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Il gay canzonato. Parte 3
Un elenco di canzonette a tema l, g, b & t (1920-1976).
di: Giovanni Dall'Orto


Prima parte - Saggio sull'omosessualità nella canzonetta (prima metà).
Seconda parte - Saggio sull'omosessualità nella canzonetta (seconda metà).
Elenco di titoli dal 1920 al 1976.
Elenco di titoli dal 1977 in poi.


Indice
 
Prima del 1956           
1956/1959           
1960           
1961           
1962            
1963           
1964           
1965           
1966           
1967           
1968 
1969     
197 ??       
1970           
1971           
1972           
1973           
1974           
1975           
1976     
            
Dal 1977 in poi
 


Prima del 1956
1901 - Guerrini, Olindo - "Bel paese l'Italia".
Questo testo è segnalato come canzone anticlericale dal sito "Ildeposito.org", che la data a prima del 1870, mentre invece è una poesia del poeta "scapigliato" Olindo Guerrini e allude a eventi del 1901.
Ignoro dove sia apparsa in origine, ma online c''è il .pdf de ''L'azione socialista'', che ne pubblica il testo il 21 febbraio 1904.
Non ho trovato alcuna prova del fatto che questa "canzone" sia mai stata musicata. [Chi fosse in grado di fornirmene qualcuna farebbe cosa gradita contattandomi]. Quindi forse questo mio è solo un "falso allarme".

Il testo s'apre con l'accusa scherzosa, rivolta alla Francia, d'aver riempito l'Italia di preti sodomiti, in fuga dalle sue nuove leggi anticlericali:

Nel testo non appaiono altre allusioni all'omosessualità, a parte questa.

1907 - Cesare Picchi - "Un brutto fatto all'Incisa".
Canzone da cantastorie su un fatto di cronaca (pedofilia omosessuale).
Finora ne è riemerso solo il testo, che ho ripubblicato, commentandolo, qui.


192_ e 1972 - Anonimo - "La cüra del caimacà".
Canzone da café chantant, anni Venti, parzialmente in milanese, un po' nonsense e fitta di doppi sensi sessuali. Ripresa nel 1972 da: Magnaghi, Rodolfo (Rudy) nell'Lp: Rudy fortissimamente Rudy. Il titolo si spiega quando si sa che: Descrittene le caratteristiche, il cantante consiglia:

192_ e 1972 - Anonimo - "La ghiandola". Canzone da café chantant, incisa nel 1972 da: Magnaghi, Rodolfo (Rudy) nell'Lp: Rudy fortissimamente Rudy.

Canzone di varietà degli anni Venti, contemporanea alla scoperta della funzione degli ormoni sessuali (qui cita la presunta cura-miracolo di Sergej Voronoff: che a cavallo fra gli anni Venti e Trenta prometteva di ridare la giovinezza con trapianti di ghiandole animali...).
Il testo racconta che, dato che è stata scoperta la ghiandola che ridà la virilità, la moglie esige che il marito se la faccia trapiantare.
Il risultato è fenomenale; purtroppo però il marito inizia anche ad abbracciare tutti gli uomini che incontra per la strada....
E si capisce il motivo quando si scopre che il chirurgo la ghiandola


1930 - Giuseppina Urridi - "Rosa amada", 78 giri.
Questa canzone su 78 giri m'è stata segnalata via... facebook da un collezionista, e non ho nessun'altra informazione in proposito.
Mi è stato comunicato dal mio informatore che fu "incisa su 78 giri da Gelsomina Urridi, e il testo (scritto da lei) più o meno diceva: [Chi avesse copia di, o almeno maggiori notizie su, questa canzone, farebbe cosa gradita contattandomi].


1947/1949 - N. Bardelle - "La canzone dell'uomo-donna".
Il testo ci è stato tramandato in quanto appare su un foglio volante di cantastorie, stampato a Bologna nell'immediato dopoguerra (contenente la canzone "W il 29 classe atomica", che celebra una classe di coscritti diciottenni, quindi scritta nel 1947, mentre una canzone che celebra la terza vittoria di Fausto Coppi nella Milano-Sanremo ci porta al 1949). La musica su cui era cantato è quella di "Osteria numero sette".
Non ho idea se sia mai stata incisa -- probabilmente no, come la massa delle canzoni dei cantastorie (però... chissà!).
Il testo inizia con i versi: Ho messo online qui nel mio sito la trascrizione.




1956-1959

Nota: da qui in poi per le canzoni di cabaret (le uniche a cui prima del 1969/70 venisse concesso all'epoca di trattare di o alludere all'omosessualità, in virtù del pubblico estremamente ristretto), l'anno indicato sarà quello di prima incisione. Ma all'epoca la logica era invertita rispetto a quella attuale: la canzone veniva prima eseguita dal vivo, anche per molti anni, per poi essere incisa su vinile, quando era ormai "collaudata" dal pubblico ed era ormai entrata nel "repertorio" del cantante. Quindi queste canzoni possono essere in effetti più vecchie di quanto non appaia dalla data di prima pubblicazione.
Ciò vale per le canzoni di Katyna Ranieri, I Gufi, Franco Nebbia, Gli ombrelli/Didi Martinaz, Milly, Nanni Svampa, Beppe Chierici ed altri ancora.



1956/1960 - Ghigo - "Coccinella". Edita in 45 giri nel 1959, poi riedita (in versione diversa) nel Cd - AA.VV.,  Emozioni in musica - De Agostini 1997. Inoltre si può ascoltare nell'Lp antologico di Ghigo Agosti edito nel 1995, intitolato Coccinelle, banane e altre storie.

La canzone, a ritmo di rock-and-roll, fu scritta nel 1956, incisa nel 1957, commercializzata nei soli juke-box nel 1959 e infine messa in vendita al pubblico solo nel 1960.
Tanta prudenza si giustifica col fatto che s'ispira alla transessuale francese Coccinelle (nata Jacques Charles Dufresnoy), fra le prime persone al mondo a sottoporsi a un'operazione di riattribuzione di sesso. Il 45 giri vendette oltre un milione di copie, però Ghigo per punizione fu da quel momento in poi bandito dalla RAI (che all'epoca aveva il monopolio delle trasmissioni radiofoniche!) per il testo, che contiene versi come:

Questa canzone ha avuto una nuova edizione nel 1961 (che immagino sia quella usata per la ristampa del 1997), poi è stata reincisa da Ivan Cattaneo, nel 1981, col titolo "Coccinella (il primo travestito)", nell'Lp 2060 Italian graffiati (Cattaneo ha però rimaneggiato in parte il testo).

Wikipedia registra anche una cover di un certo Guidone (1961), una traduzione spagnola di José de La Vega (1960, col titolo "Que yo te quiero", lo stesso con cui Ghigo l'aveva proposta in quell'anno in un suo Ep di versioni spagnole), e un'ulteriore riproposta nel 1990 da parte del gruppo catanese "François e le coccinelle". Delle prime due versioni non ho per ora trovato traccia, mentre la terza è ascoltabile su Myspace e non si segnala per nessuna particolarità rispetto all'originale, di cui è in pratica una "fotocopia".


1960

1960 - Bindi, Umberto - "Il nostro concerto" (45 giri, poi nell'Lp - Umberto Bindi, 1961).
Il testo non allude mai al sesso della persona amata, però dopo aver fatto coming out Bindi rivelò che la canzone era stata scritta per la morte dell'uomo da lui amato. A ciò allude il testo quando inizia rivolgendosi alla persona amata con un: "Ovunque sei": Questa canzone è stata reincisa negli anni da molti altri artisti, fra i quali Al Martino (in inglese, 1960), Franco Simone, Claudio Baglioni e Orietta Berti (1997), Ivana Spagna (2001), Marco Mengoni (2009), Gigi D'Alessio e Claudio Baglioni (2010). Non ho incluso in questo mio lavoro le cover, dato che il significato omoerotico della canzone è solo implicito, ed ha senso solo se rapportato con l'esperienza personale di Umberto Bindi, ma non dei cantanti successivi.


1960 - William Galassini e il duo Fasano - "La dolce vita" - 45 giri.
Canzone del 1960 (su musica di Nino Rota!), dedicata al mondo della "dolce vita" romana descritta da Federico Fellini nel film omonimo.
Il brano, a differenza del film, non contiene alcuna allusione all'omosessualità, ma solo per effetto di una censura, come rivela la reincisione di questo pezzo fatta nel 1984 nell'Lp di Katyna Ranieri - Concerto per Fellini.
Nella ristampa riappaiono infatti quattro versi che raccontano come, tra la fauna corrotta e fatua della Via Veneto della "dolce vita", (Per i più giovani, specifico che "amico" era un eufemismo molto usato in quegli anni per dire "amante").
Oggi questi versi suonano talmente innocui ed eufemistici che sono perfino costretto a spiegare l'allusione "per i più giovani"; eppure la censura sul tema omosessuale, in quegli anni, arrivava a questo punto!
Occorre tenerlo presente, per capire come l'approdo della tematica lgbt sia stata il risultato di una lotta contro la censura che, nell'immediato dopoguerra, considerava "oscena" la pura e semplice menzione dell'esistenza di persone omosessuali.




1961

Per ora, nessuna canzonetta da segnalare.




1962

1962 - Bullo, Fred; Trama, Mario & gli Sprint boys - "Il terzo sesso" - (45 giri).

Canzoncina rocchenròll a ritmo di twist che esprime in poche parole tutti i pregiudizi di un'epoca, lamentando (ipotizzo: come reazione moralistica allo scandalo dei "Balletti verdi" scoppiato con gran clamore sulla stampa - nonostante avesse preso le mosse già nel 1960 - esattamente in quell'anno?) che il "terzo sesso" oggigiorno stia dilagando ovunque. Del fenomeno viene incolpato, senza tanti giri di parole, "il progresso".
Curiosamente, il testo sembrerebbe assai più vecchio, per via d'un linguaggio arcaico da anni Quaranta, con riferimenti ai cinemà (pronunciati alla francese), o ai bar tabarin (che nel 1962 erano già un reperto archeologico). Segno questo d'una "vecchia Italia", quella fascista, che aveva trovato il modo di sopravvivere uguale a se stessa per tutto il primo dopoguerra, e della quale proprio scandali come quello dei "balletti verdi" annunciavano la fine ormai prossima.

