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Perché non sopporto il mondo gay?

03/12/2003

Ciao Giovanni.

Non avevo la minima idea dell'esistenza del tuo sito, e leggendo questa mia capirai perché. Ora che l'ho trovato però (per purissimo caso) ne sono molto contento e nei prossimi giorni ho intenzione di continuare a visitarlo per bene, leggendo tutto quanto.

Come faccio spesso quando scopro siti nuovi (nuovi per me, naturalmente) vado subito a leggere "la pagina della posta", in quanto ritengo che da lì si possa tastare molto bene il polso della situazione.

Una lettera, e la tua risposta in particolare - trasformatasi poi in vero e proprio minisaggio - ha suscitato il mio massimo interesse...
So bene che non sei una specie di Donna Letizia, dunque non ti sto scrivendo perché mi attenda da te la risoluzione ai miei problemi; ti scrivo, invece, perché ho molta stima di te e provo altrettanta stima personale nei tuoi confronti e desidero conoscere il tuo punto di vista in merito a quanto ti esporrò. (Ci siamo conosciuti, abbiamo chiacchierato in varie occasioni alcuni anni or sono, ma non puoi ricordarti di me, data la quantità di gente con la quale sei solito parlare).
Apprezzo i tuoi libri, l'attività di tua madre ecc. ecc. (basta complimenti, non credo tu ne abbia bisogno).
Mi scuso fin d'ora: non ho (in realtà nemmeno desidero averlo) il "dono della sintesi", sorry!

Ho smesso di acquistare - e quindi leggere - "Babilonia" da dopo la tua dipartita. Ma non solo: ho avuto un distacco... beh, dato che in questa mia ho intenzione di essere sincero fino in fondo userò i termini reali: un rifiuto (altro che "distacco") dalla gayness, dalla vita gay, le attività gay, le manifestazioni, le letture, le frequentazioni, i locali ecc. ecc. ecc.
Il tutto vissuto, credevo, molto serenamente.

L'immancabile travestito con piume al Gay Pride di Milano, 2003. Foto G. Dall'OrtoFaccio un passo indietro e, stavolta sì sinteticamente, cerco di farti capire chi ti sta scrivendo: 43 anni, gay, felice (fin troppo?...) di esserlo, dichiarato credo anche con la mia panettiera, fidanzato felicemente (e monogamicamente), di sinistra (critico, ma pur sempre di sinistra), arrabbiato con quei gay che si scandalizzano perché ai Pride ci sono i travestiti, non maschilista... Insomma: il gay "perfetto"! :-)))
Eppure...

Eppure da qualche anno mi è venuta la nausea per "tutto ciò che è gay", una nausea - credimi - così preoccupante che talvolta mi fa sentire quasi... omofobo (?!??!!????).

La scoperta del tuo sito ha mandato in crisi questo aspetto di me che fingevo di vivere serenamente: evidentemente tanto sereno non ero.

Non esco più con amici gay (i quali ogni tanto se ne chiedono ancora le recondite motivazioni), non leggo più alcuna pubblicazione a tematica gay, se vedo un locale gay cambio marciapiede, non sopporto i "miti" e i "luoghi comuni" (o quelli che io percepisco come tali) e, insomma, mi sono completamente isolato dai "miei simili" (???); pertanto mi manca qualsiasi tipo di confronto diretto con la cultura gay, ma soprattutto con le persone gay. Il mio compagno ha tratti simili ai miei, secondo me più per una sua non - ancora - completamente - accettata omosessualità che per chissà quali misteriosi motivi. Puoi immaginarti cosa succede avendo rapporti con una sola persona gay (il mio compagno, appunto)! Che ci spalleggiamo a vicenda su questo rifiuto dell'"ambiente" (una volta si chiamava così) e non ci spostiamo di un millimetro.

Potrei vivere tutto ciò serenamente fregandomene del perché e del percome, eppure:

1) il tuo sito mi ha mandato "in crisi" su questo argomento, facendo affiorare immediatamente "il problema" del mio rifiuto (ma sarò mica omofobo senza saperlo?!?),

2) la lettera "Mah! Che senso ha questo sito?" mi ha fatto sussultare! Perché da un lato sembrava l'avessi scritta io, dall'altro - mentre la leggevo - pensavo praticamente tutte le cose che tu hai scritto poco sotto.

Non credo di essere schizofrenico (la mia psichiatra conferma! ^___^) e dato che siamo almeno in due al mondo a provare un simile rifiuto per il mondo gay senza essere (almeno ufficialmente) etero-intolleranti/omofobi... insomma, che cazzo mi è successo?

Voglio dire: "che cazzo mi è successo" tu non puoi certo saperlo, ma posso garantirti che NON HO avuto "traumi" di alcun tipo collegati al mondo gay e che, perlomeno ideologicamente, non ho pregiudizi contro i gay diversi da me (le "checche", i travestiti, gli strapromiscui o chiunque altro viva la propria omosessualità in modo "apparente"), ma non mi pare proprio di averli davvero! Sono il primo a scaldarmi, anche e SOPRATTUTTO pubblicamente (luogo di lavoro in primis) contro questo tipo di discriminazioni. Tanto per dire: quando nacque il gruppo "Simply Normal" (te lo ricordi?) io ero furibondo e non ho cambiato idea, nel frattempo.

