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Bruno Romano

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Proposta di legge [contro l'omosessualità], n. 2990/1961 [29-4-1961] [1]
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N. 2990
CAMERA DEI DEPUTATI

PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa del Deputato
ROMANO BRUNO

Presentata il 29 aprile 1961

Norme integrative del Codice penale per la repressione della condotta omosessuale








ONOREVOLI COLLEGHI! - Il Codice penale italiano raccoglie i reati sessuali in quattro titoli, che concernono: 

  • i delitti contro la persona; 
  • i delitti contro la moralità pubblica ed il buoncostume; 
  • i delitti contro la famiglia; 
  • i delitti contro la pietà dei defunti.
Particolarmente il Codice penale contempla come delitti, direttamente o indirettamente connessi alla sessualità
  • l'adulterio; 
  • la violenza carnale, 
  • gli atti di libidine, 
  • l'offesa al pudore, 
  • la corruzione di minorenni, 
  • la prostituzione, 
  • il lenocinio e la tratta delle bianche; 
  • la seduzione; 
  • le percosse, 
  • le lesioni personali o la morte nell'atto in cui viene scoperta una illegittima relazione carnale; 
  • la necrofilia.
Per quanto concerne, invece, la genitalità, il Codice penale contempla come delitti: 
  • il parto prematuro, 
  • l'aborto, 
  • il contagio di blenorragia e di sifilide, 
  • la procurata impotenza a procreare, 
  • l'eccitamento a pratiche contro la procreazione.
In base, pertanto, all'articolo 1 dello stesso Codice penale, secondo il quale nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto come reato dalla legge, la legislazione italiana esclude la punibilità delle inversioni e delle perversioni sessuali, eccezion fatta per la necrofilia. In altri termini la condotta sessuale che è propria delle inversioni e delle perversioni non costituisce reato in sé e per sé, a meno che non comporti qualcuna delle omissioni o commissioni previste come delitto sessuale nei titoli del Codice penale cui si è fatto cenno.

Una tale concezione non è condivisa dal legislatore di molti altri paesi, come l'Inghilterra, l'America, la Russia, la Norvegia, la Danimarca, la Svezia, la Spagna, l'Austria, la Germania Federale, la Grecia, la Francia, l' Olanda, il Belgio. 
In questi paesi, infatti, la legislazione penale stabilisce sanzioni generalmente severe contro le deviazioni sessuali, riconoscendo così il diritto della società ad essere difesa dal dilagare della degenerazione e del vizio.

Esistono naturalmente talune spiegazioni che si ritengono valide per giustificare questa specifica carenza della legislazione penale italiana. Tali spiegazioni si rifanno ai seguenti princìpi:

  1. necessità di tutelare la libertà sessuale dell'individuo;
  2. riconoscimento della componente patologica che sarebbe a base di un'anomala condotta sessuale.
Questi princìpi, tuttavia, anche se formulati ed espressi nella massima buonafede, non resistono ad un esame critico condotto con rigorosa analisi scientifica e sociologica. È quanto ci proponiamo di dimostrare.


Circa la tutela della libertà sessuale dell'individuo, occorre anzitutto intendersi chiaramente. 
La libertà sessuale, come la libertà in genere, qualunque sia il campo delle sue manifestazioni, ha ovviamente dei limiti precisi di carattere etico e di carattere sociale: questi limiti sono segnati dalla liceità delle proprie azioni e dal rispetto della libertà altrui. 
Se dunque, parlando di tutela della libertà sessuale, intendiamo riferirci alla liceità della libera determinazione di due individui di sesso diverso di aver tra loro contatti, nella piena normalità fisiologica e nel rispetto del pudore altrui, della pubblica decenza e dei diritti di terzi, esprimiamo un concetto ovvio dal punto di vista giuridico-sociale, anche se opinabile sotto il profilo delle convinzioni religiose e del costume.

Ma se il concetto di libertà sessuale viene esteso sino al punto da ammettere azioni contrarie all'ordine naturale e repellenti ad una sana morale sessuale, tali anche da compromettere sotto molteplici aspetti l'ordinato sviluppo fisiologico e psichico di un gran numero di individui e da provocare preoccupanti perturbazioni e deviazioni in ogni strato sociale, ciò significa falsare in modo pericoloso il senso delle parole, confondere i limiti tra il bene ed il male, recare offesa alle finalità etiche cui deve ispirarsi strutturalmente una società civile.

La libertà sessuale va quindi tutelata nei confini che sono ad essa assegnati dall'ordine naturale dei rapporti tra individui di sesso diverso e dal rispetto dei diritti altrui. 
Sembra peraltro strano che in un paese come l'Italia, dove due fidanzati non possono scambiarsi un bacio tra le romantiche ombre di un parco pubblico senza correre il rischio di essere perseguitati da un poliziotto; dove si applicano le foglie di fico alle statue e si agita accanitamente, e non sempre a proposito, la censura sui cinema, sul teatro, sulla televisione, sui manifesti, quasi fosse il vessillo di una crociata contro la perdizione; dove riesce molto difficile squarciare il velo di pregiudizi e di ipocrisie che avvolge i problemi del sesso in genere e parlare della necessità di impartire ai giovani, nelle dovute forme, una sana educazione sessuale, senza sollevare le più accese proteste di una falange di neomoralisti: sembra strano, dicevamo, che in questo paese la legislazione punitiva sia ispirata a tanta larghezza nei confronti delle anomalie di condotta sessuale che pur sono configurate nella storia millenaria del diritto umano come colpe morali passibili delle più severe e talora tremende punizioni.