Ovviamente la sola omosessualità che qui importi e preoccupi è quella maschile... ma in ciò, tanto di guadagnato per le donne lesbiche.
Altrettanto ovviamente, non sorprende minimamente il fatto che la descrizione degli appartenenti al "terzo sesso" sia quella stereotipata di "affeminati" (altro termine arcaico!) che "fanno mosse come dive al cinemà":

Ammetto però che meriterebbe un premio l'allusione proibitissima al coito orale contenuta nel doppio senso della frase "è di gran moda / tra maschi e maschi vampirizzarsi".
Nota: di questo disco esiste una nuova versione su 45 giri privo di data, ma dallo stile della copertina palesemente posteriore, in cui "M. Trama e gli Sprint boys" (per la voce di "A. Pistone": tutti nomi assolutamente a me ignoti) ri-cantano "Il terzo sesso", con una variante proprio nei versi: qualsiasi cosa voglia dire "scambiare canali".
La modifica fa comunque pensare che l'esilarante "vampirizzarsi" avesse creato problemi con la soffocante censura dell'epoca.


1962 - I Peos - "Balletti Verdi" - (45 giri - lato a, e lato b).
Canzoncina sullo scandalo dei "Balletti verdi" a Brescia, che in qualche modo sembra avere "sdoganato" il tema, almeno nell'àmbito del cabaret, vista la produzione che improvvisamente fiorì negli anni successivi.
Anche qui, come nella canzone precedente, predomina lo stereotipo più scontato: siamo di fronte a una vera e propria aggressione contro un soggetto facile da colpire perché non osava ancora difendersi:


1963


1963 - Negri, Gino - "Ti ha detto niente la tua mammina?".
Delizioso tango, cantato al maschile da Negri nel suo spettacolo di cabaret, e inciso da Milly nell'Lp - Milly 1, del 1965 (e ripubblicato ancora nell'Lp di Milly - Tante storie d'amore e di follia, nel 1974).
Ovviamente se cantato da una donna assume una valenza eterosessuale, anche se poi non è molto verosimile la frequentazione d'un giovane prostituto da parte d'una signora...

La canzone descrive maliziosamente la perfetta seduzione d'un ragazzo, finto ingenuo ma non troppo, che è disponibile ad avventure sessuali, ma solo lasciando un vuoto nel... portafoglio:

Non so se esista un incisione della versione cantata da Gino Negri. [Chi ne avesse copia è pregato di contattarmi].


1963 - Perry (Gian Pieretti) - "Uno strano ragazzo" - (45 giri). Riedita nel 2011 nel Cd: Se vuoi un consiglio.
Che il ragazzo di cui parla questa canzonetta (musicalmente mediocre) sia omosessuale, lo rivela il fatto che "se gli parli di qualche ragazza / risponde sempre: "Non fa per me".
L'autore ha usato tutti gli stereotipi che descrivono la persona omosessuale come una femminuccia, delicata al punto da non sopportare neppure una stretta di mano un po' virile. È una specie di bambolina di porcellana: Senza volerlo però la canzone ha anche delineato una realtà costruita attorno all'imperativo d'una "eterosessualità obbligatoria" nella quale non c'era posto per qualcuno che avesse sensibilità "diverse" (e dieci anni dopo Pieretti avrebbe dedicato un intero Lp - primo in Italia - a descrivere la condizione di solitudine della persona omosessuale in quel contesto).
Gli amici del ragazzo osservano che "non viene mai con noi al caffè", però noi non fatichiamo ad immaginare che razza di spasso sarebbe stata una serata con loro passata a sentir parlare, nell'ordine, di fi*a, di fi*a, e di fi*a.
Eppure (proprio come il personaggio della "mamma del gay" di Franca Valeri, che risale proprio a quegli anni), Insomma, la canzone è una specie di variazione più garbata sul tema del ritornello goliardico "E lui è un bravo ragazzo..." ("...peccato che sia un culattòn").
 


1963 - Salvatore, Matteo - "Lu frocio" - da -  Storie e melodie d'amore del Sud. Anche in 45 giri ("Lu litigiu / Lu frociu") edito nel 1964. La canzone è stata reincisa in una versione diversa (più veloce), pubblicata postuma nel 2006 nel Cd: La Puglia di Matteo Salvatore.
Saltarello (credo) in dialetto foggiano. Parla di un uomo, Francesco, che ha sposato una bella compaesana.
Ma Francesco si rivela incapace di fare il proprio dovere di maschio, e dopo sette mesi di matrimonio la moglie si lamenta: "Francisco non è bon'a ffa' l'inzurete" (non è capace di fare il marito) / "puzz'esse accise la mamma ca l'ha allevete".
Confidente dello sfogo è il "cumpariello" del marito, e il risultato è che quando il marito torna dalla transumanza in Abruzzo la trova "tutta ingrasseta". Visto che non può essere stato lui a ingravidarla, chiede chi sia stato e la "poverina" piangendo risponde che è stato "lu cumpare sbrugugnetu". La canzone termina qui. Riprendo la traduzione data da un ascoltatore sul canale "Leintrovabili4" su Youtube:

Mi pare interessante la confusione, a questa data, tra "l'impotente" e "il frocio", entrambi appartenenti alla categoria dei "falsi maschi".
Sarebbe interessante scoprire se e come la cultura popolare e soprattutto contadina, in assenza di concetti più complessi come quello del "sodomita" o dell'"omosessuale", abbia categorizzato in passato gli omosessuali come "impotenti" (dov'è finita l'orda di "impotenti" che bersagliavano le rubriche di sessuologia nelle riviste per adulti degli anni Sessanta e Settanta? Una parte, gli anziani, li avrà magari salvati il Viagra, ma i giovani?).
Ma fermo qui le mie elucubrazioni, dato che non ho la certezza d'aver ben compreso il senso del testo. [Sarò grato a chi potrà mandarmene una trascrizione / traduzione].

Nota in margine: nonostante il carattere innocuo e all'acqua di rose di questa canzone, l'Lp dovette ricorrere all'autocensura, come mi segnalano i curatori del canale Youtube "Le introvabili",  per poter pubblicare una canzone con quel titolo. La quale in effetti sull'elenco dei brani pubblicato in copertina non appare, puramente e semplicemente. All'epoca la pura menzione della parola era scandalosa!
 




1964

1964 - I Gufi - "Ho preso un granchio" - da - I Gufi. Anche in: Facciamo cabaret con i Gufi, 1999.
Cabaret.
Piccolo limerick-catalogo di donne equivoche che non sono ciò che sembrano, per cui succede che:



 
1965
1965 - Guidone - "Oh, fattorino" (45 giri).
Sigla della trasmissione Questa sera parla Mark Twain.
Il testo è mininale: La lettura gay è ovviamente controversa, dato che tutto sta nel capire in che misura nel 1965 l'espressione gergale "vecchia zia" (= anziano omosessuale) fosse già diffusa a livello di massa.
Tenendo conto del fatto che il francese tante = "checca" (di cui zia = "checca" è un calco semantico), è attestato fin dal 1906, e che questo uso era noto in Italia attraverso le traduzioni di Jean Genet, disponibili fin dal 1960, e soprattutto che la canzone fu promossa da una stella dell'avanspettacolo come Paolo Stoppa e  portata in teatro dal maestro assoluto del doppio senso gay e non, cioè Paolo Poli, a mio parere il doppiosenso è intenzionale.
Lo rivela il fatto che il doppio senso dell'espressione "fora il biglietto" è percepito da tutti, e l'aggiunta del maschile "passeggero" accanto al femminile "vecchia zia", permette una lettura perfettamente "duplice".
A mio parere Stoppa - e figuriamoci poi Paolo Poli! - si divertirono un mondo a "farla sotto il naso" agli italiani, specie poi quando il motivetto fu cantato perfino da un ignaro bambino (la performance si trova su Youtube).

Approfitto dell'occasione per sottolineare come l'allusione volutamente maliziosa fosse, in quegli anni, un'arte talmente sottile che oggi s'è persa la capacità non dico di apprezzarla, ma di percepirla. Il gioco era infatti riuscire a fare accettare dal grande pubblico un testo all'apparenza innocente, che solo agli iniziati appariva nel suo significato "occulto", cioè osceno.
Quanti di voi hanno ascoltato senza trovarci nulla di sconveniente la celebre canzone napoletana "Agata" (del 1937), che a un certo punto dice "Agata! Tu mi capisci!  / Agata! Tu mi tradisci! / Agata! Guarda! Stupisci... / Com'è ridotto quest'uomo per te!"? Io ricordo di averla vista in tv da bambino (con Gabriella Ferri), in un'epoca in cui qualunque allusione sessuale era esclusa in partenza dalla tv.
Ora però scrivete la parola "stupisci" come: 'stu pisci, ricordando che in napoletano il "pesce" è l'organo genitale maschile, e il senso della canzone cambia. Al punto da cambiare anche il senso della sconsolata conclusione del cantante, che dichiara che in assenza dell'amata si consolerà facendo... un solitario.

E cosa diremo di Nilla Pizzi che nel 1949 cantava: "Cin, cin, che bel, / ueh, ueh, ueh, / avanti e indré, / avanti e indré, / che bel divertimento, / avanti e indré, / avanti e indré, / la vita è tutta qua". La cantavo anche io da bambino pensando fosse una filastrocca per bambini. Ci volle perciò qualche annetto prima che capissi quale fosse il "bel gioco" dell'avanti-e-indietro: non me lo avevano ancora spiegato...

Insomma, io credo che il mondo dell'avanspettacolo abbondi di doppi sensi e allusioni che non solo nessuno ha ancora studiato, ma neppure cercato. Laddove lo si è fatto, come in Francia, è stato trovato materiale sufficiente da farci due Cd...

