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WILHELM von GLOEDEN (1856-1931) 
una bibliografia commentata - 2.
 
Di: Giovanni Dall'Orto.

Gloeden nel 1910. Ritratto dalla rivista ''Varietas''
Gloeden prima del 1910.  Dalla rivista ''Varietas''.
[Fare clic qui per l'indice delle pagine su Gloeden nel presente sito].
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Bibliografia su Wilhelm von Gloeden 
e le sue foto di nudo maschile.

Parte 2 - Opere di narrativa o saggistica [1].
[Fare clic qui per la parte 1: Libri fotografici e d'immagine].
 

Copertina di "E' da lì che viene la luce"



Abbadessa, Emanuela, È da lì che viene la luce, Piemme, Milano 2019.

La fiction è sempre stata, fin dall'esempio prìncipe di Peyrefitte, lo strumento per raccontare di Gloeden senza impegnarsi con nomi e dati, che avrebbero suscitato reazioni da parte delle persone della vita reale. Dunque era lecito aspettarsi che anche questo (ennesimo) romanzo su Gloeden contenesse qualche dato, fosse anche solo qualche pettegolezzo, sulla sua vita.
Non è così. Pur dicendosi "ispirata" dalla sua vita, l'autrice non ha rispettato alcun dato biografico di Gloeden, e lo proclama sin dal fatto di avere ambientato la vicenda del protagonista del romanzo nel 1932, ossia un anno dopo la morte del fotografo.

Il romanzo è fondamentalmente un innesto di Morte a Venezia di Luchino Visconti su Una giornata particolare di Ettore Scola, presentando un Artista (con governante lesbica) che viene distratto dalle fantasie erotiche sulle sue modelle dal turbamento causatogli da un ragazzotto diciassettenne, che diventa suo assistente e modello. Scoperto mentre gli ruba un casto bacio, viene punito da una squadraccia fascista, che lo picchia in modo tale da compromettere le sue già precarie condizioni di salute, portandolo alla morte.
Praticamente nessun dettaglio sul modo di operare del protagonista del romanzo ha un riscontro nella vicenda reale di Gloeden.

Oltre a ciò, l'aver trasposto negli anni Trenta, cioè in pieno fascismo, una vicenda accaduta, in ben altro clima politico e culturale, negli anni 1890-1907, rende la narrazione anacronistica (come lo sono vari altri dettagli, ad esempio la presenza dell'acqua corrente nella casa di una famiglia poverissima) e poco credibile.
Non entro nel merito del romanzo in sé, ma dal punto di vista documentario e storico esso non ha il minimo valore: è, come dichiara l'autrice stessa, una sua libera fantasia.



Frontespizio del ibro


Adams, Washington Irving Lincoln (1865-1946), In Nature's image, Baker & Taylor, NY 1898.

Se ne veda, alle pp. 61-70, il capitolo VI, dedicato al nudo in fotografia. Benché presenti una foto di Gloeden e una di Plüschow, nonché un breve e non banale giudizio critico su Gloeden (definito il più felice tra i fotografi contemporanei di nudo) l'interesse del brano sta per noi nel modo in cui esplicita la mentalità entro cui Gloeden dovette operare.

Da un lato il nudo maschile viene qui giudicato come meno "problematico" e "offensivo" di quello femminile, dall'altro il soggetto ideale per il nudo sono giudicati, agli esatti antipodi del  modo di pensare odierno, i bambini, che sono raccomandati a chi vuole scattare foto di nudo.

Ciò dipende ovviamente dall'ottica vittoriana, e soprattutto pre-freudiana, che vede la donna come altamente sessualizzata in sé, l'uomo come poco "sessuale" a parte i genitali, e i bambini come "innocenti" e al di fuori della logica del sesso.
L'intero volume è online e scaricabile dalla Open Library.


Aldrich, Robert, The seduction of the Mediterranean. Writing, art and homosexual fantasy, Routledge, New York and London 1993, pp. 143-152.

Questo splendido saggio analizza l'attrazione provata dal  turismo omosessuale nordico, a cavallo fra Ottocento e Novecento, nei confronti delle popolazioni del "Sud".
Le pp. 143-152 analizzano la fotografia di Gloeden dal punto di vista della sensibilità omosessuale e della sua ricerca dell'"esotico" nei ragazzi siciliani.
Molto interessante, e privo del moralismo anglocentrico di successivi contributi sullo stesso tema.



Copertina di un fascicolo di "Mediterranean studies".

Alù, Giorgia, Pan, the saint and the peasant: Southern bodies imag(in)ed at the turn of the nineteenth century, "Mediterranean studies", XIV 2005, pp. 203-224.

Studio accademico su Gloeden che non aggiunge nessuna notizia o nessuna interpretazione nuova. L'autrice è infatti unicamente interessata a verificare come sia possibile leggere le foto di Gloeden (e Plüschow), attraverso un filtro psicoanalitico e foucaultiano, quali esercizi di razzismo verso i ragazzi del Sud (in ciò trascurando la dimensione classista della loro opera).

Molto spazio è dedicato alla “costruzione del sé attraverso lo sguardo dell'Altro”, e molto poco al significato sociale o artistico della produzione di Plüschow e Gloeden, trattati come se condividessero lo stesso sguardo e lo stesso approccio:
The look from the place of the other” , as Lacan calls it, allows the artist to recognize himself in the desired Other and, at the same time, to distance himself from it. Therefore, the homoeroticism of his photographs works as a strategy to reconstruct his ego and protect it from fragmentation”. (p. 215).
La conclusione dello studio è che:
Through the camera, the Southern body becomes both a represented and a representing object. At the same time, through the Other's body the photographer can construct his relationship with the world and his perception of it. The artist projects his fears and fantasies of what and who is alien onto the Other's body; he can also play and re-play his own anguish, perplexities and anxieties”. (p. 221).
Inutile per lo studioso di Gloeden.



Copertina di "Bluemagazine" n. 19, febbraio 1999.

Anonimo
, The art + times of Wilhelm von Gloeden, "Blue magazine", n. 19, february 1999, pp. 96-101.

Articolo divulgativo apparso su una lussuosa rivista di grande formato, specializzata in nudo maschile "di buon gusto".
Il testo riassume la vicenda biografica di Gloeden e di Pancrazio Buciunì in modo sintetico ma corretto.
Non nuove ma belle le illustrazioni. Uno degli esempi migliori fra gli articoli apparsi sulle riviste gay.


Frontespizio del libro di Aniante [1929]

Aniante, Antonio  (1900-1983), "Gloeden". In: Venere ciprigna. Novelle, Edizioni Tiber, Roma 1929, pp. 23-29.

Sguardo (malinconico) sugli ultimi anni di Gloeden, e bilancio della sua arte, giudicata positivamente.
Ho messo online questo brano nel presente sito.



Copertina di L'ovie et l'obtus

Barthes, Roland, "Wilhelm von Gloeden". In: L'obvie et l'obtus. Essais critiques III, Seuil, Paris 1982, pp. 179-180. Anche in italiano, come introduzione del libro edito da Lucio Amelio nel 1978.

Parole in libertà su Gloeden, scritte senza nessuna previa conoscenza del tema, finendo per leggere l'opera del fotografo attraverso la griglia interpretativa del... kitsch. Se  non fosse per la fama del suo autore, questo sarebbe un intervento ormai (meritatamente) liquidato come espressione dei primissimi brancolamenti della ricerca critica su Gloeden, superato per la palese assenza d'elementi su cui l'autore potesse basare il suo liquidatorio giudizio.
Purtroppo, come uno zombie, nel mondo accademico di tanto in tanto questo scritto riappare e viene citato.





Copertina del ''National geographcic, 1909.

Bell, Alexander Graham (1847-1922), A country where going to America is an industry, "National geographic magazine", december 1909, pp. 1063-1102.

Reportage sull'emigrazione siciliana negli Usa, con 27 foto di Gloeden, alcune delle quali mai viste altrove. Non parla di Gloeden, si limita ad utilizzarne le foto.
Le foto erano state portate da Taormina dalla
moglie di Alexander Graham Bell ("inventore del telefono"), che era anche uno dei soci fondatori del "National Geographic".

L'intero numero della rivista è online sul sito del "Biodiversity trust".



Prima pagina dell'articolo

Boisard, Auguste (secc. XIX-XX), Taormina la divine, "Le Monde illustré", 4 juillet 1903, p. 147-150.

L'articolo è in teoria su Taormina, ma l'autore si sofferma per una pagina buona a descrivere la sua visita allo studio di Gloeden, dove in assenza dell'artista è ricevuto da Pancrazio Buciunì (che gli mostre le foto di nudo che Gloeden gli aveva scattato).
L'articolo è illustrato con foto di Wilhelm von Gloeden, Giovanni Crupi e Giuseppe Bruno (putroppo tutte non accreditate).

