Home page Giovanni Dall'Orto > Scritti di attualità e politica
Cerca in questo sito [powered by FreeFind]

Scritti d'attualità e politica di Giovanni Dall'Orto

Ho iniziato a radunare qui i miei scritti d'attualità, man mano che li scrivo, recuperando (a poco a poco...) anche vecchi pezzi che penso (o spero) non abbiano perso interesse.
Quando i testi erano già online in siti altrui (non sempre col mio consenso!), ho evitato di duplicarli facendo un link: per leggerli si esce dal mio sito.
 
 


Attualità e politica

[l testi preceduti da un *asterisco sono stati editi solo sul web].



1991

Una richiesta inopportuna ("Babilonia" n. 87, marzo 1991, pp. 6-7).
Lettera aperta contro la prima Guerra del Golfo, all'epoca salutata festosamente anche dagli omosessuali.


Se ti chiamano "frocio". Come difendersi dagli insulti ("Babilonia" n. 88, aprile 1991, pp. 52-53).
Suggerimenti su come difendersi dagli insulti e su come rispondere. Per coloro che dicono sempre: "Sul momento non sapevo cosa ribattergli"... Attenzione: contiene esempi d'insulti: se vi infastidiscono, non leggete questo pezzo.


Scheda del libro Figli diversi, scritto assieme a mia madre Paola Dall'Orto (1991, 1999).



1993

Intervista a "Triangolo silenzioso" (da: "Babilonia" n. 112, giugno 1993). [Pubblicata sul sito dell'Arcigay di Milano].
Articolo di presentazione del primo gruppo di sordi gay e delle sue problematiche, ripubblicato con qualche taglio (operato senza il mio consenso... e va be'!). 



1994

Lettera dal "ghetto gay" (da: "Babilonia" n. 202, marzo 1994).
Quando si accusa la realtà gay di essere un "ghetto" e il movimento gay di essere "autoghettizzante" si parla senza neppure sapere quel che si sta dicendo, per pura omofobia. Un'analisi della storia e della natura del ghetto ebraico, che fu una istituzione imposta dall'esterno e con la violenza, dimostra che la realtà gay non è un ghetto. Semmai è il corrispondente della giudecca, cioè la libera aggregazione degli ebrei che, senza nessun obbligo, sceglievano di vivere vicino ai correligionari per il piacere di farlo, e non per costrizione. L'accusa di "autoghettizzazione" lanciata dai nemici della comunità omosessuale ha quindi tutt'altro scopo: impedire che le persone omosessuali si frequentino a vicenda, in modo che restino solo "individui" indifesi, senza una comunità di riferimento, e come tali più ricattabili e manipolabili.



1997

* Perché milito. (Ovvero: la "Sanvincenzo" è un'altra cosa) [edito originariamente su www.gayteen.it, non più online].
Metà sfogo e metà riflessione sul senso della militanza gay. Che non è, come troppi credono, un'attività caritatevole per il bene altrui, ma un'azione per migliorare la propria vita. Ognuno deve quindi fare la propria parte di lavoro, migliorare per quanto può da sé la propria vita, perché non esiste nessuna Grande Mamma o Messia gay che "salverà" il mondo gay, o che migliorerà la qualità della nostra vita.

[Torna in cima]

-

1999 

* Perché aderisco all'appello contro la pena di morte per gli assassini di Matthew Shepard (Edito originariamente su Mondoqueer, ottobre). [In progetto la pubblicazione all'interno del presente sito].


* Gay sarai tu! (edito originariamente su N.O.I.).
Un testo ironico (scritto nel 1997) sull'aumento degli "indefinibili" (= gay che non hanno il coraggio di ammettere di essere tali) all'interno del mondo gay. Gli omosessuali, si sa, sono sempre gli altri
In parte è anche un'analisi del cambiamento silenzioso e sotterraneo del mondo gay negli anni che precedettero l'esplosione del World Pride del 2000: un cambiamento che fino al World Pride stesso non riuscì a trovare espressione e coscienza di sé. [In progetto la pubblicazione all'interno del presente sito].


* Lettera a "Il giornale di Brescia", 27/3/1999 (edito originariamente su N.O.I).
Risposta ad un articolo cattolico sulle adozioni ad omosessuali, che usa il pretesto dei bambini in pericolo per scagliarsi contro le unioni civili.


* Il diavolo nei locali gay? (edito originariamente su Mondoqueer, novembre; precedentemente rifiutato dal mensile gay "Pride & Guide").
La "commercializzazione" del mondo e soprattutto del movimento gay italiano è davvero il diavolo? Ed è poi vero che il movimento gay si è "commercializzato", o è stato piuttosto (anomalia solo italiana) il mondo commerciale che ha dovuto "politicizzarsi" per riuscire ad esistere? 


* Oltre la visibilità: la "fosforescenza" gay (edito originariamente su Mondoqueer, 10-12-1999, non più online). [Riedito nella rassegna stampa di TamLes].
Senza la visibilità la battaglia per la liberazione gay non può andare da nessuna parte. Anzi, non basta la banale "visibilità", occorre semmai la "fosforescenza" gay (visibile anche di notte!), perché tutte le nostre richieste come omosessuali alla società (dal matrimonio alla protezione sul lavoro a...) presuppongono gay e lesbiche visibili.


Animali: adesso la chiamano "esuberanza" ("Pride & Guide" n. 12, dicembre 1999).
Recensione del libro Biological exuberance - Animal homosexuality and natural diversity, un testo di biologia rivoluzionario che dimostra che l'omosessualità è una componente "secondo natura", presente in tutto il Regno animale.

[Torna in cima]

-

2000

La Chiesa non chiede perdono per i roghi antigay ("Pride" n. 10, aprile 2000). [Pubblicato su gaynews].
Il papa ormai ha chiesto perdono a tutti: donne, ebrei, indios, arabi... solo nei confronti degli omosessuali la Chiesa cattolica non riconosce nessuna responsabilità per duemila anni di condanne e persecuzioni, spesso mortali.


Il papa, il World Pride e noi ("Pride" n. 11, maggio 2000).
Rileggendolo oggi, questo è un articolo buffo. Fu scritto prima della forsennata campagna antigay della Chiesa cattolica, quando gli organizzatori del World Pride, a furia di litigare con tutti, temevano che a Roma non sarebbe andato nessuno, e cercarono perciò d'ingraziarsi il Vaticano, ossequiandolo, per limitare i danni.
Scrissi questo pezzo per dire: "Parlate per voi". Il cattolicesimo ha scelto d'essere nostro nemico, al punto che la differenza fra pro ed anti-gay oggi in Italia corre non fra sinistra e destra, ma fra laici e cattolici (e i fatti lo avrebbero dimostrato clamorosamente di lì a poche settimane). Chi verrà a Roma non lo farà certo per ossequiare il papa.