(Nota conclusiva: il fatto che in Rete le citazioni di questo testo si fermino di solito, "stranamente", prima di arrivare alla "vecchia zia" mi conferma nella mia convinzione, e mi rivela che i miei compatrioti del tutto ciechi non sono).


1965 - Martinaz, Didi, "El Fidelio", in: Al cabaret con Didi. Reincisa nel 1973 come "Il Fidelio", da Gli Ombrelli, nell'Lp - Dall'isola di Wight a Olimpia 2000, nonché in un 45 giri dallo stesso titolo, 1973.
Comica canzone di cabaret in milanese, in cui una madre ingenua enumera le doti del figlio omosessuale senza rendersi conto che tutte (per esempio il suo entusiasmo "patriottico" per i militari) rivelano la sua "diversità".


1965 - Gli ombrelli - "Un po' per ridere". Canzone di cabaret, del 1965, incisa nell'Lp - Gli ombrelli, 1971. Reincisa nel 1981 da Didi Martinaz, l'autrice del testo (su musica di Lino Patruno) nonché vocalist de "Gli ombrelli", nell'Lp - Didi Martinaz. (Questa edizione, apparsa in: Al cabaret con Didi (1965) non contiene ancora, prudentemente, l'episodio omosessuale, che apparirà per la prima volta solo nella versione incisa da "Gli ombrelli", nel 1971 (vedi)).


1965 - Pisu, Silverio - Silverio Pisu canta i poeti d'oggi.
In questo Lp Pisu musicò, incredibilmente, ben quattro poesie omoerotiche di Sandro Penna, scelte fra le meno "compromettenti" ma non fra le meno esplicite. Il risultato è gradevole e interessante, audace per quegli anni, appena appena offuscato dalla non perfetta capacità canora di Pisu.
Le quattro poesie sono:

1965 - Svampa, Nanni - "El gorilla"- da - Nanni Svampa canta Brassens.
Cabaret.
Traduzione in milanese della celeberrima canzone "Le gorille" di Georges Brassens, che risale al 1952 (!). Fu reincisa anche da De André, in italiano, nel 1968.
Nella canzone un gorilla fuggito dallo zoo per la foia, posto di fronte a una vecchietta ed un giudice per soddisfare la sua libidine, non ha esitazioni: il giudice. Verso il quale dimostra la mancanza di pietà che il giudice aveva dimostrato nel condannare a morte un poverocristo.





 
1966
1966 - Nebbia, Franco - "Chanson verte" - da - Una sera al Nebbia club. Riedita come "Canzone verde" nell'Lp - L'amore è una cosa pericolosa, 1973.
Una "canzone d'amore" (con sorpresa). Il protagonista aspetta con impazienza che la persona da lui amata termini il lavoro per poterla vedere, e parla con romanticismo della loro coabitazione.
Con una scheccata finale ("ohhh, Aaaldoo!") arriva però la "sorpresa": la persona amata è un uomo.

Perché la sorpresa funzioni la canzone ha bisogno d'un pubblico particolarmente ingenuo, dato che la sorpresa è annunciata fin dal titolo (il francese "verte" è sì allusione colta alla "langue verte", cioè al linguaggio sboccato, ma negli anni Sessanta "verde" era soprattutto parola in codice per "omosessuale": si pensi ai celebri "balletti verdi"). Ed anche nel ritornello: "siamo tipi un po' così" (e "così" era all'epoca eufemismo per "omosessuale").
Eppure la ripresa del 1973 suscitò l'entusiasmo della neonata rivista gay "Homo", secondo cui questa satira/valzer scritta da Enrico Waime

Morale: ciò che può sembrare un po' squallido oggi, all'epoca poteva anche apparire addirittura "rivoluzionario".
1966 - Nebbia, Franco - "Il successo" e "W la natura" - da - Una sera al Nebbia club. (Cabaret).
È arrivato il successo per Nebbia e le malelingue sparlano. Ora che è "arrivato", a furia di frequentare attori e scenografi, "che sia diventato 'nu poco recchione?".
La sua risposta è una serie di cinque canzoni-flash, "W la natura" una della quali è intitolata "Contronatura": Si commenta da sé.





 
1967

Per ora, nessuna canzonetta da segnalare.




1968

1968 - De André, Fabrizio - "Il gorilla" - da - Volume III.
Traduzione, questa volta in italiano, della canzone di Georges Brassens.


1968 - I Gufi - "La mamma del giglio" - da - Il cabaret dei Gufi n. 3.
Canzone umoristica di cabaret (e mi sfugge il motivo per cui la madre che narra la vicenda sia stata fatta cantare in romanesco).
Una madre, piuttosto brava a rimuovere gli aspetti della realtà che non le piacciono, piange davanti a un commissario di polizia la morte del figlio, ragazzo senza difetti (un vero giglio!) e con al più qualche hobby, come quello di... travestirsi da donna e uscire così la sera.
In una di queste uscite è stato però ucciso da un... "maniaco sexuale". 1968 - I Gufi (Nanni Svampa) - "Si chiamava Ambroeus" - da - Il cabaret dei Gufi n. 3.
Ancora una canzone umoristica di cabaret.
Racconta di Ambroeus, travestito sfigatissimo che fa l'entraîneuse per spingere i clienti a bere in un trani (osteria) miserabile.
Di fronte ai miseri guadagni della sua percentuale la conclusione sconsolata è:

1968 - I Gufi - "El gir del mond" - da - Milano canta n. 3. Reincisa anche dal solo Nanni Svampa in - Milanese. Antologia della canzone lombarda. W L'osteria (1973).
Canzone da osteria, a strofe scollegate fra loro, che tocca il nostro tema in due punti.
Nel primo un componente del gruppo dice all'altro che c'è in giro la voce secondo cui l'altro sarebbe un "cü" (milanese per "frocio"). Sul canale Youtube dei Gufi c'è un'esibizione, risalente alla reunion degli anni Ottanta, nella quale la frase è commentata chiassosamente da tutti i componenti, ma la cosa finisce qui.

Nel secondo punto un altro personaggio dichiara di essere il boss (ras) della zona milanese della Bovisa, anche se, per come si veste, quando passa la gente dice che è matto da legare. Ma loro non sanno, aggiunge, che sono un travestito: da donna la sera, da uomo il giorno. Ciò avviene per ragioni di "lavoro", dato che fa il magnaccia e controlla la zona dei bastioni che va dalla Fiera a piazzale Loreto:

Il testo ha più che altro intenzioni umoristiche, e alla fin fine non dice nulla che non sia macchiettistico.

1968 - Jannacci, Enzo - "La disperazione della pietà" - da - Vengo anch'io. No, tu no.
Incisione e traduzione (non completa) di "O desespero da piedade" (1960), sezione della "Elegia desesperada" (edita nel 1945) del brasiliano Vinicius de Moraes. Salvo smentite, sarebbe stata incisa dall'autore in lingua originale solo l'anno dopo, nell'Lp - Vinicius em Portugal (1969).
Il testo poetico esprime in modo surreale le contraddizioni della vita, nella quale spesso coloro che più hanno bisogno di pietà e commiserazione non si rendono conto di averlo.
Una sola strofa della canzone accenna, con un'allusione lievissima (siamo nel 1960!) alla condizione umana degli omosessuali, nominati attraverso colui che secondo il preconcetto popolare ne è un rappresentante paradigmatico: il parrucchiere. Ma non è detto, chiosa il poeta, che sia lui ad aver più bisogno di pietà.
Rivolgendosi a Dio, dandogli del "voi" (come è normale fare in portoghese), l'io narrante gli chiede infatti: (Il testo originale suona così: Dubito che l'allusione sia stata percepita da qualcuno, allora (la canzone, forse per la sua inquientante complessità, è stata completamente dimenticata, come dimostra anche la sua assenza dalla Rete), ma il testo è di stupefacente bellezza, e il brano merita comunque l'ascolto, nonostante l'unica proposta esistente in Rete, un recital dal vivo (con testo lievemente diverso), sia di qualità tecnica piuttosto scadente.


1968 - Pietrangeli, Paolo - ''Repressione'' (45 giri).
Canzone sulla condanna di Aldo Braibanti.
(Commento ancora da scrivere).
[Chi avesse copia di questa canzone, o informazioni su di essa, è pregato di contattarmi].





 
1969

1969 - Chierici, Beppe - "Le trombe della celebrità" - da - Chierici canta Brassens.
Traduzione italiana di una canzone di Georges Brassens del 1962 - "Les trompettes de la renommée".
Presa in giro degli uffici di P.R. delle case discografiche, a sentire i quali, secondo Brassens/Chierici, varrebbe la pena di farsi passare per "ricchione" pur di far parlare di sé: Nanni Svampa ne ha inciso nel 1977 una versione in milanese - "Tromboni della pubblicità".


1969 - De Luca, Pupo, "Allucino e il gigante Fottia", in: (AA.VV.) Il cabaret. Canzoni e personaggi del teatro cabaret di oggi. Anche in: Pupo De Luca, Il frottoliere di Pupo De Luca, s.d.
Testo di cabaret (recitato) che ri-racconta la storia di Pollicino usando un grammelot che deforma l'italiano per mezzo di assonanze e anagrammi.
Il gigante Fottia è "un orco spaventoso e anche un po' ulattone" che quando sente odore di Pollicino e dei suoi fratelli dice: "ucci ucci, sento odor di pistolucci", e quando scopre i bambini dice loro: "Coraggio triccoli, uscite di lì, che gioegum al dutùr! [giochiamo al dottore, N.d.R.]".



1969 - Mina - "Un'ombra" - (45 giri). Poi nell'Lp - Del mio meglio, vol. 1.
Dopo un anno di separazione una donna torna a cercare l'uomo che aveva lasciato.
Ma ha una sorpresa: La chiave di una possibile lettura gay sta in quel "qualcuno"... Ed essendoci fra gli autori del testo Paolo Limiti, l'ambiguità non può che essere voluta.