Il testo originario è online, assieme al resto del numero, su Gallica.fr.



Copertina del libro di Mario Bolognari.

Bolognari, Mario, I ragazzi di von Gloeden. Poetiche omosessuali e rappresentazioni dell'erotismo siciliano tra Ottocento e Novecento, Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria 2012.

La migliore e più completa opera storica su Gloeden e sulla Taormina del suo tempo attualmente esistente.

[Questo è solo un "segnaposto", in attesa di trovare il tempo per recensirla]

 


Bolognari, Mario, "Taormina and the strange case of Baron von Gloeden", in: Lorenzo Benadusi, P.L. Bernardini, E. Bianco, e Paola Guazzo (curr.), Homosexuality in Italian literature, society, and culture, 1789-1919, Cambridge Scholars Publishing, Newcastle Upon Tyne 2017, pp. 155-183

.[Questo è solo un "segnaposto", in attesa di trovare il tempo per recensirla].
 

  
Bolognari, Mario, Falsi miti di Belle Epoque. Ai tempi “felici” del fotografo Wilhelm von Gloeden la Taormina dei poveri emigrava in America, "Illuminazioni", n. 16, aprile-giugno 2011, pp. 13-63.

Splendida analisi delle condizioni sociali a Taormina negli anni di Gloeden, che mostra come la realtà fosse ben diversa da quella "arcadica" descritta da Gloeden, ma fosse fatta di povertà spaventosa e di emigrazione di massa, che spopolò interi paesi intorno a Taormina.

Il testo è apparso su una rivista online, da cui è scaricabile liberamente (fare clic sul link per inizare lo scarico del .pdf).



Fontespizio dell'annata

Boss, Mrs George C. Jr, Sicily, the battle-field of nations and of nature, "National geographic magazine", January 1909, pp. 96-118.

Il testo è illustrato da foto acquistate in Italia dalla moglie di Alexander Graham Bell, che purtroppo ebbe l'idea geniale di firmarle tutte come proprie. Almeno sei sono certamente di Gloeden, ma forse le immagini da attribuire a lui sono di più.

L'intero numero della rivista è online sul sito del "Biodiversity trust".




Calogero, Lorenzo, Taormina la trasgressiva! Ovvero: l'origine del "mito Taormina", "Quaderni taorminesi"; ca. 2000, pp. 35-38.

Di quest'opera ho potuto consultare solo una fotocopia, a cui mancava l'indicazione dell'anno, che comunque dovrebbe essere il quinto (verso il 2000).

Si tratta di un articolo la cui importanza consiste nel prendere infine atto, in una rivista rivolta a un pubblico locale, dell'importanza del turismo omosessuale (e quindi dell'immagine propagandata per il mondo da von Gloeden) per gli inizi delle fortune turistiche di Taormina.

Per il resto, Calogero riferisce le vicende basandosi sul solo romanzo di Peyrefitte quale fonte storica.
La scelta è funzionale a conferire una certa aura poetica all'accaduto, ma ovviamente a tutto scapito della precisione storica.




Copertina de "La rondine", maggio 1928

D'Agostino, Carlo (sec. XIX-sec. XX), Il barone Guglielmo von Glöden, "La Rondine mensile artistica letteraria mondana", anno III, nn. 5-6, maggio 1928, s.i.p.

L'ultimo omaggio d'una rivista (un bollettino turistico taorminese) a un Gloeden sempre più visto come un avanzo del passsato.
L'autore lo descrive, simpateticamente, come ancora pieno di vita ed energie, ma il tono del brano è quello riservato a una celebrità che ormai appartiene al passato. Del resto Gloeden sarebbe morto solo tre anni dopo.

Ho ripubblicato il testo nel presente sito.



Frontespizio del numero con l'articolo di Cusp   frontespizio del numero 42

Cust, Robert H. Hobart (1861-1940), Photographic studies, illustrated by Guglilemo Plüschow and Count von Gloeden, "The photogram", XLI-XLII, n. 41, London 1897, pp. 129-133 (prima parte), e
Cust, Robert H. Hobart (1861-1940), Photographic studies, illustrated by Guglilemo Plüschow and Count von Gloeden, "
The photogram", XLI-XLII, n. 42, London 1897, pp. 157-161 (seconda e ultima parte).

Un vero e proprio saggio sul nudo in fotografia, che utilizza come esemplificazione le foto di Gloeden e Plüschow. Palesemente l'autore ha preferenze sessuali per i ragazzi, ma cerca di proporre un discorso oggettivo, soprattutto per spezzare una lancia a favore dell'idea che la fotografia possa essere arte, e in particolare il nudo offra occasioni molto sottovalutate di produrre il Bello.
Cust ha conosciuto e frequentato sia Gloeden a Taormina che Plüschow a Roma. La parte più curiosa del suo scritto è quella in cui parla dei modelli, dopo averli conosciuti di persona, ed essere rimasto colpito dal loro aspetto dimesso, ben diverso da quello idealizzato nelle fotografie. Gli italiani sono piccoli, sproporzionati, e perdono la bellezza adolescenziale con molta rapidità, lamenta Cust. Le sue considerazioni sugli italiani sono decisamente oltre il limite del razzismo.
Un documento che merita la lettura sia per quanto lascia capire sulla battaglia per fare ammettere la fotografia fra le arti, sia per quanto lascia intravedere dietro le quinte del lavoro di Gloeden e Pluschow.

Ho pubblicato testo e traduzione di entrambe le puntate nel presente sito.



Essebac, Achille (Achille Bécasse, 1868-1936), L'élu, chapitre VI, Chamerot & Renouard, Paris 1898.

Al riparo dell'apparenza della finzione narrativa, il romanzo descrive al capitolo VI la baraonda di "ragazzi di vita" che vanno e vengono dallo studio d'un fotografo omosessuale di Roma, che è palesemente Plüschow .

Essebac lo aveva evidentemente frequentato, come si giudica da dettagli che appaiono anche in altri suoi romanzi (come la descrizione in Partenza...vers la beauté! dei ragazzi ciociari a Roma, a poca distanza dallo studio di Plüschow, che infatti non a caso li utilizzò come modelli, nel loro caratteristico costume, nelle sue foto).
Può quindi essere trattato come una fonte indiretta che, se non restituisce dati storici esatti, se non altro testimonia di un clima e un'ideologia.

Ho tradotto e pubblicato il brano nel presente sito.




Copertina di Partenza... vers la beauté", 1898.

Essebac, Achille (Achille Bécasse, 1868-1936), Partenza... vers la beauté!, Chamerot & Renouard, Paris 1898.

Taccuino di viaggio in Italia di un omosessuale molto appassionato di adolescenti.

Visitando Roma descrive la scalinata su cui si offrono i "modelli per artisti" ciociari, e commenta la produzione di foto di nudo maschile venduta dai negozi di via Sistina. Curiosamente, trova o troppo effeminati o troppo bestiali i modelli di Gloeden, mentre va in visibilio per i "ragazzi di vita" di Plüschow (che egli frequentò, vedi la voce precedente).

Ho trascritto e tradotto in italiano questa parte nel mio sito, qui.




Illustrations

Evangelista, Stefano, "Aesthetic encounters: the erotic visions of John Addington Symonds and Wilhelm von Gloeden". In: Luisa Calè e Patrizia Di Bello (curr.), Illustrations, optics and objects in nineteenth-century literary and visual cultures, Palgrave MacMillan, Houndmills 2010, pp. 95-104.

Il saggio è imperniato sull'interesse che per il militante omosessuale inglese J. A. Symonds avevano le foto create da Gloeden  come "immagini di desiderio". L'autore è poco interessato alle foto in quanto tali, che per lui sono solo l'ennesima incarnazione d'un discorso "orientalista", razzista, classista ed anche un po' colonialista, nei confronti dei modelli.

L'autore propone anche alcune osservazioni interessanti (ad esempio laddove nota a p. 98 che l'arte di Gloeden si rapporta più con la scultura che con la pittura), ma non dà loro seguito, privilegiando l'aspetto politico a quello artistico.

Del resto secondo lui "l'ingenuità che informa l'estetica di von Gloeden è di fatto una forma di kitsch, costruita attraverso una mistura eclettica fra accademismo greco, latino e Belle Arti, creato dal godimento simultaneo di estetica elevata e cattivo gusto" (p. 98).

Come se non bastasse, l'autore è imbarazzato dal contenuto omosessuale dell'immaginario di Gloeden, quindi fa salti mortali incredibili per evitare di usare la parola "omosessuale" utilizzando ogni tipo di giro di parole, anche grottesco, da "omofilo" a... "omoeroticamente inclinato"  (p. 94).
Un esempio di come il neopuritanesimo accademico americano sia tornato a inquinare il discorso sulla storia omosessuale italiana, con argomenti nuovi di zecca per discorsi e attggiamenti vecchi come il cucco.