Sono anche cosciente del mio moralismo (che però a me va benissimo, l'ho scelto io), e cioè la mia monogamia, il fatto che non mi piaccia frequentare saune et similia, il fatto che il sesso-per-il-sesso non mi attiri più di tanto ecc. Ma, ne sono certo (lo "sento dentro", se ciò può valere qualcosa), non giudico "male" chi invece vive la propria sessualità in modo diverso dal mio. 
Penso davvero che quando non ci sono di mezzo minori, violenze e/o costrizioni (anche psicologiche) tutto - ma proprio tutto - sia lecito.
Che poi io non pratichi il fist-fucking o non faccia ammucchiate in sauna non significa che disapprovi chi lo fa.
Eppure, nonostante finora abbia parlato di diversità, perché il mondo gay mi sembra tutto uguale? Mina e Patty Pravo, Priscilla e lustrini, Abba e discoteche...

Frequento ambienti - virtuali e non - incentrati su fumetti, rock (hard, meglio!) e cose così: accidenti, sono sempre l'unico gay presente! Allora è vero che "tutti gli altri" o sono chiusi in casa o sono in discoteca ad ascoltare "la musica dei gay"?!? (Sto provocando per sollecitare una risposta... però è vero che io sono sempre l'unico gay in certi posti. Nel campo hard rock/heavy metal, per esempio, o nei forum di fumetti...).

Insomma, certe volte mi sembra di essere una specie di mosca bianca, uno troppo "normale" (sinceramente: mi fa abbastanza orrore questa parola...), banale, "eterosessualizzato"...

Epperò poi scopro il tuo sito e mi esalto.

Boh?...

Con affetto, e scusandomi per la lunghezza.

O. F.

Un look "alternativo", al Gay Pride di Milano del 2003.
[Foto G. Dall'Orto]
Caro O. F.,

Considerato quel che è il mondo gay, ci sarebbe da preoccuparsi se non ti desse la nausea.

L'oppressione immiserisce, inaridisce, impoverisce, "mostrifica" le sue vittime. Se devi fare un viaggio, non c'è dubbio su quale sarebbe più gradevole come vicino di posto, fra un proprietario di schiavi e uno schiavo. Te lo so dire senza neppure guardare, quale dei due puzzerà, rutterà e sarà incapace d'una conversazione colta.
Tutto questo è un dato di fatto.

Il problema sorge quando da questo "dato di fatto" si pretende di trarre regole generali che vadano al di là del "dato di fatto", per esempio sostenere che gli schiavi (o i negri, o gli zingari) sono intrinsecamente inferiori, come dimostra appunto il fatto che sono "ignoranti, brutti, sporchi e cattivi". E ruttano pure.

Questo problema non fa che aggravarsi quando, con la scusa di voler essere "antirazzisti", si cerca di negare e nascondere i danni dell'oppressione. Così facendo non si fa giustizia: si occultano le prove del crimine e basta.
Dire: "gli zingari sono sporchi" è un'affermazione razzista. Ma dire "non mai è vero che gli zingari siano sporchi" nasconde il fatto che troppo spesso gli zingari non riescono a farsi allacciare l'acqua ai campi-sosta (ammesso che ci siano).

La vera correttezza politica è allora far notare che se e quando uno zingaro è "sporco", come da preconcetto, ciò non avviene perché, "eh già: gli zingari sono sporchi", ma perché a lui/lei, a differenza che agli altri, la società nega l'accesso all'acqua, e lo fa deliberatamente, come misura dissuasiva per allontanarlo dalle città in cui vivono le persone ariane e "superiori".
Quanti sono i Comuni italiani che hanno attrezzato le aree-sosta per i nomadi, come prescrive la legge? Pochissimi: una cinquantina in tutta Italia.
E chi si indigna? Pochissimi.
E chi ci va di mezzo? Chi non ha l'acqua (nemmeno quella da bere).
E di chi è la colpa? Ma degli zingari, ovviamente, che sono sporchi, anzi sporcaccioni! E quindi sgradevoli e puzzolenti, e quindi meritano di essere allontanati dalle città... per esempio rifiutandosi di attrezzare campi con l'acqua corrente!

Il cerchio si chiude, la vittima diventa colpevole dell'emarginazione che fa di lei una vittima, la conseguenza del suo stato di emarginato viene sbandierata come la causa, e la discriminazione diviene una colpa: sua.


Lo stesso meccanismo è in azione nel mondo gay.
Nel quale il 95% dei partecipanti è lì solo per usare il corpo degli altri, perché l'odio di sé, l'omofobia (creata dalla società eterosessuale ma internalizzata da tutti i gay attraverso l'educazione: "noi tutti siamo coloro da cui la mamma ci ha messi in guardia"), il disprezzo verso tutto ciò che è e "fa" frocio, impediscono di vedere nell'altro che è di fronte a te (o nel letto assieme a te!) altro che un frocio, un culattone e, peggio ancora, altro che la prova del fatto che tu sei ciò che non vuoi essere e che vuoi dimenticare d'essere. Cioè, a tua volta, un frocio pure tu.
Cacciandolo di casa subito dopo l'orgasmo puoi cacciare (o almeno, provare a farlo) anche la coscienza del fatto che ora lui "sa" cosa tu sia.
Il giorno dopo, incontrandolo per strada,imbarazzato, fingerai di non conoscerlo.