1969 - Monico, Rita - "Quelli", 45 giri (editore EUR, Milano).
Questa canzone m'è stata segnalata, ma non ho mai potuto ascoltarla né vedere di persona una copia del 45 giri.
M'è stata descritta come "Un appello a favore delle persone omosessuali, che all'epoca riuscì ad essere trasmesso anche dalla Rai".
Il canale Youtube "Le introvabili" mi rivela che dalla registrazione alla Siae risulta che "gli autori del testo sono Paolo Limiti (ancora!) e Luigi Corcelli; musica di Umberto Bindi, Mario Coppola, Corrado Lojacono e Massimo Salerno".
[Chi avesse copia di questa canzone, o informazioni più esatte, è pregato di contattarmi].


1969 - Pagani, Herbert - "Albergo a ore" - (45 giri).
Traduzione italiana di "Les amants d'un jour", di Edith Piaf, del 1952, che è stata successivamente reinterpretata da molti altri cantanti, fra cui Gino Paoli (come 45 giri già nel 1969, poi nell'Lp Le due facce dell'amore, 1971, e ancora in Il mio mestiere, 1977), Milva (Finale d'amore (1971), La filanda e altre storie (1972), Canzoni di Edith Piaf, 1970), Ornella Vanoni (Ah! L'amore l'amore, quante cose fa fare l'amore! (1971), Malamore (1976), Oggi le canto così, vol.1, (1979), Ornella Vanoni Live@RTSI (2001)), Marcella Bella (Tu non hai la più pallida idea dell'amore, 1972), Ornella Vanoni e Gino Paoli (Insieme (1985) e VanoniPaoli Live, (2005)), Paolo Rossi in versione comicotragica nel programma televisivo Su la testa! (1992), poi in Hammamet e altre storie (1994), Fabrizio Venturi, Volo libero (2003), Patrizia Laquidara (2006); ed altri ancora.

Ricordo bene che all'epoca si raccontava che la canzone era nata da un fatto di cronaca: cioè dal tragico destino di due non meglio precisati giovani amanti omosessuali che si sarebbero uccisi in una stanza d'albergo, per metter fine alla persecuzione sociale a cui erano sottoposti.
Il testo italiano, come del resto quello francese, non fa alcun cenno al sesso dei due amanti, dato che il fatto che si parli al maschile di entrambi ("Puliti, educati, sembravano finti, / sembravano proprio due santi dipinti") è normale nella lingua italiana in compresenza d'un maschio ed una femmina.
L'ambiguità sembra però assolutamente voluta, vista l'epoca: si pensi che nonostante l'ambiguità Pagani ebbe comunque problemi con la censura!
In tempi più recenti Paolo Rossi, nel presentare questa canzone nei suoi spettacoli, l'ha fatta precedere da una spiegazione semi-comica in cui rendeva esplicita l'omosessualità dei due partner (pur facendo di uno dei due un travestito, il che è del tutto incongruo col tono e il testo della canzone, che insisteva semmai sulla tranquilla "normalità" dei due amanti suicidi).
Anch'essa esplicita sul carattere omosessuale della coppia è la versione di Leopoldo Mastelloni, "Les amants d'un jour" (nella raccolta 87 amori, del 2007), che però traduce il testo in napoletano, riscrivendolo, e non dipende quindi dalla presente versione di Herbert Pagani.
Per finire, a testimonianza del successo di questo brano, registro come pura curiosità la versione parodistico-umoristica (gli amanti - eterosessuali - scappano dalla finestra senza pagare il conto!), proposta da Rosanna Ruffini, col titolo "Albergo a ore-Hotel scorretto" nell'Lp - Sono nata con la camicia, del 1976. 


1969 - I Ribelli - "Obladì Obladà" - (45 giri).
Cover italiana della canzone "Ob-La-Di, Ob-La-Da" dei Beatles: la segnalo non per quel che contiene ma al contrario per quel che la traduzione ha fatto sparire: l'ambiguissimo doppio verso finale, che diceva: Desmond stays at home and does his pretty face / And in the evening she's a singer with the band. "Desmond sta a casa e si trucca la faccia / e alla sera lei è la cantante del complessino" (dove non era chiaro se "lei" si riferisse a Desmond truccato da donna, o a sua moglie).
La stessa censura avviene nella cover di una certa Tihm (1969).
(La canzone ebbe ulteriori cover da parte dei "I nuovi Angeli" e del "Complesso Junior" con Gionchetta come vocalista, nonché di Danvox, nessuna delle quali ho finora ascoltato).


1969 - Trincale, Franco e trio Marino - "Il ragazzo scomparso a Viareggio - I" - (45 giri).
1969 - Trincale, Franco e trio Marino - "Il ragazzo scomparso a Viareggio - II" - (45 giri).
1969 - Trincale, Franco e trio Marino - "Il ragazzo scomparso a Viareggio - III" - (45 giri).

Ultima propaggine della tradizione dei "cantastorie" che commentavano in musica i fatti di cronaca, questo trittico racconta la scomparsa di Ermanno Lavorini, un ragazzino ucciso durante un maldestro tentativo di sequestro di persona per finanziare un gruppuscolo di ultradestra, ma ritenuto a lungo vittima di un pedofilo omosessuale.
Uno degli accusati, messo alla gogna da stampa e televisione, si suicidò prima che emergessero i veri colpevoli.

Su Youtube appare anche un altro brano sullo stesso tema:
 
1969 - Montez, Carlo - "La tragica morte del ragazzo di Viareggio",

ancora una ballata da cantastorie, che si limita a riassumere i fatti di cronaca come riportati dalla stampa e dalla Tv.


1969 circa - Trincale, Franco - "Le donnine di Milano" (45 giri).
Questa canzone m'è stata segnalata da un curatore del canale Youtube "Le introvabili", che mi specifica: Si tratta d'una ballata da cantastorie, a ritmo di mazurca, d'impostazione goliardica, che in un italiano un po' zoppicante e con rime un po' forzate propone una meticolosa descrizione delle prostitute di Milano, suddivise per zona (ed è sorprendente per me scoprire che all'epoca la prostituzione da strada esisteva anche in pieno centro, per esempio in Via Larga) e per tariffa (ovviamente in lire).

A un certo punto il cantante registra la presenza d'un tipo particolare di professioniste:

A suo modo un documento storico, insomma.


197..?

Qui di seguito elenco alcune canzoni degli anni Settanta che non riesco a datare.
Se qualcuno sapesse come colmare la lacuna e fosse così gentile da comunicarmi i dati mancanti... lo ringrazio fin d'ora.


1969/71 ca. - Miguel (pseud.) - "Pepito l'envertido" - (45 giri).
Tango che si rifà alla tradizione goliardica, anche se la scioltezza del cantante mostra che chi si nascondeva dietro lo pseudonimo di "Miguél" era un professionista.
La canzone data a poco dopo il 1969 per la presenza sull'altro lato di "Porta Romana 1969" (aggiornamento della classica canzone della "mala" milanese).
Si tratta d'un prodotto destinato al "secondo mercato" musicale che trovava smercio soprattutto sulle bancarelle, che ho fatto in tempo a vedere da ragazzo, sulle quali si trovavano alla rinfusa canzonette dialettali, discorsi del duce, tanghi valzer e mazurche suonate da complessini sconosciuti, canzonacce goliardiche e sessuali in genere, e addirittura registrazioni degli ultimi cantastorie in attività.

Il testo è un misto d'italiano e dialetto milanese, distorto in modo da dargli una vaga apparenza spagnoleggiante.
Si apre citando la barzelletta del torero che dice al toro toscano "Haha toro!", sentendosi rispondere "Haha tu, che io ho già hahato!". Questo dà già un'idea del livello intellettuale del pubblico per cui scriveva l'autore...
Il resto della canzone racconta di come il matador spagnolo Pepito venga incornato nell'ano da un toro, perdendo così la verginità, e diventando "envertido" per riprovare il godimento procuratogli dal toro. Ovviamente abbandona la sua amata Carmencita che si dispera, e per consolarsi si butta nel letto di tutti i toreri di Madrid.

Sono molto incuriosito da questo tipo di storielle omofobe, che sono al tempo stesso sì omofobe (l'omosessuale è automaticamente e senza nessun'altra discussione colui che vuole prenderlo in quel posto) ma anche profondamente fascinate ed attratte dall'omosessualità.
La teoria su cui si reggono, infatti, è che una volta provata la sodomia passiva nessun maschio umano può fare a meno di cercarla nuovamente, come se si trattasse di una droga che sviluppa immediatamente una forte tossicodipendenza. O come se l'omosessualità fosse lo stato di default verso cui gravita la sessualità umana, che solo l'educa(straz)ione e la repressione possono mantenere nel suo alveo "naturale"...
In parte questa visione del mondo si spiega col rifiuto (che permane anche oggi fra i cattolici) di concepire l'orientamento omosessuale come una tendenza a sé, analoga a quella eterosessuale: eterosessuali si è, per nascita e natura, mentre invece omosessuali "si diventa". E se omosessuali "si diventa", occorrono spiegazioni sul modo in cui lo si diventi: fra le tante c'è la tesi secondo cui chi è stato violentato da bambino "diventa" frocio (l'ho sentita girare ancora non molti anni fa).
Dall'altro lato questa strana teoria - è una spiegazione che mi sono dato io - si basa probabilmente sull'osservazione del rapido crollo di tante eterosessualità di facciata fra conoscenti ed amici. In un contesto, come quello passato, di "eterosessualità obbligatoria", la facciata eterosessuale di chi è omosessuale per suo orientamento naturale resiste solo fino al giorno in cui un rapporto omosessuale (magari rimandato quanto più possibile per scrupolo o paura) scatena in un botto solo tutto quanto era stato represso fino a quel momento. "L'occasione fa l'uomo culattone", dicevano ai C.O.M....
Ovviamente in questo modo di ragionare il rapporto di causa-effetto andrà rovesciato: nella società rigidamente omosociale ed eteronormativa, per la quale sono state scritte canzoni come questa, saranno stati di preferenza i giovani "predisposti" a trovarsi "senza volerlo" in situazioni in cui sono stati "costretti" a "subire" un rapporto omosessuale, uscendo "traviati" dall'esperienza... al punto da non riuscire più a farne a meno. Ma per l'ideologia omofoba una spiegazione del genere è inaccettabile, perché presuppone che la tendenza omosessuale sia un dato autentico, indipendente da educazione e morale.
Mi scuso se ho tratto questo riflessione un po' lunga da un testo di poche righe, ma non avrebbe senso per noi oggi studiare canzonette che hanno un valore artistico nullo, sia per la musica che per le parole, se non fosse per quanto hanno da insegnarci sulla mentalità della società che le ha prodotte.
Che poi sarebbe la nostra...