Copertina del numero 9 di Fotologia
  
Faeta, Francesco, Wilhelm von Gloeden. Per una lettura antropologica delle immagini, "Fotologia" (Alinari, Firenze), vol. 9, 1988, pp. 88-104. 

L'autore ha, nel 1984, interrogato sulle pratiche omosessuali la generazione di taorminesi che conobbe Gloeden (compreso un suo amante per due anni, V. L. P. , nato nel 1910).

Purtroppo il taglio del saggio è di tipo strettamente antropologico, quindi, pur contenendo qualche intrigante frustolo delle risposte, l'autore è meno interessato a raccontare cosa ne pensavano i suoi testimoni dell'omosessualità e di Gloeden, e più a confrontare, in un approccio accademico, cosa ne pensavano Roland Barthes o Michel Foucault.
Si spera che in un qualche futuro l'autore possa trovare il modo di pubblicare anche le testimonianze, che sono uniche, in un nuovo  intervento.


Purtroppo la rivista su cui l'intervento è ospitato non ha stampato al meglio le foto di Gloeden che accompagnano il testo, che hanno una sgradevole viratura giallastra.



Inizio della seconda parte del saggio di Falco

Falco, Giuseppe (1875-1941), Su alcune anomalie sessuali, "Rivista di medicina legale e giurisprudenza medica", 1919, pp. 100-106 e pp. 133-137. Con una tavola f.t.

Saggio medico-legale interamente dedicato al caso di Wilhelm von Plüschow (qui citato come "G. P.").

L'autore ha chiaramente letto la sentenza del processo, dato che ne cita alcuni estratti, ma non si è basata solo su quella, visto che fornisce ulteriori dati, alcuni dei quali ignoti (per esempio, un problema con la polizia a Roma nel 1898).

Purtroppo solo la prima metà del documento parla del caso, la seconda essendo dedicata a un esame morfologico dei modelli, alla ricerca di eventuali "tare degenerative" sui loro organismi (!), basandosi sull'esame delle foto sequestrate, consegnate al Museo di criminologia di Roma, nel quale si trovano tuttora.



Copertina di "San Domenico in Taormina"

Flacco, Antonino, "Quella camera oscura interiore il cui ingresso è vietato..." /  "That interior darkroom whose entrance is forbidden... The Arcadia of the nude in photography". In: Amendolagine, Francesco (cur.), San Domenico in Taormina, Marsilio, Venezia 1999, pp. 140-149.

Raccolta di scritti, in inglese ed italiano, sulla storia dell'alòbergo di lusso "San Domenico", anticamente un convento domenicano.
L'auotre di questo saggio ha competenze nella storia della fotografia, che esibisce, ma nessuna competenze specifica su Gloeden, sul quale evita di dire qualsiasi cosa non fosse già ampiamente nota. In particolare, evita d'approfondire il tema che aprendo un libro del genere chiunque si sarebbe aspettato, ossia il periodo di utlizzo dell'ex convento di San Domenico da parte di Gloden come location per le sue fotografie di nudo. Ed anche dopo che il covento divenne un albergo, Gloeden aveva comunque acquistato la casa di fronte ad esso, invitando con grosse scritte sul muro esterno del suo giardino i turisti a visitare la sua esposizione d'arte, nonché a portare le loro foto a sviluppare, o a svilupparle personalmente nella "camera oscura" che la ditta Gloeden noleggiava.
Per riempire in qualche modo lo spazio assegnatogli, non volendo parlare di ciò di cui avrebbe dovuto logicamente parlare, l'autore si lancia allora in una lettura in chiave psicoanalitica del  lavoro di Gloeden, trovando che esso è l'espressione di un
"istinto di morte", nella lettura più omofobica del'opera del "barone fotografo" che io abbia mai letto.


    Foto di Wilhelm von Gkloeden da ''The spell of Southern shores'' - 1926
    Wilhelm von Gloeden, foto dal libro The spell of Southern shores (1926).

Tradotta dal russo da Paolo Galvagni, ecco la descrizione d'una serata trascorsa nel 1899 da una scrittrice lesbica presso von Gloeden, a Taormina.  

Rivela l'atteggiamento "folcloristico" e "colonialista" con cui Gloeden interagisce coi ragazzi indigeni, ma anche il clima di sogno di cui aveva saputo ammantare la sua permanenza in Sicilia, trasformando gli indigeni in  esotiche (ed erotiche) comparse. 

L'ho messa online nel presente sito. 



Prima pagina dell'articolo

Gloeden, Wilhelm von, Kunst in der Photographie, "Photographische Mitteilungen", n. 36, 1899, pp. 3-10 

Gloeden, davanti a un consesso di colleghi fotografi, spiega la sua estetica e la sua idea di fotografia, e racconta come è giunto a creare il mondo delle sue foto.

Ho fatto tradurre e ho pubblicato questo testo nel presente sito.



Goldberg, Vicki, A man-made Arcadia enshrining male beauty,  "New York Times", August 13 2000, pp. 30-31. 

Recensione all'opera di Gloeden, in occasione d'una mostra a New York. Equilibrato. 
Online su "Forum Romanum".



Copertina "GLQ", 2006

Goldman, Jason, "The golden age of gay porn". Nostalgia and the photography of Wilhelm von Gloeden, ''GLQ', XII (2) 2006, pp. 237-258.

Questo saggio è fondamentalmente una carrellata su come l'opera di Gloeden sia stata recepita sul mercato di lingua inglese, dai suoi giorni fino all'epoca di internet, su vari piani che vanno dalla idealzzazione nostalgica estetizzante del passato, alla pura e semplice pornografia.

Purtroppo in qualche piccolo punto il saggio propone osservazioni che soffrono del fatto che la divisione fra quanto prodotto da Gloeden e quanto prodotto da Pluschow e Galdi nel 2006 era ancora ancora incompleta, attribuendo così a Gloeden caratteristiche che che in realtà erano più tipiche degli altri due fotografi che sue.



 
Copertina di Ragazzi di Konrad Helbig

Helbig, Konrad (1917-1986), Ragazzi, editions Braus, Heidelberg 2001. 

Quest'opera (in-quarto, splendidamente stampata in bicromia, con testo in tedesco e italiano) non contiene alcuna foto di Gloeden, bensì il lavoro d'un fotografo tedesco che nelle sue immagini di ragazzi italiani degli anni Cinquanta e Sessanta mostra di averne assorbito il linguaggio, contaminandolo magari con quello, posteriore, di Herbert List.

Interessante come documentazione della persistenza della visione gloedeniana anche dopo la sua morte. E splendida come opera in sé.




Copertina del periodico

Hüttinger, Martin, Weisheit aus der Projektion männlicher Jugend: Wilhelm von Gloeden - Photographien im Lichte der biblischen Weisheitsliteratur, "Werkstatt Schwule Theologie", XIV (2) 2007, pp. 250-260.

Considerazioni teologiche queer sulle fotografie di Gloeden.

Non leggo il tedesco, quindi non ho idea di cosa dica, ma certo questo è il saggio più bizzarro mai scritto sul "barone fotografo".



Prima pagina dell'articolo

Limbosch, Paul (1879-dopo 1932), L'exposition Gloeden au cercle artistique (21-29 Novembre 1908), "Association belge de photographie - Bulletin", XXV 1908, pp. 416-419.

Relazione su una mostra di Gloeden tenuta a Bruxelles, contenente un interessante giudizio artistico del suo lavoro. Ne ho pubblicato testo e traduzione italiana nel presente sito.

Gloeden è nominato altrove in questo numero anche alle pp. 369, 404, 406, 421, 423, 431, 451 e 454.

L'annata del Bulletin è online qui.



Frontespizio dell'annata

Loescher, Fritz (1873-1908), Über Kunstphotographie, "Das Atelier des Photographen", VI 1899, pp. 195-200.

Recensione in preparazione.




Copertina di don Giovanni Battista Marziani, Un grido d'allarme all'indirizzo di tutti i taorminesi. Discorso 14 giugno 1908, Tipografia san Giuseppe, Messina 1908

Marziani, don Giovanni Battista (1881-1917), Un grido d'allarme all'indirizzo di tutti i taorminesi. Discorso 14 giugno 1908, Tipografia san Giuseppe, Messina 1908.

Testo del sermone che il parroco della cattedrale di Taormina fu costretto a tenere dopo le furibonde polemiche nate dalle accuse di fare "mercato di carne umana" che il giornalista Umberto Bianchi scagliò contro Gloeden e la sua cerchia.