Le conosci anche tu queste dinamiche, non è vero?
E allora come si può non essere schifati da un mondo così? Da "rapporti umani" indegni di questo nome, in primis perché chi si è ridotto a questo livello non ha conservato nulla di umano?

Ma di chi è la colpa di questo fenomeno? Della società?
Non sia mai! No di certo: è degli omosessuali, è del fatto che loro sono mostri che non vanno assolutamente frequentati, al punto che ti dà fastidio incrociarli per la strada...

Il cerchio si chiude, la vittima diventa colpevole dell'emarginazione che fa di lei una vittima, la conseguenza del suo stato di emarginato viene sbandierata come la causa, e la discriminazione diviene una colpa: sua.

Ci risiamo...


L'oppressioni ci ha resi mostruosi. Ha fatto di noi persone che non osano costruire nulla sulla loro esperienza comune, che per vergogna, paura, disgusto di sé, limitano la pratica dell'omosessualità al grado zero, cioè al livello minimo al di sotto del quale non può esserci più altro: l'orgasmo nudo e crudo.
Altro che costruire una cultura gay, un progetto di una casa comune gay, una comunità, una solidarietà!

Ecco perché il cosiddetto "ambiente" non è una casa accogliente, come quella che sognavamo di costruire qualche decennio fa (e che non è invece mai sorta), bensì un rifugio, e per molti addirittura un nascondiglio, anzi un covo dove rifugiarsi per fare sesso (brutale, animale e rapido) per poi fuggirne appena ottenuto questo risultato, e nient'altro.

Questo è particolarmente vero nel mondo gay italiano, nel quale scontiamo ancora l'assenza d'una fase "omofila" negli anni Cinquanta e Sessanta che preparasse il terreno al movimento gay degli anni Settanta in poi.

Ho dovuto rendermi conto, mio malgrado, del fatto che a poco è servito che noi militanti proponessimo analisi aggiornate, al passo coi tempi e col dibattito mondiale più avanzato... quando poi i nostri "colleghi" non militanti (la grandissima massa di noi: il 99,99%) si dibattevano ancora nel dubbio non su: definirsi "omosessuale" o "gay" o piuttosto "queer"?, bensì su: sposarsi o no, per farsi regalare l'appartamento dai genitori?...


Come se ciò non bastasse, e viene da ridere a dirlo, il mondo gay italiano è vittima del successo del movimento gay. Proprio così.

Con gran fatica, per molti anni il movimento gay ha saputo coltivare un progetto chiaro, definito, che prevedeva identità, visibilità, orgoglio, comunità gay...
Erano valori condivisi da pochissimi, ma erano pur sempre valori condivisi: erano una base su cui costruire un progetto.

Poi, il World Pride ha aperto le cateratte e centinaia di migliaia di froci urlanti, per nulla militanti, ma per lo meno vogliosi di "vivere qui ed ora", hanno invaso la scena. Noi militanti con le nostre idee chiare ci siamo ancora... ma vacci tu a scovare!

Prima eravamo mille militanti su mille persone che volevano il cambiamento del mondo gay. Ora siamo decuplicati, e siamo diecimila, sì... però su trecentomila persone che lo vogliono!

Ora le nostre idee sono diluitissime, e c'è da mettersi le mani nei capelli (chi li ha ancora... :-) ) nel vedere il livello abissale d'ignoranza dei concetti più elementari dell'orgoglio gay dimostrato, anzi, spesso addirittura ostentato dai ragazzini (e non) che intervengono nei dibattiti sui vari http://www.gay.it/ gay online.

Paradossalmente, il livello medio del dibattito gay italiano è oggi spaventosamente più basso di quanto non fosse venticinque anni fa. Le punte di eccellenza ci sono ancora, ma per il resto, a volte siamo al di sotto del livello d'indecenza...
Ma così è, se vi pare. Ed anche se non vi pare...
Siamo riusciti a spezzare le porte delle gabbie degli schiavi. Ed ora siamo invasi da ex schiavi che puzzano, ruttano e non sanno né leggere né scrivere.
Viene un cerrrrrchio alla testa solo all'idea dello sforzo che sarà necessario a noi Pie Dame della San... Sebastiano de' Paoli per incivilirli...

Insomma, questo successo ha dato una bella botta alla proposta culturale gay, come quella che ho coltivato e coccolato io per 25 anni, e ora penso che passeranno molti altri anni prima che noi riusciamo a riprenderci da questa brutta (e al tempo stesso bellissima) indigestione.

Un metro cubo di vino diluisce fin troppo un decilitro d'aceto. Col tempo la "madre" di quel decilitro originario riuscirà a produrre tanto buon aceto novello... ma, appunto, ci vuole tempo.
Nel corso del quale avremo una botte piena di qualcosa che è troppo acida per essere vino e troppo dolce per essere aceto!