"World Pride 2000": i miracoli esistono ("Pride" n. 13, luglio 2000).
Articolo scritto il mese precedente il World Pride (che avrebbe registrato da 200.000 a 300.000 presenze). 
Dopo gli attacchi forsennati dei cattolici, che negano agli omosessuali il diritto a manifestare, partecipare non significa più battersi per i soli diritti gay, ma per la libertà di parola e per la democrazia stessa. 
Eppure divisioni e liti nel movimento gaylesbico hanno quasi fatto fallire l'evento: solo il "miracoloso" intervento vaticano (mirato a spezzare l'alleanza fra cattolici e partiti di centrosinistra, manovra poi riuscita) ha sopito le feroci risse intestine. (Una lezione da cui il movimento gaylesbico pare fortunatamente avere imparato qualcosa).


Possiamo rifarlo ("Pride" n. 16, ottobre 2000).
Il World Pride è stato lo scatto della molla, che sprigiona l'energia accumulata a lungo. Ora abbiamo capito che possiamo osare di più, e una nuova fase del movimento gay è iniziata. Per la terza volta dalla sua nascita nel 1972 (le altre due sono state nel 1976 e nel 1981/82) il movimento gay si ri-inventa. In che modo?

[Torna in cima]

-

2001

Il brutto anatroccolo: quando un gay odia il mondo gay ("Pride" n. 20, febbraio 2001).
Il diffuso disagio nel frequentare il mondo gay nasce spesso dalla difficoltà di accettare la propria omosessualità, ma di solito se ne dà la colpa agli altri, che non sono mai "all'altezza". 
La mia risposta alla lettera d'un giovane lettore "deluso".


Se un gay ti sbeffeggia ("Pride" n. 21, marzo 2001).
Urletti da checca e coretti di "cupiaaa!" all'interno di un locale gay: nulla è più raggelante per un "novellino" del mondo gay. Specie se non sa, o non vuole, rispondere per le rime.
Ma il folclore del mondo gay, il cosiddetto "camp" o "scheccata", può avere molti significati, sia negativi che positivi. Si tratta di imparare a decifrarli senza perdere la testa, e decidere caso per caso come comportarsi.


Non solo il sesso. Perché è giusto fare un Gay Pride a Milano ("Pride" n. 22, aprile 2001).
Dopo il trionfo del World Pride romano del 2000 alcuni chiesero di celebrare i "Pride" solo a Roma; altri (ed io fra loro) rilanciarono la tradizione "itinerante" del Pride. Questo articolo fu scritto per spiegare perché Milano, città capitale del sesso gay ma deserto nel dibattito politico gay italiano, avesse bisogno della "scossa" d'un bel Gay Pride: "Per troppi anni a Milano abbiamo voluto credere che la vita reale fosse solo una pausa fra i momenti di divertimento, e non l'opposto". "Cosa offre Milano, cosa offre l'Italia, oggi, a una persona omosessuale che chieda solo d'essere felice e viversi in pace la sua vita? Luoghi in cui fare sesso - e basta". E il sesso non è tutto...


"Un po' di rispetto per chi è velato!" ("Pride" n. 24, giugno 2001).
Un lettore protesta per la mia veemente difesa del "coming out": anche chi è "velato" ha una sua dignità! 
Ed ha ragione: non esistono due razze di gay, una "velata" e l'altra "orgogliosa": siamo tutti parte dello stesso mondo, ma in due momenti diversi delle nostre vite: prima e dopo il coming out
Esiste poi un diritto alla scelta e chi non farà mai il coming out lo esercita legittimamente... tuttavia non è reato pretendere che anche i velati rispettino tale diritto, smettendola di terrorizzare i gay indecisi col racconto di inesistenti catastrofi per chi "esce fuori".


Darkroom: facciamo luce ("Pride" n. 25, luglio 2001).
Le darkroom sono un tema controverso: c'è chi non le ama e non le frequenta, chi le ama e le frequenta, ma soprattutto chi non le ama, le frequenta e poi ne dice ogni male chiedendone a gran voce la chiusura. 
Rispondendo a una lettera sostengo che chiudere le dark non risolverebbe certi disagi, perché esse sono (anche) un sintomo dei disagi del mondo gay, non la causa; chiuderle significherebbe quindi solo spostare altrove lo sfogo di tali disagi. Ben altre sono le cose da fare con urgenza per rendere meno negativo il mondo gay.


* Possiamo migliorare (edito originariamente su Gay.it, 4 luglio 2001).
Un commento a caldo sul "Gay Pride" di Milano. Il temuto crollo di partecipazione del dopo-World Pride non c'è stato, ma non tutto è andato per il meglio. Possiamo migliorare.


Il Gay Pride di Milano mi ha insegnato... ("Pride" n. 26, agosto 2001).
Commento sulla riuscita (non scontata) del gay Pride di Milano del 23-6-2001. Un intervento meno critico - perché meno interno al movimento gay - del precedente.


La guerra non è un videogame ("Pride" n. 28, ottobre 2001). [Pubblicata su Gay Roma].
L'11 settembre e i gay. 
Dall'uso della violenza non può nascere nessuna giustizia.


La morale non riguarda il sesso ("Pride" n. 29, novembre 2001). Edizione parziale: La morale non serve per il sesso. [Pubblicata sul sito dell'Arcigay di Milano].
La morale serve per questioni più serie del sesso! Eppure dopo l'11 settembre i soliti reverendi hanno ballato sui cadaveri nelle Twin towers pur di sostenere che l'attentato era un castigo divino provocato dai froci! E contro i talebani i soldati non hanno scovato nessun insulto peggiore di: "froci"...
Che giudizio dare di una società come la nostra, che usa la morale esclusivamente per il sesso, censurando l'esistenza di altri, ben più gravi problemi?


Arcigay o arcicommercianti? ("Pride" n. 30, dicembre 2001). [Pubblicata su Gay Roma].
La doppia natura (metà commerciale, metà politica) dell'Arcigay è una contraddizione che spesso attira aspre critiche dai militanti gay più "duri e puri". 
Ma che dire, quando l'accusa di "eccessiva commercializzazione" viene... dai gestori stessi di circoli commerciali?