Il sacerdote ovviamente condanna coloro che praticano l'omosessualità, ma lo fa con un costante sforzo di non nominarla mai, esattamente come non nomina nessuno dei protagonisti dello scandalo, utilizzando giri di parole tanto larghi che si capisce l'argomento della predica solo conoscendo già i fatti a cui allude, senza mai citarli.

Nonostante non riferisca nessun "fatto" utile allo storico, è comunque d'un testo importante per capire cosa, in quell'anno o poco dopo, abbia spinto Gloeden a smettere di fotografare il nudo.

Ho messo online sul presente sito la trascrizione del testo.




Copertina di ''The spell of southern shores''

Mason, Caroline Atwater (1853-1939), The spell of southern shores, The page company, Boston 1915, pp. 201-202. 

Testimonianza su Gloeden d'una ricca turista americana, che lo conobbe nel 1913. Descrive il suo giardino, e l'affabilità con cui Gloeden riceveva i clienti.

L'ho messa online e tradotta nel presente sito.


 
Copertina di ''Varietas''. Collezione G. B. Brambilla.
Immagine: collezione G. B. Brambilla.
Matteucci, Nina (secc. XIX-XX), Wilhelm von Gloeden, "Varietas" n. 75, luglio 1910, pp. 401-406. 

Nel 1908 Gloeden subì pesanti attacchi, che riuscì a rintuzzare senza danni irreparabili, come "mercante di carne umana". Nel 1910 la polemica si riaccese a causa d'una denuncia anonima che segnalava la sua opera come oscena, provocando un'indagine da parte del Ministero degli Interni, che avrebbe tenuto aperto un fascicolo su Gloeden fino allo scoppio della guerra.
Per disbrigarsi da questa situazione, da un lato Gloeden smise di fotografare il nudo (dopo il 1908 non appaiono più "facce nuove"), e dall'altro commissionò, oppure accettò volentieri, il presente saggio critico, che difende entusiasticamente il carattere "classico" e per nulla osceno della sua arte.

Secondo Nina Matteucci l'opera di Gloeden dava in effetti accesso nientepopodimenoché alla Grecità classica stessa, miracolosamente rediviva nelle sue foto.
Ovviamente Gloeden fu "classico" solo nel senso che la sua estetica faceva riferimento al neo-classicismo accademico, pompier, e già eclettico, di fine Ottocento, ma per la Matteucci la "classicità" era appunto quella.

Negli anni precedenti la guerra (1910-1915) Gloeden mobilitò tutte le sue amicizie per sfuggire al cappio che gli si chiudeva attorno, ottenendo articoli come questo e addirittura un premio del Ministero della pubbica istruzione.
Purtroppo per lui l'estetica neo-classica e accademica era già ampiamente al tramonto, come rivela la copertina stessa di questa rivista, pienamente Art Nouveau.

Più che le denunce, da cui Gloeden riuscì a schermarsi grazie alle sue amicizie, s
arebbe stato questo cambiamento di gusto, definitivo alla fine della Prima guerra mondiale, a rendere obsoleto il suo progetto artistico.

Questo articolo fotografa lo "zenit" della parabola artistica di Gloeden, nell'attimo subito precedente l'inizio della discesa della sua fama, quindi merita la lettura.

Ho messo online questo testo nel presente sito.
 



copertina del nunmero della rivista
 
Michel, Etienne (secc. XIX-XX), Jean Lorrain en Sicile, ''L'Esprit Français'', 4e année, tome V, n. 6, 10 juin 1932, pp. 141-146.

Racconto d'un incontro fra l'autore e Wilhelm von Gloeden, avvenuto nel 1911, nel quale il fotografo aveva raccontato i due suoi incontri con il romanziere francese (morto nel 1906). Lo scritto è particolarmenre interessante per la minuziosisima descrizione del giardino e della casa di Gloeden.

Ciò che questo articolo tace è che Lorrain era (notoriamente!) omosessuale; ciò sapendo, la descrizione dell'affinità più volte sottolineata da Gloeden con lo scrittore francese si capisce meglio.

Dal racconto emerge un Gloeden che introduce il suo celebre ospite ai ragazzi taorminesi, organizzando per lui una serata presso la propria villa sul Monte Ziretto, nel quali "figli di pastori e contadini" danzano per gli ospiti balli tradizionali siciliani.
Ho messo online nel presente sito testo francese e traduzione italiana.
  

 

Miraglia, Marina (1938-2015), L'eredità di Wilhelm von Gloeden, Amelio, Napoli 1977. 

Opuscolo di sette pagine (non illustrato) che introduce in modo equilibrato e senza pruderie l'opera di Gloeden, e annuncia l'acquisizione del suo archivio da parte della galleria Lucio Amelio di Napoli. Che con le lastre originali aveva ristampato le foto della mostra a cui questo libretto si accompagnava.
Da questa collezione il fondo sarebbe passato, alla morte del gallerista, alla Fondazione Alinari di Firenze, dove tuttora si trova. 


 


Miraglia, Marina (1938-2015), Guglielmo Plüschow alla ricerca del bello ideale, "AFT (Archivio fotografico toscano)", anno IV, n. 7, giugno 1988, pp. 62-67.

Il testo è integralmente online in scansione come .jpg.  
Si tratta d'uno scritto fondamentalmente di critica d'arte, che dopo qualche scarno appunto biografico (non privo di qualche imprecisione, ma per l'epoca insolitamente informato) tratta delle differenze artistiche fra Gloeden e Plüschow, e dell'inserimento di Plüschow nel contesto dell'arte fotografica della fine del XIX secolo.  
Nonostante le scoperte intervenute con gli anni abbiano reso in parte superata la parte biografica, il saggio merita ancora la lettura per la parte critica, che rimane valida.



Copertina di Fotografi e pittori

Miraglia, Marina, "Wilhelm von Gloeden e il Postmodernismo". In: Fotografi e pittori alla prova della modernità, Bruno Mondadori, Milano 2012, pp. 151-167.

[Questo è solo un "segnaposto", in attesa di trovare il tempo per recensirla]



 

Mormorio, Diego, La lunga vacanza del barone von Gloeden, Peliti associati, Roma 2002. 

Tre raccontini (36 pagine), in-ottavo piccolo, sull'arrivo di Gloeden a Taormina, sul suo amico e poi avversario, il barone Geleng, e sul processo per "oscenità" subito dal suo erede nel 1936-41. 

Il tema omosessuale è comunque tenuto in sottotono, se non nascosto. 



Copertina de Il paesaggio fotografico
Copertina de Il ritratto fotografico

Namias, Gian Rodolfo, Il ritratto fotografico e l'arte nel ritratto, Il progresso fotografico, Milano 1915.

Albert, Armando e Namias, Gian Rodolfo, Il paesaggio fotografico e l'arte nel paesaggio, Il progresso fotografico, Milano 1914.

Poco prima della Grande Guerra, Gloeden entrò nelle grazie d'una delle persone più importanti per la storia della fotografia italiana dell'epoca: Gian Rodolfo Namias (1867-1938), direttore de "Il progresso fotografico".
Questi due manuali scritti da lui sono ampiamente illustrati da tavole fuori testo, che illustrano gli ideali estetici dell'autore. Il libro sul ritratto contiene almeno 9 foto di Gloeden, mentre quello sul paesaggio ne pubblica cinque, tutte animate da figure umane (e in due casi, da nudi maschili).
Un'importante attestazione di stima verso Gloeden come artista, nonostante gli attacchi scatenati dai cattolici e dai socialisti nel 1908-1910, che lo accusavano d'essere un pornografo.



Copertina della prima edizione de I baroni di Taormina  dimensioni h 170 x largh 132

Nicolosi, Pietro (1925-2002), I baroni di Taormina, Flaccovio, Palermo 1959 e Giannotta, Catania 1973 (prefazione di Roger Peyrefitte). 

Libro di storia locale taorminese  contenente una biografia di "Guglielmo" Gloeden (pp. 39-66 della riedizione), e di qualche altro ricco turista omosessuale che frequentò Taormina fra Ottocento e Novecento. La prima edizione propone anche una selezione di fotografie.

È assai utile per ricostruire l'ambiente sociale in cui operò e visse il "barone fotografo": l'autore aveva ancora a disposizione i testimoni oculari di quell'epoca. Non a caso è l'unico a riferire i nomi e cognomi dei principali modelli di Gloeden.

Benché scritto sulla scia della narrazione di Roger Peyrefitte, il cui incantesimo Nicolosi non intende infrangere, quest'opera è di quanto di più vicino esista a una biografia "di prima mano" di Gloeden, e risulta, per quanto è stato possibile verificare fin qui, attendibile nelle sue affermazioni.



Copertina de L'omo delinquente

Oliari, Enrico, L'omo delinquente. Scandali e delitti gay dall'Unità d'Italia a Giolitti, Prospettiva editrice, Roma 2006.