Scrive autorevolmente il [Rinaldo] Pellegrini (Sessuologia, Padova, C.E.D.A.M., 1956), che pur difende una simile linea di politica penale: 
 

"La tutela della libertà sessuale dell'individuo è siffattamente predominante nel nostro diritto punitivo che anche per la maggioranza dei reati specificamente sessuali si procede solo a querela di parte (atti di libidine, violenza carnale, ratto, adulterio, ecc.) eziandio stabilendo che la punibilità è esclusa, in talune contingenze, per successivo matrimonio, sicché non manca di ironia il fatto di vederlo considerato come un equivalente (o maggiore?) sostitutivo della pena; eziandio subordinando talvolta la azione penale al requisito del pubblico scandalo come è per l'incesto".

Una siffatta tolleranza, che diventa a nostro avviso del tutto assurda nel caso delle perversioni sessuali, non può essere invero collegata con la linea difensiva della libertà sessuale, di quella lecita ed autentica che forse è proprio la più compressa nel nostro paese a causa di pregiudizi diffusi, di insufficienti conoscenze dei problemi del sesso, di fattori ambientali e sociali. 
La libertà sessuale, in quanto tale, non può che riferirsi ai rapporti tra i due sessi esistenti, cioè rapporti tra due individui eterosessuali e non certo ai rapporti tra omosessuali, o bisessuali (per non parlare delle forme di vera e propria inversione sessuale), cioè tra quei pervertiti che pretenderebbero di affidare quasi un valore di moralità e di liceità alla teoria ed alla pratica del cosiddetto terzo sesso

Queste considerazioni ci sembrano sufficienti per sottrarre qualsiasi validità e fondamento al primo assunto.


Un discorso più ampio merita certamente il secondo assunto, in base al quale la società non potrebbe arbitrarsi di punire le deviazioni sessuali in quanto tali, perché queste deviazioni sarebbero la conseguenza di veri e propri stati morbosi.

Va qui detto preliminarmente che il comportamento sociosessuale degli individui porta al riconoscimento di un gruppo di soggetti le cui reazioni sono esclusivamente dirette verso individui del sesso opposto (eterosessuali); di un altro gruppo di soggetti che reagiscono sessualmente solo nei confronti di individui del loro stesso sesso (omosessuali); di un terzo gruppo di soggetti, infine, che reagiscono sia per contatti omosessuali sia eterosessuali, a volte in epoche diverse della loro vita, a volte nella stessa epoca o addirittura nello stesso giorno (bisessuali).

È chiaro che mentre nel primo caso ci troviamo di fronte ad una attività sessuale fisiologicamente e finalisticamente normale, nel secondo e nel terzo caso dobbiamo registrare una più o meno grave deviazione dalla normalità.
Importante è dunque stabilire se questa deviazione sia l'espressione di processi degenerativi patologici in senso stretto, come taluni sostengono e come la grossa opinione pubblica sembra propensa a sospettare, o non viceversa di perturbamenti di ordine morale, sociale ed ambientale che possono essere in gran parte prevenuti e repressi da parte della collettività, con opportuni strumenti di ordine educativo e legislativo.

Occorre intanto chiarire che nessuno nasce omosessuale. A partire dal 50° giorno di vita endouterina l'embrione umano manifesta l'inizio del processo di differenziazione sessuale, in modo che alla nascita, ed anzi, fin dal momento della fecondazione, come vedremo fra un momento, il destino eterosessuale è anatomicamente ed inevitabilmente segnato per tutti gli individui, salvo il caso raro di anomalie congenite che citeremo e che nulla hanno a che vedere con la condotta omosessuale comunemente intesa.

Per chiarire, molto brevemente, questi concetti, è opportuno ricordare che nel corso della vita endouterina si svolgono due grandi processi: quello del determinismo del sesso e quello della differenziazione sessuale.


La determinazione cromosomica del sesso avviene all'atto in cui uno spermatozoo viene ad unirsi con una cellula uovo. Questa ultima reca sempre un cromosomo [sic] X, mentre lo spermatozoo può recare un cromosomo Y. Se lo spermatozoo reca un X si avrà un organismo femminile (XX); se reca un Y si avrà un organismo maschile (XY). Pur essendo quindi legata al seme del maschio la determinazione cromosomica del sesso, non si può tuttavia escludere una certa attività selettiva delle vie genitali femminili tra gli innumerevoli spermatozoi impegnati nella cosiddetta "corsa all'uovo" (alla fine, com'è noto, un solo spermatozoo riuscirà a penetrare nella cellula uovo).

Fino al 46° giorno della vita endouterina la gonade è perfettamente eguale nei due sessi, essa è cioè indifferenziata ed è bipotenziale. A partire dal 50° giorno, come abbiamo, detto, sotto l'influenza cromosomica determinata all'atto della fecondazione, la gonade comincia differenziarsi. Se "deve" evolvere in senso femminile, si determina lo sviluppo della sua componente corticale, mentre regredisce la componente midollare; se invece il destino cromosomico è per un organismo di sesso maschile, sarà la componente midollare a svilupparsi e quella corticale a regredire.

Arte romana del sec. I d.C., Ermafrodito
Arte romana del sec. I d.C., Ermafrodito

Se, dunque, i cromosomi controllano lo sviluppo gonadale, la gonade a sua volta controlla la differenziazione dei genitali interni ed esterni. Esiste infatti una bipotenzialità di sviluppo anche dell'apparato genitale: ogni feto dispone infatti di un duplice apparato di dotti genitali: i dotti di Müller, che possono differenziarsi solo in senso femminile, ed i dotti di Wolff, che possono differenziarsi solo in senso maschile. 
Anche qui la differenziazione ha un carattere competitivo: nella femmina dallo sviluppo dei dotti di Müller derivano le tube, l'utero e la porzione superiore della vagina, mentre i dotti di Wolff regrediscono e si ritrovano come residui nella donna adulta (epooforon, paraooforon e dotto di Gartner); nel maschio dallo sviluppo dei dotti di Wolff derivano l'epididimo, il dotto deferente le vescichette seminali, mentre degenerano i dotti di Müller lasciando residui nell'uomo adulto (appendice testicolare, utricolo prostatico).