Questa è, a mio parere, la situazione attuale del mondo gay.
Una contraddizione via l'altra, un guazzabuglio via l'altro, e una sfilza infinita d'accuse contro gli altri gay... anzi, "froci di merda".
E nessuna proposta degna del più elementare livello di decenza, specie da parte dei critici più aggressivi e arroganti e maleducati.


Nel frattempo, che fare? Come reagire?

A fronte d'una situazione tanto ingarbugliata e contraddittoria, le reazioni di quanti sono rinchiusi in questa gabbia di matti che è il mondo gay si dividono abbastanza nettamente fra quattro filosofie e stili di vita (più le possibili combinazioni e oscillazioni dall'una all'altra, ovvio). Eccole:
 

1) La posizione "ubriacona"

Consiste nel:

- frequentare l'ambiente gay,
- accettarlo per quel che è,
- credere che sia il migliore dei mondi possibili,
- e "quindi" l'unico razionalmente concepibile.
Questa è la posizione "spensierata" dei gay rampantino-berlusconiani, che essendo non-credenti ("non esiste nessuna vita, oltre la sauna") vogliono vivere il più possibile l'unica vita che concepiscono (magari con qualche sussidio... chimico). Perché tutte le altre, una volta concepite, si rivelano sovversive e comunissssste!

Pardon, volevo dire "i gay rampantini, berlusconiani e under 45". Sopra i 45, l'ambiente, quell'ambiente,  mette a disposizione solo marchette e turismo sessuale. 
Ma i soldi per pagare le marchette costoro, di solito, li hanno (e se non li hanno, allora, pieni di rabbia, delusione e rancore si arruolano in uno dei due gruppi seguenti).

Nota che si può paradossalmente essere gay "ubriaconi", ma non essersi affatto accettati: per farlo è sufficiente vivere, senza farsi alcuna domanda, la propria sessualità come uno shopping ai saldi (specie se si hanno vent'anni e i muscoli al posto giusto).
Salvo scoprire di non avere costruito nulla quando la carne inizia a cedere e le rughette a manifestarsi e i capelli a cadere... 
In tal caso il salto dal gruppo 1 al gruppo 3 è di solito obbligato... e senza passare dal "via".
 

2) La posizione "schifiltosa"

Mascherone. Brescia, pinacotca Tosio-Martinengo. Foto G. Dall'Orto

Consiste nel:

- frequentare l'ambiente gay, ma
- rifiutarlo per quel che è,
- credere che sia il peggiore dei mondi possibili,
- ma purtroppo l'unico umanamente concepibile...
Questo è il gruppo dei nichilisti ("siamo nati per soffrire: tanto vale allora soffrire in sauna"): quello di coloro che battono a tappeto, assatanati, saune, darkroom e cessi, ma inondano con maree di lettere di protesta, accusa, frigno, lagne, recriminazione, qualunque rivista, sito, bollettino gay esistente.

Il mondo gay fa schifo, i gay fanno, tutti, schifo, solo loro che scrivono sono puliti, hanno una morale, hanno sentimenti, hanno valori, hanno una dignità. 
Gli altri, tutti gli altri, no.

Ti cito letteralmente l'apertura di un thread da gay.it, del 23/11/2003, di un certo "bios2003":

 
BASTA!
Autore: bios2003 
Data:   23/11/2003 23:14

BASTA : con il sesso, scopate.
BASTA : Con le coppie aperte al trio
BASTA : alla discriminazione subita per colpa di altri
BASTA : con manifestazioni che ci deplorano soltanto.
BASTA : Con i gay, e il mondo gay. Fa SCHIFO

BASTA BASTA BASTA

Viva l'amore e chi ci crede.

Si commenta da sé.

Spesso gli schifiltosi non vogliono neppure essere definiti gay, perché "la parola gay è ghettizzante". L'ambiente gay è infatti un orrido ghetto.

La cultura gay - occorre dirlo? - non esiste.

Questo gruppo è quello a cui appartiene in Italia la massima parte dei gay (intesi come persone che sanno d'essere omosessuali e accettano bene o male l'idea d'esserlo, o meglio: vi si sono rassegnati).

Facendo un rapido paragone, la posizione "ubriacona", con tutta la sua limitatezza e miopia, può in certi casi rivelarsi meno autodistruttiva di questa.
 

3) La posizione "schifata"

Consiste nel:

- non frequentare mai (o non frequentare più) l'ambiente gay,
- rifiutarlo per quel che è,
- credere (e proclamare ad alta voce!) che sia il peggiore dei mondi possibili
- ma purtroppo l'unico umanamente concepibile.
Questo è il gruppo dei fanatici religiosi ("la sauna è la negazione immorale della vita eterna a cui siamo chiamati da un Destino Superiore").

Lo schifato, se mai un tempo ha creduto fosse possibile cambiare questo mondo, ora non lo crede più
Ma di solito non s'è neppure sognato, di crederlo.

Se è in coppia, si blinda secondo i modelli (a scelta): "io, tu e la luna" "pereat mundus" e "après moi, le déluge".

Se non lo è, coltiva la sua solitudine, sdegnoso come il Conte Ugolino, "avendo il mondo gayo a gran dispitto".