1969/71 ca. - Occhio fino (pseud.) - "La ballata del finocchio" - (45 giri).
Canzone goliardica molto scurrile e molto omofobica, contro gli omosessuali. Ecco un estratto del testo: Il cantante è siciliano e deve qualcosa alla tradizione dei cantastorie, ma i termini gergali usati (da "culattone" a "péder") come anche l'ambientazione, sono lombardi.
Il disco può essere datato approssimativamente per il fatto che nella canzone sul retro (vedila nella voce successiva) cita come recente il film Bora Bora, che è del 1968.
1969/71 ca. - Occhio fino e Peder (pseudd.) - "Finocchi e banane" - (45 giri).
È il retro di "La ballata del finocchio", altrettanto goliardico e scurrile. Un venditore di banane siciliano subisce le esplicite (e volgari) avances di un finocchio che vuole la sua "banana". Molte scheccate e qualche plagio di barzellette contro i "finocchi".

Segue poi una canzoncina a stornello:


1967/70 - Anonima - "Su e giù" (45 giri).
Questa canzone, anch'essa non destinata ai negozi di musica e dischi ma alle bancarelle dei mercati, si può datare approssimativamente perché è una parodia (anzi, quasi un plagio) di "Pietre", presentata a Sanremo dal cantante "Antoine" nel 1967. È attribuita a "F. Tincale", ma chi canta non è Franco Trincale bensì una donna.
Si tratta d'una canzoncina sboccata (le parolacce abbondano) che parla delle difficoltà di far sesso per chi è normale, specie se ha pochi soldi.
Contiene un'allusione all'omosessualità che oggi può sfuggire ai più: "Li" sottintende "balletti": i "balletti verdi" furono uno scandalo di presunte orge omosessuali scoppiato sui giornali nel 1962, mentre i "balletti rosa" furono l'antenato dello scandalo odierno del bunga-bunga, anch'esso relativo a ragazzine minorenni.


1969/197.. - Bremen - "Fratelli d'Italia" - da - Barzellette per adulti, vol. 1 (45 giri).
Testo in rima, recitato (non cantato) con sottofondo musicale. L'autore (che parla con un forte accento piemontese) è un palese nostalgico del fascismo ("già molti ricordan / la Marcia su Roma") ed esprime una visione disastrosa del presente, in preda al disordine, agli ssiòpperi (il che data il 45 giri a dopo l'ondata dell'"Autunno Caldo" del 1969) e all'immoralità.
Il tutto paragonato all'"Italia di allora", dignitosa, ordinata e "con i coglioni".
Nella migliore tradizione fascisticheggiante, "Bremen" mescola esacrazione per l'immoralità altrui con linguaggio da casino per sé: Passano gli anni, ma i fascisti rimangono piacevolmente prevedibili e uguali a se stessi...
 

197_ - Clementina Gay - "Forse che sì, forse che no, non si sa!" - (45 giri).
Questo 45 giri è quanto resta d'una spregiudicata, se non demenziale, iniziativa commerciale dei primissimi anni Settanta: le esibizioni dal vivo, durate sei mesi, del cantante rock eterosessuale "Clem Sacco", nei panni d'una drag baracconissima, presso uno dei primi locali gay italiani.
Sacco è oggi salutato come un antesignano del "rock demenziale" all'italiana (quello che ha portato ad "Elio e le storie tese", per intenderci) e la canzone fa ben poco per smentire questa vena: il testo è praticamente inesistente ("forse che sì, forse che no, non si sa, mi penserai / forse che sì, forse che no, non si sa, mi telefonerai / forse che sì, forse che no, non si sa, mi scriverai / forse che sì, forse che no, non si sa, m'aspetterai"), ed oltre tutto non lascia mai pensare d'essere indirizzato a un uomo. Quanto all'interpretazione, il falsetto e la vocina intenzionalmente stridula, e perfino la "stecca" conclusiva, la buttano sul goliardico-ridanciano.
Diciamo quindi che la canzone non è affatto la spia d'una qualche forma di "apertura" del mercato discografico italiano d'allora alle tematiche gay (che erano al di là dal venire), quanto piuttosto lo sfruttamento del lento allargamento delle maglie della censura per mettere in scena la macchietta della "checca", per far ridere gli ascoltatori.
Perché alla fin fine questa canzone non è altro che una specie di scheccata carnevalesca, che se può ancora far sorridere per la sua demenzialità, non va oltre la messa in scena del "gay" da parte dei tamarri eterosessuali a carnevale.
Dove "gay", ovviamente, è sinonimo di "travestito", e di "ridicolo". Ahinoi.


197_ - Culattini, Fiorello - "I frocioni" - Parte I e parte II (45 giri).
Canzonetta a stornello, debitrice della morente tradizione dei cantastorie di piazza. Nel 45 giri la canzone è divisa in due parti per distribuirne la durata su entrambi i lati.
L'ideologia è la stessa d'altre canzoni dello stesso periodo, come "Il terzo sesso" di Fred Bullo e le due canzoni di "Occhio Fino": questi tizi stanno dilagando, ormai sono dappertutto: brutti tempi, "per i poveri maschietti": Ovunque ci si giri, i froci spuntano fuori a insidiare il "maschio vero" che sta cantando: Insomma, gli eterosessuali sono vittime d'una vera e propria persecuzione da parte dei "frocioni".
E come al solito, per la mentalità omofoba, il colpevole è la vittima...

Ho trascritto qui il testo della canzone.



197_ - (Ignota) - "Il tango del terzo sesso".
Questa canzone l'ho registrata per caso al volo alla radio nel 1981 (tenevo sempre una musicassetta pronta!), ma non ho mai saputo chi la cantasse, né l'anno, né se il titolo che ho qui dato sia corretto. [Chi avesse copia di questa canzone, o informazioni più esatte, è pregato di contattarmi].
È un tango in piemontese (a tratti annacquato, a tratti stretto) in cui una prostituta si lamenta della concorrenza ("invasiùn de marciapè") che "quei del terzo sesso" fanno alla sua professione: Concludendo che:
197_ - Mirella - "Il sesso che cambia" (45 giri).
La scelta d'una tarantella semplice e ripetitiva per la musica, l'italiano popolare (che si direbbe, dal substrato dialettale, umbro) piuttosto basico usato nel testo, l'accompagnamento per fisarmonica e chitarra, sono indizi del fatto che questo è un altro dei dischi nati per il "secondo mercato" delle bancarelle ambulanti, ultima propaggine della tradizione dei cantastorie. Che in questo modo faceva l'ultimo disperato tentativo di "modernizzarsi" poco prima d'essere travolta.

Il testo rientra nel filone delle canzoni sulla falsariga del tormentone "che tempi, che tempi, signora mia!" di cui abbiamo appena visto diversi altri esempi. La cosa più interessante è che anche l'anonimo autore del testo è stato coinvolto da quel cambiamento che poi esecra, come dimostra l'invito che rivolge alle ragazzine affinché si assicurino bene, se s'innamorano, di aver scelto un bravo gallo e non un cappone, verificando che abbia la cresta ben rossa (ovvero, avendo rapporti prematrimoniali) per star ben certe che canterà bene.
Dunque, la canzone fotografa una cultura popolare a metà guado, presa nel mezzo d'un cambiamento che faticava a comprendere.
Oggigiorno, lamenta la cantante,

Né è migliore la situazione dei giovani proletari, che vengono adescati con le lusinghe economiche da "quelli", magari in un cinema, e corrotti: Da qui (cioè dalla corruzione economica) nasce questo vizio, che si sta diffondendo: E io trovo interessante questa rara attestazione dell'interazione fra "ragazzi di vita" e borghesi omosessuali, raccontata per una volta non dal punto di vista dei borghesi, ma da quello dei ragazzi, indotti a fare ciò che tutto sommato trovavano schifoso e deplorevole, di fronte alla lusinga irresistibile del denaro, al quale loro, a differenza dei ricchi borghesi, non avevano diritto.
E la tentazione irresistibile alla marchetta per i ragazzi proletari, quando i soldi mancavano, è confermata dal fiorente turismo (omo)sessuale che aveva fino a quel momento scelto a meta l'Italia proprio per la "disponibilità" (traduzione: povertà) dei suoi giovani.

Una curiosità: mi chiedo come abbia fatto la rappresentazione grafica d'una traccia audio a finire nel bel mezzo della copertina. Visto che non ha alcun senso, mi chiedo se non sia uno scherzo di qualche tipo, e che se suonandola non contenga una parola o due...




1970

Per ora, nessuna canzonetta da segnalare.




1971

1971 - Dalla, Lucio - "Il colonnello" - da - Storie di casa mia.
Il colonnello fa l'elenco delle persone da eliminare per "ripulire" la "barca": "L'elenco ce l'ho: / i disfattisti, i comunisti e i pederasti".


1971 - Gli ombrelli - Gli ombrelli.
Lp di canzoni di cabaret. Contiene:
1971 - Ortolani, Riz - "I travestiti". Dalla colonna sonora del film: Confessione di un commissario di polizia al Procuratore della Repubblica.
Si tratta d'un brano esclusivamente musicale, privo di parole. Falso allarme, quindi...


1971 - Franco, Pippo - "La statistica" - da - Cara-kiri.
Canzone di cabaret che ironizza sulle medie statistiche, le quali scoprono, fra le altre cose, che "per un ottavo sono finocchio".


1971 - Il rovescio della medaglia - "Sodoma e Gomorra" - da - La bibbia (riedito in Cd nel 2003).
"Rock progressivo". Il titolo sembra sì audace, ma "non a caso" si tratta solo d'un brano strumentale.