[Torna in cima]

-

2002

Non chiudere gli occhi sulla sofferenza ("Famiglia oggi", febbraio 2002).
Intervento richiestomi da un periodico cattolico sui licenziamenti di omosessuali. Online sul loro sito.


Gay Pride: l'importante è vincere, non partecipare ("Pride" n. 33, marzo 2002). [Pubblicata su "Clubclassic.net"].
Il World Pride del 2000 ha sbloccato una situazione ormai intollerabile di lotte intestine che aveva quasi ucciso il movimento gay. Oggi siamo in una fase nuova, la gente inizia a ragionare in modo diverso, e c'è per la prima volta una partecipazione davvero di massa. In questa situazione, la cosa più importante è ritrovare l'unità per vincere le nostre battaglie, smettendola colle faide che hanno tanto danneggiato il movimento gay nel passato.


* Gay Pride: cosa c'è dietro a due parole (aprile 2002).
* Da dove veniamo: microstoria del movimento GLBT (aprile 2002). [Pubblicati sul sito del BariPride].
Due schede scritte per il sito del Gay Pride del 2002, svoltosi a Padova, e riprese sul sito del BariPride 2003. Trattano dell'origine dei Gay Pride e della storia del movimento gay italiano.


Un amore normale ("Pride" n. 36, giugno 2002). [Pubblicata su Clubclassic.net].
La "voglia di normalità" è manifesta tra i "gay qualunque" che partecipano (sempre più numerosi) ai Gay Pride. Ma la normalità, per una minoranza "diversa" come la nostra, è un punto d'arrivo, non un punto di partenza. Per diventare "normali", banali, occorre cambiare il concetto che la società ha di "normalità" e non scimmiottarlo all'interno del nostro mondo. E se vogliamo insegnare la tolleranza agli etero, dobbiamo essere i primi a praticarla, fra di noi.


Gay Pride e uso della violenza [Queer-it e Deviazioni, 6-18/6/2002].
Scambio di "lettere aperte" in occasione del Gay Pride di Padova (8/6/2002), a proposito di alcuni Centri Sociali che avevano minacciato d'impedire fisicamente la contro-manifestazione dei nazisti di Forza Nuova. Una volta di più, sostengo la cultura della nonviolenza.


* Degustazione alfabetica dei Gay Pride [inedita - 10/7/2002]. [Mirror anche su Gay.it].
Spigolature in ordine alfabetico, metà per scherzo metà sul serio, di alcuni aspetti dei tre Gay Pride di Padova, Milano e Roma. Un punto di vista personale.


Il sesso è davvero importante ("Pride" n. 38, agosto 2002). [Pubblicata su Clubclassic.net]
A destra si considera il sesso "sconveniente": meno se parla, meglio è. A sinistra il sesso "non è importante" al paragone di altri, "veri" problemi... quindi se non se ne parla, meglio è. Eppure sempre più etero partecipano ai Gay Pride, anche quest'anno, perché non è rimasto loro altro spazio per manifestare il fatto che nella vita di ogni essere umano la sessualità è molto importante, anche da un punto di vista politico. Questo è il ruolo, positivo e costruttivo, anche se scomodo, che abbiamo oggi noi gay nel panorama sociale italiano.


Quant'è importante il sesso? ("Pride" n. 40, ottobre 2002). [Pubblicata su Clubclassic.net].
Risposta argomentata a un lettore che contestava il punto di vista espresso nell'articolo precedente.


* Stonewall a Milano? [Pubblicata su Clubclassic.net e Gay.it, 18 ottobre 2002].
Una lettera che descrive la reazione ad un controllo di polizia a danno dei locali della "via gay" di Milano, con ribellione dei presenti al terzo "controllo" in una settimana.
Una lettera più dettagliata, è stata messa online dal sito degli Orsitaliani.


Ribellarsi paga ("Pride" n. 42, dicembre 2002). [Pubblicata su Clubclassic.net].
Non firmato, sui fatti di via Sammartini, e i successivi sviluppi.

[Torna in cima]

-

2003 

Perché "no" alle guerre ("Pride" n. 46, aprile 2003). 
La nonviolenza è fin dalla nascita il solo e l'efficace metodo di lotta del movimento gay. Che per questo non può che essere contro la guerra che si sta preparando in Iraq. 
[Nota. ho messo online questo intervento senza impaginarlo, una versione impaginata è sul sito Clubclassic.net. Altri interventi del mio sito sulla nonviolenza e contro la guerra sono qui].


Quando la Storia accade ("Pride" n. 47, maggio 2003). [Pubblicata su Clubclassic.net].
La resistenza alla guerra del Golfo e il World Pride fanno parte di un medesimo fenomeno: il rifiuto di delegare tutte le scelte politiche ai "professionisti" della politica... come anche a sinistra ci viene chiesto di fare. Questo fenomeno è stato alla base di tutti i cambiamenti recenti positivi in Italia. Anche il BariPride di giugno è un'occasione di questo tipo.


Bari, lezione di civiltà ("Pride" n. 49, luglio 2003). [In preparazione]
Commento sul successo trionfale del BariPride.


La croce chiama, il fascio risponde ("Pride" n. 51, settembre 2003). [Pubblicata su Clubclassic.net].
Commento e analisi del nuovo documento Ratzinger di condanna dell'omosessualità, e della quasi contemporanea aggressione fascista ai danni di Michele Bellomo, portavoce del BariPride. A mio parere si tratta dei sintomi d'una crescente paura da parte dei nostri nemici, che iniziano a considerare inevitabile un qualche nostro successo, specie sulla questione delle Unioni Civili. L'importante per noi omosessuali è non farci intimorire proprio ora.


* Quei travestiti che ci danno una cattiva immagine (ottobre 2003).
Una lettera al mio sito. Un ragazzo si lamenta di certe manifestazioni "ostentate" d'omosessualità che a suo dire danneggiano la nostra immagine e la nostra vita. La mia risposta insiste sul fatto che discriminare alcuni di noi per piacere di più alla maggioranza è una falsa soluzione, che non ha mai funzionato, nella storia. La soluzione è insegnare alla società la tolleranza, magari pretendendo dai massmedia un'informazione più corretta.


* Gay e non vedente: ho diritto a una relazione? (ottobre 2003).
Anche questa è una risposta a una lettera, di un ragazzo gay e non vedente. Sospeso a mezzo fra "Unione italiana ciechi" e movimento omosessuale italiano, che finora non han pensato molto a lui...


