla" mai. E soprattutto non coinvolge più di tanto il lettore gay, che non s'identifica certo nell'antipatico protagonista canino.

Né riesce ad alleggerire l'insieme l'uso di sberleffi dal gusto piuttosto scat e gore (la mamma morta che va in putrefazione prima che il cagnetto riesca ad attirare l'attenzione, varie funzioni corporali dei cani espletate un po' qui un po' la, un tentativo di far fare cuccioli ad Al che dovrebbe essere camp ma riesce solo ad essere lievemente disgustoso ecc.).

Insomma, Koenig è sempre Koenig, e questo libro è pure sempre meritevole di essere letto, purché però si sappia in anticipo che fra tutte le sue opere tradotte in italiano questa non è la migliore.



Copertina di ''Super Paradise''

KÖNIG, RALF, Super Paradise, Kappa edizioni, Bologna 2004, pp. 199.

Continua la storia della coppia formata da Conrad e Paul. Questa volta sotto forma di un'unica vicenda filata, non suddivisa in tavole autoconclusive.
Protagonista di gran parte dell'albo è questa volta il solo Paul; Conrad si limita a qualche "comparsata" in un pugno di pagine.

La vicenda si apre con Paul a Mykonos con un amico (la relazione con Conrad è in un momento di crisi, e si sono lasciati... ma si riconcilieranno) e continua, di ritorno in Germania, nel vortice di vita gay, specie leather. Paul è un vero artista del sesso, sa come farlo, come procurarselo, come farlo godere, ne ha sempre voglia, e soprattutto non ha complessi ed ipocrisie, da questo punto di vista. Comprensibile quindi che il sensibile e umano Herbert, che doveva essere solo la "scopata d'una notte", s'innamori di lui, e chieda di rivederlo.

Herbert diventa così co-protagonista del volume, che procede attraverso una serie di flashback di momenti di vita gaya, suoi e di Paul. Tutti comunque descritti con il tipico humor dissacrante e spietato di König: ad esempio, è un assoluto capolavoro la scena del funerale di paese d'un amico gay, morto di Aids: la famiglia gli amici e gli "ex" del defunto non ce li vorrebbe proprio, dato che ha nascosto (o meglio, rimosso) la vera vita del congiunto. Sghignazzando, l'autore descrive lo scontro fra due mondi e due mentalità che non sono fatte per capirsi a vicenda.

È proprio a questo funerale che a Paul si impone un bilancio sulle sue pratiche sessuali "a rischio" del passato: decide di fare il test. E nell'ambulatorio trova proprio Herbert, che è sieropositivo.
Il resto dell'albo affronta così in modo diretto il tema della sieropositività e dell'Aids, della vita con l'Hiv, dei dubbi e dei problemi che vive chi è sieropositivo (come König ha dichiarato di essere lui stesso).

La cosa incredibile è che l'autore non riesce a smettere di parlare di temi tanto impegnativi senza ridere di se stesso, senza cercare il lato involontariamente comico, le nostre contraddizioni, le nostre piccole meschinità, quando siamo di fronte a problemi di tale peso.
Il risultato è un'opera di enorme impatto emotivo, ma che sdrammatizza costantemente attraverso la risata gli aspetti che altri libri hanno trattato in modo così teatralmente drammatico da rivelarsi controproducente. L'uso del fumetto, dell'ironia, dell'umorismo, permette qui di dire cose che espresse a parole suonano molto più faticose da ascoltare.

Questa è dunque un'opera che non può mancare su nessuno scaffale di libri gay degno di questo nome: caldamente consigliata.
 



Copertina di ''Concrete garden'' di Tarako, Kotobuki




KOTOBUKI, TARAKO, Concrete garden, Kappa edizioni, Bologna 2006.

(recensione ancora da scrivere)



Copertina di ''Questo terzo sesso che non è un sesso''

LISTEN, MAUREEN ("Maureen"), Questo terzo sesso che non è un sesso, CLI, ("Squaderno" n. 3) Roma 1995.

Raccolta di fumetti lesbico-femministi, ironici ed autoironici, sui alcuni tic del mondo lesbico, in specie quello "militante": la scoperta del lesbismo, la coppia, il coming out, la famiglia, i libri di filosofi afemminista citati come "mostri sacri", il sadomasochismo, l'invecchiamento, le "cause dell'omosessualità"...

Il tratto del disegno è un po' primitivo, ma si trattava di un'epoca e un contesto (quello del CLI di Roma, il caposaldo dell'ala separatista "dura e pura" del movimento lesbico italiano) in cui il contenuto prevaleva rispetto alla forma. Come non è sempre sbagliato che sia...

Il titolo allude a un celebre saggio teorico femminista di Luce Irigaray, Questo sesso che non è un sesso.
 
 

Segue nella seconda parte (lettere M-Z) -->
 


Vedi anche:

Gulp! Una bibliografia sull'omosessualità maschile e il lesbismo nel fumetto. Parte 3: Kizuna

Gulp! Una bibliografia sull'omosessualità maschile e il lesbismo nel fumetto. Parte 4: Zetsuai 1989

Gulp! Una bibliografia sull'omosessualità maschile e il lesbismo nel fumetto. Parte 5: Banana fish


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