Contiene i capitoli:
"Catania, 1908: von Gloeden e il commercio di giovani da parte dei tedeschi", e
''Roma, 1908: Processo a Wilhelm von Plüschow'',
che descrivono l'attacco contro i due fotografi di nudo maschile in Italia nel 1907/8, sull'onda degli scandali omosessuali stranieri.

Oltre a discutere la vicenda, pubblica anche per la prima volta in appendice materiali essenziali, come la trascrizione della sentenza di condanna a Plüschow, e trascrizioni di articoli polemici contro Gloeden nel 1908. (che ho ripubblicato nel presente sito riprendendoli da lì).




Copertina del libro di Pacifico Palumbo,

Palumbo, Pacifico, Wilhelm von Gloeden & me. Original paintings and drawings inspired by Wilhelm von Gloeden photographs, Booksmyth, Shelburne Falls, Ma 2021.

Da ragazzo, racconta Palumbo nell'introduzione, l'autore voleva fare il pittore, ma il padre glielo aveva proibito perché sarebbe diventato o comunista o queer. Andato in pensione, Palumbo ha infine fatto un corso di pittura, ed ecco la realizzazione del suo sogno in 88 pagine a colori di trasposizioni a colori d'immagini di Gloeden, Plüschow e Galdi. Più 24 pagine di trasposizioni di foto di nudo maschile scattate dall'autore.
La qualità della sua arte può essere giudicata dall'immagine in copertina, che ben riflette il livello di tutto il libro.


Copertina di Picturesque Sicily

Paton, William Agnew, Picturesque Sicily,  Harper & Brothers, New York 1898.

Fra le numerose tavole fuori testo (non numerate) ben 15 sono opera di Gloeden, il cui nome non è però mai citato. (Del resto gli Usa non avevano ancora firmato gli accordi internazionali sul diritto d'autore).
Esilaranti le didascalie razziste apposte dall'autore, che specificano meticolosamente il "tipo razziale" di ogni soggetto italiano (greco, saraceno, normanno), senza sapere che alcuni modelli non erano siciliani bensì abruzzesi.

Alle pp. 339-348 l'autore racconta inoltre il suo soggiorno a Taormina, ma neppure qui nomina mai Gloeden.

L'edizione del 1897 è scaricabile da Google libri e quella del 1898 dall'Internet Archive.



Copertina del libro di Raffaella Perna

Perna, Raffaella, Wilhelm von  Gloeden. Travestimenti, ritratti, tableaux vivants, Postmedia, Milano 2013. 

Finalmente uno storico italiano della fotografia affronta Gloeden senza preconcetti e senza cercare di nascondere sotto il tappeto il fatto che la sua opera appartenne, anche, alla cultura omosessuale di fine Ottocento e inizio Novecento.  
Questo libriccino (in-quarto) è più un saggio illustrato che (l'ennesima) antologia d'immagini: testo e foto si dividono a metà lo spazio. L'autrice fornisce sia una biografia che un agile riassunto della fortuna critica di questo fotografo in Italia e all'estero. 

L'opera interessa quindi soprattutto a chi desideri leggere una biografica critico-artistica che superi una buona volta le favole diffuse dal romanzone di Peyrefitte, magari a integrazione del meraviglioso saggio di Mario Bolognari, che ha un taglio storico-antropologico e non biografico-artistico.

L'opera di Perna aggiorna di almeno tre decenni quanto disponibile in italiano sulle vicende biografiche e critiche di Gloeden, svecchiando drasticamente la conoscenza disponibile nella nostra lingua, ed aggiungendo materiale inedito frutto della ricerca originale dell'autrice. La quale per eccesso di modestia non valorizza appieno, segnalandoli come tali, i suoi contributi originali, che il lettore non a conoscenza della letteratura esistente può essere portato a non riconoscere, ma che esistono e sono numerosi: cito fra tutti il testo della sentenza definitiva d'assoluzione dell'erede di Gloeden, Pancrazio Buciunì, qui pubblicata per la prima volta, dimostrando come quella circolata fino ad oggi fosse in realtà la sentenza di primo grado. 

Molte sono le lacune riempite da Perna nelle conoscenze (approssimative e spesso intenzionalmente mistificanti) circolate fino ad oggi, con un amorevole lavoro filologico di particolare importanza e interesse, anche se inevitabilmente destinato a sfuggire al lettore non pienamente addentro nel tema. 

Si aggiunga il fatto che l'aspetto iconografico non è per niente secondario, dato che Perna ha cercato di proporre immagini per quanto possibile inedite: cosa non facile per un autore, come Gloeden, su cui il mercato ha già proposto letteralmente decine di edizioni, ma in buona parte riuscita, restando alla larga dalle paludi del "visto e stravisto".  
La stampa (monocroma in bianco e nero, ma su carta patinata) e la qualità delle riproduzioni sono adeguate al livello d'un libro fotografico a prezzo economico (€ 19) e sono più che all'altezza del tipo di proposta editoriale scelta. 

Lodevole l'attenzione (ormai imprescindibile per qualsiasi lavoro che voglia avere, come questo, un approccio filologico) prestata nel riportare sempre il numero di catalogo laddove presente sul retro delle foto, ed anche la competenza che ha permesso all'autrice di non sbagliare neppure un'attribuzione: qui tutte le foto di Galdi e Plüschow sono chiaramente identificate come tali. Qui siamo ormai a ben altro livello, rispetto ad alcune opere di solo un paio di decenni fa. 

Il prezzo e le dimensioni contenute (109 pagine, di cui una buona metà d'immagini) fanno di quest'opera l'introduzione ideale a Gloeden ed alla sua opera, e la consiglio come tale. 

Il solo limite che riesco a immaginare è che, essendo l'attenzione dell'autrice rivolta con prepotenza alla storia dell'arte, l'importanza sociale e addirittura politica che ebbe l'opera di Gloeden per l'immaginario collettivo omosessuale dell'Otto e Novecento è molto trascurata, salvo laddove abbia avuto influssi su artisti gay contemporanei come Mapplethorpe o LaChapelle, che sono peraltro discussi apertamente e senza nessun falso pudore.
Non si tratta quindi di censura, come nelle opere precedenti di autori italiani (quasi "mitica" resta la devastante omofobia dell'edizione Longanesi del 1980), bensì di focalizzazione, purtroppo necessaria in un libro di dimensioni tanto contenute.


Resta comunque il fatto che è un peccato che un'autrice dall'approccio tanto rilassato all'ottica gay nell'arte non abbia avuto lo spazio per approfondirne l'importanza in Gloeden: di sicuro avrebbe avuto da dare un contributo interessante.
Un contributo che, purtroppo, nella critica d'arte italiana continua a mancare, con la sola eccezione del lavoro di Eugenio Viola.

Post scriptum: su Academia.edu sono leggibili e scaricabili le pagine introduttive dell'opera.


Copertina del libro

Peters, Kathrin, "Anatomy is sublime: the photographic activity of Wilhelm von Gloeden and Magnus Hirschfeld", in: Michael Thomas Taylor, Annette F. Timm e Rainer Herrn (curr.), Not straight from Germany: sexual publics and sexual citizenship since Magnus Hirschfeld, University of Michigan Press, Ann Arbor 2017, pp. 170-190.

Analisi dell'uso di foto di Gloeden fatto da Magnus Hirschfeld per illustrare le opere sue e dei suoi discepoli per dimostrare la teoria degli "stadi sessuali intermedi".
L'autrice non conosce Gloeden, come dimostra il fatto che per analizzarlo cita Barthes e Foucault e Butler, cosicché è quasi inevitabile che delle otto  foto di Gloeden qui analizzate ben quattro e forse cinque siano in realtà di Plüschow.
Ovviamente il saggio ha ragione nel sottolienare che era un abuso utilizzare come documenti "scientifici" immagini come quelle di Gloeden, nate con intenti esclusivamente artistici, tuttavia questa argomentazione vale per qualsiasi fotografo di nudo artistico.

Il saggio risulta quindi molto più interessante per chi studi Hirschfeled che per chi studi Gloeden.


Copertina del libro

Peters, Kathrin, "Sichtbarkeit und Körper: Wilhelm von Gloeden, eine Revision", in: Herta Wolf (cur.) Zeigen und/oder Beweisen? Die Fotografie als Kulturtechnik und Medium des Wissens, De Gruyter, Berlin/Boston 2016, pp. 170-190.

(Riflessione queer).



 

Peyrefitte, Roger (1907-2000), Eccentrici amori, Longanesi, Milano 1967. 

L'edizione originale (Les amours singuliers) fu edita nel 1949. 

Una delle due narrazioni di questo libro è dedicato a una compiaciuta biografia di Wilhelm von Gloeden, mentre la seconda parla della passione incestuosa d'una madre per il figlio omosessuale. 