Nei casi peggiori, per rompere questa solitudine, lo schifato si sposa (con una donna). Salvo poi accorgersi che non era quella la strada... ma ormai è troppo tardi, e il matrimonio (e magari anche qualche figlio) è bell'e che fatto - e presto disfatto.

Si direbbe che, in base a quel che scrivi, tu abbia scelto di arruolarti (nononstante le tue idee, che non ti portano di per sé a queste conclusioni) in questo gruppo.
 

4) La posizione "speranzosa"

Consiste nel:

- frequentare o, indifferentemente, non frequentare l'ambiente gay, a seconda del momento e dell'occasione, mai però su base preconcetta (né "in sauna mai perché mi fa schifo" né "io solo in sauna mi sento libero");
- accettarlo per quel che è... dato che per ora è l'unico... e le alternative sono peggiori;
- credere che non sia affatto il migliore dei mondi possibili... ma, visto quel che è il mondo etero e quanto ci propone, neppure il peggiore;
- e "di conseguenza" non considerarlo l'unico possibile e proporre altri modelli di mondo gay, sia a livello individuale sia, in alcuni casi, collettivo ("militante").
Questo è il gruppo degli scettici/razionalisti ("C'è vita, oltre le saune... ma nell'attesa di raggiungerla, può esserci bella vita anche in una sauna!").

Questa è, da sempre, la mia posizione, e questo sito è un contributo a questo lavoro di "progettazione" di "un altro mondo possibile", senza il quale il cambiamento non può avvenire.
 

Come noterai, questi quattro gruppi si differenziano rispetto all'atteggiamento da tenersi nei confronti di una realtà su cui però tutti (salvo il primo, ma solo per partito preso) sono d'accordo: quella gay è una realtà povera, insoddisfacente.

Eppure la realtà in cui viviamo oggi è incomparabilmente migliore rispetto a quella di venticinque anni fa. Questo stesso spazio di confronto e comunicazione fra te e me, questo sito, apparteneva, allora, letteralmente al campo della fantascienza, non a quello dei progetti del movimento gay.

I ragazzini gay che si svezzano oggi a furia di chat, webcam e newsgroups, da un lato mi terrorizzano (si buttano sul sesso prima d'essersi chiesti che senso e ruolo debba avere nella loro vita, e senza nessuno con cui discuterne, e per l'Hiv questa è una pacchia: agghiacciante) ma dall'altro (quando fanno sesso sicuro...) mi rassicurano: dopo tutto, abbiamo dedicato questi decenni di lotta al sogno di vivere in un mondo in cui il ragazzino di Canicattì potesse arrivare alla scoperta della sua sessualità senza passare prima per sei tentativi di suicidio e tre anni di dubbi sul fatto di cambiare sesso o no... (o tre anni di seminario, il che fa lo stesso).

E a questo, almeno, ci siamo arrivati, quindi invece di lagnarci per il fatto che altre cose che sognavamo non si sono ancora realizzate, diamoci almeno una pacca sulla spalla a vicenda (di sicuro gli etero non ce ne daranno mai!) dicendoci che questo poco, almeno questo, è merito nostro.
E sentiamocene un poco fieri, vivaddìo!
I centomila gay che hanno invaso Roma nel World Pride non sono certo usciti da una fiaba: loro sono i gay di tutte le Canicattì che nel frattempo, e in silenzio, sono cresciuti, grazie a noi e a questo nostro lavoro... E un poco anche grazie ai nostri siti, dai! :-)

Vero, il movimento gay italiano non riesce ancora (per mancanza di forze adeguate) a prendere la parte di redini che gli spetta, e questo comporta che per ora il mondo gay non sembra andare da nessuna parte... ma questa carenza non giustifica mai l'arruolamento (incluso il tuo arruolamento) fra gli schifati del gruppo 3.

Perché cosa hai fatto, tu? Hai identificato il cosiddetto "ambiente gay" con il mondo gay tout-court. Sia pure per sostenere conclusioni opposte agli "ubriaconi", che condividono anch'essi tale identificazione.
Nella tua mail implichi infatti che il mondo gay sia una sola e medesima cosa dell'ambiente gay (inteso come saune, dark ecc.).

E invece non è vero. Ti basta inciampare nel mio sito per ricordare che l'appartenenza al nostro mondo, e al nostro destino, non dipende certo dalla frequentazione o meno delle darkroom (io non le frequento ma io e il mio sito siamo egualmente parte del mondo gay...).

Il "mondo gay" è fatto al 10-15% di frequentatori dell'ambiente, e all'85-90% di non frequentatori.
Certo, quando le telecamere della TV cercano di mostrare il "mondo gay", è ovviamente nell'"ambiente" che andranno, non certo a casa tua. Non saprebbero come trovarti, e anche se ci riuscissero, probabilmente non li lasceresti entrare.
Ecco perché l'ambiente si prende il 99% delle discussioni e delle descrizioni, come se l'ambiente - i locali - costituisse il 99% del nostro mondo, anziché il 10-15%, come invece è.
Ed ecco perché il mio sito è marginale, trascurabile, nel dibattito del mondo gay. Perché non parla di locali, ma di altro.
(Però esiste! :-) ).