1971 - Vanoni, Ornella - "Canzone di Leonardo", sigla dello sceneggiato tv Vita di Leonardo da Vinci, di Renato Castellani, poi in LP con lo stesso titolo.
Parole di Leonardo da Vinci, musica di Roman Vlad (che nella scelta degli strumenti si dà un'ambientazione "rinascimentale"). Disponibile su Youtube.
Straordinario il fatto che in quell'anno si sia scelto di non offuscare (bastava il cambio di due vocali...) il carattere omosessuale di questa breve componimento sull'amore, laddove dice che "quando l'amante è giunto all'amato, lì si riposa".
Intelligenza sottile di uomini di cultura di allora, che sono stati tutti eliminati dalla tv berlusconiana, becera e soprattutto più clericale di quella dei tempi della Democrazia cristiana al potere.


1971 - Svampa, Nanni - "La vocaziòn" - da - Nanni Svampa canta Brassens (vol. 3). Poi in - W Brassens!,  1983.
Cabaret.
Cover di Le mécréant, di Georges Brassens (1960), tradotta in milanese.
Il cantante immagina d'essere salvato in extremis dalla castrazione ad opera di un'orda di bigotte, inferocite dalle sue canzoni blasfeme, con l'argomento che: In Rete (su Youtube) se ne trova una (pessima) versione dal vivo in dialetto piemontese, "La vocasiôn", cantata da Fausto Amodei, sulla quale però non ho finora rintracciato alcun altro dato. [Ringrazio in anticipo chi mi scrivesse per offrirmelo]. Ignoro perfino se sia mai stata effettivamente pubblicata su disco o no.




1972

1972 - Amodei, Fausto - "Perché una guerra" - dall'Lp - Se non li conoscete - Riedito in Cd nel 1996.
Canzone antimilitarista, che ricorda come chi si oppone alla logica guerrafondaia venisse accusato di non essere un vero maschio, anzi, peggio:
1972 - Aznavour, Charles - "Quello che si dice" - da - Canto l'amore perché credo che tutto derivi da esso. (Anche in 45 giri con titolo, lievemente diverso, "Quel che si dice").
Bella e fondamentale canzone che quando apparve suscitò scandalo (fu persino bandita dalla Rai!).
È la storia d'un travestito tranquillo che vive con la madre e si guadagna la vita facendo lo strip-tease, coltivando un sogno d'amore impossibile per un uomo eterosessuale, pensando Nonostante la patetica richiesta di comprensione (ma i tempi erano quello che erano) la canzone è dolcissima, semplice, umana, piena di simpatia per il personaggio: merita l'ascolto. Una canzone che è giustamente ormai considerata un "classico".
            
1972 - Boom, Peter - "Fuori!" - (45 giri). Riedita in Cd nel 2002 in - AA.VV., Gay right compilation.
Il primo 45 giri militante e dichiaratamente omosessuale apparso in Italia, oggi rarissimo perché sequestrato immediatamente dopo l'uscita poiché il produttore aveva utilizzato abusivamente il nome d'una nota testata musicale giovanile.
Il testo è ovviamente esplicito: 1972 - Boom, Peter - "Lui ama lui (lei ama lei)" - (45 giri). Riedita in Cd nel 2002 in - AA.VV., Gay right compilation.
Retro del brano precedente.
1972 - Franchi Giorgetti Talamo - "Dove sta l'amore?" - da - Il vento ha cantato per ore tra i rami dei versi d'amore. Ristampato in Cd nel 2011.
Questa canzone, pur coraggiosa nell'affrontare tanto precocemente il tema omosessuale, propone la curiosa situazione d'un ragazzo che "diventa" gay perché nel collegio il prete lo molesta ("e allunga le sue mani sbagliate al mio viso"), rendendolo una persona troppo timida per avere relazioni con donne: Quest'idea assurda e bizzarra era a quanto pare un luogo comune all'epoca, visto che sarebbe riapparsa pari pari nella canzone "Specchio" dei Jumbo, l'anno successivo.


1972 - Lauzi, Bruno - "Maria dell'11" - da - Il teatro di Bruno Lauzi.
Valzer dal repertorio di cabaret di Lauzi. Il successo della prostituta Maria provoca eccessivo assembramento davanti alla casa.
Per tener buoni i coinquilini, concede loro "un abbonamento" gratuito. Ma l'intero palazzo ci dà dentro con tale foga da impedire a Maria di lavorare. Adesso Maria cerca una casa nuova, soleggiata, ampia, e "con inquilini del terzo sesso".


1972 - Lolli, Claudio - "Michel" - da - Aspettando Godot. (Anche in 45 giri).
Malinconico e introspettivo, anzi triste fino al punto da essere a volte vagamente suicidale, Lolli rappresentò l'anima "intimista" dei cantautori "di sinistra" degli anni Settanta.
"Michel" fu una delle sue canzoni di maggior successo, cantata e strimpellata sulla chitarra da almeno un paio di generazioni di giovani "compagni".
Era una canzone che celebrava un'amicizia scolastica fra due ragazzini: l'io narrante della canzone e un suo compagno, Michel, oriundo francese.
Almeno, così l'avevamo interpretata tutti noi.
E invece no. C'era qualcosa di più dell'amicizia, come ha rivelato lo stesso Lolli in un'intervista concessa nel 1999: Alla luce di questa "rivelazione", assumono un senso diverso versi come: A rigore, questa potrebbe insomma candidarsi come una delle primissime canzoni italiane ad affrontare il tema dell'amore omosessuale.
Peccato però che nessuno di noi, all'epoca, se ne fosse accorto: si trattava solo d'un'amicizia scolastica fra bambini, come ce n'erano tante, e del resto nulla nel testo permetteva di ottenere la chiave concessa dall'intervista del 1999... E poi, dai, su, Lolli è eterosessuale, è sposato con figli, "quindi" il tema non poteva essere "quello".
Solo in anni più recenti ho sentito esprimere il "sospetto" da amici che erano stati ragazzi assieme a me quando questa canzone era di moda, e questo "sospetto" m'ha spinto all'approfondimento che m'ha fatto scovare in Rete l'intervista.
In altre parole, all'epoca questa canzone non era mai entrata a far parte (un po' anche per la "scabrosità" del tema, dato che parlava di bambini) dell'esiguo mazzetto di canzoni "nostre" che ci segnalavamo a vicenda fra gay.
La segnalo quindi ora, sperando che possa piacere alle generazioni più giovani così come piacque alle nostre.



1972 - Marasco, Riccardo, - "L'alluvione" - da - Il porcellino.
Ballata d'un cantastorie fiorentino, in vernacolo, sulla grande alluvione del 4 novembre 1966.
Su una melodia che riecheggia quella de "La guerra di Piero" di Fabrizio De André, leggermente modificata (ed anche l'attacco ne è una palese parodia: "Nuoti sommerso in un mare di cacca / non sai se d'uomo oppure di vacca"), rievoca umoristicamente il desolato panorama d'una Firenze interamente ricoperta da un'alluvione di fango e rane.
Arrivato al parco delle Cascine, da generazioni luogo di "battuage" omosessuale, l'autore non manca di notare che:


1973

1973 - Battisti, Lucio - "Io gli ho detto no" - da - Il nostro caro angelo.
Chi, per la giovane età, facesse fatica a capire con quanta fatica il tema gay arrivò a farsi strada nella canzonetta italiana, dovrebbe divertirsi a leggere i commenti attuali pubblicati su "Youtube", al sotto di questa canzone, dai fans. In pieno XXI secolo...
Il titolo è, credo, esplicito, e non meno chiaro è il testo: "Ma io gli ho detto no / e adesso torno a te"... "Gli": dunque è di un uomo che l'io narrante sta parlando.
Ebbene, no. Ecco una fan, che così descrive il pezzo: "Stupenda ballata d'amore dove si vede il protagonista della canzone tornare da lei dopo aver detto no ad un altra donna".
Donnaaa? Ebbene sì, a coloro che fanno notare che a casa nostra "gli" si riferisce a un maschio e non a una donna, un altro fan so-tutto-io ribatte: "Mi spiace ma sbagliate tutti: con "gli" , Mogol si riferisce, volutamente, a una donna. Si tratta di una licenza poetica". Ommioddio.
Il resto delle cretinate, tutte di questo livello, divertitevi a leggerlo da soli: io non reggo oltre...

Il testo della canzone si rivolge a una donna, provvisoriamente trascurata per una sbandata per un lui, a cui l'io narrante ha ceduto. Ma ora "con orgoglio e poi / vergogna di me stesso" torna da lei, "scordando il già scordato / color di mille lire". E cosa voglia dire questo ultimo verso ce lo dice la canzone che Alfredo Cohen ha dedicato nel 1977 alla prostituzione maschile, intitolata sinteticamente: "Tremila lire". Punto. E appunto.

Il testo è ambiguo? Ma in quegli anni l'ambiguità era voluta, ed anche necessaria, se non si voleva essere messi al bando da radio e Tv...
La situazione non è delineata chiaramente? Ma ciò è intenzionale...
Il testo dice e non dice, e lascia dubbi sull'interpretazione da dare ai versi? Ma i dubbi sono stati messi e lasciati a bella posta...
I fans di Battisti del 2011 si rivelano ferocemente omofobi, arrivando a negare l'evidenza pur di non ammettere la presenza di temi non graditi fra le canzoni di un cantante molto amato dai ragazzi di destra in quegli anni? Ma uffa, non mi state dicendo nulla di nuovo...