* Bareback da censurare?  ("gay.it", ottobre 2003). 
Sul sito "gay.it", contestazione a me (e mia risposta) per una pubblicità di video bareback (senza protezioni) apparsa sulla rivista "Pride", che dirigo. Io non approvo il bareback, ma non ritengo che i video porno siano... materiale didattico. E se lo fossero, allora il problema andrebbe oltre il mero bareback, perché essi contengono anche molti altri atti unsafe
La verità è che la "cultura" del bareback è talmente diffusa che chi come me è contro, è oggi in netta minoranza. 
Serve perciò di più chiedersi perché siamo arrivati a questo punto che preoccuparsi di quel che succede nei videoporni...


* Babaij deve morire? ("gay.it", 26 ottobre 2003).
Commento al caso dell'omosessuale nigeriano condannato in base alla sharia islamica. Il pezzo ha suscitato un piccolo, civile dibattito, che si può leggere qui.


* Arte, creatività e omosessualità (16 novembre 2003).
Risposta a un'altra lettera al mio sito, che chiede perché insistere sull'omosessualità dei personaggi celebri del passato, e chiede se esista un rapporto fra l'omosessualità e la loro creatività artistica o scientifica.


* Non basta un "mi dispiace" ("gay.it", 16 novembre 2003). 
Sul tema dei Pacs, e sulle responsabilità che nella loro mancata approvazione ha la sinistra italiana, che si è ben guardata da risolvere il problema delle unioni civili gay quando era al governo. Il pezzo ha suscitato un variegato dibattito, che si può leggere qui.


* Perché non sopporto il mondo gay? (3 dicembre 2003).
Risposta a una lettera che si chiede i motivi di un improvviso senso di rifiuto del mondo gay.
Che a mio parere è oggettivamente brutto, come conseguenza di un'oppressione che ci ha resi "brutti". Ci sarebbe quindi da stupirsi se qualcuno non lo trovasse detestabile. Eppure verso questa realtà sono possibili almeno quattro atteggiamenti, da quello "ubriacone" di chi accetta l'attuale mondo gay come l'unico possibile, a quello "schifato" che lo maledice ma non fa nulla per cambiarlo, a quello "speranzoso" che senza moralismo e senza esaltazioni acritiche cerca di cambiarlo.


* Moralisti immorali ("gay.it", 18 dicembre 2003).
Commentando il voto parlamentare che, su pressione dei cattolici, ha respinto l'inseminazione eterologa, lo interpreto come ulteriore esempio del trionfo del moralismo (che sottomette l'Uomo, e la sua felicità, alla legge) sulla moralità (che crea la legge per servire la felicità dell'Uomo). Ciò è tanto più evidente in quanto nella vita reale coloro che difendono certi comportamenti non li praticano più, e la morale cattolica è naufragata.
Il pezzo ha suscitato un dibattito, che si può leggere qui.

[Torna in cima]

-

2004 

Tra Scilla e Cariddi. Il disagio dell'adolescente glbt fra società eterosessuale e mondo omosessuale [2004].
Apparso in origine negli atti del convegno Fuori dalla città invisibile (a cura di Cirus Rinaldi e Claudio Cappotto, Ila Pala, Palermo 2003).
Racconto del doppio disagio legato all'accettazione di sé da parte del/la adolescente omosessuale: quello causato dal rifiuto da parte della società eterosessuale, piena di pregiudizi e talora anche di violenza, e quello causato dal rifiuto della realtà gay, strutturata (nella sua parte maschile) per offrire sesso, ma poco d'altro.


* Perché mai i Pacs? ("gay.it", 10 gennaio 2004)
Un tentativo di rispondere, brevemente, all'obiezione che ci è rivolta mille volte: "Ma a cosa serve una legge sulle coppie, a voi omosessuali?".
Alcuni commenti sul pezzo si possono leggere qui


* Nessun "diritto" ad adottare ("gay.it", 30 gennaio 2004).
L'adozionenon può far parte delle rivendicazioni per le unioni civili gay: non esiste infatti il "diritto" a "farsi dare" dei bambini. I bambini sono soggetti che hanno diritti, non oggetti di un diritto da "concedere" a chicchessia, etero od omosessuale che sia.


* Lo schiaffo dopo il bacio ("gay.it", 3 marzo 2004).
I massmedia hanno censurato del tutto la manifestazione Kiss2Pacs per le unioni civili. Sfortuna, come si è detto? No. Una scelta deliberata, che è possibile anche per la decisione del movimento gay di essere molto, troppo accomodante. 
Se non impareremo a dare più fastidio, nessuno sarà obbligato a prendere atto del fatto che le persone glbt italiane stanno chiedendo qualcosa. 
Alcuni commenti sul pezzo si leggono qui.


* Quelle maledette tessere ("gay.it", 18 marzo 2004).
Le odiatissime tessere per entrare nei locali sono state rese necessarie dal modo d'essere dei gay italiani, poco visibili, quindi costretti a vivere la loro omosessualità come "sfogo sessuale" e basta, quindi attratti da luoghi che permettano questo "sfogo", che non possono certo essere locali pubblici, ma solo circoli privati. Non ci sono "troppi" locali con tessera, bensì "troppo pochi" locali in cui la tessera non è necessaria. Solo cambiando il modo d'essere dei gay italiani cambierà questa situazione. 
Alcuni commenti sul pezzo si leggono qui.


Io non capisco ("Pride", n. 57, marzo 2004).
Il governo di centrodestra sta approvando leggi con il dichiarato intento di discriminare le persone omosessuali. Non si tratta più dell'indifferenza del governo di centrosinistra verso i diritti dei gay: qui siamo alla volontà di discriminare. Com'è possibile che ci siano gay che insistono a difendere e giustificare questa situazione?


Fuori dai denti ("Pride", n. 58, aprile 2004).
Intervista all'attore Fabio Canino su una sua critica pubblica a tutti i personaggi che sfruttano la comunità gay senza mai darle in cambio nulla (come Patty Pravo o Mina, o gli stilisti di moda), e sulle difficoltà incontrate da gay.tv (per la quale lavora come presentatore).


* Le nostre famiglie ("gay.it", 29 aprile 2004)
Nell'ultimo mezzo secolo la famiglia è cambiata drasticamente, al punto che perfino i corifei della famiglia cattolica, in Parlamento, vivono tutti in famiglie per nulla cattoliche. Nel mondo gay c'è però chi non s'è accorto di questo cambiamento, e continua a opporsi a iniziative come i Pacs in base alla sua opposizione a un modello di famiglia che però non esiste più. Mentre le famiglia gay, coi loro problemi reali, esistono, e hanno diritto a una risposta concreta, e non solo ideologica.
Alcuni commenti sul pezzo si leggono qui.


