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Scandalo di Cleveland Street
 
di: Giovanni Dall'Orto 
[1].

Il principe Albert (1864-1892)
 
Il nome di Cleveland street scandal (Scandalo di Cleveland street), fu scelto dai giornali per definire nel 1889 uno scandalo che coinvolse una ventina di personaggi facoltosi, alcuni dei quali aristocratici, che frequentavano un bordello maschile a Fitzrovia, (Londra), utilizzato da prostituti minorenni, in un'epoca in cui l'omosessualità era un reato anche fra adulti consenzienti in privato. 


La scoperta del bordello 

Lo scandalo ebbe inizio involontariamente il 4 luglio 1889 dopo che, indagando su un furto avvenuto in un ufficio postale, la polizia trovò che un fattorino quindicenne, Charles Thomas Swinscow, era in possesso di 18 scellini (equivalenti in valore d'acquisto, secondo il blog "Unusual historicals", a 400 sterline attuali, circa 500 euro), quando il suo stipendio settimanale era di soli 11 scellini. Sul punto d'essere incriminato per il furto, per scagionarsi il ragazzo fu costretto a confessare che la somma era l'equivalente di alcune prestazioni sessuali (a quattro scellini l'una) guadagnata "andando a letto con signori" presso la casa di appuntamenti di Cleveland Street. 

Organizzatore del bordello era il trentacinquenne Charles Hammond, sposato (con una prostituta), che si faceva pagare una sovrana a prestazione, trattenendo quindi per sé ben 16 scellini. 
Scotland Yard mise sotto osservazione l'appartamento, verificando l'effettiva presenza di un viavai di "gentiluomini" (fra i quali due parlamentari). Nell'elenco pubblicato due anni dopo i fatti da un quotidiano statunitense, stilato dal diciannovenne Herbert John Ames (fuggito negli Usa assieme ad Hammond) figurano: 

     «il conte di Euston; Lord Arthur Somerset; Robert Jervoice, ufficiale della Regina nella caserma di Winchester; il Dr. Maitland di Harvard, località della Cintura londinese; Percy Stafford, un capitalista di Londra; Hugh Waglin, un banchiere di Londra; e il capitano dell'esercito Barbey.[2].»
Quando però la polizia intervenne infine il 6 luglio 1889 per arrestare Hammond, costui era ormai fuggito in Francia [3], preavvisato da una "soffiata" dell'avvocato del suo "complice", il diciottenne Henry Newlove.[4]. 
Nel frattempo la polizia, pedinando uno dei clienti che s'erano presentati in via Cleveland, il "signor Brown", aveva scoperto che si trattava di Lord Arthur Somerset, collaboratore ed amico personale dell'erede al trono [5]. 


Implicazioni 
 
Caricatura di Arthur Somerset (1851-1926) nel 1887.
Trattandosi di un bordello d'alto bordo tutti i nomi dei personaggi implicati erano altolocati. Le indagini furono pertanto condotte nel massimo riserbo, e il personaggio più importante, lord Arthur Somerset, fu lasciato fuggire all'estero, dove sarebbe morto nel 1926. Fra i nomi degli inquisiti compare quello di Henry James FitzRoy, conte di Euston, nonché quello di un certo colonnello Henry Jervois, di Winchester. 
Oltre a ciò, nel corso della sua strategia difensiva Arthur Newton, avvocato di lord Somerset, minacciò d'implicare nella vicenda il principe Albert Victor, secondo nella linea di successione al trono britannico (sarebbe in effetti divenuto re se non fosse morto in giovane età). 
Non s'è mai trovato alcun documento sull'effettiva frequentazione del bordello da parte del principe; ciononostante essa viene riproposta a intervalli regolari anche con vere e proprie "leggende urbane" [6]. 

Lo scandalo scoppiò a soli quattro anni dell'approvazione del cosiddetto "Labouchere Amendment[7] (dal nome del suo estensore, Henry Labouchère), che puniva gli atti omosessuali anche in privato (di lì a poco Oscar Wilde sarebbe stato condannato, nel 1895, proprio in base ad esso). 

Le connotazioni "classiste" del processo ci sono oggi evidenti, ma non sfuggirono neppure ai contemporanei: in effetti i "clienti" aristocratici e il mezzano furono avvisati per tempo e fuggirono, o riuscirono comunque a cavarsela, mentre le condanne colpirono esclusivamente i ragazzi proletari e i loro difensori. Il già citato fattorino diciottenne Henry Horace Newlove, e l'ex fattorino George Daniel Veck [8] furono condannati il 18 settembre 1889 rispettivamente a quattro e nove mesi di lavori forzati per prossenetismo (procuring) ai danni dei fattorini diciassettenni George Alma Wright e Charles Ernest Thickbroom e Charles Thomas Swinscow. 
Viceversa il mandato d'arresto per Lord Somerset arrivò soltanto il 12 novembre 1889, cioè dopo la condanna dei prostituti, quando ormai l'imputato aveva avuto tutto l'agio per fiutare l'aria che tirava e rifugiarsi in Francia, Stato al quale il governo britannico non avrebbe mai chiesto la sua estradizione. 
 