Copertina di ''Vietato ai minori di 18 anni?'' dei Jumbo.
1973 - Jumbo - "Specchio" - da - Vietato ai minori di 18 anni? (riedito come Cd nel 1995).
Questo Lp di "rock progressivo" si apre con una denuncia dell'"educastrazione" subita nell'infanzia dall'io narrante, che spiega il suo carattere introverso e depresso, e la sua incapacità di avere un rapporto con una donna.
Elencando le vessazioni subite, appare anche il ricordo di quando: Risultato: 1973 - Jumbo - "Come vorrei essere uguale a te" - da - Vietato ai minori di 18 anni? (riedito come Cd nel 1995).
Questa canzone, che nell'Lp viene immediatamente dopo "Specchio", racconta il desiderio di normalità d'una persona a cui la nevrosi impedisce d'essere come tutti gli altri.
Ricordo che all'epoca, complice il testo che non specifica mai di quale tipo di nevrosi si stesse parlando, s'interpretava questa canzone come riferita all'omosessualità, specie per i versi che dicono: Ripeto comunque che il testo non contiene nulla che alluda esplicitamente a una tematica gay. Ma all'epoca le canzoni gay erano talmente rare, che tutti eravamo sempre pronti a decifrare segnali in codice o allusioni, che del resto spesso venivano inserite dai cantanti proprio per permetterne una decodifica anche in chiave gay senza essere messi al bando dalla radio.


1973 - Metamorfosi - "Lussuriosi, avari, violenti" - da - Inferno (riedito anche in Cd nel 2000 e 2002).
Lp di "rock progressivo", rivisitazione dell'Inferno dantesco.
Questa canzone contiene i versi seguenti:
1973 - Nebbia, Franco - L'amore è una cosa pericolosa.
Lp di canzoni di cabaret. Contiene fra le altre canzoni:
1973 - Gli ombrelli -  ?????? [titolo a me ignoto].

Lp di canzoni di cabaret. Contiene anche i brani:



1973 - Pieretti, Gian - Il vestito rosa del mio amico Piero.
Il primo Lp (successivamente ristampato in Cd) a tema gay della storia italiana. L'intero disco è dedicato alla vicenda d'un ragazzo omosessuale, Piero. Poiché le canzoni seguono una logica consequenziale le elenco nell'ordine che hanno nel disco, e non in ordine alfabetico.
Come tutti i dischi "di denuncia" di quel periodo anche questa è una lama a doppio taglio. Nel denunciare l'infelicità della condizione omosessuale, bisogna infatti stare attenti a non cadere nel pietismo, e a non dare l'impressione che la vita dell'omosessuale sia intrinsecamente votata all'infelicità.
Il che è proprio quello che accade in questo disco, che avrebbe forse avuto un senso dieci anni prima, ma che uscì quando ormai era possibile ("e doveroso", aggiungevano i militanti del movimento gay nato qualche anno prima) parlare anche delle possibilità di felicità che esistono nella vita dell'omosessuale.
Non nego che questo Lp catturi con fedeltà la vita autentica di un "frocio" di provincia divorato dal senso di colpa, in piena crisi depressiva, sempre sull'orlo dell'esaurimento nervoso. Ciò non toglie che l'ascolto di queste canzoni sia dannatamente deprimente e dia una sensazione di claustrofobia:
1973 - I Pooh - "Lei e lei" - da - Parsifal.
Questa è la prima canzone commerciale che io abbia finora rintracciato a nominare, infine, la tematica del lesbismo (anche se sarebbe più corretto, in questo caso, parlare di bisessualità).
Lei è amica di lei ma anche di lui, che un po' la desidera. Ma l'amicizia fra le due va un po' oltre, e lui perde lei per colpa di lei...
1973 - Nanni Svampa - "El gir del mond" - da - Milanese. Antologia della canzone lombarda. W L'osteria.
Riproposizione da parte del solo Svampa della canzone già proposta nel 1968 da I Gufi (dei quali Svampa faceva parte) in - Milano canta n. 3.


1973 - Zero, Renato - No! Mamma, no!
Si vedano i brani:


1974

1974 - Bertè, Loredana - "S.E.S.S.O." - da - Streaking.
Trasgressiva per vocazione, la Bertè decise nel 1974 di dare in questa canzone un fremito ai gentili clienti con un'attrazione lesbica (e una copertina con lei nuda, che dovette essere ritirata e sostituita per aver deliberatamente attratto i fulmini della censura).
Si noti che la canzone, incisa per la prima volta nel 1971 dal complesso "I leoni" nell'Lp - La foresta, era in origine cantata da un uomo e quindi perfettamente eterosessuale. La Bertè scelse quindi scientemente di trasformarla in un brano lesbico, cantandola senza cambiare il sesso della persona desiderata.

L'io narrante intravede una bella donna su un campo di sci. L'altra le sorride incoraggiante, ma la timidezza e il timore impediscono all'io narrante di farsi avanti. Eppure la fanciulla, come si suol dire, "fa sesso" all'io narrante -- che però prudentemente non dice mai questa frase, perché scandisce lettera per lettera la parola "sesso". In modo da non offendere le orecchie più caste.

La musica di questa canzonetta è poco più che tirata via, e l'interpretazione non è delle migliori, anzi direi che è piuttosto sgolata (personalmente, trovo molto migliore l'incisione originale del 1971). Sarà certo per questo che nella memoria collettiva s'è praticamente persa traccia di questo brano, che tutti hanno dimenticato. Meritatamente.


1974 - Camisasca, Juri - "John" - da - La finestra dentro [riedito in Cd nel 1991].
Canzone di "rock progressivo".
Sui viali del piacere il cantante reincontra il suo amico John, travestito, che si prostituisce. John si scusa prima di salire sulla macchina di un cliente: Ma il suicidio (ricordatevelo, bambini!) è sempre in agguato per chi è omosessuale:
1974 - Caselli, Caterina - "Desiderare" - da - Primavera. (Anche su 45 giri).
Una canzone malinconica e melodica, dal ritornello molto azzeccato, ma che si mantiene sempre sul generico rispetto al sesso della persona la cui assenza è motivo del desiderio e rimpianto dell'io narrante.
Forse è per questo che è stata inclusa fra le canzoni interpretabili in chiave lesbica.
Purtroppo non esiste in Rete neppure una copia del testo (e sicuramente non per caso!) per fare una verifica, tuttavia il verso che secondo il link che ho appena citato sarebbe rivelatore: "mi succede davvero / fare a meno di lei", alle mie orecchie suona ben diversamente: "mi succede da che / fai a meno di me"... Ciascuno ascolti e decida da sé chi abbia ragione.
Quanto a me, a mio parere questo è solo un "falso allarme" e la canzone non ha per tema un amore fra donne.


1974 - Dalida - "Per non vivere soli" [45 giri, retro di "18 anni"].
Versione italiana della canzone francese del 1967 (ma incisa su 45 giri solo nel 1973) "Pour ne pas vivre seul".
Contiene i due versi: E se da un lato è apprezzabile il fatto che il testo esecri le persone "perbene" che liquidano come "particolari" gli amori omosessuali, dall'altro non può che rendere perplessi l'idea che le relazioni omosessuali vengano presentate come una specie di ripiego a cui ci si rassegna pur di non essere soli. Ma gli anni Sessanta, ogni volta che si trattavano il tema omosessuale, brancolavano nel buio dell'ignoranza più nera sul tema...

Comunque, per quanto oggi ciò possa apparire strano, nel contesto in cui fu creata questa canzone inserì quei due versi con intento pro-gay e atteggiamento di apertura mentale, in quanto intendeva rendere in qualche modo "scusabile" la relazione omosessuale...


1974 - Gaber, Giorgio - "Le mani" - da - Anche per oggi non si vola. Riedita in - Il teatro canzone (1992).
Il brano è tratto da uno degli spettacoli di canzone politica che Gaber portò in giro per l'Italia per anni con grande successo (l'incisione è live).
L'omosessualità non era peraltro, nel 1974, in prima linea nelle preoccupazioni politiche della sinistra, al punto da sembrare quasi, nella satira di Gaber, una tipica ossessione della destra (cosa che in effetti era... però non lo era solo della destra).

La canzone prevede una rassegna dei modi di stringere la mano, fra i quali c'è anche:

I curatori del canale Youtube "Le introvabili" mi hanno commentato in proposito:
1974 - Milva - "Sono matta da legare" - da - Sono matta da legare.
Una donna impazzita per amore di un omosessuale racconta la sua storia (vera, o delirio?).
Sfuggita dal marciapiede, Lei allora tenta il suicidio, lui la trova e si uccide accanto a lei. Accorre gente, lei viene salvata, incolpata della morte di lui, e internata in manicomio.
Adesso l'internamento sta per finire,
1974 - Sarti, Dino - "Viale Ceccarini, Riccione"- da - Tre, Bologna invece!
Canzone in parte in dialetto emiliano. Una strofa sostiene che se ti sai dare da fare in viale Ceccarini a Riccione (notorio luogo di "battuage" anche omosessuale), ti fai mantenere per tutte le vacanze da maschi e femmine:
1974 - The gay guys - "Forever" e "Sweet memories of yesterday" (45 giri).
Secondo la non molto attendibile Wikipedia, nel 1974 il cantante "Cristiano Malgioglio, quasi terminata l'esperienza con i Quarto Sistema, scrive due brani che interpreta utilizzando lo pseudonimo "The gay guys"". In realtà, solo uno dei due brani è stato scritto da Malgioglio, e nessuno dei due è interpretato da lui, dato che è una donna a cantare.
I testi sono in inglese, e non sembrano contenere tematiche gay, tuttavia non può essere passato sotto silenzio il fatto che per usare quel nome nel 1974 (appena due anni dopo la nascita del movimento gay in Italia!) ci voleva un gran bel fegato!


1974 - Valdi, Walter - "El Belamì de la Barona" - da - Facce da galera. Storie di vita, d'amore e di malavita.
Testo parlato, in milanese, di cabaret.
Il bulletto del quartiere si diffonde a parlare del motivo per cui seduce tutte le donne del vicinato: la sua è una missione sociale, nata da quando "gli eleganti balabiott, quei che fan una dansa" (cioè un "balletto verde") sono in continuo aumento.