Tale processo di differenziazione ha inizio nel corso del terzo mese di vita endouterina. 
Successivamente si ha la differenziazione del seno urogenitale e dei genitali esterni. 
Così nella femmina dal seno urogenitale si differenzia la parte inferiore della vagina ed il vestibolo con le ghiandole del Bartolini, dal fallo derivano il clitoride e le piccole labbra, dal rigonfiamento genitale le grandi labbra. Dalle stesse strutture originano nel maschio il pene, i corpi cavernosi e lo scroto.


In qualsiasi delle tappe di questo sviluppo sessuale, si possono tuttavia determinare delle anomalie. Si possono quindi avere alterazioni nel processo, di differenziazione cromosomica del sesso, nel processo di differenziazione delle gonadi e dei genitali esterni. 
Una interessante e pregevole pubblicazione a tal riguardo si deve allo Andreoli ("Gazzetta Sanitaria", aprile-maggio 1960), che riporta una completa classificazione delle anomalie sessuali congenite. 
Non sarebbe qui pertinente approfondire i diversi quadri di queste anomalie: basterà soltanto rilevare che gli aspetti clinici di tali arresti o deviazioni di sviluppo sono generalmente rilevabili in modo abbastanza netto (sindrome di Klinefelter, sindrome di Turner, pseudoermafroditismo maschile e femminile, ecc.) e spesso si accompagnano ad altre anomalie congenite quali il cubitus valgus, la coartazione della aorta, un ritardato sviluppo mentale, varie anomalie scheletriche, ecc.

In questi casi, pertanto, che sono rari in senso assoluto ed addirittura rarissimi in rapporto alla impressionante diffusione della condotta omosessuale, il quadro patologico si impone, talora in modo indiscutibile, talaltra in modo sufficientemente chiaro. 

In ogni caso non è assolutamente detto che tali soggetti minorati siano destinati ad adottare una condotta omosessuale o bisessuale.
Taluni di essi possono essere sterili, pur adottando una condotta assolutamente normale; altri possono essere opportunamente restituiti ad una sufficiente normalità anatomica e fisiologica attraverso interventi chirurgici ed appropriate cure, altri ancora sono deficienti o tarati psichici, incapaci di rapporti sociosessuali. 
Sempre, tuttavia, il medico accorto riesce ad identificare i segni più o meno marcati di un quadro realmente patologico.

Ma si tratta, come abbiamo detto, di casi molto rari, talora addirittura sfruttati per discutibili spettacoli di varietà nei locali notturni delle maggiori città del mondo. In realtà l'uomo nasce per la donna, e la donna per l'uomo, con un destino inevitabile stabilito all'atto della fecondazione e finalisticamente rivolto alla riproduzione della specie.


Peraltro, più che far riferimento ad un "destino omosessuale" conseguito all'atto della nascita, i sostenitori della tesi patologica hanno trovato un valido sostegno nella teoria originale di Freud, esposta nell'opera famosa ."Tre contributi alla teoria della sessualità", ed in una folta schiera di psicoanalisti che, in tutto il mondo, si adoperano a sostenerne i postulati.

Freud accetta senz'altro il destino eterosessuale dello individuo: ma egli ritiene che la sessualità si sviluppi attraverso una successiva integrazione di istinti elementari. Poiché molteplici fattori di natura psicologica possono influire su tale processo di sviluppo, le perversioni sarebbero il frutto di un arresto di coordinamento psichico, si manifesterebbero, cioè, come "frammenti di uno sviluppo inibito" e come "infantilismo". Di qui la necessità dell'opera dello psicanalista per rimuovere i complessi originari; cioè le cause di questo arresto di coordinamento.

Noi non intendiamo certamente discutere Freud, né alcuni tra i più insigni psicanalisti viventi, come Alexander, Gillespie, Lacan, Eidelberg, che si sono specializzati nel trattare i problemi della perversione sessuale. 
Ci affidiamo, invece, alle discussioni ed agli studi che in tutto il mondo sono stati condotti sull'argomento e che hanno portato a conclusioni ben diverse, certamente molto autorevoli e da considerarsi ormai definitive. Secondo tali conclusioni, dunque, gli individui che praticano una condotta omosessuale o bisessuale non sono degli ammalati psicomentali, bensì dei soggetti moralmente deviati, cioè dei viziosi nel vero senso della parola
Tale è anche la tesi che emerge obiettivamente dai due più recenti documenti in materia, di importanza mondiale, che abbiamo consultato: il ben noto Rapporto Kinsey ed il Report of the Committee on Homosexual Offences and Prostitution, quest'ultimo presentato al Parlamento inglese nel settembre 1957 dal Segretario di Stato per l'interno e dal Segretario di Stato per la Scozia [2].


Una possibile soluzione finale del problema omosessuale, 
"inspiegabilmente" sfuggita a Bruno Romano.


Il discorso è invero diverso per talune forme di anomalie sessuali che implicano necessariamente una psicodegenerazione od una psicosi autentica, quali ad esempio la citata necrofilia, il grande sadismo, l'esibizionismo, l'erotomania.
È ovvio che in questi casi ci troviamo di fronte ad individui che sono in realtà più o meno gravemente incapaci di intendere e di volere e per i quali la società deve provvedere con misure di sicurezza adeguate alla loro palese affezione patologica.

Più difficile è stabilire un limite tra la psicodegenerazione ed il vizio nelle forme di inversione sessuale proprie di individui dediti alla bestialità, cioè a contatti con animali.