Fu quest'opera narrativa a ridare celebrità a Gloeden, dopo un periodo d'eclissi della sua fama, al punto che per decenni l'opera del "barone fotografo" è stata letta attraverso il filtro (e in parte specchio deformante) di Peyrefitte. 

Quest'opera è anche, indirettamente, responsabile della corsa ad attribuire a Gloeden qualunque foto di nudo maschile prodotta in Italia a fine Ottocento, corsa che nel secolo scorso ha inquinato il corpus di Gloeden con opere di altri fotografi. Essendo quello di Gloeden (grazie a Peyrefitte) il solo nome noto, le sue foto valevano di più sul  mercato antiquario. Da qui valanghe di attribuzioni "disinvolte", e non certo disinteressate, da parte di commercianti d'immagini e collezionisti. 

Nota bene: nonostante Peyrefitte abbia fatto in tempo a parlare con chi aveva conosciuto Gloeden in vita, e si basi nel suo racconto su fonti di prima mano, lo scritto rimane comunque opera letteraria e romanzata. Non è una biografia di carattere "scientifico" e filologico, e va quindi presa con molta prudenza. 

Ciò detto, chiunque studi Gloeden dovrebbe partire dalla lettura di questo testo, perché molti saggi critici posteriori sono conferme o smentite (di solito non dichiarate) al ritratto reso celebre in quest'opera.


Copertina di Roger Peyrefitte, Wilhelm von Gloeden

Peyrefitte, Roger (1907-2000), Wilhelm von Gloeden, Éditions textes gais, Paris 2008.

Riedizione con nuovo titolo de Les amours singuliers.(vedi voce precedente).

Con un'operazione commerciale di rara confusionarietà, viene qui riproposto solo il primo dei due raconti de Les amours singuliers (quello che fa parlare in prima persona Gloeden della propria vita), con l'aggiunta di un'introduzione che parla del rapporto di Peyrefitte con Taormina e Gloeden, e di un'appendice di una cinquantina di fotografie di nudo "dalla collezione Peyrefitte" (ma ne sono state aggiunte a casaccio diverse, trovate chissaddove).

Una scelta che ci riporta indietro di trent'anni, con scatti di Gloeden, Plueschow e Galdi (più una foto, del tutto estranea al gruppo, di Louise Binder-Mestro) mescolate in un guazzabuglio che esclude che queste foto possano avere un valore documentario rispetto al racconto, rivelandosi alla fine solo una carrellata di ragazzotti nudi col pisello al vento.

Chi ha prodotto questo "oggetto librario" si è inoltre preso la libertà di ridimensionare le foto, mutilarle, tagliarle, senza avvisarci, sconvolgendo le messe in posa e le inquadrature di Gloeden.
E non inizio neppure a dire della stampa, che è semplicemente atroce.

Eppure uno studio serio su Peyrefitte e Taormina si sarebbe effettivamente rivelato molto interessante, dato che per decenni Gloeden è stato letto quasi esclusivamente attraverso l'intepretazione di Peyrefitte. Purtroppo ci si deve accontentare di qualche ricordo e pettegolezzo del suo esecutore testamentario, interessante sì, ma non risolutivo.

Fondamentalmente, un'iniziativa editoriale inutile.



Pietsch, Ludwig  (1824-1911), Kunst und Photographie,"Velhagen & Klasings Monatshefte", 1893-94, pp. 385-399. 

Saggio sull'arte di Gloeden, in tedesco, illustrato da alcune incisioni tratte da foto di Gloeden risalenti alla produzione del periodo napoletano e del periodo dell'apprendistato fotografico con Giuseppe Bruno a Taormina.

Ho caricato le scansioni dell'intero articolo, ottenute grazie alla cortesia di Malcom Gain, su WikiCommons (fare clic su ogni immagine per ingrandirla). 


 

Pohlmann, Ulrich, "Wilhelm von Gloeden: la visione di un paradiso terrestre fin de siècle", in: Peter Weiermair, Il nudo maschile nella fotografia del XIX e del XX secolo, Essegi, Ravenna 1987, pp. 29-43. 

Questo eccellente saggio di uno dei migliori studiosi di Gloeden, ne esamina l'opera  dal punto di vista della storia della fotografia e della storia sociale. 

Non nasconde minimamente il carattere omosessuale della sua produzione, e ne valuta il significato nel contesto sociale, culturale e artistico dell'epoca, con osservazioni acute e interessanti. 

Raccomandato.
 

 
Copertina del libro di Pohlmann su Plüschow

Pohlmann, Ulrich, Guglielmo Plüschow (1852-1930). Ein Photograph aus Mecklenburg in Italien [1995].

È qui pubblicato online, in tedesco solamente, il testo critico che accompagna l'omonimo libro.



Copertina di Queer reflections


Radić, Xavier, Queer reflections on Baron Wilhelm von Gloeden. A creative reconsideration of pose, gaze and technique, Lambert Academic publishing, Saarbrücken 2011.

Ottimo (o meglio, pessimo) esempio della regola: "ti definisci "queer", quindi ti è consentito dire qualsiasi cosa ti passi in mente spacciandola per un fatto".
Questo libriccino esageratamente costoso (sono 61 pagine in-ottavo, stampa in bianco e nero su carta non patinata; i conti relativi al prezzo li lascio a chi mi legge) è una tesina di dottorato riproposta tale e quale dall'autore, che afferma di avere come credenziale 40 anni di carriera come fotografo...

Nonostante le "credenziali", però, egli non sa nulla di nuovo su Gloeden, e neppure gli interessava saperlo: a lui interessava infatti scrivere la prima cosa che gli passava per la mente guardando alcune foto di Gloeden (poche: qui ci sono più autoritratti dell'autore nudo che foto di Gloeden). Ed anche questo poco è filtrato attraverso la lettura di Roland Barthes, che a sua volta di Gloeden sapeva pochino.
In partiolare Radić sembra ossessionato dallo "sguardo" dei modelli.

La farò breve. Risparmiate i vostri soldi, questo scritto non ha nulla di nuovo da dire, neppure da una prospettiva queer.



Copertina del fascicolo

Riggs, Arthur Stanley, Inexhaustible Italy, "National Geographic", October 1916 (vol. XXX, n. 4), pp. 273-368 del numero speciale: Italy: the gifted mother of civilisation.

Reportage di viaggio sull'Italia del 1916, divisa fra arte rinascimentale e folclore, con numerose illustrazioni di "tipi italiani" scattate da Gloeden (che quindi in questo numero è solo un illustratore).

L'intero testo è online sul sito del "Biodiversity trust".



Copertina del libro di David Rosenthal

Rosenthal, Donald, The photographs of Frederick Rolfe, Baron Corvo, 1860-1913, Asphodel, North Pomfret 2008.

Questa monografia (in 250 copie) sulle foto di nudo maschile scattate in Italia e in Inghilterra dall'eccentrico scrittore inglese Frederick Rolfe, dedica una sezione (alle pp. 108-123) ad analizzare l'influenza che ebbero Gloeden e Plüschow sulle immagini di Rolfe. Costui era peraltro poco più di un entusiasta dilettante, e in più aveva un caratteraccio; quindi Rolfe non ebbe nessuna influenza su Gloeden e Plüschow.

Tuttavia, Rosenthal svolge un lavoro meticoloso di ricostruzione della rete di amicizie di Rolfe, che apparteneva anch'egli a quel sottobosco omosessuale che acquistava le foto dei due più celebri artisti che vivevano in Italia (uno di loro, sir Franck Brangwin, citato a pagina 109, frequentò a lungo la casa di Kitson a Taormina).
A p. 114 Rosenthal rileva poi che già nell'anno 1883 il pittore Alma-Tadema possedeva foto di ambientazione "classica" scattate da Plüschow.
Questa ricostruzione è insomma senz'altro insolita e utile.


 
Copertina di Saglimbeni

Saglimbeni, Gaetano (1932-2016), I peccati e gli amori di Taormina, Edizioni P&M Associati, Messina 1990. 

Vedi il capitolo 3,  "Gloeden: vizi privati e pubbliche virtù del barone fotografo", pp. 29-40.

Testo non di storia ma cronaca rosa, si basa fondamentalmente su Nicolosi.



Copertina di Fotogeschichte

Scheid, Uwe, Il vero nudo. Akstudien von Guglielmo Plüschow, “Fotogeschichte”, V 1985, heft 18, pp. 9-21.

Articolo pioniere, uscito negli anni in cui ancora si dubitava, addirittura, che Plüschow fosse mai esistito.
Dopo essere venuto in possesso di una cinquantina di lastre di vetro negative, anonime e in condizioni precarie, Scheid era riuscito a stamparne i positivi (una decina dei quali sono qui riprodotti: due nudi maschili e tutti gli altri nudi femminili), riuscendo infine a capire che erano tutte opere di
Plüschow.