Charles Thomas Swinscow (ca. 1874-19?), il fattorino da cui ebbe inizio lo scandalo.
 
Del resto il caso del bordello di Cleveland Street non risvegliò l'interesse del grande pubblico fino a quando la scandalosa differenza di comportamento verso gli imputati non fu denunciata rumorosamente dal giornalista Ernest Parke (1860-1944), del settimanale "The North London Press", che accusò apertamente il governo e le autorità giudiziarie di "trattamenti di favore" verso gli imputati altolocati. Parke si spinse in data 16 novembre 1889 a nominare fra i clienti implicitamente "graziati" Lord Somerset e il conte di Euston, affermando che il governo aveva permesso ad entrambi di fuggire per evitare che coinvolgessero personaggi ancora più altolocati (una chiara allusione al principe). 
Purtroppo per lui il conte di Euston era in realtà ancora in Gran Bretagna e lo querelò immediatamente per diffamazione. Parke non riuscì a presentare prove delle sue affermazioni (i ragazzi chiamati a testimoniare, pur dopo averlo inizialmente implicato, ebbero improvvise amnesie e non riconobbero più il conte), e Parke fu quindi condannato a sua volta il 16 gennaio 1890 a un anno di carcere. 
Anche il parlamentare omofobo Henry Labouchère sostenne (peraltro non senza qualche ragione) il 28 febbraio 1890 che il governo aveva aiutato gli imputati ad evitare la condanna, chiedendo la formazione d'una commissione d'inchiesta. Lo fece con tale veemenza da venire sospeso per una settimana dai lavori parlamentari. Tuttavia, dopo un dibattito molto acceso, la Camera dei Comuni respinse la sua richiesta con 204 voti contro 66. Dopodiché l'episodio sparì dal dibattito pubblico. 

Ciononostante, secondo Craig Kaczorowski, 

    «lo scandalo di Cleveland Street svanì gradualmente dall'attenzione pubblica, ma ebbe un impatto durevole sulla percezione generale degli omosessuali in Gran Bretagna. Lo scandalo contribuì ad alimentare la credenza secondo cui il sesso fra uomini era un vizio aristocratico che corrompeva i giovani delle classe inferiori. Contribuì inoltre a inaugurare un periodo di esecrazione nazionale verso l'omosessualità che sarebbe culminato nei tre sensazionalistici processi contro Oscar Wilde nel 1895 [9]». 

Una testimonianza d'epoca 
 
Scrivendo attorno al 1909 Paolo Valera [10], che al momento dei fatti era esule a Londra, commemorò: 

    «La prima volta che ha udito degli urningi come associazione è stata in Inghilterra. Uno dei membri principali di quelle figuracce abbominevoli era il figlio di Edoardo VII, l'erede del trono. Non appena si è saputo che la casa degli orrori maschili di Cleveland street, tenuta dal lenone Hammond, era frequentata dalla gente titolata, elegante, ricca, eminente nell'almanacco di Gotha, è scoppiata una tempesta d'indignazione nazionale che ha fatto tremare l'edificio dinastico. Tutti gridavano, tutti urlavano, tutti domandavano la testa dei colpevoli. Le bocche più eloquenti del regno riversavano sugli uditori di tutte le piattaforme fiotti di prosa esasperata, arroventata, dinamitizzata dai cervelli in fiamme. Fuori i nomi! fuori i nomi! 
    Con un giornalismo che non è che una inchiesta quotidiana non era possibile la vigliaccheria professionale di lasciar correre il sottovoce che pedina gli accusati che non si voltano mai indietro, il sottovoce che ingrossa di bocca in bocca, il sottovoce che lascia dovunque passare la strage dei colpevoli e degli innocenti. E l'Harden  
    [11] d'allora è stato: il signor Parker [sic], il redattore capo dello "Star". Ha narrato, come ha potuto, la vita animalizzata dal sesso unico che si svolgeva nella casa Hammond, ha lasciato capire che i frequentatori erano alla sommità degli onori sociali, ha detto, che le harlots (prostitute) maschie erano non pochi fattorini telegrafici e ha fatto un nome, quella di lord Euston. 
    È stato un finimondo. I nomi, nei sottovoci sono stati trascinati sulla piattaforma. della bufera pubblica, e le folle sono andate su loro coi piedi. Il solo che sia rimasto il cri-cri del sottovoce [12] è stato quello del principe. La nazione lo ha risparmiato come prima aveva risparmiato il libertinaggio del padre. I boys degli uffici telegrafici sono stati licenziati sui due piedi, Hammond ha messo, tra lui e la polizia che lo cercava, l'Atlantico; i due grossi ufficiali addetti alla casa del principe di Galles si sono salvati in Turchia cambiando nome; gli altri baronetti indiziati e sulla lista della clientela di Hammond si sono fatti dimenticare nelle colonie e il lord accusato pubblicamente non ha potuto negare la sua presenza nel bordello maschile, ma ha dichiarato che vi era stato tratto con l'idea che vi fossero donne. I boys citati al processo di diffamazione non hanno voluto o potuto riconoscerlo. Le sterline di ricatto avevano tappate le loro bocche. 
    E Parker è stato condannato a dodici mesi di lavori duri. Il suo sacrificio è stato una specie di rivoluzione morale 
     