In generale tuttavia le inversioni sessuali, come la necrofilia e la bestialità, costituiscono manifestazioni repellenti all'istinto e vanno, a nostro avviso, inquadrate tra le psicodegenerazioni. 
L'omosessualità (o la bisessualità, che ne costituisce un aspetto) è in realtà un pervertimento dell'istinto e non va confusa con l'inversione sessuale

A tal riguardo va anche detto che per inversione sessuale, in senso più aderente alla lettera, dovrebbe intendersi quel comportamento in base al quale il maschio fa la parte della femmina, e viceversa
Negli animali, secondo gli studi di Ball, Beach, Stone, Young ed altri, l'iniezione di ormone delle gonadi può in realtà provocare una simile inversione nelle parti. 
Molti clinici hanno interpretato questi esperimenti come la prova che [sic] gli ormoni sessuali controllano l'omosessualità o l'eterosessualità del comportamento di un individuo.


Ecco dunque una terza tesi - quella ormonale, dopo quella della origine congenita e quella delle deviazioni psicomentali -, sostenuta per dimostrare il carattere patologico della condotta omosessuale. 
Nulla di più falso. Negli animali trattati si determinano taluni atteggiamenti, ma non si manifestano segni di "sentire contrario". Esperienze cliniche ripetutamente condotte sul maschio umano hanno dimostrato che l'intensità della sua attività sessuale è certamente potenziata con la somministrazione di ormoni maschili, mentre la scelta dell'altro sesso (cioè la sua preesistente etero - oppure omosessualità) non viene modificata.
Così è per la donna alla quale per ragioni terapeutiche si somministrino ormoni maschili: possono rilevarsi a lungo andare fenomeni più o meno modici di virilizzazione dei caratteri sessuali secondari, ma l'istinto fondamentale non subisce modificazioni.

Riassumendo: 

  • la perversione sessuale non è, dunque, una malattia riportabile ad origini congenite, perché abbiamo visto che le affezioni e le anomalie sessuali congenite sono molto rare relativamente al numero di individui dediti a pratiche omosessuali e presentano generalmente note cliniche individuabili con chiarezza.
  • Non è una malattia psicomentale, non essendo possibile riscontrarvi alcun sintomo obiettivo di tal natura, e considerando anche che la grande maggioranza dei malati mentali, a differenza degli omosessuali, non commette reati sessuali (a tal riguardo è opportuno ricordare che le malattie mentali più frequentemente riscontrate tra gli psicopatici autentici che hanno commesso reati sessuali sono la frenastenia, la distimia depressiva, la paralisi progressiva, la demenza senile iniziale, l'epilessia, l'alcoolismo e lo stupefacentismo cronico, i postumi di encefalite letargica, la nevrosi ossessiva: tutte malattie, come si vede, individuabili con assoluta precisione dal punto di vista clinico, mentre tra i malati psicomentali veri e propri è tutt'altro che diffusa la condotta omosessuale).
  • Non è, infine, una malattia riportabile a squilibri di natura ormonale, perché tali squilibri danno luogo a sindromi cliniche complesse facilmente riconoscibili, e perché la sperimentazione condotta attraverso la somministrazione di ormoni maschili e femminili, sia sugli animali sia su individui della specie umana, dimostra esattamente il contrario.
Il pervertito omosessuale è, dunque, un soggetto psicosessualmente sano ma di fatto immorale
Il suo pervertimento, la sua immoralità, si riconnettono a difetti educativi o ad abitudini viziose e si manifestano con un distacco più o meno totale dalla finalità biologica fondamentale dell'individuo.

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A conclusioni come quelle sopra riportate giungono anche, come abbiamo detto, con assoluta obiettività, sia il Rapporto Kinsey, sia il Rapporto della Speciale Commissione al Parlamento inglese, del 1957.
In quest'ultimo rapporto, particolarmente, si stabilisce come indirizzo da seguire per il legislatore e per il magistrato che il criterio fondamentale per riconoscere l'omosessualità come stato morboso a se stante è dato dalla presenza di sintomi patologici clinicamente dimostrabili, eventualmente legati con evidente catena di causa ed effetto a pregresse malattie. 
Si comprende perfettamente che una simile definizione esclude tassativamente la possibilità di classificazione nosologica in almeno il 95 per cento dei casi di accertata condotta omosessuale.

Tale condotta è viceversa, nella enorme maggioranza dei casi, dovuta ad una degenerazione volontaria del comportamento sociosessuale di un individuo, maschio o femmina che sia, favorita da condizioni ambientali e perfino da abbietti motivi di interesse.


Da queste considerazioni e constatazioni scaturisce in tutta la sua immanenza la necessità di affrontare con mezzi adeguati il dilagare di questa grave piaga sociale
E quando si parla di "dilagare" con particolare riferimento all'ltalia, non si afferma concetto lontano dal vero, ché mentre fino a pochi anni or sono il fenomeno sembrava costituire prerogativa di talune classi di intellettuali e di ricchi borghesi dediti al culto di ogni forma di decadenza, oggi viceversa il problema investe anche, in misura sempre più vasta, le classi medie e popolari, con conseguenze che devono indurre alle maggiori preoccupazioni.

Tale fenomeno va indubbiamente considerato nel quadro generale del mondo moderno in cui, mentre sul piano tecnico si determinano con ritmo stupefacente continui e meravigliosi progressi, sul piano etico la tendenza naturale della società si dimostra marcatamente regressiva. È questo un mondo nel quale, come giustamente ha osservato Julius Evola.[3] in un recente ed interessante articolo sull'argomento, la labilità interiore è la norma, come la mancanza di carattere, come la confusione tra gli obiettivi che sono sopra di noi e quelli che sono al di sotto, tra ciò che è bene e ciò che è male. 
In una simile società sono soprattutto i giovani che smarriscono facilmente la percezione di tutto ciò che è differenziato e qualitativamente auspicabile, per discendere senza accorgersene al livello di ciò che è indifferenziato e che rappresenta non la conquista di sensazioni nuove, bensì il ritorno a condizioni di ibridismo e di promiscuità che fanno abbassare l'uomo di molti gradini e ne annientano progressivamente le sue migliori qualità e possibilità.