Due volte genitori ("Pride" n. 59, maggio 2004).
Presentazione della festa di raccolta fondi dell'Agedo, l'associazione dei genitori di omosessuali. Che sta raccogliendo fondi anche per un nuovo filmato educativo rivolto, dopo quello rivolto ai figli, ai genitori.


* Voto gay: mito e realtà ("gay.it", 28 maggio 2004).
Nonostante il mito del "voto rosa", i gay non votano in base alle loro tendenze sessuali, ma in base ai loro interessi e alle loro idee. Proprio come gli etero. Ciò stabilito, una volta scelto il partito, nelle vicine elezioni europee e locali è importante che tutti usiamo la preferenza per premiare candidati gay o gay-friendly, e punire quelli omofobi. I nostri nemici lo fanno, in senso opposto, da sempre. Perché noi no?
Alcuni commenti sul pezzo si leggono qui.


* Gay Pride: e adesso si cambi ("gay.it", 26/6/2004).
Il Gay Pride di Grosseto è stato un successo. Per fortuna. Ma è forse anche l'ultimo possibile per un certo modo di vedere il Pride. 15.000 persone sono un "successo" solo per gli standard italiani. Eppure non esiste nessuna ragione per cui anche noi non possiamo puntare alle 200.000 o 300.000 persone di altri Pride europei. 
E se per ottenerlo dobbiamo accentuare l'aspetto di "festa" del Pride, non ci piangerò sopra: la politica gay, ormai, ha altri canali per esprimersi.
Alcuni commenti sul pezzo si leggono qui.


* Appelli all'unità che... dividono ("gay.it", 15/7/2004).
All'improvviso da Roma giungono continui appelli all'unità del movimento gay italiano. Ottima cosa... se non fosse che vengono da due gruppi diversi, ognuno dei quali non intende ascoltare gli appelli dell'altro... Palesemente in ballo c'è qualcos'altro. Che è il riassetto dei rapporti di forza a Roma, e il bisogno di cercare alleati nella guerra fra "Circolo Mario Mieli" e "Di'Gay Project". Occorre quindi evitare la trappola di rimanere invischiati in questa battaglia, ma anche approfittare del momento favorevole per fare un passo avanti verso questa benedetta unità. Sarebbe l'occasione buona per proporre al Mario Mieli, che politicamente è ormai sulle stesse posizioni di Arcigay, di entrare infine a farne parte. I guadagni per tutti sarebbero immensi.
Alcuni commenti sul pezzo si leggono qui.


* "Froci" e "vucumpà" ("gay.it", 26/8/2004).
Tra omosessuali ed extracomunitari è in corso uno scontro di razzismi contrapposti. All'interno del quale è razzismo anche la pretesa di trattare la morale dei "non ariani" con metri di giudizio diversi da quelli che usiamo per noi indigeni. Razzismo è anche la pretesa che gli esseri umani omosessuali del Terzo mondo rimangano "selvaggi" e non "corrotti" dalla "ghettizzante" concezione europea dell'omosessualità, per meglio soddisfare certe fantasie sessuali (il non-europeo come animale da sesso), magari mettendole a disposizione sul mercato del sesso. Il razzismo ha molti volti. E sia i gay che gli extracomunitari non sono alieni dal farne uso, quando pensano gli uni agli altri.
Alcuni commenti sul pezzo si leggono qui.


* Un'osservazione sul Corano e sull'Islam (5/9/2004).
Risposta a una lettera di una lettrice mussulmana. La prendo a pretesto per fare il punto sul rapporto fra omosessualità e omofobia islamista, tenendo conto delle reazioni visceralmente razziste e a tratti fasciste che ha scatenato il mio intervento precedente. Il mio netto rifiuto di queste ultime posizioni non implica però che l'Islam non abbia lo stesso dovere che ha il cristianesimo di confrontarsi con la cultura laica e democratica, che ha dato vita alla Dichiarazione dei diritti dell'Uomo...


* Siamo mai stati "serenamente appagati"? (11/10/2004).
Risposta a una lettera di un lettore che, consultati i documenti sulle persecuzioni antiche presenti sul mio sito, e confrontatili con il "sereno appagamento" delle foto di un reality show che mostravano due calciatori "sereni e appagati" in un abbraccio, si chiede se noi gay siamo mai stati, nella storia, altrettanto sereni e appagati, senza dover combattere come "guerrieri" per arrivare a questo risultato.
La mia risposta è no, e non perché l'appagamento e la serenità siano al di fuori della nostra portata (non lo sono) ma perché nella vita nulla si ottenere senza combattere. Nemmeno le cose più banali.


Civiltà dello scontro ("Pride", novembre 2004, poi su "Clubclassic.net").
Lo "scontro di civiltà" propagandato dalla destra, inclusa quella gay, non esiste. Esiste una unica "civiltà dello scontro", che sia nel mondo islamico che in quello occidentale spinge verso la clericalizzazione della società la riduzione del laicismo e l'eliminazione dei diritti civili, in ognuna delle due parti sostenendo che sia indispensabile farlo per tenere a bada l'altra parte. ma entrambe le parti, quando si parla di omosessualità, dimostrano una straordinaria unanimità di punti di vista. E fino ad oggi, le vittime sono state in primo luogo i correligionari di questi fanatici, e non quelli della parte avversa, come dimostra il caso algerino, nel quale sono morti, sgozzati agli islamisti, più mussulmani di quanti ne abbiano mai uccisi Bush padre e figlio eed Israele sommati.
Occorre rifiutare lo scontro della "Civiltà dello scontro", di qualsiasi fede si dichiari.


Con "Babilonia" si chiude un'epoca ("Pride", dicembre 2004, poi su "gay.it", 7/12/2004).
Commento e considerazioni sul significato politico del fallimento del progetto di fare di "Babilonia", rivista a cui ho lavorato per 13 anni, una rivista gay di destra. A mio parere, una rivista gay di destra non ha mercato, perché una rivista gay esiste per soddisfare esigenze "di sinistra" (cambiamento sociale eccetera). Il caso "Babilonia" ha inoltre costituito un immenso spreco, per ragioni ottusamente ideologiche, di un patrimonio messo assieme col lavoro di vent'anni.
Alcuni commenti sul pezzo si leggono qui.