    I giovani testimoni, ritratti durante il processo (1889).
     

Curiosità 

  • Uno scandalo per qualche verso analogo si ebbe anche in Italia, a Bologna, nel 1908, ma esso fu privo delle esplosive implicazione politiche di quello inglese [13]. Anche qui giovanissimi fattorini arrotondavano lo stipendio miserabile prostituendosi ai clienti.
  • L'edificio in cui ebbe luogo lo scandalo, al numero 19 (in faccia all'attuale numero 22), fu demolito al massimo entro il 1935 per far posto al Middlesex Hospital, demolito a sua volta nel 2009, contrariamente a quanto affermano articoli presenti in Rete secondo cui esisterebbe ancora, sia pure con numerazione diversa [14]. Del resto, un semplice esame attraverso "Google maps" mostra un'estesa demolizione di tutto il lato dei numeri dispari dal 9 in poi.
  • Nel 1895 l'avvocato Arthur Newton avrebbe organizzato anche la difesa di Oscar Wilde.
  • Nel 2011 Glenn Chandler ha tratto un musical dalla vicenda: Cleveland Street: the musical [15]. 

Bibliografia 
Un articolo del 1890 nomina il principe Victor (fare clic per ingrandire).
 

  • Una selezione di articoli di giornale del 1889/1891 sul caso, è pubblicata, a cura di Karen Trenouth, sotto il titolo Aristocratic scandal of 1889, sul sito "Jack the Ripper and Victorian crime". La si ritrova riproposta in buona parte anche qui. 
  • Aronson, Theo, Prince Eddy and the homosexual underworld, Murray, London 1994. ISBN 0-7195-5278-8
  • Cohen, William, Sex scandal: the private parts of Victorian fiction, Duke University press, 1996. ISBN 978-0822318484
  • Cook, Andrew, Prince Eddy: the king Britain never had, Tempus Publishing, Stroud, Gloucestershire 2006. ISBN 0-7524-3410-1
  • Cook, Matt, London and the culture of homosexuality, 1885-1914, Cambridge university press, Cambridge 2003, passim. ISBN 978-0521822077
  • Dockray, Martin, The Cleveland street scandal 1889-90: the conduct of the Defence, "The journal of legal history", XVII 1996, pp. 1-16.
  • Hyde, H. Montgomery, The Cleveland Street Scandal, Allen, London 1976. ISBN 0-491-01995-5
  • Kaplan, Morris, Did my Lord Gomorrah smile? Homosexuality, class and prostitution in the Cleveland Street Affair, in: Nancy Ebber & George Robb (a cura di), Disorder in the court: trials and sexual conflict at the turn of the century, New York University press, New York 1999. ISBN 978-0814775264
  • Kaplan, Morris, Sodom on the Thames: sex, love, and scandal in Wilde times, Cornell University Press, Ithaca (NY) 2005, passim. ISBN 978-0801477928
  • Lees-Milne, James, Harold Nicolson: a biography. Volume 2: 1930–1968 (2 voll.), Chatto & Windus, 1980-81. ISBN 0-7011-2602-7
  • Simpson, Colin, Lewis Chester e David Leitch, The Cleveland Street Affair, Little & Brown, Boston 1976.
  • Speaks, Stephen, Nightmare on Cleveland Street, "Qx magazine", May 11, 2011.
  • Thomas, Kate, Postal pleasures: sex, scandal, and Victorian letters, Oxford University press, Oxford 2012, pp. 40-69. ISBN 978-0199731169

Link esterni 


Note 
[1].Pubblicato anche su Wikipink, come: Scandalo di Cleveland Street. 
Il testo è quello online l'17/9/2012. 
Il testo di una qualsiasi data successiva può essere stato modificato anche molto rispetto a questo. 