Otto Weininger (1880-1903)Si aggiunga a tutto questo che non vi è forse campo come quello della sessualità dove le suggestioni di regresso provenienti dall'ambiente siano così attive ed efficaci.
Abbiamo intanto già visto come dal punto di vista embriologico l'uomo e la donna abbiano origine sessuale comune; possiamo anche affermare che nessun uomo adulto lo è al cento per cento, come nessuna donna. Il Weininger.[4] ha formulato con esattezza la legge dell'attrazione sessuale identificando questa, nelle sue forme più tipiche, nell'incontrarsi di un uomo e di una donna in modo tale che la somma delle componenti di maschilità e di femminilità di ciascuno dia complessivamente un uomo assoluto e una donna assoluta.
Teoricamente e sostanzialmente dunque persiste in latenza nella costituzione dell'individuo adulto, in misura più o meno marcata, una qualificazione eterosessuale che potrebbe in qualsiasi momento soggiacere ad un'azione di richiamo e di risveglio.[5]

In queste condizioni è facile ammettere che influenze ambientali e sociali possano indurre individui labili, o inesperti, o tendenzialmente corrotti, ad assumere atteggiamenti deviazionistici che lo [sic] spingano ad attuare una condotta omo o bisessuale ed ogni altra forma di perversione sessuale.


Che tale sia in realtà il meccanismo scatenante della quasi totalità dei casi di condotta omosessuale è dimostrato dalla enorme diffusione che questa perversione ha raggiunto nel mondo intero, e segnatamente in talune società umane [6].

Ciò conferma quanto abbiamo detto circa l'importanza delle suggestioni deviazioniste in questo settore delle attività umane, così come è vero che il problema sessuale in genere è quello che, sin dagli albori della storia, passando attraverso tutte le civiltà antiche, orientali, medievali e moderne, ha sempre mobilitato in modo inesauribile l'enorme interesse dell'uomo. 
È anzi veramente stupefacente il rilevare il profondo contrasto esistente tra la diffusa e sostanziale ignoranza dell'individuo nei confronti degli aspetti biologici, psicologici e sociologici del problema sessuale, ed il suo innato, storico interesse per il problema stesso, come dimostra la incredibile quantità di materiale che la letteratura antica e moderna offre sull'argomento: il che in definitiva, rende ancora più facile il cedimento dell'individuo di fronte alle deformazioni suggerite dall'esterno.

Né, d'altra parte, è mai sfuggita l'importanza sociale del problema, anche risalendo nel corso dei millenni. Troviamo infatti che l'omosessualità (intesa come condotta omosessuale e non come omosessualità latente), che è la più diffusa tra le perversioni sessuali, è stata sempre considerata come una colpa contro la morale e come un reato punibile con le più gravi sanzioni sia dalla Chiesa ebraica [sic] sia da quella cristiana. La stessa Bibbia narra della collera divina scatenata su Sodoma ed altre città della Pentapoli, che furono sommerse e distrutte da un'orrenda pioggia di fuoco e di zolfo per punire quegli abitanti della loro perversione sessuale.

Durer, Il rogo delle cittą della Pentapoli - Dettaglio da - Lot e le figlie [1496-1499]

Ed in realtà il problema sessuale in genere, e quello delle deviazioni sessuali in particolare, non costituiscono argomenti dei quali una società civile possa disinteressarsi. In moltissimi paesi del mondo questi problemi sono attentamente seguiti dal legislatore, nel duplice aspetto di intervento che essi suggeriscono: quello di una sana educazione sessuale da impartire ai giovani, collegando l'ambiente scolastico a quello familiare, e quello della repressione delle deviazioni sessuali attraverso sanzioni generalmente severe.


Ci sembra comunque opportuno per meglio illustrare l'importanza sociale del fenomeno e la necessità di instaurare anche nel nostro paese una legislazione protettiva contro i crescenti pericoli di sovvertimento delle finalità biologiche dell'individuo, dei valori della famiglia e dello stesso ordine naturale della società, riportare brevemente taluni dati del Rapporto Kinsey
Tali dati si riferiscono alla popolazione americana e non sono esattamente applicabili alla popolazione europea, ed a quella italiana in particolare: tuttavia, nelle grandi linee, essi sono altamente indicativi e dimostrano come la diffusione delle perversioni sessuali nella società moderna abbia già raggiunto, o possa raggiungere, livelli impressionanti e veramente preoccupanti.

Secondo i dati Kinsey l'attività omosessuale nel maschio della specie umana è assai più frequente di quanto generalmente non si pensi. Almeno il 27 per cento degli individui tra la pubertà ed i quindici anni ha avuto esperienze omosessuali. 
Le cifre aumentano costantemente nei gruppi di celibi più anziani: fra i 36 e 40 anni più di un terzo (38,7 per cento è la cifra rettificata per la popolazione totale degli Stati Uniti) dei maschi non sposati hanno qualche rapporto omosessuale e le cifre non rettificate indicano che circa la metà dei cinquantenni non sposati si trova in questa situazione. 
Nel matrimonio l'incidenza più elevata è del 10,6 per cento tra i ventuno ed i venticinque anni, mentre cade a circa il 2 per cento verso i 45 anni, ed ancora più in basso nei gruppi più anziani. Tuttavia l'incidenza dell'omosessualità è probabilmente più elevata anche in questi soggetti, essendo più difficile che i soggetti sposati si inducano a confessare le proprie attività. 
Nel complesso dei maschi adulti almeno il 37 per cento ha avuto qualche esperienza omosessuale: ciò significa più di una persona su tre di sesso maschile che s'incontra per la strada!...