Scheid presenta in termini generici l'artista, di cui ai tempi non si sapeva assolutamente nulla, e spiega con quali criteri (confronto fra modelli, località e oggetti di scena) fosse giunto all'attribuzione (che era corretta).
L'unico aspetto oggi invecchiato è la convinzione che
Plüschow fotografasse in prevalenza donne, vista la prevalenza schiacciante dei nudi femminili fra le lastre da lui trovate, ma si tratta di un errore di poco conto.




Prima pagina dell'articolo

Schiff, Gert (1926-1980), The sun of Taormina, "Print collector's newsletter", Vol. IX No. 6, January-February 1979, pp 198-201.

Articolata recensione dei due volumi a cura di Jean-Claude Lemagny (1977) e di Charles Leslie (1977). 
Irrimediabilmente datata a causa della massa enorme di nuovo materiale edito nel frattempo, e della migliore conoscenza delle opere di Plüschow e Galdi che nel 1979 erano praticamente ignoti, è però ancora di qualche utilità per l'analisi dei paralleli iconografici fra le opere di Gloeden, Plüschow e Galdi e gli artisti loro contemporanei. 




Copertina di Die Roemische campagna

Schrader
, Bruno, Die Römische Campagna, Seemann, Leipzig 1910.

Guida turistica alla Campagna romana. Contiene foto di paesaggi scattate da Wilhelm von Plüschow alle pp. 1, 106, 164,177, 201, 243 e 244.
Fu l'ultima opera a cui Plüschow contribuì prima dell'espulsione dall'Italia.



Copertina di Sympatiens hemlightsfulla

Söderström , Göran (1934-viv), "Carl von Platen". In: Silverstolpe, Fredrick et all, Sympatiens hemlighetsfulla makt - Stockholms homosexuella 1860-1960, Stockholmia förlag, Stoccolma 1999, pp. 332-356.

Saggio in svedese su un fotografo d'inizio Novecento, Carl von Platen, arrestato nel 1903 e internato in manicomio per aver fotografato seminudi i suoi amanti.

Costui nel febbraio 1898 avva viaggiato fino a Taormina con uno di loro, il sedicenne Herbert Lundgren, e lo aveva fatto posare per Gloeden. Purtroppo Lundgren morì di tubercolosi durante il viaggio di ritorno, e l'inchiesta di polizia sulle cause della sua morte svelò il rapporto (illegale in Svezia, all'epoca) fra Platen e lui, dando inizio all'inchiesta contro Platen.

Il saggio pubblica alcune foto di tale servizio, almeno una delle quali, la numero 1412 (piuttosto bruttina), è entrata a far parte del catalogo commerciale di Gloeden.



Copertina di "Era Taormina"

Tomasino, Letizia, Era Taormina, Youcanprint, Lecce 2022. ISBN 979-1221407075.

Letizia Tomasino è una scrtittrice palermitana, collezionista di fotografia ed appassionata di Taormina e della sua storia, che ha acquistato la parte "documentaria" della collezione già di Nino Malambrì, risalente in parte all'archivio di Wilhelm von Gloeden.

Questo libro non contiene nessuna foto esplicitamente firmata da Gloeden o Crupi, contenendo soprattutto foto non firmate dei primi decenni del Novecento. Grazie alla collaborazione con lo storico taorminese Alfio Barca, Tomasino è stata però in grado di riconoscere e contestualizzare il soggetto della gran parte di questi scatti.
Pur non essendo questo un libro direttamente correlato a Gloeden, offre comunque un importante termine per contestualizzare il mondo in cui egli visse ed operò.

La qualità della stampa è adeguata al prezzo dell'opera.



Copertina di "Wilhelm von Gloeden, famiglia e amici

Tomasino, Letizia, Wilhelm von Gloeden. Famiglia e amici, Youcanprint, Lecce 2023. ISBN 979-1221477818.

In questo libricino Tomasino ha pubblicato foto private, di famigliari e amici (non tutti identificati, per ora), di WIlhelm von Gloeden. Il testo che accompagna le immagini è stato in gran parte ricopiato, spesso alla lettera, dal presente sito. :-(

Tomasino ha puntato a un'edizione economica alla portata di tutte le tasche, riuscendo nell'intento. Purtroppo ciò l'ha costretta a sacrificare un po' la qualità della stampa, a cui nelle foto più piccole avrebbe giovato un maggior dettaglio. Tuttavia questo libro si configura come un utile strumento per la ricerca storica su Gloeden, e vale ampiamente il prezzo che costa.



Copertina di "Palermo"

Tomasino, Letizia, Palermo nelle foto di Giovanni Crupi, Youcanprint, Lecce 2023. ISBN 979-1222705958.

Grazie a un'imponente collezione privata d'immagini, in parte provenienti dall'archivio già di Nino Malambrì a Taormina, Tomasino è stata in grado di curare il primo libro mai edito su Giovanni Crupi, l'amico e collega di Gloeden. L'opera è ben stampata ed offre poco meno di trecento pagine, ampiamente illustrate, e vale ampiamente il prezzo che costa.
Le immagini sono accompagnate da testi che illustrano a grandi linee la storia dei luoghi e dei monumenti ritratti.
Il corpus delle immagini palermitane di Crupi sembrerebbe appartenere, a quanto si vede nel libro, a un catalogo separato rispetto a quello generale, dato che duplica con frequenza numeri e scatti già presenti nel catalogo generale. A giudicare dalla numerazione, si trattava d'un corpus di oltre 1200 scatti!

Premessa al testo, la biografia di Crupi che avevo scritto per "Wikipink".

Si auspica che in futuro Tomasino ci possa proporre anche un libro sulle foto taorminesi di Crupi.




  
Trede, Theodor (1833-19..), Volksleben in Süditalien, "Velhagen & Klasings Monatshefte", XII 1897-98, pp. 449-461. 

Saggio sull'arte di Gloeden, in tedesco, assai prezioso in quanto pubblica principalmente opere della primissima produzione di Gloeden, risalente al periodo del soggiorno in Abruzzo a Francavilla a Mare, e opere scattate durante l'apprendistato fotografico con Giuseppe Bruno a Taormina.

Si noti che le immagini non sono fotografie ma, com'era comune all'epoca per problemi tecnici, incisioni fedelmente tratte dalle foto.

Ho caricato le scansioni dell'intero articolo, ottenute grazie alla cortesia di Malcom Gain, su WikiCommons (fare clic su ogni immagine per ingrandirla).



Copertina de "Il barone e il cameriere"

Triolo, Lorenzo, Il barone e il cameriere, Luoghi interiori, Città di Castello 2020.

Ancora un romanzo, questa volta con Pancrazio Buciunì come "io narrante" della vicenda di Gloeden.

Siamo di fronte ancora una volta alla scelta della narrativa di finzione per proporre sì una biografia, ma con una maggiore "licenza di sbagliare" rispetto a un saggio. L'autore assembla infatti voci raccolte dalla memoria (e i pettegolezzi) dei taorminesi (e questo è comunque atto meritorio, visto che tutto quanto poteva essere usato per una biografia scientifica è stato sistematicamente fatto sparire dagli eredi) con informazioni recuperate online, incluso dal presente sito, e brani frutto della sua fantasia, come egli stesso ammette qua e là in nota.

Il risultato non è malvagio, sicuramente meno distorto di quanto non lo fosse il romanzo di Peyrefitte, che era troppo intento a creare un'apologia per riferirci i documenti che discordavano con la sua tesi centrale, anche se poi era letterariamente superiore per coerenza ed elegante capacità affabulatoria.

Personalmente non ho amato la scelta di fare dell'io narrante un personaggio un po' sempliciotto, che distorce tutti i nomi delle persone che nomina, e non riesce a parlare un italiano corretto (salvo negli intermezzi in cui la vena lirica prende la mano a Triolo e lo fa parlare, ben poco credibilmente, come un professore di filosofia).
Né ho apprezzato una certa caratterizzazione grassoccia e volgare, che include anche la sua fissazione sui "genitali grossi" dei modelli di Gloeden, fissazione che fin qui ho trovato più negli eterosessuali che denigrano Gloeden che nei gay che lo apprezzano.