[2] Anonimo, Unmentionable crimes, "The Omaha daily bee", January 19, 1891. 

[3] Da dove sarebbe stato espulso su richiesta del governo inglese, finendo per emigrare negli Usa (che non avevano ancora un trattato di estradizione col Regno Unito) assieme al già nominato Herbert John Ames. L'avvocato di Lord Somerset incontrò a Bruxelles i due fuggiaschi e pagò loro il viaggio, oltre ad 800 dollari per assicurarsene il silenzio, come raccontò poi Ames nell'articolo citato nella nota precedente.  
Hammond non mancò peraltro di mettersi nei guai con la giustizia anche negli Usa: venendo condannato per furto aggravato il 17 dicembre 1890. 

[4] A seguito di tale azione l'avvocato Arthur Newton sarebbe stato condannato nel marzo 1890 a sei mesi per "ostruzione alla giustizia" (favoreggiamento). Peraltro era stato Newlove, anch'egli fattorino, a sedurre Swinscow (nei gabinetti del loro posto di lavoro, e più volte!), e a presentarlo ad Hammond. Comunque, avendo collaborato con la giustizia ebbe "solo" quattro mesi di lavori forzati. 

[5] Aneurin, The Cleveland Street Scandal, "Everyting2", 6 settembre 2005. 

[6] Craig Kaczorowski afferma che "la desecretazione, nel 1975, dei documenti di polizia sul caso e, più significativamente, la pubblicazione delle lettere private di Lord Somerset, hanno da allora confermato il coinvolgimento del principe Eddy nel Cleveland Street scandal oltre ogni ragionevole dubbio", tuttavia egli non cita questi documenti né specifica quali siano, e peggio ancora prosegue elencando una serie di teorie che egli stesso riconosce esplicitamente essere "complottiste". 
In realtà la dettagliata voce sulla Wikipedia inglese specifica che le carte processuali rese pubbliche contengono semplicemente menzioni al fatto già noto che l'avvocato di Somerset aveva minacciato di nominare un personaggio "di altissimo rango" (di cui sono date le iniziali, P.A.V., che effettivamente corrispondono a "Principe Albert Victor") se gli inquirenti non avessero lasciato in pace il suo assistito, il che se non altro spiega l'indulgenza sospetta con cui fu trattato Somerset. 
Oltre a ciò, le lettere di Somerset al suo amico Lord Esher confermano unicamente che Somerset conosceva molto bene le voci sul principe, tuttavia non sapeva se fossero vere o meno, affermando esplicitamente: "Mi chiedo se sia un fatto reale o solo un'invenzione (I wonder if it is really a fact or only an invention)".  
Ciò non impedì ovviamente alla stampa estera di elencare apertamente il nome del principe tra quelli degli imputati. 

[7] Per il testo inglese dell'emendamento si veda qui. 

[8] In Rete viene dato come diciassettenne, ma la sentenza lo dice quarantenne. Veck era stato cacciato dalle Poste per "condotta immorale" con i suoi colleghi, e si spacciava anche falsamente per religioso, il che contribuisce a spiegare la sua pena più severa. 

[9] Craig Kaczorowski, Cleveland Street Scandal, voce dalla "Glbtq encyclopedia". Un'eco di questo atteggiamento è percepibile nel modo in cui parla dell'episodio Paolo Valera nel suo pamphlet antiomosessuale I gentiluomini invertiti (1909, ma scritto all'epoca del processo Wilde, 1895).  

[10] Il brano qui citato è la ripubblicazione dell'introduzione di: Paolo Valera, I gentiluomini invertiti. Echi dello scandalo di Milano. Il caposcuola Oscar Wilde al processo con i suoi giovanotti, Floritta, Milano 1909.  
Lo si può trovare online qui e qui. 

[11] Giornalista che fece scoppiare lo scandalo Moltke-Eulenburg. 

[12] Cioè: "il solo che sia stato risparmiato dalla ridda dei pettegolezzi a mezza voce". 

[13] Ne parla Enrico Oliari nel saggio: Bologna 1908: consegnavano oltre al telegramma anche il proprio corpo, ora riedito nel volume L'omo delinquente. Scandali e delitti gay da Giolitti ad oggi, Prospettive editrice, 2006. 

[14] Matthew Gwyther, Inside story: 19 Cleveland Street, "The telegraph", 10 October 2000. 

[15] Il sito web è qui. Alcune recensioni sono qui.

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