Ma non è tutto. Circa il 60 per cento dei ragazzi impuberi si danno ad attività omosessuali, il che dimostra la enorme importanza di adottare misure le quali possano prevenire soprattutto tra i giovani l'instaurarsi di una deviazione sessuale. 
Nel complesso della popolazione maschile, tra la pubertà e la vecchiaia, tra celibi e coniugati, circa il 7 per cento degli orgasmi deriva da contatti omosessuali.

Dal punto di vista biosociologico soltanto la metà circa della popolazione maschile ha un comportamento esclusivamente eterosessuale, e soltanto una piccola parte è esclusivamente  omosessuale. 
In realtà si deve quindi imparare a riconoscere ogni combinazione di eterosessualità e di omosessualità nei temperamenti dei vari individui, e pertanto tener conto delle predisposizioni più o meno deviazioniste. 
Tanto più importante è questa considerazione per il fatto che esistono certi maschi in cui l'omosessualità, o meglio la condotta omosessuale, è la conseguenza di una timidezza innata od acquisita, o di altre caratteristiche della personalità che rendono loro difficile stringere relazioni sociali, ond'è che tali soggetti trovano più facile aver contatti con individui dello stesso sesso. In questi casi, che sono abbastanza frequenti, la condotta omosessuale può essere la conseguenza diretta di un'insufficienza sociale da correggere.

Queste cifre che riguardano gli individui di sesso maschile sono già impressionanti ma occorre aggiungere che l'omosessualità è ancora più diffusa tra le donne che non tra gli uomini. Tuttavia, tra le donne essa richiama assai meno l'attenzione perché assume più spesso forme mascherate e perché un'eterosessualità passiva e l'adempimento dei doveri coniugali riesce molto più facile per la donna omosessuale, anziché per l'uomo.


I dati Kinsey sono i più recenti ed aggiornati, ricavati in base ad una seria indagine statistica condotta con obbiettivi metodi scientifici e sociologici: ma altrettanto interessanti, anche se con indici meno elevati, sono i dati di [Havelock] Ellis per l'Inghilterra (1936: dal 2 al 5 per cento per i maschi, dal 4 al 10 per cento per le femmine), di Hirschfeld, di Hamilton (1929: 17 per cento su maschi giovani) di Ramse (1943: 30 per cento su maschi giovani), di Finger (1947: 27 per cento su maschi giovani), di Terman e Miller, di Haire, di Rosanoff, di Painter, di Moore, ecc.

Di questa grave situazione, come abbiamo accennato inizialmente, si è preoccupato il legislatore di molti paesi, tra cui l'Inghilterra, la Russia, I'America, la Norvegia, la Danimarca, la Svezia, la Spagna, I'Austria, la Francia, la Germania Federale, l'Olanda, il Belgio e la Grecia.

In taluni di questi paesi, come ad esempio la Svezia, oltre all'applicazione di sanzioni nei confronti della condotta omosessuale e delle altre deviazioni sessuali, molta importanza si va dando attualmente alla necessità di impartire una sana educazione specifica ai giovani. Scrive il Kinsey
 

"Lo scienziato che studia il comportamento sessuale sembra avere più degli altri l'obbligo di porre i risultati ottenuti a disposizione del massimo numero di persone, poiché esistono ben pochi aspetti della biologia umana che riguardino un maggior numero di individui. 

Quasi tutti gli uomini e le donne, gli adolescenti e i fanciulli nell'età più giovanile, si trovano a volte di fronte a difficoltà che una più ampia conoscenza delle questioni sessuali contribuirebbe a risolvere.

Come in altri settori della scienza, la restrizione della conoscenza sessuale a un limitato numero di professionisti, di medici, di sacerdoti, o di persone in grado di leggere il latino, non è stata utile ai milioni di giovani e di fanciulle, di uomini e di donne che abbisognano di tale conoscenza per esserne guidati nelle loro attività quotidiane".

Il biologo Alfred Kinsey (1894-1956), autore del ''Rapporto Kinsey''Tale concezione, che ci pare altamente civile e morale, non sembra purtroppo che possa incontrare attualmente molto favore nel nostro Paese, dove spesso si preferisce correre dietro ad obiettivi pseudosociali e non ci si decide ad affrontare lealmente la cruda verità dei problemi di fondo se non quando - ma non è poi troppo tardi? - le soluzioni si impongano con la forza della crisi.

Ma il parlare di impartire un'opportuna educazione sessuale ai giovani (e bisognerebbe impartirla, in tantissimi casi, anche agli adulti!) indica la soluzione forse più importante ed efficace, ma anche per il momento la meno accessibile alla caratteristiche strutturali e politiche del nostro ambiente sociale. 
Non ci sembra, viceversa, che non si possa almeno affrontare il problema di garantire il popolo italiano - al pari di quanto avviene negli altri paesi civili - dagli attentati continui e sempre più impudenti che vengono condotti sul piano morale e biologico da una schiera impressionante di pervertiti che in tutti gli ambienti sociali, ma soprattutto in quelli cosiddetti intellettuali ed artistici, hanno valicato ormai ogni limite, giungendo addirittura a promuovere vere e proprie organizzazioni a sfondo concettuale, a teorizzare la... purezza artistica del vizio, elevandolo a norma di costume superiore e scardinando così dalle fondamenta le concezioni morali, i valori naturali, le direzioni psicologiche di una normale e civile società.