Quando anche io ero in coppia (fino a due anni fa) le mie frequentazioni gay erano altre coppie, ma ci vedevamo a cena, o andando al cinema assieme, o in vacanza, o a un concerto... non certo nei locali gay.
Ok, non frequentavo l'"ambiente". Non apparivo nelle statistiche del "mondo gay".
Eppure mai, in un solo momento, ho pensato di non fare parte del mondo gay solo perché le saune non mi annoveravano fra la loro stimata clientela...


A mio parere esiste poi un elemento personale nella "schizofrenia" di cui sospetti di poter essere accusato: il tuo amore.
In base alla mia esperienza di casi simili in passato, io sospetto che tu, per amore, abbia sposato almeno in parte la visione da schifato, del tuo compagno, pur essendo tu, per formazione e mentalità, uno speranzoso.

Non è affatto un caso raro. Come canta la grande songwriter lesbica Tracy Chapman, "the things we won't do for love!"...

Rallentare il passo ti è servito a dargli il tempo per raggiungerti. Ma tu non hai mai inteso smettere di camminare, ed oggi, probabilmente, dentro di te senti la voglia di riprendere il cammino.

Fossi in te, io non mi spaventerei: è normale che tutte le coppie, sia gay che etero, dopo il primo periodo (che gli studiosi americani chiamano del nesting, del "fare il nido": "io, tu e i nostri geranietti") arrivino a una nuova fase, di maggiore apertura al mondo, di ritorno agli interessi precedenti all'inizio della coppia.

Sta a te trarre le conclusioni.


Ciò detto, tu non sei affatto, come temi, una "mosca bianca". Al contrario, sei l'espressione di ciò che la maggioranza dei gay è. Ognuno dei quali è diverso dagli altri.

Tu non mi vedrai mai a una convention di hard rock o fumetti a cui vai tu (semmai ad una di fantascienza). E non perché io sia gay. Ma perché per me, per i miei gusti musicali, l'hard rock è puro rumore: mi dà fisicamente fastidio alle orecchie.
Questo non implica che io adori Mina, che non capisco come tanti gay possano amare: trovo che faccia da venticinque anni sempre lo stesso CD, limitandosi a cambiare la copertina.

A me piace... la musica antica e barocca su strumenti originali e con interpretazione filologica. Mi piace anche la musica elettronica (anche leggera), e la musica minimalista (adoro Philip Glass).
Ma tutto questo nulla ha che vedere con la mia frociaggine.
Che cavolo di rapporto esiste mai fra ciò che faccio a letto e quel che ascolto mentre scrivo questa risposta (per la cronaca: la cantata BWV 54 di Bach nell'interpretazione del "Bach Collegium Japan", diretta da Masaaki Suzuki)? Nessuno.
Questa musica mi piace perché io sono io, e non perché io sono gay.
Il mio adorato Glass, alla maggior parte dei miei conoscenti (sia gayssimi che eterissimi) produce solo una sensazione di angoscia soffocante. Viceversa, Maria Callas, per cui legioni di gay si aprirebbero le vene, io la trovo d'una noia mortale: non canta, si stonsilla. No, lo ammetto: io non amo l'impostazione lirica del canto.
Embe'? E allora?
"The gustibus...!", direbbe un mio amico...

Ciò detto, noi gay, come qualunque gruppo sociale, come qualunque individuo, siamo portatori di cultura, di una cultura. Anche quando scegliamo le canzonette da ascoltare e fare ascoltare.
Non, sia chiaro, nel senso che la musica sia "cultura": la musica, come tutta l'arte, è solo piacere, non cultura. Non si è "colti" perché si ascolta Bach piuttosto che Jimi Hendrix o Mina, o viceversa.
Tuttavia certa musica è un piacere che, proprio come il sesso o la gastronomia, per essere gustato fino al più piccolo dettaglio ha bisogno della stampella di un allenamento, di spiegazioni, di informazioni. Di una "cultura", in senso scolastico. Ecco perché il godimento d'una musica può essere insegnato, diffuso, trasmesso, reso comune all'interno di un gruppo sociale (di una "cultura" in senso antropologico, o "sottocultura" che dir si voglia)... e ciò vale tanto per Mina, "la" Patty o "la" Oxa, quanto per Cecilia Bartoli, Maria Callas o Gerard Lesne.
E l'hard rock? Be', esistono gruppi gay di hard rock, anche in Italia. Ma, primo, si rifiutano di cantare in italiano, e secondo, snobbano il mondo gay non rocchettaro (non che dia loro torto...).
In questo subiscono come handicap il peso della cultura machista, anglocentrica e spesso omofoba del mondo rock (che a te, che non ti senti parte del mondo gay, non dà fastidio... ma a molti altri invece ne dà eccome!)... quindi non stupisce che abbiano poca eco nel mondo gay italiano, rispetto ad Anna Oxa. Questa è la mia personale spiegazione al tuo busillis.