* Non basta un fiocchetto rosso ("gay.it", 27/12/2004).
Commento sulla caduta verticale di attenzione verso la prevenzione nei confronti dell'Aids.
Alcuni commenti sul pezzo si leggono qui.

[Torna in cima]

-

2005

* Ho voglia di destra ("gay.it", 27/12/2004).
Uno dei limiti del movimento gay italiano è l'assenza di un'ala di "destra". Nonostante infatti le strilla dei gay di destra sul monopolio dei "comunisti" sul movimento gay italiano, quando i gay di destra intervengono lo fanno sempre per difendere le posizioni della destra (che in Italia sono molto più omofobe che nel resto d'Europa) contro le ragioni del mondo gay, e mai per difendere le ragioni del mondo gay all'interno della loro parte politica.
Il movimento gay italiano, quindi, si trova sempre "scoperto" sul fianco destro, anzi, deve guardarsene, a differenza di quanto avviene in molti Paesi stranieri. Non sarebbe ora di cambiare questa situazione?
Una risposta beffarda a questo mio pezzo, Ho voglia di sinistra di Enrico Oliari, si legge qui.


* Recensione a: Richard Florida, L'ascesa della nuova classe creativa. Stile di vita, valori e professioni, 2003 (su: Culturagay.it, 16/1/2005).
* Recensione a: Irshad Manji, Quando abbiamo smesso di pensare? Un'islamica di fronte ai problemi dell'Islam, 2004 (su: Culturagay.it, 16/1/2005).


* Il mito dell'"euro rosa" ("gay.it", 17/2/2005).
Una mia critica del mito che vuole usare l'economia per "comprare" i diritti invece di conquistarli, e che sostiene che ui gay sono tutti ricchi, spendaccioni, e "quindi" meritano attenzione per il loro potenziale economico. Da queste mie posizioni dissente con veemenza l'editore del sito che ospita l'articolo: vedine la risposta di contestazione come: Alessio De Giorgi, Ma l'euro rosa non è un mito! (Gay.it, 18/2/1005).
Ho controbattuto a mia volta con: * Ancora una risposta a "Euro rosa" ("gay.it", 4/3/2005), che se da un lato viene incontro alla sua paura di adombrare gli inserzionisti del sito gay.it, dall'altro specifica che il miraggio del "dollaro rosa", così come presentata dai suoi ideologi americani, non implica semplicemente l'ottimismo verso le potenzialità del mercato gay, come ha (mal) compreso De Giorgi, ma qualcosa di peggio, ossia il mito che propone la quotazione in borsa di imprese gay come metodo per farci accettare come componente positiva e costruttiva della società, in quanto produttrice di redditi e guadagni. Questa visione, che enunciata così in Italia suona piuttosto ridicola a chiunque, filtra comunque lo stesso, attraverso una serie di parole d'ordine,  ogni volta che si parla di economia, società e omosessualità. Un dibattito su economia e gay, o sul mercato gay, deve prescindere da tale favola, e guardare alla non brillante situazione del mercato gay italiano.


* La destra sinistra ("Pride" n. 69, marzo 2005. Poi su "Clubclassic.net").
Editoriale per "Pride", reazione dall'attacco sferrato sui quotidiani da Enrico Oliari contro l'inaugurazine di una targa alle vittime omosessuali del nazismo nella Risiera di San Sabba.


* La terribile lobby dei froci ("gay.it", 29/3/2005).
Siccome appare sempre più spesso l'accusa secondo cui i gay costituiscono una pericolosa "lobby"; ho provato a ricostruire da dove nasca tale affermazione. Individuando nel pensiero cattolico di estrema destra (in un caso, addirittura nazista) la visione di un mondo omosessuale costruito come una mafia, intento a congiurare per minare la sana civiltà occidentale, eterosessuale e cristiana. Un motivo in più, credo, per farla finita con certi gruppetti gay che danno della "lobby" ai loro avversari, usando concetti e linguaggi tipici dei nostri nemici.


* Gran bella cosa la libertà... [Con una nota sul motivo per cui questo pezzo è stato censurato dal periodico "Cassero"] (6/3/2005, ma edito in "gay.it", 24/4/2005).
Celebrazione commissionatami per i sessant'anni della Liberazione, e censurata. Nella nota a séguito spiego perché sia stata  censurata a ragione, dato che invece di essere un vuoto esercizio di retorica che esaltasse la sublime libertà che le guerre (tipo quella in Iraq) rendono possibile, ricorda semmai che la guerra è il Male assoluto (come i partigiani sapevano, e scrissero nella Costituzione, ripudiandola). E che la Liberazione non segnò affatto l'inizio della Libertà, perché la libertà non si ha una volta per tutte, ma va ottenuta giorno per giorno. [Sì: anche opponendosi alle guerre].
Il pezzo è stato poi edito su "Gay.it", in occasione del 25 aprile.


Benedetta primavera ["Pride", maggio 2005. Poi su "Clubclassic.net"].
Editoriale ironico all'elezione dell'arci-omofobo Ratzinger a papa Benedetto XVI.


Dall'Orto: è un no provinciale, lontano dall'Europa ["Repubblica", Cronaca di Milano, 18/5/2005].
Commento sul rifiuto, da parte del Comune di Milano, del patrocinio al Gay Pride nazionale. Prima di essere una questione di "destra contro sinistra", è una questione di provincialismo contro apertura mentale, come dimostra il precedente del patrocinio concesso da altre amministrazioni di destra (come quella di Bari) a iniziative analoghe.


I matti son matti. Psichiatria, "normalità" e omosessualità [da: Roberto Mauri (a cura di), Dentro e fuori, Edizioni dell'Arco, Milano 2005].
Riflessioni sul concetto di "pazzia" e "normalità", a partire dal vissuto di omosessuale, che in anni ancora vicini era ancora incluso nell'elenco delle "malattie mentali" dell'Organizzazione mondiale di sanità. Ora non più. Ma se le malattie mentali entrano ed escono dall'elenco con tanto arbitrio, il "malato di mente", allora, chi è?


Milano e il movimento gay [dal programma a stampa del Gay Pride nazionale di Milano, 4/6/2005].
Breve riflessione sul fatto che, volendo, Milano avrebbe molte più potenzialità di fare politica gay di quante ne utilizzi davvero. Basterebbe volerlo...