Può dunque una società nazionale, in cui anche i motivi religiosi postulano nella sanità e nella moralità della famiglia la guida etica primaria per tutti i cittadini, assistere inerte a questa rivoluzione sessuale, a questa incredibile contaminazione organizzata da untori sempre più numerosi, cinici ed aggressivi, consentendo ad essi addirittura una sorta di attività pubblicistica attraverso riunioni, convegni, il cinema, la letteratura, la radio e la televisione? Chi difende i giovani da questo cancro sociale che li avvia ad una vita di vergogna, di degradazione e di progressiva involuzione morale?

Ogni perversione sessuale, ed in primo luogo la condotta omosessuale che si impone per la sua diffusione, va a nostro avviso perseguita d'ufficio, come delitto a se stante e come origine di altri delitti contro la società.

L'adescamento, la corruzione dei giovanissimi, la violenza morale e psicologica, la violenza fisica, la oscena morbosità sessuale, talvolta il delitto: ecco i successivi traguardi della perversione sessuale, di cui ogni giorno le cronache ci offrono esempi edificanti ed avvilenti.

Non esiste, non può esistere giustificazione, per coloro che accettano un simile stato di cose e che non intendono abbattere il comodo paravento del vizio più turpe, sistemato per propria utilità dai cultori e dagli apologeti del vizio stesso, nel falso segno della difesa della libertà sessuale e della comprensione sociale verso inesistenti componenti patologiche, siano esse congenite, ereditarie, ormonali o psicomentali. 
D'altra parte la società non si difende forse dai pazzi criminali? 
Non condanna i delitti a sfondo passionale? 
Non affida al magistrato, comunque, il giudizio motivato circa la presenza di attenuanti e circa la facoltà di intendere e di volere dell'imputato?

Non si vede, dunque, per quale ragione il Codice penale dovrebbe in questi casi, e soltanto in questi casi, escludere aprioristicamente la punibilità di delitti così gravi contro la morale e contro la società.

D'altra parte se la legislazione di quasi tutti i paesi civili prevede a ragion veduta la punibilità della condotta omosessuale, occorre pur logicamente domandarsi se non sia la nostra società nazionale a perseverare nell'errore.[7].

L'esame della legislazione penale vigente negli altri paesi europei mette, infatti, in evidenza l'esistenza di severe norme repressive contro l'omosessualità. Tutti questi paesi considerano l'atto omosessuale un reato in sé e per sé, comunque e dovunque avvenga, in pubblico o in privato, consensualmente o attraverso violenza fisica, o morale, esercitata dall'attore sul partner. Solo il Belgio e la Spagna, tra questi Stati, considerano l'atto omosessuale punibile allorché avvenga attraverso la violenza, o sia causa di pubblico scandalo o di offesa all'ordine pubblico.

Generalmente nella legislazione non viene fatta distinzione tra sodomia ed altri atti omosessuali, mentre in Inghilterra tale distinzione esiste e la sodomia viene colpita con la massima sanzione che, per i casi di maggiore gravità, giunge sino all'ergastolo. Tale distinzione viene mantenuta anche nelle proposte avanzate nel "Rapporto" al Parlamento del settembre 1957, limitando però l'applicazione della pena all'ergastolo solo ai casi di sodomia perpetrati su soggetti minori di sedici anni.

L'esame comparato di queste legislazioni mette sempre in evidenza un'analogia di criteri circa la gravità del reato omosessuale perseguibile, ed in particolare circa le aggravanti a carico degli attori che scelgono partner di età inferiore ai quindici-sedici anni, o che approfittino di circostanze favorevoli che rendano inabile il partner stesso a qualsiasi resistenza attiva. 
Come abbiamo detto, la legislazione inglese è forse la più severa: ma anche la norvegese giunge a contemplare l'ergastolo, mentre quelle della maggior parte degli altri paesi citati giunge a contemplare pene massime di dieci-quindici anni di reclusione. 
Anche molto severa, tra i paesi extra europei, è la legislazione degli Stati americani, mentre in Russia l'articolo 154 del Codice penale prevede esplicitamente la omosessualità come reato perseguibile di ufficio.


Non sembrano necessarie ulteriori considerazioni per dimostrare la urgente necessità di inserire nel nostro Codice penale norme atte a perseguire d'ufficio il reato di condotta omosessuale. 
Tra tutte le forme di perversione sessuale, questa ci sembra allo stato quella che esiga provvedimenti diretti ed efficaci, onde ostacolare con tutti i mezzi consentiti alla società il dilagare della corruzione e della degradazione umana.

Gli articoli che presentiamo all'approvazione degli onorevoli colleghi ci sembrano validi a sintetizzare i concetti esposti ed a raggiungere le auspicate finalità. Essi vanno inseriti opportunamente nel corpo dei quattro titoli che il Codice penale italiano contempla in materia di reati sessuali.

Per tutte le considerazioni e le ragioni esposte, confidiamo che la Camera voglia approvare la presente proposta di legge:


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PROPOSTA DI LEGGE

ART. 1

Chiunque ha rapporti sessuali, o commette atti idonei al raggiungimento di una finalità sessuale con persona dello stesso sesso, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 50.000 a lire 500.000.

Se la persona che commette tale reato ha un'età compresa tra i diciassette ed i ventuno anni, la pena è ridotta della metà.

ART. 2.

Chiunque, essendo maggiorenne, ha rapporti sessuali, o commette atti, idonei al raggiungimento di una finalità sessuale con persona dello stesso sesso la cui età sia inferiore ai diciassette anni, anche se quest'ultima persona sia consenziente, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.

Se la persona che commette tale reato ha un'età compresa tra i diciassette ed i ventuno anni, la pena è ridotta della metà.

ART. 3.

Le pene di cui ai precedenti articoli sono raddoppiate se l'attore ricorre alla violenza fisica o approfitta di soggetti inabili a resistere per condizioni morbose, o perché resi inabili con l'uso di stupefacenti, oppure di alcoolici, oppure di altre sostanze idonee a diminuire la capacità di intendere e di volere.