Gli Ego kid, gruppo di rock progressivo gay
Gli Egokid, gruppo milanese di rock progressivo gay

Ebbene: se tu sei un mio amico, prima o poi io cercherò subdolamente d'indurti ad ascoltare Cecilia Bartoli e convertirti alla Vera Fede del suo Canto portandoti all'Estasi Mistica con la sua Voce... :-)
Se sei mio amico hai già una maggiore probabilità d'essere gay piuttosto che di non esserlo, ed hai al tempo stesso una maggiore probabilità di avere ascoltato Cecilia Bartoli, e magari di averla registrata da uno dei CD prestati da me, rispetto a chi non sia mio amico -- e non sia gay.
Moltiplica questo fenomeno per 2.500.000 di gay e spiegherai perché certa musica si diffonda in certi ambienti e certa altra, invece, in altri.

La cultura è proprio questo: conoscenza condivisa. Strumenti condivisi. Informazioni condivise. Piaceri condivisi. "Ciò che resta quando si è dimenticato tutto il resto"...

Un libro che nessuno legge non è cultura. Un libro che non esiste più ma le cui idee vanno di bocca in bocca, invece, lo è.


L'omofobia nega che i gay siano un gruppo sociale, perché sa che se lo ammettesse non potrebbe più negare che i gay siano, in quanto gruppo sociale, portatori di diritti sociali (come i Pacs).
Quindi nega che i gay possano essere un gruppo portatore di una cultura, sia pure quale parte della cultura generale della società in cui vivono, solo con un aroma un po' diverso.

La scommessa mia, invece, è riuscire a promuovere l'idea che occorre fare un salto (se mi permetti di saccheggiare nonno Marx) dall'essere gruppo "in sé" (un gruppo che per il capriccio della sorte s'è trovato a condividere una cosa, il desiderio sessuale, e solo e unicamente questo: nient'altro) all'essere gruppo "per sé" (cioè un gruppo che partendo dall'esperienza di condividere il desiderio sessuale, eccetera, riesce a fare una riflessione sulla vita, e su cosa significhi e cosa implichi ciò che si è trovato ad essere "in sé", e così facendo arriva a condividere una cultura, nel senso di strumenti culturali, conoscenze, idee).

Se l'omosessuale è solo colui che frequenta le dark, allora io non sono omosessuale: io non le frequento.

Se invece l'omosessuale è colui che condivide con altri esseri umani un'esperienza di vita, un destino - e io aggiungo di mio un PROGETTO di vita futura - allora io sono omosessuale anche se provvisoriamente, in questo periodo della mia vita, non essendo (più) in coppia, non sto avendo una vita sessuale.
Essere omosessuale, in questo senso, significa avere una cultura e un destino sociale condivisi con altri, con quelli che tu chiami giustamente nella tua mail "i miei simili".

Giusto: simili, anche se mai uguali. Perché io non sono solo omosessuale. Sono anche di sinistra, amo la musica classica come sopra... eccetera eccetera.


Per farla breve, io sono sempre tutto me stesso, in ogni momento, anche se a seconda dei momenti metto avanti parti diverse di me.
Io so usare un computer e so nuotare.
Se sto nuotando, non vuol certo dire che ho smesso di saper usare i computer, e viceversa.
E se faccio politica, non per questo ho smesso di essere gay.
E se amo un ragazzo, non per questo mando al macero le mie idee politiche.
E se...

Ecco. Ci siamo. Siamo arrivati al punto. Al punto che anche se tu ti neghi la compagnia di altri gay, ciò non implica affatto che tu smetta di fare comunque parte del mondo gay.
Ne fai parte sì, solo che ti sei collocato per tua scelta ai margini estremi, nell'area di quella bizzarra e folcloristica frangia che sono i gay odiatori dei loro simili.
Un dato, questo, che giustamente ti preoccupa, ma che non invalida il fatto che, anche se tu non ne frequenti le saune o le dark, tu fai comunque parte di questo mondo. E della sua cultura, e della sua mentalità contorta, e delle sue paure... e delle sue fobie da omosessuale.
Come dimostra il fatto che il tuo comportamento non è per nulla originale, ma al contrario è condiviso da milioni di omosessuali.

Ed è un comportamento tipicamente gay, che basterebbe da solo a segnalare la tua appartenenza al mondo gay, dato che gli eterosessuali che per partito preso non frequentano altri eterosessuali, o che cambiano marciapiede se vedono un bar non gay e tutto il resto, semplicemente non esistono.
Non lo avevi mai notato?
Il tuo è un tipico comportamento da omosessuale che gli eterosessuali non conoscono nemmeno!


Il tuo comportamento è dunque uno squisito e tipico prodotto del mondo gay.
Ma a volte occorre fare, come Magellano, il giro del mondo, per riuscire a tornare nel punto in cui già si stava (preferibilmente vivi... a differenza di Magellano :-) ).
Credo che questo sia un po' stato il tuo caso: hai avuto bisogno di rinnegare il mondo gay per poter continuare ad essere gay... Fare il giro del mondo per poter restare dove già eri.

Ovviamente tu adesso ti limiti a subire una mentalità e una cultura anziché esserne attore, cambiarla, modificarla, migliorarla, arricchirla. Come invece, probabilmente, da quanto scrivi, desideri fare.

Ma qui entriamo in un campo, quello delle scelte personali, che ci porterebbe un po' troppo lontano. Ed io ho già scritto un papirone...