Si aggiunga la preoccupazione di Buciunì/Triolo di insistere - per la millionesima volta - sul fatto che i ragazzi fotografati da Gloeden non ebbero mai rapporti sessuali né con lui né con altri turisti, i quali a dire dell'io narrante avevano rapporti esclusivamente tra di loro.
Allo stesso Gloeden, dipinto come castissimo, sono attribuiti solo tre amori in tutta la vita, uno dichiaratamente di fantasia, uno per il cantante Wüllmer (il costruttore della "casa bianca", il cui coinvolgimento nello scandalo Plüschow nel 1907 Triolo passa peraltro sotto silenzio) ed uno per il pittore inglese Kitson.
Sappiamo da altre fonti che questa ricostruzione è completamente falsa, e sarebbe stato semmai più interessante e produttivo ricostruire il processo collettivo di rimozione e "costruzione della tradizione" con cui, dopo la morte di Gloeden, i taorminesi hanno  inventato un'immagine di sé casta e pura, in cui giammai il tarlo dell'omosessualità aveva intaccato la loro sana virilità. Sì, Gloeden era purpu, però faceva sesso solo con altri furasteri, giammai con i ragazzi che fotografava (ossia, i nostri padri e nonni). Amen.

Nel complesso è una lettura gradevole, meno enfatica di quella di Peyrefitte, utile a introdurre il personaggio per chi non lo conoscesse, anche se le generose infusioni di dettagli e aneddoti inventati di sana pianta sconsigliano dall'utilizzare questa narrazione come fonte storica attendibile. Anche se ammetto che mi ha dato una serie di utili spunti da verificare.
(Nota al margine: cosa avrà spinto l'autore a usare la medesima immagine di copertina del catalogo della mostra taorminese del 2020, con la medesima viratura verde-bottiglia, ingenerando confusione tra i due libri?).




 
Verdicchio, Pasquale (1954-vivente), Looters, photographers, and thieves: aspects of Italian photographic culture in the nineteenth and twentieth centuries, Fairleigh Dickinson University Press, Madison NJ 2011. 

Contiene due saggi su von Gloeden (devo ancora leggerlo).



Prima pagina dell'articolo da Die Kunst

W. von Gloeden's photographische Freilichtstudien, "Die Kunst für Alle", n. 16, 1900-1901, Mai, pp. 378-383.  

Testo anonimo, in tedesco, ilustrato, riedito anastaticamente nell'antologia della Janssen verlag, pp. 3-6 (manca la p. 381, che contiene due foto).

L'articolo completo è online qui.



Prima pagina dell'articolo su The Photogram, 1894.

(White, Joseph Gleeson, 1851-1896), On photographing the nude, "The photogram", 1894, p. 55-56, 85-86, 103-104 e 134-137. 

Discute del nudo in generale, ma usa molte foto (anche) di Gloeden per illustrare il pezzo. Fu un tentativo compiuto dal redattore Joseph Gleeson White (che scrisse il testo, ma non lo firmò), poeta "uraniano" e segretamente omosessuale, d'introdurre il tema della foto di nudo maschile al suo pubblico.

Tipica della diversa mentalità e sensibilità dell'epoca è la quarta parte, che istruisce su come fotografare nudi i bambini, giudicati più "innocenti" e quindi meno "problematici" dei corpi adulti sessualizzati.

L'intero articolo, scansito dalla collezione di Malcom Gain, è online e scaricabile su WikiCommons.

Copertina della ristampa dell'articolo di White

Di quest'opera è stata fatta un'edizione per collezionisti, a tiratura limitata a 25 copie, edita da Callum James, Portsmouth 2006, 12 pagine.
Rispetto all'originale va segnalato che mancano (incomprensibilmente) le pagine 103 e 109, e che il testo è stato reimpaginato.
Inoltre sono state aggiunte due pagine d'introduzione di Callum James.
È quindi solo una curiosità da collezionisti, non potendo essere utilizzata come riedizione anastatica fedele.




Inizio dell'articolo da ''The studio''

(White, Joseph Gleeson, 1851-1896), The nude in photography: with some studies taken in the open air, ''The studio'', June 1893, pp. 104-109. 

Articolo sul nudo fotografico maschile, illustrato da molte foto di Gloeden (e del "Baron Corvo"). Anche in questo caso White scrisse il testo, ma non lo firmò.

L'intero articolo, scansito dalla collezione di Malcom Gain, è online e scaricabile su WikiCommons.

Esiste anche una scelta di estratti da questo testo operata da una rivista americana col titolo: Photographing the Nude, "The American amateur photographer", VI 1894, pp. 255-260. La parte che parla di Gloeden vi è inclusa. Anche questo testo è online e scaricabile, dal sito dell'Hathi Trust.



Prima pagina dell'articolo

White, Joseph Gleeson, 1851-1896, The nude in photography, "The photographic times", XXIX 1897, May, n. 5, pp. 209-220.

In questo saggio, uscito postumo (il che permise di pubblicarlo con la firma dell'autore), White riprende il tema già trattato nel 1893, in risposta a obiezioni per lo più d'impronta puritanica.

Alle pp. 215-216 discute a lungo di Gloeden, indicandolo come l'esempio migliore del fatto che è possibile produrre un nudo fotografico che sia artistico, classico, di buon gusto e per nulla indecente. Lo critica però (e a ragione) per la presenza in alcune immagini (quelle delle origini) di una sovrabbondanza di dettagli inutili.
Anche qui illustrano il testo alcune foto di Gloeden e una di Plüschow.

Interessanti per noi anche varie osservazioni sulla mentalità dell'epoca, che ci rivelano come il nudo femminile scatenasse immediati allarmi, quello maschile fosse più tollerato se si richiamava alla consolidata tradizione dell'antica Grecia e Roma, laddove il nudo su cui nessuno trovava da ridire, in quanto giudicato innocuo, era quello... dei bambini. Osservazione che ci aiuta a meglio inquadrare certe foto di bambini nudi scattate da Gloeden, che oggi ci lasciano esterrefatti.

Il saggio può essere consultato online sul sito dell'Hathi Trust.




Young, Peter, Wilhelm Von Gloeden - First great photographer of the male nude, da "Gayme", anno 2 fasc. 1. 

Questo articolo è sostanzialmente un riassunto della biografia fornita da Leslie nella sua monografia su Gloeden. 

Anche se l'articolo non contiene nulla di particolarmente scandaloso, credo sia doveroso avvisare del fatto che esso apparve su una rivista dell'associazione pedofila Nambla.


Nota: chi possedesse dati bibliografici e immagine di copertina di opere su Gloeden non incluse in questa lista farà cosa gradita inviandomele. 

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[Fare clic qui per la parte 3 - Giovanni Dall'Orto, Un nuovo von Gloeden]. --> 
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 [Fare clic qui per l'indice delle pagine su Gloeden nel presente sito]. 
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L'autore ringrazia fin d'ora chi vorrà aiutarlo a trovare immagini e ulteriori dati su persone, luoghi e fatti descritti in questa scheda biografica, e chi gli segnalerà eventuali errori



Note 

[1] Questo elenco non è ovviamente esaustivo. 
Si troverà una ricchissima bibliografia, di ben tre pagine, in calce al saggio di Pohlmann. 
(Grazie a Malcom Gain per le foto di copertine che mi ha inviato).

Alcune opere che non sono mai riuscito a consultare di persona o che devo ancora leggere sono: 

Arcara, Stefania, Hellenic transgressions, homosexual politics: Wilde, Symonds and Sicily, ''Studies in travel writing'', CLXII 2012, pp. 135-147.

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Cox, Guy, The prepuce in Italian art. Evidence from von Gloeden’s photographs, "Open Access Library Journal", III (08) 2016. Online.
Scaricabile da qui.

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James, Marie-Louise, The erotic gaze of the Italienreise: Wilhelm von Gloeden and Der Tod in Venedig, "Publications of the English Goethe Society", XC (3) 2021, pp. 229-252.

***

Moreno Pérez, Javier, Eromenofilia. Representaciones fotográficas del muchacho adolescente desnudo a finales de s. XIX y principios de s. XX. Homerotismo en la obra de Wilhelm von Gloeden, Wilhelm von Pluschow, Vincenzo Galdi, Tesi di dottorato, 07/2018.

***

Palumbo, Berardino, A Baron, some guides, and a few ephebic boys: cultural intimacy, sexuality, and heritage in Sicily, "Anthropological quarterly", LXXVI (4) 2013, pp. 1087-1118.

***

Perna, Raffaella, La fortuna dei nudi maschili di Wilhelm von Gloeden, "Bollettino Telematico dell'Arte", 9 Marzo 2017, n. 835.

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Scritti in lingue che non parlo:

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Rune Gade, Hinsides figenbladet -- om Wilhelm von Gloedens fotografier, "Magasin fra Det Kongelige Bibliotek", XI (4) 1996, pp. 61-68.
(Il link scarica direttamente il .pdf).

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Sunnemar, Jonatan, Sydeuropeiska kroppar i fotokonst 1890-1910 - En analys av Wilhelm von Gloedens fotografier av nakna sicilianska ynglingar, Diva-portal.org, 2018.

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