Le pene sono del pari raddoppiate se l'attore abusi della sua condizione di autorità nei confronti del partner, o ricorra alla corruzione con danaro od altri beni, o se il fatto sia commesso in località aperta al pubblico e dia luogo, o possa dar luogo, a pubblico scandalo.

ART. 4.

Chiunque a mezzo della stampa, della radio televisione, del teatro, del cinema, di convegni o riunioni dovunque tenuti e di ogni altro sistema di propaganda e diffusione, si renda promotore, organizzatore od esecutore di azioni e manifestazioni che abbiano come finalità l'apologia della condotta omosessuale è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.

L'autore ringrazia fin d'ora chi vorrà aiutarlo a trovare immagini e ulteriori dati su persone, luoghi e fatti descritti in questa pagina, e chi gli segnalerà eventuali errori in essa contenuti.

Note

[1] Il testo qui dato è quello della scansione realizzata da Massimo Consoliper "Rome Gay News" n. 128, 4 Febbraio 1997 (ho aggiunto "acapo", elenchi puntati, neretti e interlinee per facilitare la lettura online).
Ringrazio Consoli per avermelo inviato.

Bruno Romano era deputato del Psdi.
Nel presente sito si veda anche la sua recensione: Il moralista [1949].

Cfr. al proposito di questa proposta di legge, l'articolo: Bruno Romano, Perché mi batto contro gli omosessuali, "ABC", 25 giugno 1961. 

Per un'opinione contraria a questa legge, scritto da un gay, si veda: Maurizio Bellotti, Une proposition immonde, "Arcadie", n. 94, octobre 1961, pp. 509-513.

Per nostra fortuna, la Democrazia Cristiana riteneva l'omosessualità un tema troppo scandaloso per parlarne perfino in una legge repressiva, e quindi della proposta non ne fece nulla! 
A volte la bigotteria è un vantaggio, a quanto pare...

[2] Ciò è semplicemente falso, al punto che il secondo dei documenti citati fu la base della depenalizzazione dell'omosessualità nel Regno Unito!

[3] Il barone Giulio Cesare Andrea Evola (1898-1974), teorico fascista nonché esoterista, citato come teorico ispiratore dai terroristi neri degli anni Settanta. 
Decisamente un ottimo teorico per supportare le opinioni di Bruno, che in questo modo svela da quale àmbito culturale provengano i suoi ragionamenti... ammesso che ce ne fosse stato bisogno.

[4].Otto Weininger (1880-1903), scrittore omosessuale ed ebreo, nonché fanaticamente antisemita, omofobo ed antifemminista. 
Date le premesse, non sorprende che si sia suicidato a soli 23 anni: oggi viene citato come un paradigma dell'odio di sé ebraico, ma lo stesso potrebbe dirsi per l'odio di sé omosessuale. 
Il suo -Sesso e carattere ispirò Freud con la tesi d'un fondamento bisessuale in tutti gli esseri umani (anche se Fliess accusò Weininger di avergli "rubato" l'idea, in combutta con Freud!), e questo ha garantito a Weininger un posticino nella storia degli studi sessuologici.

[5] Probabile lapsus per: "qualificazione omosessuale".

[6] C'è una contraddizione logica assai affascinante nei deliri degli omofobi che sostengono, come qui, la diffusione dell'omosessualità per "contagio". 
Se l'eterosessualità è tanto e assolutamente naturale, anzi scolpita nei geni umani, perché allora dal confronto con l'omosessualità uscirebbe sempre perdente, al punto da aver bisogno del puntello della legge, della religione, della scienza, per non essere spinta - come gli stessi omofobi istericamente denunciano - alla totale sparizione, con conseguente estinzione dalla razza umana?

In realtà questa ridicola contraddizione si spiega solo con la coscienza (mai ammessa apertamente ma ben presente all'ipocrisia degli omofobi) del fatto che gli individui omosessuali costretti dalle minacce (come quelle che qui si propongono) a simulare interessi eterosessuali rischiano costantemente di tornare ai comportamenti consoni alla loro natura
E che ciò sia vero è dimostrato da questa stessa proposta di legge, che sopprime la libertà di parola a di pensiero per impedire di poter addirittura pensare di poter vivere secondo i propri desideri naturali.

Bruno Romano è in gamba: ha percepito con dieci ani d'anticipo le prime smagliature nell'ideologia dell'eterosessualità obbligatoria, e vuole correre ai ripari prima che essa venga messa in dubbio col "contagio", cioè con l'esempio e il coming out.

Romano, che non parla certo da cattolico (la sua difesa dell'educazione sessuale nelle scuole cozza con quanto la Chiesa cattolica non voleva, e tuttora non vuole), dimostra altresì quanto sia sbagliato attribuire l'invenzione dell'ideologia dell'eterosessualità obbligatoria alla Chiesa cattolica. 
La Chiesa, con le sue bizzarre ideologie, viene usata dai fautori di questa ideologia per puntellarla con la sua autorevolezza, ma non ne è affatto l'autrice o l'ideatrice. Ne è solo la guardiana più potente. Come questa delirante proposta di legge, di matrice laica, dimostra..

[7].Qui emerge in modo esplicito la volontà di copiare in Italia la repressione diretta prevalente nei Paesi dell'area anglosassone e protestante, abbandonando la tradizione repressiva indiretta, tipica dei Paesi dell'area del Codice napoleonico e cattolica.

[8] Si noti che questa legge, così formulata, alla pari della legge presentata l'anno prima dai deputati neofascisti, avrebbe colpito anche i rapporti lesbici.


Ripubblicazione consentita previo permesso dell'autore: scrivere per accordi.

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