Mi basti quindi salutarti dicendo che sotto sotto sospetto che noi due ci si rivedrà presto fra le frequentazioni "speranzose" del "gruppo 4".

Auguri, e grazie per i complimenti.

Giovanni Dall'Orto

PS Per la Mina e la Patty... piuttosto la morte, grazie ...ma Priscilla mi ha fatto sbellicare dalle risate! Non è che sei troppo musone?
 
 

Una piccola puntualizzazione

11/12/2003

Caro Giovanni,

ho letto (bevuto, divorato...) la tua lunga risposta alla mia lettera, e ci sono alcuni passaggi che desidero puntualizzare.

Innanzitutto la tua risposta mi ha colpito (sdeng!) e mi trova sostanzialmente d'accordo su (quasi) tutto quello che affermi. Inoltre mi ha dato moltissimi punti di riflessione... Ma questa volta provo ad essere sintetico, conscio del fatto che il tuo sito non è una palestra di botta-e-risposta tra noi due.

1) ADORO Priscilla! Sarò anche troppo musone (...è vero...), ma accidenti: Priscilla non si tocca, e che diamine!

2) Ho un rifiuto notevole per "L'ambiente gay", lo confermo; ma mai e poi mai ho un "rifiuto" per i gay, le lesbiche, i transgender ecc. ecc. Tu dirai: ma se non frequenti "l'ambiente" il tuo rifiuto è implicito. E sta proprio qui la contraddizione: io NON rifiuto né le persone né la cultura omosessuale (anche se ammetto che da un po' di tempo la frequento pochino, quest'ultima). Quando invito i miei (pochi, ok) amici gay a cena, NON raccomando loro di non "marcare" per le scale!

3) Mi fa tantissima tristezza chi "il giorno dopo" fa finta di non conoscerti... Non mi sono mai posto problemi di visibilità. 
Certo che se mi trovo per caso in un covo di nazisti me ne sto ben zitto -e scappo appena riesco -, ma in qualunque altra situazione non faccio alcun mistero della mia omosessualità, dato che non me ne vergogno (e credo proprio che nessuno dovrebbe vergognarsene);

4) Le Quattro Filosofie da te delineate, schematiche ovviamente per amor di sintesi, mi potrebbero far rientrare nel "Gruppo 3 - La Posizione Schifata", se non fosse che... insomma, vedi il mio punto 3): non mi considero superiore (a chi?!?), non mi sposerò se non eventualmente con un uomo, non ho "orrore" per chi vive la propria vita affettivo-sessuale in modo diverso dal mio;

5) Non ho "sposato la visione del mio compagno, per amore": ero già così prima di conoscerlo... Semmai ci siamo trovati, ecco. :-)

6) Mi sento (un po') una mosca bianca proprio perché conosco le Quattro Filosofie che hai schematizzato, e non mi riconosco (pienamente) in nessuna di esse (anche se naturalmente vorrei far parte del Quarto Gruppo: Gli Speranzosi...).

Il discorso sul movimento meriterebbe di essere approfondito (eccome), magari prossimamente. Con questa mia intendevo semplicemente chiarire alcune mie posizioni e cioè che: sono CONTENTO di essere omosessuale; faccio parte del mondo omosessuale, certamente; credo nell'importanza di una cultura omosessuale; NON ODIO i miei simili (!!!) né "cambio marciapiede" quando li incontro (anzi! Un incontro per strada è, da me, ben più gradito di un incontro in discoteca...); sul lavoro, all'università, tra conoscenti, parenti, negozianti e quant'altro difendo sempre e comunque la causa omosessuale, e partendo da me stesso medesimo (a parte il gruppo di nazi di cui sopra), non parlando "in generale".

Sono un po' meno mosca bianca di prima, ma sempre un pochino mosca bianca mi sento...

Ti abbraccio

O. F.

Pubblico volentieri le tue specificazioni. Non ho nulla da aggiungere, dato che parlando di te l'unico al mondo che sappia come tu ti senta davvero, sei tu.

Ovviamente lo schemino delle "quattro filosofie" era un po' un gioco, come "i dieci punti per...". Perché quattro, o dieci, e non ventisette? E perché non una per ogni essere umano?
Be', perché a volte anche un po' di sintesi aiuta a chiarirsi. Anche se ogni sintesi lascia fuori un sacco di dettagli... Ma la sintesi proprio questo è: cercare i tratti comuni, tralasciando i dettagli.

Poi però a livello individuale, i dettagli sono tutto: quando amo un uomo io non lo faccio perché è "un essere umano", ma perché è quell'essere umano, e nessun altro, con tutti quei dettaglini che lo fanno essere lui, e nessun altro.
Il che non toglie che egli sia un essere umano e che possa, per sintesi, essere brevemente definito anche così: un essere umano. Homo sum.

Grazie per le parole gentili e la cortesia. Ciao.
Giovanni Dall'Orto

PS "Mosca bianca"? Occhio alla sindrome del "brutto anatroccolo": "Sono l'unico al mondo!!!". Chi ti ha detto che non esista una razza intera di "mosche bianche"?
Forse, come temi, non esiste. Ma se tu non la cerchi nemmeno, è certo che mai lo scoprirai, anche se esiste.

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