* I frociosauri e la moda ("gay.it", 27/10/2005).
Commento sull'intervista ad Oliviero Toscani che ha negato che la campagna pubblicitaria da lui creata per la Re-re, con due uomini che si baciano e palpano, abbia carattere gay. Questa, che giudico una presa in giro, è la conseguenza di frequentare un mondo, come quello della moda, che è follemente omofobo ma vuol apparire "progressista". Attorniato da "frociosauri" che della doppia vita hanno fatto un destino, Toscani non si è accorto che attorno a lui la società era cambiata.


Rifiuto di cedere al ricatto dell'odio ("Pride", n. 77, novembre 2005. Online su Clubclassic.net).
Un mio editoriale di commento ad un'inchiesta di Stefano Bolognini, Benvenuti in Israele sullo stesso numero di "Pride", sull'utilizzo strumentale del conflitto israelo-palestinese da parte della destra gay, disposta a inventare le notizie pur di sollecitare l'appoggio ad Israele da parte dei gay. 
La mia tesi è che il modo migliore per essere amici, di Israele e della Palestina, e non lasciarsi coinvolgere dalla propaganda di guerra, e di attenersi ai fatti, facendo semmai pressione sui due popoli in guerra perché arrivino al tavolo delle trattative, invece di tirarsi bombe che in ben sessant'anni, non sono riuscite a risolvere un bel nulla. Da soli non ci arriverammo mai.

Dopodiché ho lasciato perdere, se no diventava una ripicca tra bambini.

* Siamo indietro di un passo [Gay.it, 22/12/2005]. 
Di fronte all'aggressività dei nuovi gruppi religiosi antigay, è un errore non ribattere con la scusa che "si fa solo loro pubblicità": il risultato è passa solo il loro messaggio e non la nostra risposta. 
Non si tratta di fanatici isolati, ma di una nuova strategia di ampio respiro, che non sparirà certo limitandosi ad ignorarla. 
A fare il gioco di queste persone è quindi solo il nostro silenzio.

-

2006

* La bisessualità esiste? ("gay.it", 3/2/2006).
Ovviamente sì. Peccato che in Italia sia nella maggioranza dei casi uno schermo per nascondere un'omosessualità non accettata e carica di sensi di colpa, alla ricerca di un alibi che permetta di essere almeno parzialmente "normale". Da qui la difficoltà dei veri bisessuali a farsi accettare nel mondo gay, che ha imparato a non credere a chi si definisce tale.
Il pezzo è commentato nella lettera di un lettore: Bisessuali: ce ne fossero, in Italia...


* Cari omosessuali, rifiutiamo di candidarci (comunicato stampa, 10/2/2006)
Contro l'oltraggioso rifiuto d'inserire i Pacs nel programma dell'Unione per le elezioni del 9 aprile 2006.
In calce, le lettere di coloro che hanno risposto al mio appello o l'hanno commentato.


* Ce lo siamo meritati ("gay.it", 14/2/2006). 
Le sconfitte, come il non inserimento del Pacs nel programma dell'unione, non sono mai frutto soltanto dell'abilitò dei propri nemici, ma anche degli errori che abbiamo fatto noi. Che abbiamo peccato di eccessivo moderatismo e "buonismo", ed abbiamo dato per scontato ciò che non lo era. Senza contare coloro che hanno remato contro per calcoli spessi miopi.
Questo intervento è in totale dissenso con la linea politica proposta da Gay.it, che punta al "moderatismo" ad oltranza, per cui è del tutto probabile che sia anche il mio ultimo su quel sito. [Infatti lo è stato.]


* Vogliamo i Pacs. ORA! (Blog all'Url pacs.splinder.com/, 18/2/2006).
Ho creato un blog per discutere del problema Pacs, dopo la loro esclusione dal programma dell'Unione.


Interventi sul tema del Pacs (16-19/2/2006):

* Le divisioni di Sodoma (10 e 18/2/2006).
Lettera al quotidiano comunista "Liberazione" (che non l'ha pubblicata), critica verso l'atteggiamento del partito, che sembra agire chiedendoci sprezzante "Quante divisioni di carri armati ha il movimento gay?", per poi schierarsi dalla parte di chi ne ha di più, la Chiesa cattolica, facendo un calcolo di convenienza e non di giustizia.

* Appello all'Unione per i Pacs. (14/2/2006)
Appello che ho sottoscritto, ed invito a sottoscrivere.

* L'Unione non ha capito nulla delle nostre richieste sui Pacs (o fa solo finta?) (16/2/2006).
I Pacs erano una mediazione al ribasso, un compromesso pasticciato ma sufficiente ai più. Il fatto che siano stati trattati come se fossero una piattaforma su cui fosse possibile trattare ulteriormente al ribasso, indica che l'Unione non ha capito nulla del mondo lgbt e delle sue richieste ed esigenze. O che ha trovato più comodo fare finta di non capire...

* "Così farete vincere i fascisti"...  (18/2/2006).
Se davvero i Pacs sono tamente importanti che possono da soli fare vincere o perdere le elezioni, come è stato possibile sottovalutarli in questo modo disastroso, e di chi è la colpa di questo catastrofico errore? E se non lo sono, allora a chi giova fare terrorismo psicologico, come quello usato in questi giorni da certi componenti del mondo gay, legati ai Ds, per impedire che si protesti?

* Perché sui Pacs D'Alema ne ha fatta un'altra delle sue (18/2/2006).
Perché non è vero che l'Italia "abbia cose più importanti di cui discutere".

* Votare per i radicali? (19/2/2006).
Scritto in risposta a molte sollecitazioni di una mia dichiarazione di voto a favore della Rosa nel Pugno. Perché personalmente non li voterò, per molti e seri motivi di dissenso verso la loro ideologia, in primis per la loro lotta contro l'art. 18 che tutela i lavoratori gay contro i licenziamenti omofobi, ma sono contento che ci siano e che abbiano tenuto duro sul laicismo e l'anticlericalismo.

* Ecco le prove. Le promesse di Prodi sui Pacs (19/2/2006).
Riproduzione d'un fax a Franco Grillini in cui il prof. Romano Prodi s'impegnava personalmente ad inserire i Pacs nel programma dell'Unione.

* "I Pacs nel programma ci sono": perché ci stanno prendendo in giro (21/2/2006)
Non è vero che il programma dell'Unione ha previsto i Pacs. Andandolo a leggere, si vede che è vago e non prende il minimo impegno in tal senso. Anzi, non si riesce a capire cosa voglia dire la frase citata come la prova dell'impegno dell'Unione in tal senso.