1974 - Valdi, Walter - "I Vahha Put Hanga" - da - W l'Amore. (Anche in 45 giri , edito nel 1976, in versione diversa, cantata con Gianni Magni e Armando Celso).
Canzone umoristica di cabaret, in dialetto milanese, su una tribù africana il cui capo si sbarazza con un trucco della moglie, brutta e strega.
Costei, per vendicarsi, "la fa ona stregoneria tremenda: / tucc i Vahha Putanga, da incoeu el ghe tira pu" ("a tutti i Vahha Putanga, da adesso non tirerà più").
Ed è curioso notare come per il cantante omosessualità ed impotenza s'identifichino, tant'è che per qualche misterioso motivo l'impotenza farà sì che l'intera parte maschile della tribù sia condannata all'omosessualità: E le scheccate finali della canzone rendono chiaro il concetto anche per chi non capisce il milanese.


1974 - Zero, Renato - "Qualcuno mi renda l'anima" - da - Invenzioni.
Il lamento di un adulto che da bambino è stato violentato: 1974 - Zero, Renato - "Tu che sei mio fratello" - da - Invenzioni.
Una canzone d'amore piuttosto tenera, forse la più bella fra quelle a tematica gay incise da questo cantante: Se Zero avesse prodotto continuando sulla linea di canzoni come questa, il mio giudizio sulle sue incursioni nel campo dell'omosessualità sarebbe molto, molto meno severo.
Invece ha voluto insistere sulla "trazgrezzione" del "famolo un po' strano, eh?", per finire inevitabilmente ad andare a cantare dal papa, come tutti i trazgrezzori.
Non capendo che per alcuni, la "stranezza" non ha nulla di "strano". O meglio, capendolo benissimo, come dimostra questa canzone, ma facendo finta di non saperlo, per convenienza.




1975

1975 - Cattaneo, Ivan - UOAEI.
Il primo LP di un artista militante gay italiano.
Quando questo Lp apparve, Cattaneo faceva parte del collettivo gay "Fuori!-autonomo" di Milano.
In questa sua prima raccolta le tematiche gay appaiono, sia pure con una certa prudenza: in quel periodo una cosa era parlare "di" gay (come avevano fatto tutti gli altri cantanti fino a quel momento), tutt'altra era parlare "da" gay... E il movimento gay era nato solo quattro anni prima, e non era ancora accettato da nessuno, neppure a sinistra, dove lo si vedeva come una petulante distrazione dal "vero" obiettivo, cioè la rivoluzione (si ricordi che il Pci non avrebbe ammesso la pura e semplice esistenza di una "questione omosessuale" fino al 1981/1982).
Ricordo comunque che nonostante fossi uno studentello squattrinato feci i salti mortali per poter comprare, nel 1976, questo "primo" Lp in cui "finalmente" prendeva la parola uno di noi, un gay dichiarato e militante.
Con mia grande soddisfazione scoprii che la musica mi piaceva: era strana, sperimentale, certamente insolita, magari un poco elitaria, ma sicuramente non era una pippa inascoltabile come certo "rock progressivo" che mi sforzavo invano di farmi piacere perché "era cultura" (poi ci ho rinunciato, e sono diventato una barocchecca, ma questo era un destino cromosomico). Perciò temo che la mia copia dell'Lp sia stata arata dalla puntina del grammofono, a forza di ascolti ripetuti...

Sulla questione della presenza della tematica gay in questo Lp, Ivan Cattaneo m'ha scritto:

E in effetti, per noi che sapevamo chi fosse Ivan, era ovvio e scontato che le canzoni d'amore nelle quali non era specificato il sesso della persona amata fossero canzoni gay, e come tali le ascoltavamo! Ed ovviamente anche lui aveva inteso che fossero interpretate, da noi, esattamente in quel modo.
Tuttavia, avendo io deciso d'inserire in questa mia bibliografia soltanto le canzoni con tematiche esplicite, o almeno rese tali da dichiarazioni inequivocabili degli interpreti, devo limitarmi a segnalare:
1975 - Laterza, Antonietta & Gabi, Nadia, "Simona" - da - Alle sorelle ritrovate.
Riedita nel 1979 nell'Lp di Antonietta Laterza, Le belle signore (Nadia Gabi qui è solo la chitarrista che l'accompagna).
Canzone d'amore femminista: una donna ama Simona, a cui la lega un'amicizia d'infanzia e adolescenza: Ora è costretta però ad interrompere questo legame perché, essendo ormai adulta, per la pressione sociale deve sposarsi: (Piccolo off-topic: a me piace immaginare che "Due donne" di Paola Turci, del 1989, sia il sequel ideale di questa canzone, un po' di anni dopo la vicenda narrata qui...).


1975 - Pravo, Patty - "Roberto e l'aquilone" - da - Incontro.
Mi è stato detto che il testo, di Bruno Lauzi, ricorre alle metafore poetiche per raccontare l'accettazione di sé d'un uomo omosessuale senza offendere nessuno, ma alla fine il risultato è decisamente criptico e oscuro.
Certo, nel 1975 ciò era voluto, dato che dovevano capire il senso soltanto coloro che erano in grado di capirlo. Tuttavia fra costoro non mi colloco io, che non ho compreso cosa vogliano dire le metafore poetiche della canzone. Che a mio parere non è a tema gay, e se anche lo fosse, essendo incomprensibile è come se non lo fosse.
Giudichi il lettore: (E si noti questo misterioso femminile dell'"una di voi", senza che peraltro sia poi specificato chi siano queste "voi"). Mah...




1976

1976 - Farassino, Gipo - "Lj wahha put-hanga" - da - Ij mè amor dij 20 ani.
Cabaret.
Traduzione in dialetto piemontese della canzone di Walter Valdi.


1976 - Guccini, Francesco - "L'avvelenata" - da - Via Paolo Fabbri 43.
Canzone scritta contro le stroncature dei suoi critici. Utilizza il linguaggio colloquiale con i suoi usi, traslati e non, delle allusioni all'omosessualità: "un cazzo in culo e accuse di arrivismo è quello che mi resta"; "io negro, ebreo, comunista, io frocio"; "compagni il gioco si fa peso e tetro / comprate il mio didietro, io lo vendo per poco"; e per concludere: "a culo tutto il resto".
Solo un'argomentazione retorica, per carità, ma all'epoca a sinistra darsi del gay era ancora super-tabù, quindi la cosa fece sollevare più di un sopracciglio.


1976 - Movimento Femminista Romano (Fufi Sonnino e Yuki Maraini) - "Mi guardo in uno specchio. (Canzone omosessuale)" - Canti delle donne in lotta 2.
Commento ancora da scrivere.
[Chi avesse copia di questa canzone, o informazioni più esatte, è pregato di contattarmi].

1976 - Movimento Femminista Romano (Fufi Sonnino e Yuki Maraini) - "Una donna nella tua vita (Canzone omosessuale)" - Canti delle donne in lotta 2.
Commento ancora da scrivere.
[Chi avesse copia di questa canzone, o informazioni più esatte, è pregato di contattarmi].


1976 - Nuova Compagnia di Canto Popolare - "Il suicidio del femminella" - da - La gatta cenerentola.
La gatta cenerentola è un'opera teatrale, in dialetto, su musiche tradizionali napoletane o composte per strumenti tradizionali.
Questo brano è solo musicale, ed è la musica di scena che accompagna l'azione del suicidio del travestito.

1976 - Nuova Compagnia di Canto Popolare - "Rosario" - da - La gatta cenerentola.
Rosario comico, in napoletano strettissimo, recitato (non cantato) da un gruppo di "femmenelle", che prevedibilmente abusano di doppi sensi per parlare di sesso anziché di santi. Ne capisco ben poco... ma quel poco che capisco basta a farmelo definire un piccolo capolavoro della comicità scanzonata: Nel 2011 ne è stato proposto un irriverente ma delizioso remix dance da Max Guglielmi e Mario Pirolla.



1976 - I Pooh - "Pierre" - da - Poohlover. Fu cantata nel 1993 anche da Milva.
Bella e dolce canzone d'amicizia per un transessuale.
Reincontrando un ex-compagno di scuola (e a quei tempi si rideva "di quello sguardo di bambina / di quella [s]ua dolcezza strana / triste") che ora si traveste ("scusami se ti ho riconosciuto però / sotto il trucco gli occhi sono i tuoi / non ti arrendi a un corpo che non vuoi") il cantante gli dice: Retorica, ma decisamente niente male, per un gruppo "disimpegnato" come questo.

(Una curiosità: questo brano è stato probabilmente quello che ha continuato a spuntare fuori con la maggiore insistenza, mentre parlavo con amici e conoscenti, durante le mie ricerche per questo elenco.
Evidentemente c'è in esso qualcosa, che non sono riuscito a definire, che ne ha favorito la memorizzazione presso il grande pubblico come "brano che parla di omosessualità", magari a scapito di altri ben più espliciti. O forse invece è stata proprio la tranquilla dolcezza, un po' paternalistica, che non essendo scioccante ha favorito quel tipo di risultato).


1976 - Vanoni, Ornella - "La storia di Marcello" - da - Più.
Canzone un po' malinconica ma molto bella che racconta di un bambino "diverso" (transessuale), che cresciuto realizza il sogno di farsi chiamare "Maria" dalla gente assieme alla quale è cresciuto: L'interpretazione della Vanoni è splendida, sommessa ma decisa, e riesce a dar vita palpitante a un testo piuttosto breve e banale.
Raccomando quindi l'ascolto.


1976 - Vecchioni, Roberto - "A. R." - da - Elisir. Poi in: Il grande sogno, 1992.
Dedicata al poeta francese Arthur Rimbaud, ne rievoca anche la movimentata relazione omosessuale con il collega Paul Verlaine, alludendo all'episodio in cui a Bruxelles Verlaine sparò (ferendolo solo di striscio) a Rimbaud, che aveva deciso di lasciarlo:

1976 - Vecchioni, Roberto - "Velasquez" - da - Elisir. 1976.
Curiosa e un po' ermetica canzone su un altrettanto curioso amore per Velasquez, forse essere mitico, forse conquistador o forse solo marinaio ed esploratore:

Chi canta di questo amore è un uomo, come mostra l'accenno a una "moglie" che aspetta in patria l'io narrante, e per la quale costui prova nostalgia.


1976 - Zero, Renato - Trapezio.
Se ne vedano le canzoni:

----> Per la parte relativa agli anni dal 1977 ad oggi fare clic qui.

 
Inedito.
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