La riproposta su altri siti di questi interventi è permessa ed anzi gradita, citando la fonte.


Votare: per chi e perché (da "Pride", marzo 2006)
Occorre andare oltre la rabbia che fa dire a molti che dopo quel che ha combinato sui Pacs la sinistra tanto vale non andare a votare. I conti con la sinistra li faremo dopo le elezioni, intanto andiamo a votare: le alternative infatti sono mostruosamente peggiori.


"Come tutti sanno"... (da "Pride", aprile 2006)
Considerazioni pre-elettorali.


* "Compagna Luxuria, parti col piede sbagliato"... [6/5/2006].
Lettera aperta a Vladimir Luxuria, che ha dichiarato che non firmerà la proposta di legge sui Pacs perché la richiesta non è nel programma dell'Unione, e per non offendere le sensibilità cattoliche. Se l'on. Luxuria pensa che il suo ruolo sia quello di "moderare" il movimento gay, ha sbagliato ruolo e momento: la polemica sui Pacs ha radicalizzato il movimento. I Pacs sono superati. La richiesta su cui puntare ora è semmai il matrimonio.


È ora di cambiare ["Pride", giugno 2006].
La disfatta sui Pacs è anche colpa di errori della dirigenza del movimento gay, che pertanto è urgente cambiare. Ma purtroppo la sconfitta non nasce solo da questo. L'Italia è infatti l'unico paese europeo che...


* Dopo gli Stati Generali... (... si tagliò la testa al re) [23/10/2006].
Contestazione alla lettera del Mario Mieli di Roma che, dopo avere convocato i cosiddetti "Stati Generali" del movimento gay, prospetta come soluzione all'attuale crisi del movimento il trasferimento a Roma del gay pride nazionale, e un ruolo centrale ai gruppi romani. Roma è invece parte del problema e non certo della soluzione, come mostrano i suoi dieci anni di opposizione alla maggioranza del movimento gay. Il solo modo che ha Roma di contare di più è correggere l'errore compiuto un passato non aderendo ad Arcigay. Ciò cambierebbe Arcigay, ed anche il Mieli stesso. Viceversa, cercare di ritagliarsi un ruolo coalizzando tutti i gruppi anti-Arcigay non può portare da nessuna parte: del resto questo sarebbe il terzo tentativo del genere, dopo il fallimento di altri due analoghi. Anche il Mieli deve dunque uscire dalla sua coazione a ripetere e trovare il coraggio di percorrere strade nuove e inedite.

-
2007

Nessuna aggiunta nel corso del 2007. Un periodaccio...

-
2008

* Perché appoggio la candidatura di Franco Grillini contro Francesco Rutelli a sindaco di Roma [28/3/2008].
Perché non ne posso più della cappa di clericalismo che ha fatto sì che l'Italia sia l'unico Paese europeo dove i gay non hanno ottenuto nulla. 
E perché penso sia finita l'epoca degli inciuci con i Rutelli e i Veltroni, che sono disposti a pagare profumatamente i gay che fanno i loro leccapiedi, ma non a concedere alcunché che serva a tutti i gay. La candidatura di grillini è il classico granello nell'ingranaggio. In questa lettera aperta spiego perché...


* Il problema è politico. Risposta a Marco Belfiore sulla candidatura di Franco Grillini a sindaco di Roma [1/4/2008].
Marco Belfiore, sostenitore di Imma Battaglia, ha risposto al mio articolo precedente, in cui criticavo l'appoggio dato da Battaglia all'omofobo Francesco Rutelli. Questa è la mia replica.


* Su internet Rutelli è "Santo subito" ["Gay.it" 2/4/2008].
Apparsa su Gay.it: la finta catena di sant'Antonio umoristica preparata per la candidatura di Grillini sindaco.


* Adesso scoprono i gay... e credono che siano tutti cretini [11/4/2008].
Quando a Roma ha iniziato a diffondersi, a sinistra, l'idea del "voto disgiunto" per Grillini, la coalizione pro-Rutelli si è accorta di avere sottovalutato l'importanza dei temi della laicità e di questioni come le Unioni Civili ed ha scatenato in extremis una campagna ad personam contro di lui, mobilitando tutti i burocrati gay dei Ds (ed aspiranti tali) nonché (va detto: abilmente) schierando i sindaci gay e socialisti di Parigi e Berlino a favore di Rutelli. 
Questo è un ulteriore intervento politico in difesa delle ragioni del voto disgiunto a favore di Franco Grillini.


* Finalmente abbiamo perso! ["Gay.it", 16/4/2008].
Testo integrale (su Gay.it è apparso solo uno stralcio). Commento al risultato elettorale. Ben venga una sconfitta così netta, perché lascia senza alibi i sostenitori della linea del moderatismo ad oltranza che ci ha portati alla sconfitta. La destra ha vinto fin troppo, arrivando a contraddizioni che lei stessa non gradirà. E dopo questa piazza pulita, quando ormai "non abbiamo più nulla da perdere se non le nostre catene", ci sono le condizioni per ripartire, sbarazzandoci della "castina" ai vertici del movimento gay che ha sempre fatto gli interessi dei partiti e mai quelli dei gay. La sconfitta è talmente netta che non lascia più nessun dito dietro cui costoro possano nascondersi. 
Le mie riflessioni.


* La sinistra dei "ma nemmeno" -- e la destra delle martellate [26/4/2008]
La destra afferma che la sinistra ha perso le elezioni per essersi occupata troppo di finocchi e di negri. 
Un'analisi dei fatti dimostra invece che è successo esattamente l'opposto, e che quindi questa teoria ha senso solo come un espediente per mettere le mani avanti per evitare di doversene occupare lei, ora che  al governo. Peccato che i problemi politici maturi si possano solo risolvere, in un modo o nell'altro, e mai occultare. Proprio il fatto di avere cercato di evitare questa regola elementare è costata la sconfitta a Veltroni & c.



* Per la "castina gay", tempo scaduto [30/4/2008]
Le elezioni hanno stabilito in modo netto che la strategia seguita fin qui dal movimento gay era sbagliata. Va cambiata, e se necessario vanno cambiati i dirigenti che si ostinano a volerla praticare.
 

Tutti amm'a campa'

I siti web NON gay che ho scritto:

Ecasa.it (qui i credits)

Hotraslocato.it (qui i credits)

Se vi piace il modo in cui scrivo, sono disponibile e venale (niente lavori gratis, please).

[Torna in cima]

[Torna alla pagina principale]